A tu per tu con Nicola Paparusso, ideatore di African Fashion Gate

A tu per tu con Nicola Paparusso, ideatore di African Fashion Gate

Nicola Paparusso, ideatore e promotore di  African Fashion Gate, ci racconta del suo progetto.

Nell’intervista, anzi lunga chiacchierata, ho tentato di mettere a fuoco tutto il progetto con i suoi obiettivi e con la sua missione, per raccontarvelo a motivarvi a conoscere dapprima questa iniziativa, poi a seguirla e sostenerla, magari anche solo con la vostra attenzione e con il vostro parere. Aspettiamo i vostri commenti e, Nicola che rimarrà disponibile con noi a soddisfare tutte le vostre curiosità, vi risponderà!

Quindi eccomi che parto con la prima domanda: Quando è nato il progetto?

African Fashion Gate è nato circa 1 anno e mezzo fa. Marco Tosatto,  studente dello IED di Roma che a giugno, insieme ad altri suoi colleghi, presenta la tesi di laurea su African Fashion Gate l’ha definita uno LIFE STYLE, un modo di essere in cui tutti ci possiamo riconoscere. Afg è un associazione che sostiene il progetto omonimo  finalizzato a promuovere lo sviluppo socio culturale dell’Africa, patrocinato dal Ministero della Cultura e della Comunicazione del Senegal. Nel tempo però, la società e i media africani hanno finito per considerarla e quindi definirla  un movimento di pensiero che incide sulla società e sui costumi, che tutela, promuove e difende le modelle di colore, i creativi del fashion e i designers emergenti.  Gli obiettivi sono favorire lo sviluppo socio-culturale dell’Africa offrendo numerose opportunità di cambiamento che siano favorevoli ad accrescere il prestigio dell’Africa, diventare un Ponte culturale tra l’Africa e il resto del mondo e la raccolta di fondi destinati alla costruzione a Dakar della Prima Accademia del Costume e della Moda in partnership con l’Istituto Europeo di Design (IED).

Che cos’è African Fashion Gate? E’ un ponte creato, grazie alla moda,  tra l’Europa e l’Africa. Un evento interculturale che proclama Dakar capitale della moda in Africa, nonché un’Accademia del Costume e della Moda a Dakar, la prima in questo Continente, con accesso gratuito ai corsi per gli studenti con disagi economici. African fashion gate è anche un agenzia di modelle che noi abbiamo definito “ethical agency” perché non percepisce ricavi. Praticamente la quota percentuale normalmente destinata all’agente, va in sostentamento per l’organizzazione, la promozione ed i viaggi, (o altre spese che devono sostenere le modelle).

Paparusso 1

Qual è la mission di quest’agenzia? La mission  sarà promuovere nel mondo le modelle africane e quindi esportare la loro rara bellezza in Europa e in USA.  Le regioni africane sono una fonte inesauribile di bellezza femminile e maschile, ma per tante ragioni questo patrimonio genetico non emerge poi così tanto sulle passerelle dell’alta moda.   Con questo non intendo dire che vogliamo  incrementare per principio le passerelle dell’alta moda di modelle e modelli africani ma chiediamo  che le scelte vengano fatte sulla base del talento e della bellezza e non sul colore della pelle. Non stiamo dicendo che i designer o le case di moda siano razziste, ma il solo atto di scegliere le modelle per il colore della pelle, questo si che è razzista. La scuderia di AFG oggi è il serbatoio da cui attingere il meglio di quel meraviglioso patrimonio genetico. Si stanno  siglando accordi tra AFG AGENCY e le più importanti agenzie di management africane che da subito hanno messo sotto contratto le aspiranti mannequin così come gli scultorei modelli. La Maison BVLGARI si è detta disponibile a inserire nei suoi eventi le prescelte e di spingere così con il suo esempio i colleghi a fare altrettanto favorendo questo processo di interscambio culturale e professionale.

L’idea è esclusivamente sua? Con chi ha ideato il progetto? Un amico, il consigliere speciale del Presidente della Repubblica del Senegal Aziz Mbaye e il noto imprenditore libanese Alex Kfoury Rabiah, mi chiesero di scrivere qualcosa che restituisse a quei territori la mediaticità persa con la fine della Paris Dakar, qualcosa che continuasse a promuovere il turismo. Pensai quindi di usare sempre  il deserto ed il suo fascino però, anziché con lo sport, creare un evento con la moda in una location ineguagliabile e meravigliosa. Così immaginai le dune  del deserto anziché le quinte e il suo tramonto come luce. Una passerella trasparente accarezzata dai passi felpati delle modelle e modelli neri e bianchi in pari proporzione. Un teatro naturale  di grande spazi con un pubblico prestigioso: le First Lady dei vari stati africani con quelle di tutto il mondo…quale può essere lo scenario più bello…?

Qual è la reazione delle varie first lady quando le invitate? Tutte quelle sinora interpellate sono tutte entusiaste!

Ma quindi, cos’è in realtà african fashion gate? Un contenitore di nobili obiettivi, in quanto  diventerà  anche un accademia. Infatti prevediamo la costruzione della prima fashion school in africa, a Dakar , che è capitale della ModaIn questo progetto collaboreremo con i docenti della scuola di Moda IED. Sarà una contaminazione costante di “sapere” e di cultura. Gli studenti dello IED stanno facendo la tesi su questo progetto.

