8558 Hack. Diana Hobel racconta la donna delle stelle

8558 Hack. Diana Hobel racconta la donna delle stelle

ITALIA – Il 2019 è un anno di spettacolari eventi astronomici, fra eclissi di Luna totali e allineamenti astronomici. Nel periodo che si avvicina alla notte delle stelle cadenti di San Lorenzo, vogliamo ricordare la figura dell’astrofisica Margherita Hack, che allo studio degli  astri dedicò la sua vita. Lo facciamo attraverso la visione artistica dell’attrice e regista Diana Hobel, autrice del fortunato spettacolo 8558 Hack.

Noi moderni occidentali, calamitati da schermi digitali e da una vita dai ritmi convulsi, abbiamo perduto il rapporto che i nostri antenati avevano con la volta celeste. Eppure questo 2019, come lo scorso anno, è ricchissimo di eventi astronomici spettacolari. In America Latina agli inizi di luglio si è potuta ammirare un’eclissi totale di Sole, mentre il 16 del mese è stata ben visibile anche in Italia un’eclissi di Luna parziale, sufficiente comunque a far alzare gli occhi al cielo a milioni di persone. Proprio i fenomeni lunari sono stati particolarmente eclatanti negli ultimi tempi: il 27 luglio 2018, il passaggio attraverso il centro dell’ombra terrestre ha tinto la luna di un rosso intenso, reso ancor più emozionante dal cielo sgombro di nuvole. In quella serata abbiamo potuto godere del grande spettacolo della blood moon nello scenario di un più umano teatro all’aperto, allestito nell’Acropoli di Civitavecchia di Arpino (FR) per la rassegna ArtCity estate 2018 . Come ogni anno, invece, grande protagonista del cielo di agosto è il classico appuntamento con le stelle cadenti Perseidi, che raggiunge la massima intensità tra la notte di san Lorenzo e il 13 del mese, ma sarà stavolta reso meno visibile dai giorni di massima luminosità della Luna.

Mantenendo lo sguardo verso l’alto senza perdere troppo di vista le cose di quaggiù, vogliamo ricordare una delle personalità che allo studio della vita dei corpi celesti ha dedicato interamente la propria, infinitamente più breve. Stiamo parlando dell’astrofisica Margherita Hack, donna di granitica fattura, autonoma, indipendente, incarnazione del libero pensatore, come la definiva la giornalista Maria Luisa Agnese. Fra i tanti meriti della scienziata e accademica fiorentina, scomparsa nel giugno 2013, vi è senza dubbio quello di una lunga attività di divulgazione scientifica, che ha reso accessibili a un più vasto pubblico i contenuti di una materia affascinante ma complessa come l’astronomia. Una vita vissuta col coraggio delle proprie idee, quella di Hack, con un’energia volitiva che prorompeva inaspettata dalla figura esile e sgualcita. Lo sguardo ironico che irrideva agli insensati dogmatismi (ricordiamo il dibattito televisivo tra fede e scienza avuto nel 2010 con il Vescovo Giuseppe Zenti), la battuta sagace pregna dell’umorismo toscano, la conoscenza oceanica frutto di occhi consumati dietro le lenti di un telescopio e sulle pagine dei libri. Tutte caratteristiche che devono aver esercitato un grande fascino anche nell’attrice e regista Diana Hobel, napoletana di nascita ma triestina d’adozione, che è autrice di un recente spettacolo teatrale intitolato 8558 Hack.

Si tratta di un reading a due voci, in cui l’attrice, in coppia con Marco Sgarbi, ripercorre le tappe salienti della parabola biografica e intellettuale di Margherita Hack, partendo dalla particolare educazione familiare, donde scaturì la grande libertà di ricerca, alla passione giovanile per lo sport, sino ai maggiori successi professionali come la direzione dell’Osservatorio Astronomico di Trieste e la cattedra di professore ordinario di astronomia all’Università di Trieste, città in cui la stessa Hobel vive attualmente.

La storia di vita s’intreccia con le vicende storiche del Ventennio, con le coincidenze del caso e con la presenza costante del marito Aldo De Rosa, che apre in scena uno squarcio nella dimensione privata di una donna di successo. Il testo originale, frutto di ricerche documentali e di testimonianze di persone che conobbero l’astrofisica, ne restituisce lo spirito, la verve e quella ostinazione che non arretrava di fronte a qualsiasi forma di oppressione: noti sono in tal senso il convinto antifascismo, l’amore per gli animali e il vegetarianismo, la lotta contro la prevaricazione maschile verso le carriere femminili.

