Intervista alla scrittrice Annamaria Piccione, autrice di Onora il Padre

Intervista alla scrittrice Annamaria Piccione, autrice di Onora il Padre

ITALIA – Conosciuta come scrittrice per bambini Annamaria Piccione in realtà ha scritto circa 90 testi per lettori di tutte le età pubblicandoli con le maggiori case editrici italiane, tra cui Raffaello, Edizioni Paoline, De Agostini, Piemme e spaziando tra i temi dell’attualità quali legalità, immigrazione ed integrazione, razzismo. Per Einaudi ragazzi ha pubblicato La storia di Libero Grassi e I Malavoglia.

L’autrice di Onora il padre per anni ha scritto per bambini numerose storie e fiabe che dal 2007 al 2013 sono diventate fuori dall’usuale per i contenuti: ha infatti il merito di aver coniugato la letteratura per l’infanzia con i testi classici. Oltre al mito di Eracle e alle commedie di Plauto ha rielaborato il linguaggio, adattandolo alla comprensione dei più piccoli, delle tragedie di Eschilo, Sofocle ed Euripide (citandone solo alcune: Prometeo, Agamennone, Edipo re, Edipo a Colono, Antigone, Medea, Orestiade) che sono state portate in scena a Siracusa; si è inoltre dedicata alla scrittura di pieces teatrali.

Onora il padre rientra nel genere della letteratura per ragazzi, ma è un testo di piacevole lettura per il mondo adulto: vi si racconta una storia di coraggio e di mafia che ha come protagonista una liceale che segna l’incipit del romanzo con la celebrazione del suo diciottesimo compleanno. La sua vita ha uno sfondo fiabesco per la perfezione cristallina delle coordinate esistenziali: bella ragazza, figlia unica e brava a scuola, ammirata e corteggiata, circondata da amici leali, la sua lussuosa casa è posta nel centro di Palermo.

È la pupilla dei genitori che la adorano: il padre è un noto commercialista palermitano dalla brillante scalata sociale, la mamma è una francese raffinata e amante dell’arte e degli eventi culturali. In questo castello dorato il sogno si infrange quando la ragazza, tra le buste di auguri, trova una missiva anonima che la invita ad un appuntamento al buio per scoprire le sue vere origini. Valentina conosce il suo status di “adottata” ma questa promessa le attraversa il cuore e la mente e la spinge a mentire per coprire le sue mosse. Mentre il fidanzato, figlio di una storica famiglia di amici ottimamente posizionata, è concentrato sui suoi doveri universitari lei va incontro al suo “nuovo” destino.

A Valentina non mancherà ad ogni modo l’appoggio di un amico per condividere ciò che verrà a scoprire, anche se le tappe di questa rivelazione richiederanno un’anamnesi piuttosto graduale e proprio per questo interessante. Il suo passato riappare carico di sorprese, più o meno piacevoli, che allargano la prospettiva affettiva ma nel contempo hanno un territorio già delineato di percorsi esistenziali destinati a distaccarsi nuovamente. La scoperta della famiglia d’origine, nel giro di pochissimi giorni, trascina Valentina in una sequenza stringente che per la sua vorticosità può sembrare irreale ma sottolinea perfettamente l’imprevedibilità della vita.

La vicenda festosa dell’inizio si apre ora a ben altri eventi e interrogativi: la fiaba di una vita serena si tronca all’improvviso per l’emergere di un cancro antico, quello di una mafia dai mille tentacoli, fino a un livello “di insospettabili” votati al compromesso, davanti ai quali Valentina, sostenuta dalla madre e da un amico, ricerca il sole che non tramonta mai in una Palermo malata ma non agonizzante e che racchiude proprio nei giovani un cuore pulsante di vita e pulizia morale. Il cerchio magico dell’omertà si rompe e nuove energie potranno cambiare il volto della società: con questa attesa si conclude il romanzo. La storia si conclude con un finale aperto, fondamentalmente misterioso, ma non ambiguo: la decisione è stata assunta, di non colludere, di far iniziare le ricerche che “scoperchieranno” nomi e affari illeciti.

Lo stile narrativo è piuttosto lineare e comprensibile, privo di complessità retoriche o strutturali e, scelta “interessante”, il plot del libro non contempla scene virulente o uno spaccato cruento di atti e situazioni; il testo si adatta perciò ad essere immediatamente recepito nei suoi elementi narrativi dai ragazzi cui Annamaria Piccione si rivolge, ma può risultare piacevole anche agli adulti per l’aver modificato la prospettiva della focalizzazione sulla questione “mafia”: tutto è osservato e giudicato con gli occhi di una ragazza proiettata improvvisamente nel mondo dei grandi, di cui non condivide le regole omertose che portano a chiudere gli occhi o fare favori in un atteggiamento che, senza sporcarsi direttamente le mani, è comunque consenziente.

L’aspetto della denuncia sociale è dunque forte e chiaro, giocato secondo una prospettiva giovanile, passando quindi attraverso i sentimenti dell’amore e dell’amicizia e che, proprio per questo, risulta ancor più convincente.

Annamaria Piccione
La scrittrice Annamaria Piccione

Intervista ad Annamaria Piccione

La scrittura di questo libro contiene riferimenti a fatti accaduti o di cui sei venuta a conoscenza, o è frutto di pura fantasia?

