Match Point: il nuovo libro di Mara Santangelo

ITALIA – Dopo l’esordio letterario in Te lo prometto – Edizioni Piemme – la campionessa azzurra Mara Santangelo torna con Match Point. Il gioco della vita.

Un libro che realizza, nel titolo, un allineamento potente, un parallelismo irriducibile, tra la partita della vita e quella che si disputa, invece, sul campo di terra rossa. Le due, per Mara, si sono spesso sovrapposte fino a coincidere del tutto, facendone una fuoriclasse di natura.
È un libro sulla passione e sulla motivazione, Match Point. Sulla perseveranza e sulla dedizione come strumenti di conquista fondamentali per tagliare il traguardo, per raggiungere la meta.
La fede in se stessi e nel potere della propria mente; la non arrendevolezza; la scelta di non soggiacere al dubbio, alla paura di fallire, di non farcela; la consapevolezza che la sconfitta del momento non debba corrispondere al fallimento di sempre, che provarci sia già vittoria in potenza.
Sono le leggi dell’allenamento alla vita, le regole del gioco la cui sola posta in palio è la felicità, la pace interiore, il rifiuto a lasciarsi definire dalla perdita, la capacità di rintracciare l’opportunità nell’ostacolo, il vantaggio nella difficoltà.
“Un altro piccolo sogno che si avvera – scrive Mara, parlando di Match Pointe che mi auguro possa toccare il cuore di chi vorrà leggerlo”. In esso sono raccolti i “segreti”, le testimonianze di sette campioni dello sport: Maurizia Cacciatori, Igor Cassina, Sara Errani, Margherita Granbassi, Nicola Legrottaglie, Giacomo “Jack” Sintini e Bebe Vio che hanno dato all’opera il loro personale contributo.

“Ho compreso che tutto è grazia, perché qualsiasi circostanza può insegnare qualcosa di utile, e ho cominciato a sentirmi grata in ogni istante per l’opportunità di mettere a frutto la vita, un dono che è sempre degno di essere vissuto, anche quando non risponde alle nostre aspettative, anche quando ci sembra che faccia un po’ quel che vuole, anche quando vorremmo che ci desse sempre di più. Ho scelto di radicarmi nel presente, nel “qui e ora”, vedendo in ogni singolo giorno che comincia un’occasione per imparare. Ho scoperto la riconoscenza per tutto ciò che di prezioso ho vissuto, sia per le esperienze più belle che per le sofferenze, che mi hanno permesso di crescere e di scoprirmi più forte. Ho imparato a perdonare me stessa e gli altri, comprendendo che non occorre essere perfetti per mettere a frutto la propria esistenza, per amare e per accogliere l’amore: è sufficiente essere pronti a donarsi, vivendo con passione e saggezza, senza farsi bloccare dalle paure e da aspettative irrealistiche” spiega la campionessa e scrittrice nell’introduzione di Match Point. Il gioco della vita, chiarendo fin da subito il senso e il messaggio del suo secondo libro.