Margherita Hack. Foto di Antonio Taddei

8558 Hack ha ricevuto apprezzamenti positivi in ambito artistico e non solo, dato che lo stesso INAF – Istituto Nazionale di Astrofisica, ne riporta la performance quasi integrale nel suo sito web. MyWhere aveva già intervistato Diana Hobel pochi mesi fa, in occasione dello spettacolo Le voci d’amore, di cui ha creato i testi per la produzione di Claudio Rastelli. Dopo averla ascoltata nei panni di Margherita Hack, di cui elegantemente si evita l’imitazione macchiettistica, siamo rimasti colpiti dall’interpretazione di grande raffinatezza tecnica e portata emotiva. Abbiamo perciò voluto incontrarla nuovamente per parlarci del suo lavoro dedicato alla donna delle stelle.

  • Sappiamo che uno dei pregi dell’artista completo, che si definisce talvolta anche superattore, è quella di saper ideare, scrivere e mettere in scena i testi di cui è protagonista. Nel febbraio scorso Lei ha concesso a MyWhere un’intervista riguardo lo spettacolo Le voci d’amore, di Claudio Rastelli, che è stato in tournée sino a marzo. Oltre che dei testi di quest’ultimo lavoro, Lei è anche autrice di numerosi spettacoli di successo. Uno di questi è senz’altro 8558 Hack, in cui è protagonista insieme a Marco Sgarbi. Siamo rimasti molto colpiti da questo lavoro, che prende il nome da un asteroide intitolato all’astrofisica Margherita Hack, intellettuale libera, anticonformista e donna dallo spirito indomabile. Com’è nata l’idea di raccontare a teatro la parabola esistenziale di una figura tanto carismatica e particolare? Ci sono nuove date in programma?

L’idea di raccontare a teatro la storia di Margherita Hack mi è venuta stando a Trieste, perché vivendo qui ho scoperto che lei era stata la prima donna a dirigere un osservatorio astronomico in Italia e quell’osservatorio è stato proprio quello della città in cui abito. Una delle caratteristiche più evidenti della Hack-personaggio pubblico televisivo era il forte accento toscano, per cui non mi aspettavo di “riscoprirla” così vicina ai miei luoghi attuali. Purtroppo quando sono venuta a Trieste lei era già morta e non mi è stato possibile intervistarla personalmente, ma ho incontrato molte persone che l’hanno conosciuta e quindi ho potuto farmi un’idea della persona che è stata e che credo di aver restituito nel mio spettacolo in un modo abbastanza fedele alla realtà.

  • La III edizione del Festival dell’Innovazione e della Scienza di Settimo Torinese, qualche anno fa, è stata probabilmente solo una delle occasioni che hanno visto la messa in scena di 8558 Hack, che ha ricevuto apprezzamenti anche dal mondo accademico, come dimostra la serata organizzata il 25 giugno 2018 sul Bastione Rotondo del Castello di San Giusto a Trieste, nel corso della manifestazione Ricordando Margherita. Fra gli organizzatori dell’evento, oltre ai vari enti, vi erano infatti INAF-Osservatorio astronomico di Trieste (diretto da Hack dal 1964 al 1987 e l’Università di Trieste (in cui l’astrofisica fu professore ordinario di astronomia sino al 1992). Che sensazioni si provano quando un proprio lavoro artistico viene giudicato rilevante dall’ambiente istituzionale realmente vicino al protagonista della storia raccontata?

Naturalmente sono stata molto contenta che l’INAF abbia deciso di produrre un CD da 8558 Hack, CD che è scaricabile gratuitamente dal sito www.edu.inaf.it, anche perché questo sancisce il fatto di aver restituito in maniera valida sia la figura di Margherita che le ricostruzioni fatte della sua esperienza come studiosa.

Diana Hobel

  • Lo sguardo critico della grande astrofisica sul mondo e sulla società, rispetto alla quale ella si è sempre rapportata con una naturale indisposizione verso il dogma irrazionale e ogni forma di limitazione alle libertà individuali, può avvicinare la prospettiva dell’uomo comune all’orizzonte infinito della volta celeste e forse a guardare con una distaccata ironia anche le cose di quaggiù. Tuttavia la vita di uno studioso tende a trascorrere prevalentemente nel chiuso di uno studio o, nel caso della Hack, dietro le lenti di potenti telescopi. La scelta di costruire lo spettacolo in forma di reading e di affidarne la forza trainante alla voce dell’attore, piuttosto che a una struttura drammaturgica di corpi in reazione, è in parte legata al tipo di storia che si intendeva raccontare?

