ROMA- Palazzo Bonaparte ospita dall’11 febbraio al 2 giugno 2025 la mostra Munch Il grido interiore. Un evento eccezionale, tenuto conto del fatto che da decenni ormai mancava una retrospettiva dedicata all’artista norvegese. Grazie alla disponibilità del Munch Museum che ha acconsentito al prestito temporaneo, sarà possibile vedere un’ampia selezione di opere straordinarie. I 100 capolavori in esposizione ci permetteranno di scoprire e approfondire l’universo di un pittore che ha saputo rappresentare le emozioni più nascoste dell’animo umano.

Dopo Milano, Roma. Arriva infatti a Palazzo Bonaparte dall’ 11 febbraio, sulla scia del grande successo del capoluogo lombardo la mostra Munch Il grido interiore, curata da Patricia G. Berman con la collaborazione scientifica di Costantino D’Orazio. Una straordinaria occasione per immergersi nella coscienza di uno degli artisti più significativi del novecento conosciuto soprattutto per il dipinto L’Urlo, ma che ha al suo attivo una produzione molto vasta. L’inaugurazione il 10 febbraio si è svolta alla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e della Regina Sonja di Norvegia.

Il talento di Munch si rivela precocemente. Si forma inizialmente a Oslo presso il pittore naturalista Christian Krohg. La natura però per lui non è solo ciò che si vede. Lo testimonia una sua citazione.
La natura non è solo tutto ciò che è visibile agli occhi. Racchiude anche le immagini interiori dell’anima, le immagini impresse oltre la nostra retina.

Consolida il suo apprendistato naturalmente a Parigi, vi si reca due volte in momenti diversi. Rimane colpito dalla pittura di Gaguin, dal suo uso potente del colore. Giunge poi a Berlino dove con la sua prima personale dà scandalo e si conquista il titolo di artista maledetto. La sua, per usare un’espressione moderna, è una vita spericolata. Dolorosi lutti familiari, amori tormentati, alcolismo, ricoveri in ospedale sono solo alcune delle vicende che segnano la sua biografia. Ci sono poi gli incontri con altri artisti e le suggestioni suscitate dalle prime analisi contemporanee sui processi psicoanalitici.

Il percorso
Il percorso della mostra si apre con un dipinto che ci fornisce già la chiave di lettura della sua opera. Si tratta del dipinto Malinconia. Una donna dallo sguardo assente sembra fluttuare in un mare di colori accesi e violenti. Alle sue spalle si scorge una finestra (oltre la quale si vede un paesaggio invernale), davanti a lei un tavolino dalle strane venature. Siamo di fronte già a quello che sarà lo scopo della sua pittura, rendere visibile l’inesprimibile. Si può rappresentare l’angoscia, la disperazione, il male di vivere? Munch ci è riuscito.

Da questo primo quadro proseguiamo la nostra visita ed entriamo all’interno dell’anima dell’artista e attraverso di lui anche nella nostra. Scopriamo un uomo profondamente inquieto, sofferente, anticonformista, controverso. Vagamente misogino anche. Ritrae, in un simbolismo estremo, le figure femminili come creature vampiresche dominatrici sulla fragilità maschile.

Un viaggio introspettivo favorito dall’illuminazione e dai contributi sonori culminante con il quadro Disperazione. Sul medesimo ponte protagonista del più noto Urlo, sotto un cielo segnato da striature di colori accesi di un tramonto tutt’altro che confortante, un uomo vestito di nero ci comunica in modo chiaro il suo sentimento nell’indifferenza delle figure sullo sfondo. Si esce toccati dalla mostra e stranamente riconciliati con noi stessi. Più comprensivi verso le nostre inevitabili fragilità.

Munch. Il grido interiore
11 febbraio – 2 giugno 2025
Palazzo Bonaparte
Piazza Venezia, 5 – Roma
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