La storia di Mara è la storia di chi viene al mondo con la traccia di un talento già scritto; di chi, davanti all’impenetrabilità della montagna, impara presto a vedere non soltanto la fatica della scalata ma anche, e specialmente, la bellezza mozzafiato della vetta.
In linea con la tradizione familiare, Mara ha soltanto cinque anni quando prende in mano la prima racchetta. “La mia famiglia gestiva un hotel sulle Dolomiti, con annesso un campo da tennis scoperto che veniva utilizzato nella bella stagione dagli ospiti dell’albergo. Sin da quando avevo cinque o sei anni, ero sempre lì, fra i piedi dei clienti che cercavano di divertirsi, inseguendo le palle o provando a usare le racchette… E in inverno, quando nevicava, restavo a lungo con il naso attaccato ai vetri in attesa che i fiocchi smettessero di cadere perché non vedevo l’ora di precipitarmi nel campo da tennis per spalare la neve e giocare… Ero piccolissima, e non riuscivo nemmeno a reggere la pala, eppure ci provavo, tanto era grande il mio amore per il tennis” scrive Mara che, cresciuta nel mito di Martina Navratilova, a 12 anni riceve la convocazione presso il Centro Tecnico Federale e, fin dalle giovanili, entra a far parte della Nazionale. Ex nº 27 del mondo, nel 2006 conquista la Fed Cup arrivando in finale l’anno successivo. Si aggiudica, nella specialità del doppio, il Roland Garros e gli Internazionali d’Italia nel 2007. Partecipa alle Olimpiadi di Pechino nel 2008, rappresentando la squadra azzurra, e, nel 2009, vince gli Europei di Beach Tennis.
In seguito, un grave infortunio al piede decreta la fine della sua carriera sportiva. Mara lotta da sempre contro il neuroma di Morton, un problema di natura congenita che rappresenterà la sua sfida più grande, l’avversario per eccellenza, la partita di sé con sé. “Sei nata con una rara malformazione. Nel piede destro il sesamoide è bipartito e nel piede sinistro è tripartito. Non è ipotizzabile che tu possa continuare a giocare a tennis a livello agonistico”. Così le dice il medico, visitandola. Eppure, dopo il comprensibile scoramento iniziale, Mara decide di non identificarsi con quel “difetto” di natura. Al contrario, come un bravo alchimista che muta il piombo in oro, lo trasforma in una occasione per fare di più, per fare meglio, per combattere il doppio, per vivere il doppio, non arrendendosi al vittimismo, alla lamentela, all’autocommiserazione che sono il contrario sputato della gratitudine, una parola alla quale la campionessa azzurra è fortemente legata.
Leggendo le sue pagine, mi è venuta in mente una storia, afferente alla saggezza popolare, secondo la quale Einstein avrebbe detto: “La struttura alare del calabrone, in relazione al suo peso, non è adatta al volo, ma lui non lo sa e vola lo stesso”.
Perché se è vero che certi limiti sono fisici, oggettivi, certi altri esistono solo dentro la nostra testa, ed è lì, su quel terreno di scontro, che vanno affrontati e sconfitti. Anche quando fa paura.
Proprio alla paura, in Match Point. Il gioco della vita, Mara dedica parole di straordinaria bellezza, rendendola umana, raccontandola come fosse una persona, un’amica preziosa con la quale imparare a convivere, poiché essa non si limita soltanto a metterci in guardia dai pericoli; serve anche ad indicarci il confine da scavallare, la strada che conduce fuori dalla zona di comfort, la stessa in cui, per natura e per difesa, tendiamo a “fare il nido”, ancorandoci a certezze illusorie, scivolose. Ma il mondo è fuori, fuori dal perimetro di sicurezza che abbiamo costruito e dentro il quale ci ostiniamo a vivere.

Nel 2010, Mara sceglie di recarsi in pellegrinaggio presso la Madonna di Medugorje e dal quel viaggio, che lei stessa racconta come una esperienza di grande intensità emotiva, uno spartiacque tra il prima e il dopo, nasce Te lo prometto, il libro d’esordio nel quale scrive della promessa che, ancora bambina, pronuncia tra le braccia della madre Patrizia, strappatale via da un incidente stradale: diventare una tennista professionista e giocare sul campo centrale di Wimbledon. Giura questo Mara alla sua mamma e, in fede a quel giuramento, diventa una donna ed una atleta risoluta, combattiva, capace di rialzarsi e di rilanciare, a dispetto di certe palle curve del destino.
Ogni promessa è debito, così si dice, e il 23 giugno del 2005 Mara Santangelo gioca, per la prima volta, sul campo leggendario, contro Serena Williams.
Dopo il ritiro dalle competizioni nel 2011, all’età di 30 anni, oggi Mara è consigliera della Federazione Italiana Tennis e rappresentante degli atleti per il Consiglio Nazionale del CONI. È testimonial delle multinazionali Bosch e Randstad in Allenarsi per il Futuro, un progetto che si impegna a combattere la disoccupazione giovanile muovendo dall’orientamento scolastico, dall’alternanza scuola-lavoro, e avvalendosi delle testimonianze di ex atleti professionisti. Un programma di 200 incontri su tutto il territorio con l’obiettivo di coinvolgere complessivamente 25.000 studenti delle scuole medie, superiori e università di tutta Italia. Gli Ambassador aderenti all’iniziativa costituiscono un esempio di impegno, sacrificio, costanza e gioco di squadra, elementi fondamentali nel lavoro e nello sport, affinché i giovani possano entrare in contatto con le proprie inclinazioni e renderle produttive, come si legge sulle pagine ufficiali. A questo proposito, Gerhard Dambach – Amministratore Delegato Robert Bosch Spa – dice: “Con Allenarsi per il Futuro ci impegniamo a promuovere e a creare le condizioni utili affinché i giovani abbiano maggiore occupabilità. Attraverso queste iniziative vogliamo dare valore agli strumenti di orientamento e crescita professionale e promuovere il sistema di Alternanza Scuola-Lavoro per sviluppare competenze ed esperienze e aumentare il successo formativo degli studenti”.

Match Point
La tennista azzurra Mara Santangelo

Match Point. Il gioco della vita è il secondo libro della campionessa azzurra. MyWhere ha più volte avuto il piacere di raccontarne la storia, i successi e le sfide. Oggi torna a farlo ed è per me un onore intervistare una donna ed una sportiva di tale levatura.

In cosa Mara Santangelo di Te lo prometto è diversa, se è diversa, da Match Point. Il gioco della vita e in cosa, al contrario, continua a somigliarle?