 La scelta dell’allestimento di una reading anziché uno spettacolo comunemente inteso con scenografie e attori in movimento è dovuta in primis al fatto che non avrei sicuramente voluto “scimmiottare” Margherita Hack e le persone del suo entourage, perché non credo che avesse senso, dato che la figura dell’astrofisica è ancora ben presente nella nostra mente ed è viva nei ricordi di chi l’ha conosciuta o ne ha semplicemente visto occasionalmente apparizioni televisive o letto i libri. Non era necessario evocare mimeticamente la persona. Piuttosto mi interessava trasmettere la sua energia, la sua forza e per far questo era sufficiente un’operazione analitica, certamente non mimetica. C’è stato un lavoro di analisi del suo carattere e del contesto valoriale in cui crebbe. Sono partita dal considerare l’educazione da lei ricevuta, molto particolare perché i genitori erano teosofi, vegetariani (scelta che anche Margherita Hack fece sua), con una grande etica da cui derivò poi l’antifascismo e lo spirito libertario. Quest’ultimo elemento è fondamentale, perché dall’educazione estremamente libera scaturì la grande sicurezza della scienziata da adulta. 

  • In parziale contraddizione con quanto da me affermato poc’anzi, dovremmo dire che la vita di Margherita Hack è stata lunga e particolarmente intensa. Curiosamente, da come si evince anche in alcuni momenti dello spettacolo, molte date e giornate storicamente fondamentali per la storia italiana, soprattutto negli anni della Seconda Guerra Mondiale, s’intrecciano con quella personale e privata della scienziata. Sembra come se attraverso la coincidenza quel trascendente, ironicamente messo alla porta dalla ragione, rientrasse dalla finestra con uguale leggerezza. Questa mia impressione coincide in parte con l’intento della Sua scrittura come autrice? 

Le coincidenze tra le date storicamente decisive e quelle importanti nella vita di Margherita Hack non sono inserite nello spettacolo per suggerire la presenza di un destino trascendente, ma sono sottolineate come semplici casualità che potremmo trovare nella vita di chiunque se ponessimo attenzione. È semplicemente quello che accade normalmente: la vita di ognuno si intreccia come un microcosmo nel macrocosmo delle vicende politiche e storiche. Ci sono poi, nel caso di Hack, delle coincidenze obiettivamente singolari: da bambina abitò in vie che portavano il nome di astronomi e andò anche a vivere vicino l’osservatorio di Arcetri, dove avrebbe lavorato molto tempo dopo. Ciò non toglie che tutto ciò venga raccontato nello spettacolo semplicemente come una serie di coincidenze e non per alludere alla presenza di un destino che ci richiama come una forza irrazionale, cosa che la stessa Margerita Hack non vorrebbe con tutta probabilità mai avallare.

  • Quali caratteristiche della donna che ha voluto raccontare sente più vicine a Diana Höbel e quali crede che siano le maggiori difficoltà per un’attrice che voglia affrontare questa interpretazione?

Le caratteristiche di Margherita che sento più vicine sono sicuramente l’etica e la tolleranza verso il prossimo, che fa parte di uno spirito democratico. Si tratta di amore inteso non in senso religioso, verso l’essere umano e tutti gli altri esseri viventi, essendo Hack molto animalista, caratteristica che io non ho in comune con lei, perché pur amando gli animali non sono vegetariana e non sono mossa dallo stesso tipo di amore che evidentemente aveva provato nella sua vita. Molti punti della personalità per me molto interessanti hanno a che vedere con la sua forza, che traspare dagli scritti, dai libri, per il suo stile, la sua energia, che indirettamente percepivo mentre componevo il testo. Era come se fossi realmente aiutata dalla verve di Margherita.

  • Margherita Hack è diventata nel tempo anche un simbolo delle battaglie per i diritti delle donne. Se è vero che la sua carriera incappò in alcuni periodi, come quello all’osservatorio di Merate o durante gli studi parigini, in atti d’iniquità ad opera dei superiori maschi, nella vita dell’astrofisica troviamo figure maschili importanti e durature, come quella del marito Aldo De Rosa, che la sostenne fino all’ultimo giorno. Questo elemento è considerabile come una nota di equilibrio in una guerra di genere che sembra ancora lontana dal placarsi? 

Non assimilerei la presenza del marito Aldo a una sorta di contraltare buono in una più ampia guerra fra i sessi. Si tratta piuttosto di una guerra di potere e Margherita in quanto donna ha combattuto per ottenere quello che le spettava, ossia i posti di direzione e il riconoscimento dei titoli d’ufficio che possedeva. Sicuramente il fatto di essere donna è sicuramente ancora oggi un elemento di debolezza che viene cavalcato proprio da chi non vuole cedere nei suoi privilegi acquisiti. L’avere un rapporto felice con un uomo non è un qualcosa che va equilibrare quella che nella sua domanda definisce “guerra di genere”. Per me non è una questione di guerra tra i sessi, ma di posizioni dominanti o subordinate che si hanno nella società per motivi storici ben noti. Il diritto di voto è qualcosa che come ben sappiamo è una conquista molto recente. La storia d’amore con Aldo è un altro discorso ed è il segno di una grande parità. Aldo ha ricoperto il ruolo che generalmente viene attribuito alle donne, tanto che era per Margherita anche un assistente, un ghost writer che spesso lei incoraggiava perché avesse la considerazione che meritava. Lui è stato l’uomo accanto a una donna di successo che per la sua vicinanza le ha permesso di andare avanti nel suo campo e sarebbe bello che fosse sempre così: che non fossero sempre le donne a sostenere gli uomini, ma che fosse reciproco o che qualche volta fosse un uomo a decidere di sostenere una donna nella carriera non perseguendone una propria.

