Jesus Christ Superstar, il trionfo continua!

L’anno non avrebbe potuto aprirsi con uno spettacolo migliore come quello andato in scena ieri sera all’EuropAuditorium di Bologna: Jesus  Christ Superstar la più grande opera rock della storia, osannato è davvero il caso di dirlo, da un imponente numero di spettatori, là accorsi ad applaudirlo, disposti ad alzarsi in piedi con delle esaltanti standing ovations durante i songs, il musical sarà ancora in scena solo questa sera ancora,  alle 21.  L’opera nata dal lavoro a quattro mani di A. Lloyd Webber e T. Rice, ha trovato nella geniale trasposizione  dal regista Massimo Romeo Piparo  un terreno fertile, reso tale  da una frequentazione ormai ventennale e diverse edizioni di essa, all’attivo. Una  rappresentazione questa, tale da rasentare quasi, la perfezione scenica per le ragioni cardine su cui fa leva uno spettacolo di spessore: la qualità musicale, curata dal M.ro E. Friello alla direzione di una orchestra eclatante, la crew di ballerini e acrobati, magiafuoco e trampolieri bravissimi, i costumi disegnati da Cecilia Bretona adottano lo stile freak degli anni ’70, in linea sia con la scelta filmica ma anche con il testo stesso, se l’accostamento -per allora azzardato- dei Vangeli e il desiderio di “Peace and Love” della cultura hippy, tacciarono l’opera di blasfemia. Belle anzi bellissime le coreografie di Roberto Croce che ha saputo ben dirigere un gruppo di ballerini molto bravi fra i quali diversi acrobati,   in grado di muoversi a loro agio anche in uno spazio già piuttosto ingombro. Straordinarie scenografie e giochi di luce, un cast formato da solisti sensazionali fra i quali troneggiavano lo storico Jesus Christ, interpretato nientemeno che dal glorioso Ted Neely, lo stesso grande cantante attore che già aveva prestato volto e voce alla versione cult del film diretto da Norman Jewison e il Giuda rivelazione: Feysal Bonciani, un giovane artista dotato di una voce superlativa con una grande ed energica presenza scenica.

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Le scenografie curate da G. Muselli e T. Caruso  che  si sono avvalsi egregiamente della tecnologia mescolando contemporaneità e archeologia, facendo un ragionato uso di video e nastri luminosi su cui scorrevano brani in italiano presi dalle Scritture, a commento dei momenti più incisivi della narrazione, una trovata – la loro – di pratico effetto,  non solo a sostegno linguistico per un pubblico, con poca confidenza con l’inglese,  lingua originale  dell’opera, ma al tempo stesso  hanno così saputo evitare la distrazione dei presenti con la traduzione nei sovra titoli; d’altro canto la storia è nota: l’ultima settimana di Gesù prima del sacrificio sebbene  raccontati – questa è la novità e la divergenza insieme – proprio da Giuda, qui  controparte.  Narratore  che prende tutto lo spazio che le Scritture gli hanno tolto, Giuda rende la sua versione umana  talvolta scettica “You really believe this talk of God is true?”, controversa e contrapposta: l’uomo e il divino, o come l’ha sinteticamente definito lo stesso Bonciani: “lo yin e lo yan” (vedi MyWhere “Dalla parte di Giuda”), l’amore per il maestro da un lato, il suo essere diviso e combattuto insieme. Pur perseguendo  l’iter stabilito, Giuda affronterà anche quell’odio imprescindibile dal gesto che ne  decreterà la fine e un nuovo inizio, allorché ritorna, paradossalmente per Giuda poiché l’evangelica “resurrezione”, sarà invece proprio la sua, alla fine dell’opera.

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Incipit  poderoso, Giuda già in scena a sfoderare una voce possente e molto sicura,  dove la sala raggiunge il culmine dell’emozione appena Jesus (Ted Neely) fa la sua comparsa salendo su piattaforma mobile, dalla botola, con il sottofondo musicale spiegato dagli ottoni, un gioco di luci che abbaglia, il tripudio quasi sfrenato da parte del pubblico  innegabilmente motivato perché di fronte a sé la comparsa di Ted  Neely ieratico, iconico, con un tratto ascetico ormai lo identifica nel Jesus Christ di riferimento,  secondo l’iconografia mediatica più contemporanea, una strana armonizzazione fra sacro e profano in grado di coinvolgere davvero tutti! Ma attenzione siamo sempre a teatro e come sottolinea Giuda: “he’s a man, (…) just a man (…) not a king!”