 Entrambe le cose. Qualche anno fa assistetti a un incidente stradale con una vittima e una conoscente mi confidò che secondo lei non si trattava di una disgrazia, ma di una sorta di esecuzione. Mi disse che l’uomo investito aveva scontato molti anni di prigione al posto di un altro, addossandosi un delitto mai commesso, e la cui figlia era stata nel frattempo adottata da un noto professionista. Si trattava di congetture, ma la mia fantasia ne fu profondamente colpita: ricavarne un romanzo è stato quasi naturale. I luoghi sono invece reali, descritti minuziosamente passo dopo passo. Anche alcuni personaggi sono pennellati col pensiero rivolto a persone che conosco e ho conosciuto. Come Matilde e Giacomo o la signorina Anna, una cara vicina di casa che non c’è più.

L’idea di scrivere un romanzo di denuncia sociale a partire da una giovane e tutto sommato ancora ingenua ragazza che compie il suo diciottesimo anno di età cosa sta a sottolineare?

Mi fido dei giovani, credo siano migliori di noi adulti. La mia generazione, io sono una “ragazza degli anni ‘80”, è stata una delle prime a prendere coscienza del fenomeno mafioso. Ricordo tante manifestazioni contro la mafia nella mia giovinezza, quando in molti ci deridevano e troppi politici o detentori del potere, di fronte alle nostre proteste, ribattevano con il celebre “la mafia non esiste”, in barba a ogni evidenza. Oggi il fenomeno è noto, però una buona fetta della società continua a non reagire, a subire la prepotenza mafiosa come se non fosse un problema generale ma solo di poche persone. Peppino Impastato diceva: “la mafia uccide, il silenzio pure” e i giovani capiscono questo messaggio meglio degli adulti. Loro hanno voglia di cambiare il mondo, noi adulti siamo spesso rassegnati o, peggio, sottomessi.

 Il finale “sospeso” del romanzo in che modo salvaguardia l’esigenza di legalità che si respira nel percorso narrativo? 

Il finale “sospeso” invita il lettore a prendere una decisione. Cosa farà Valentina? Denuncerà o tornerà indietro? Si ribellerà o preferirà girare la testa dall’altra parte? Ovviamente la prima scelta è più scomoda, come lo è sempre la verità. Quindi ciascuno può scegliere il finale che crede, proprio come nella vita. Si può stare dalla parte dello Stato o dalla parte dei criminali, non ci sono altre opzioni. Perché, secondo me, anche chi crede di non scegliere, di rimanere in silenzio, di farsi i fatti propri, fa un favore ai mafiosi. Nella Divina Commedia la categoria dei peccatori che ho sempre odiato, anche da ragazza, è quella degli ignavi, senza idee, privi di coscienza, incapaci di decidere da che parte stare. Chi non sceglie non vive, si limita a sopravvivere.

Il fenomeno della mafia è da te presentato non in termini di spacciatori e tangenti, ma secondo un taglio diverso: ritieni che questa operazione possa essere attualmente convincente e sostenibile presso il pubblico dei lettori? 

Spero di sì, anche se sono i lettori a doverlo decidere. Ho scritto questo libro avendo sempre in mente il giudice Nino Di Matteo e i suoi splendidi libri, in special modo Collusi che analizza i rapporti tra la criminalità organizzata e il potere in ogni sfaccettatura: politica, economica, bancaria, sociale. Io ne ho voluto parlare in un romanzo. Inutile dire che qualcuno non ha gradito e ha scritto che le mie sono solo accuse superficiali. Alcuni docenti in Sicilia non hanno voluto adottare questo libro sostenendo che è pieno di sciocchezze. Me l’aspettavo, incasso e vado avanti.

 Tu pensi davvero che sia possibile sradicare la mafia dal territorio, in Sicilia come altrove?

Giovanni Falcone diceva: La mafia è un fenomeno umano e come tutti i fenomeni umani ha un principio, una sua evoluzione e avrà quindi anche una fine”. Naturalmente sono d’accordo con lui. E non lo penso, ne sono sicura. Se non fossi sicura della sconfitta dei mafiosi non varrebbe la pena scrivere, impegnarsi, girare per l’Italia per parlare con i ragazzi, svegliarsi la mattina e andare a dormire ogni sera. In altre parole, se non fossi sicura che la mafia un giorno sarà solo un brutto ricordo, non varrebbe la pena vivere.

INFO LIBRO:

Onora il Padre
Una storia di coraggio e di mafia
di Annamaria Piccione

• Genere Oltre i 13 anni

• Listino: € 13,00

• Editore: Feltrinelli

Teresa Paladin

Docente di lettere in istituti tecnici,  ho sempre amato la cultura come forma di promozione della umanità, soprattutto dei più giovani. Per questo negli anni mi sono dedicata a progetti e iniziative scolastiche  che dessero risalto a valori quali la solidarietà, il dialogo, la ricerca dell’ incontro con l’altro, con azioni che avvicinassero la scuola al territorio e al tessuto di bisogni ed esperienze della vita reale e creando nelle classi occasioni e opportunità per il confronto, la discussione, la riflessione.

Dei giovani mi è sempre piaciuta la disponibilità a mettersi in gioco e ad appassionarsi immediatamente  a ciò che li attrae. La cultura, focalizzata come percezione dell’esistenza e ricerca di significazione di eventi e fatti personali, mi regala la medesima energia: la vita scorre e la letteratura, pronta a farle da specchio, ne racconta  pieghe, profumi e bagliori  pennellando pensieri, sensazioni ed emozioni con  perspicace vitalità. Leggere è seguire le orme di un’avventura che, giocando con la fantasia, presenta e reinventa per tutti strade e percorsi, e di tale  dimensione culturale abbiamo tutti disperatamente bisogno. Perché il viaggio non è mai concluso.

Teresa Paladin

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