“Sono passati 4 anni dalla pubblicazione di Te lo prometto ed è inevitabile che, essendo cambiate tante cose, io stessa sia cambiata: più matura, più consapevole del ruolo che rivesto e della responsabilità verso i giovani. Ho la fortuna di incontrarne tanti per un progetto sociale che mi porta all’ interno delle scuole.
Cerco di portare un messaggio positivo, di speranza, di valori umani. Mi sento uguale a 4 anni fa nella voglia di fare, di continuare a rincorrere i miei sogni e di restituire quello che la vita mi ha dato”.

Il titolo del tuo secondo libro suggerisce chiaramente l’idea di una corrispondenza tra la partita sul campo rosso e quella sul campo della vita. Qual è il confine, la linea di demarcazione, lungo la quale le due partite si incontrano e si sovrappongono?

“Il campo da tennis è lo specchio della vita, quello che sei ed esprimi dentro quel rettangolo di gioco te lo porti nella vita di tutti i giorni. Sono sempre stata molto riflessiva, determinata, coraggiosa e stacanovista. Credo siano attitudini che rivivo oggi in quello che faccio. Il mio match point più bello è sicuramente l’aver trovato la fede che, nelle difficoltà della vita, ti dona speranza e forza”.

Nella poesia If di Rudyard Kipling – una lettera che è un testamento morale al figlio, affinché diventi un uomo di valore – il poeta scrive: “Se riesci a far fronte al Trionfo e alla Sconfitta e a trattare questi due impostori allo stesso modo […] tuo sarà il mondo e tutto ciò che è in esso”.
Tu sembri rappresentare con grazia innata la verità di questi versi. Con quale spirito un campione, nello sport e nella vita, accoglie la vittoria e scende a patti con la sconfitta?

“Ho conosciuto quella lettera grazie ad un amico nel momento in cui giocavo a tennis a livello professionistico; devo dire che all’inizio facevo molta fatica a trattare sconfitta e vittoria allo stesso modo, nel senso che mi sentivo molto scoraggiata quando le cose andavano male e super euforica quando invece vincevo match importanti. È stato proprio grazie a tanta meditazione su questi versi, a tanto lavoro nell’avere un giusto equilibrio tra sconfitta e vittoria che ho raggiunto i risultati cui sono arrivata”.

La creazione di valore nella vita degli altri, dei giovani soprattutto, di chi sta costruendo la rotta del proprio cammino, appare come una costante nella tua storia, un obiettivo che non vuoi disattendere, una missione. Ti va di parlarcene?

“Credo che sia importante restituire quello che la vita ci ha donato, io ho ricevuto tanto e sono contenta di avere questa missione nel restituire ciò che ho imparato, quello che è stato il mio percorso. Penso che non ci sia cosa più bella che esser ricordati per quello che abbiamo fatto al prossimo in positivo. Non c’è dono più bello nel donare con amore”.

Match Point. Il gioco della vita non è un libro che parla di sport. È un libro che, partendo dallo sport, racconta la vita e le sue dinamiche di vittoria e sconfitta con le quali, ciascuno di noi, ogni giorno, è chiamato a fare i conti.
Vincere, essere un vincente, trionfare, salire sul primo gradino del podio sono cose che hanno poco a che fare con le medaglie, le coppe alzate al cielo, i record mondiali. Quelli, certo, hanno il loro peso specifico. Tuttavia, a fare di una persona un campione, sul campo da gioco come nella vita, non è il risultato finale ma il coraggio che non cerca scuse, che non attribuisce ad altri le cause dei propri insuccessi e non si arrende alla facile seduzione delle scorciatoie; la forza di allenare la mente alla speranza, all’energia creativa, all’entusiasmo, al pari delle braccia e delle gambe; di guardare le cose da prospettive sempre diverse, senza fermarsi alla prima, alla più facile, perché non tutti i mali vengono per nuocere e non tutte le conquiste apparentemente felici sono durature; la scelta di vivere con amore, di resistere, di continuare a credere.

Match Point. Il gioco della vita di Mara Santangelo, edito da Piemme Mondadori, vi aspetta in libreria.

Antonia Storace

Ho dipinto di bianco una delle pareti di camera mia e, simile ad una giunonica tela, le ho affidato un pezzo della mia storia. Ora, sul suo perlaceo candore, una scritta vestita di nero contrasto danza come fosse sospesa nel vuoto: “La scrittura è stata la mia fonte della giovinezza, la mia puttana, il mio amore, la mia scommessa” (C. Bukowski).
Scrivere è il mio verbo all’infinito. Il mio infinito in un verbo: un destino che ti porti addosso, ti abita la pelle e dal quale non puoi fuggire.
Antonia Storace

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