I protagonisti principali seppure bravissimi sono per di più compresi  da un contorno di cantanti a loro volta apprezzabilissimi per essere all’altezza del ruolo,  sia per  bellezza vocale che per presenza scenica insieme.  Maddalena interpretata da Simona Distefano è bravissima in questa parte, dotata di una splendida voce  la cui estensione è più che apprezzabile, rende giustizia con la sua morbidezza vocale  sia al personaggio interpretato che ad alcuni dei brani più noti con vera maestria, applauditissima in “Everything’s  alright”  o nella struggente “I don’t know how to love him” testo in cui l’ambiguità affettiva da parte della ex prostituta verso il Messia,  ne sottolinea ancora la fragilità della donna che benché abbia cambiato vita, è  comprensibilmente ammaliata da Cristo, di cui sarà fedele  testimone fino alla fine.

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Interessantissimo anche il duo Hannas  e Caifa i sacerdoti che tramano contro Jesus rispettivamente Paride Acacia e Marco Fumarola con due timbriche sostanzialmente opposte tanto acuta la voce del primo abilissimo nell’uso del falsetto, quanto grave quella del secondo uniti però dalla bellezza vocale di entrambi, nella smania di cancellazione di Jesus, danno risalto alle loro due figure, in maniera esponenziale.

Ben interpretato anche Erode Antipa  eccentrico ed eccessivo nel suo apparire,   Salvador Axel Torrisi si cala con tutta l’ironia e una buona dose di comicità, uscendo da una scatola magica in una corte-circo dove attorniato da alcune figure del teatro dell’arte: Colombina, Arlecchino, Pantalone e Pinocchio come aggiunta,  gioca con aria beffardamente impudente e  al Nazzareno intima: “So you’re the Christ (…) prove me that you’re divine, change my water into wine.” Aggiungendo con la stessa provocatoria pretesa “Walk across my swimming pool”  prima di   imporgli  “Get out of my life!”

Emiliano Geppetti dà invece voce ad un mirabile Pilato,  invischiato nelle vicende di casa, suo malgrado gli dirà: “You’re a fool, Jesus Christ! How can I help you?” poiché lui  in sostanza per condannare, sostiene che “I need a crime”, non trovandone si accontenterà di farlo  frustare, qui però assistiamo a qualcosa di assolutamente nuovo rispetto altre versioni teatrali  poiché ad ogni frustata, si affianca la proiezione di immagini riferite tanto a episodi esecrabili che  salienti del secolo passato e attuale:  dai campi di concentramento, all’attacco alle torri di N.Y. dall’atomica su Hiroshima,  Malcolm X, l’immagine celeberrima del ragazzino ebreo che appoggia il braccio sulla spalla del coetaneo palestinese, gli ultimi tragici attentati a Parigi e tante altre che hanno segnato fortemente quei momenti di storia contemporanea in modo così saliente. Dalle note di regia si legge però: “Non cercate di trovare segni in questa messinscena, né confronti con epoche, fasi storiche: c’è l’eterno, intramontabile senso di angoscia per un’umanità che da sempre elegge i propri messia per poi mandarli al martirio, crea i propri miti per poi distruggerli, professa la propria ideologia per prontamente rinnegarla.“

Originale anche la trovata dell’immenso catino trasparente dove il liquido chiaro cambierà il colore divenendo scarlatto a seguito dell’immersione delle mani del procuratore della Giudea, l’abluzione più celebre e proverbiale della Storia.

Claudio Compagno è  un ottimo Simone, mentre Mattia Braghiero ben si cala nel ruolo di Pietro. Innegabile come non ci sia pedina vocale che non  si muova a pieno agio sulla grande scacchiera musicale,  della più grande opera rock di tutti i tempi, questa versione è stata infatti acclamata ovunque sia stata portata e a ragione!

Ovviamente il momento più atteso dai presenti e che non solo non ha deluso, ma ha caricato il pubblico di una grande sferzata di energia e commozione insieme è stata l’interpretazione esemplare di Ted Neely in “Gethsemane- I only want to say”. Brano irto di difficoltà con il lunghissimo acuto in finale,  viene reso da Neely con tutta la maestria del caso   nell’evidenziare un’angoscia che è solo umana dove l’istinto dell’uomo prevale sul  divino, l’ansia che l’attanaglia per la sorte che di lì a poco gli toccherà,   ha commosso a tal punto i presenti  che  si sono alzati in piedi ad applaudire l’artista, con grande foga!

Uno spettacolo questo di Jesus Christ Superstar in grado di emozionare, esaltare, caricare di energia chi vi assiste e ricambiare allo stesso tempo un cast eccellente acclamato al punto che hanno concesso  un bis in finale: ecco ancora Feysal Bonciani, lo straordinario Giuda riproporsi con una energica apparizione in “Superstar”.

Straordinario, niente più!

Daniela Ferro

Daniela Ferro legge, scrive, ascolta ma soprattutto annusa. Appassionata di rose e di fragranze vive con 2 gatti, 3 conigli, due tartarughe, oltre 400 piante di rose che conosce e coltiva personalmente nonché un imprecisato numero di bottiglie di profumo.
Daniela Ferro

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