Quando lo inaugurerete? In realtà il primo evento è stato un defilé che si è tenuto il 3 febbraio scorso a Parigi, alle arti decorative del Louvre, tempio della cultura. Hanno sfilato le creazioni di affermati stilisti africani del calibro di Paul Roger ZENAM, Colle Ardu Sow, Anggy Haif, Fawzi Nawar e Pathé Dia. Oltre 60 giornalisti di tutto il mondo e tanti ospiti illustri. Non ci ha fatto mancare il loro saluto Yossou N’Dour e Mao Otayeck che con Stevie Wonder ha scritto la sigla di Afg . In questa bellissima fashion show con Mao Otayeck abbiamo presentato in prima assoluta il video “CARRY ON” dove Stevie Wonder suona l’armonica , clip della quale sono il regista.

Ah però! Un esordio in grande stile e con un grandissimo successo, complimenti! Ed ora a cosa state lavorando? Alla african fashion week che sarà il 27-28-29 maggio prossimo a Dakar, sulle dune.

Nelle tre serate cosa succederà? Ci saranno spettacoli, concerti, enogastronomia con una commistione di culture anche nel cibo,  e soprattutto, nella serata finale ci sarà la sfilata!

Quanti stilisti sfileranno? Saranno almeno 4-7 stilisti. Parteciperanno stilisti africani affermati ma questa è una sorpresa.

Quali partner e sponsor avete? Non abbiamo alcun finanziamenti dello Stato! Come partner e sponsor al momento c’è solo Bulgari che presenterà una sua linea di profumi e ne farà dono alle first ladies presenti.

Cosa chiedete ad un partner o uno sponsor? Un generoso contributo per una causa nobilissima .

Quanti siete a lavorare su questo progetto? Siamo circa 15-20 persone in ITA e 15-20 in Africa che ci supportano e collaborano.

Avete una sede? Sì, abbiamo una sede bellissima a Dakar, fronte mare: si vede l’ Oceano… è davvero molto suggestivo! Anche perché il luogo dove risiediamo è in una strada di passaggio e collegamento tra la parte antica e quella più moderna.

Ma in Africa quali Paesi avete coinvolto? Senegal, Costa d’Avorio, Nigeria, Gabon, e tutti i Paesi dell’Africa.

Paparusso Modelle

Ci può spiegare che cos’è “Il cigno nero” per voi? L’immagine del cigno è da sempre usata come il simbolo della bellezza femminile e della regalità ma anche del portamento elegante per il suo modo maestoso di scivolare sugli specchi d’acqua. Prima della scoperta dell’Australia si credeva che tutti i cigni fossero bianchi da cui ne è derivato l’assunto: “Tutti i cigni sono bianchi”. Una volta giunti in Oceania si venne a scoprire una varietà di cigno nera che metteva in dubbio quest’assunto. Da allora il termine ‘cigno nero’ è stato usato per indicare tutti quegli eventi, non previsti, che in qualche modo vanno ad alterare la visione comune delle cose. Questo saranno le nostre ragazze: cigni scelti in questa Terra…l’Africa.

Lavorate solo con stilisti africani affermati o anche giovani stilisti? No vogliamo dare la possibilità ai creativi emergenti di affermare la loro creatività. Poi vogliamo coinvolgere i produttori di tessuti africani per fonderli con modelli dal design italiano e viceversa fondere tessuti italiani con modelli africani.

Quali obiettivi avete? Sono diversi: far diventare Dakar la capitale della moda in Africa e questo continente una nuova tappa del fashion mondiale. Vogliamo poi la parità del bianco e nero sulle passerelle internazionali e ne daremo l’esempio in maggio a Dakar. Inoltre, come già detto, la costruzione dell’Accademia del costume e della moda in Africa. 

Ecco, a proposito di estetica, possiamo poi approfondire questo argomento?

E’ così di attualità la bellezza, il look e la cosmetica e relativa estetica delle donne di colore…! Certo! Tra i nostri obiettivi c’è anche quello di sconfiggere il mercato delle creme che depigmentano e quello delle parrucche Made in China!

Bene allora ai lettori ricordo di seguirci per leggere la continuazione della nostra intervista.

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Fabiola Cinque

Fabiola Cinque

Napoletana fino alla milionesima generazione (dal 1.400), nobile d’animo ma non più per albero genealogico, viaggiatrice e curiosa delle bellezze e delle stranezze del mondo riporto tutte le mie impressioni attraverso tutti i sensi che abbiamo e che vogliamo usare. Di estrazione e definizione “fondista”. Azzurra di nuoto per tutte le distanze più lunghe e massacranti che vi possono venire in mente. La fatica è il mio karma. Mai nulla regalato, tutto conquistato. La comunicazione e la pubblicità sono la mia anima, la moda la mia vita presente e futura. Vivo in un paese bellissimo dal quale desidero sempre di allontanarmi, per tornare e riassaporare i profumi ed i sapori. La mentalità e l’amore sono anglosassoni, ma d’altronde si sa, i Borboni sono stati dominati dai francesi come gli inglesi e gli spagnoli, quindi le mie origini ed il mio essere è globale, sono bastarda dentro.
Fabiola Cinque

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