  • L’indiscusso valore dell’attività scientifica di Margherita Hack si legava a filo doppio con il coraggio di manifestare le proprie idee su temi importanti, di natura bioetica e filosofico-esistenziale. Ciò si tradusse in una militanza politica presente sino all’età senile, benché mai prioritaria rispetto alla ricerca astronomica. Lo scrittore Andrea Camilleri, da poco scomparso, dichiarò durante una delle sue interviste che non si può essere contemporanei per tutta la vita e che per questo lui aveva deciso di fermarsi alla bomba atomica. Margherita Hack, come pochi altri, ha testimoniato con le proprie azioni che simili affermazioni, con buona pace del papà di Montalbano, non hanno necessariamente un carattere apodittico. Molti degli argomenti su cui l’astrofisica fiorentina si pronunciò, talvolta energicamente, sembrano ancora quelli che animano in questi giorni il dibattito politico e le pagine dei quotidiani. Quanto crede che ci sia da tener presente oggi dell’eredità intellettuale di Hack e in che misura gli artisti possono dare un significativo contributo nel mantener vive le grandi voci nel tempo?

Credo che sia molto importante tener viva la memoria e l’eredità intellettuale di Margherita e spero di aver dato il mio contributo con 8558 Hack. Penso che sia molto utile tenerla viva perché è un esempio di donna coraggiosa che ha ottenuto dei risultati importanti nella sua vita, si è realizzata nella carriera, ha perseguito i suoi ideali politici, etici, realizzandosi anche nel sociale e investendo tempo ed energie. Tutto questo senza sacrificare la dimensione affettiva. È una persona che di certo non emana frustrazione o spirito di rivalsa, ma solo un progredire positivo che ha poi ricadute altrettanto positive sul contesto. Quello che lei è riuscita a costruire a Trieste, il modo in cui è riuscita a rilanciare l’osservatorio astronomico e successivamente, una volta andata in pensione, a divulgare la sua scienza, è stato un bel contributo per tutta la società. Per questo credo che Margherita Hack rimanga un bell’esempio, oltre al fatto di essere una donna affermava con coraggio le proprie idee anche contro corrente: la non esaltazione della maternità a tutti i costi, l’ateismo, l’animalismo e tutte le cose in cui credeva, rispetto alle quali si può essere più o meno d’accordo, ma erano opinioni sostenute con sincerità, non per secondi fini di natura politica o di altro tipo. In ciò che affermava vi era una reale adesione della persona e questo sarebbe auspicabile che accadesse sempre.

 

Stefano Maria Pantano

Et unum facere et aliud non omittere! Ricordo con affetto queste parole, che uno dei miei più cari maestri di prima gioventù amava ripetermi. Non sempre però riesco a mettere in pratica il prezioso precetto dei padri latini, essendo io alla perenne ricerca di un equilibrio e di una pace mai trovata. Mi dibatto tra vari interessi che vanno dallo studio al teatro (visto e recitato), dallo sport alla scrittura cercando la mia stella. Fisicamente a metà fra l’atleta e il topo da biblioteca, ma sempre più tendente verso il secondo, la mia eterna preoccupazione è che quello che faccio sia fatto degnamente, secondo un’espressione orientale che mi sta molto a cuore: kung fu (“lavoro molto duro praticato con abilità e sacrificio”).
Stefano Maria Pantano

2 Responses to "8558 Hack. Diana Hobel racconta la donna delle stelle"

  1. Silverio   11 Agosto 2019 at 18:19

    Complimenti è un intervista bellissima. E l’idea dello spettacolo altrettanto, spero davvero di vederlo un giorno. La Hack è stato un grandissimo personaggio per l’Italia, uno scienziato che ha coinvolto ognuno di noi nelle sue ricerche e dichiarazioni.

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    • Stefano Maria Pantano
      Stefano Maria Pantano   11 Agosto 2019 at 22:15

      Sono molto contento di questo giudizio. Spero di aver reso giustizia allo spettacolo, che è ben costruito, e all’attrice, davvero bravissima, a cui va l’ulteriore merito di una scrittura profonda e sensibile intorno a una figura importante come Margherita Hack.

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