Cannes 2018, a Marcello Fonte la Palma per il Miglior Attore per Dogman

Cannes 2018, a Marcello Fonte la Palma per il Miglior Attore per Dogman

CANNES – In un’edizione tra le più positive e vivaci degli ultimi anni, spicca la vittoria del 40enne calabrese per la sua bellissima interpretazione nel nuovo film di Matteo Garrone. Celebriamo il suo successo e facciamo un bilancio sulla kermesse francese 2018.

Da piccolo quando ero a casa mia e sentivo la pioggia cadere sulle lamiere, chiudevo gli occhi e mi sembrava di sentire gli applausi. Adesso è tutto vero ed è come essere in famiglia. E in fondo il cinema è come se fosse la mia famiglia. Ogni granello di sabbia di Cannes è meraviglioso. Grazie a Matteo che si è fidato di me, ha avuto coraggio”. Ha chiosato così Marcello Fonte, premiato come miglior attore protagonista a Cannes (da un divertentissimo Benigni) per il film di Matteo Garrone, Dogman.

L’opera ultima di Garrone è destinata a rimanere nel tempo. Dogman (trasposizione cinematografica e fantasiosa del cosiddetto delitto del Canaro, l’omicidio del criminale e pugile dilettante Giancarlo Ricci, avvenuto nel 1988 a Roma per mano di Pietro De Negri, detto er canaro) è un film che parte dagli attori, dalle facce, dai corpi, e si plasma intorno a loro. Non servono grandi dialoghi o citazioni indimenticabili, contano le espressioni, le mimiche facciali, gli sguardi. È una pellicola che parla dell’impotenza, della frustrazione, dove ciò che si desidera sembra sia alla portata ma in realtà non può essere raggiunto. Bravissimi tutti gli attori, oltre a Fonte c’è da lodare la performance di Edoardo Pesce, irriconoscibile e spaventoso, un cane rabbioso che rimarrà nell’immaginario.

Dogman
Marcello Fonte nei panni del “canaro” in Dogman

Per l’Italia, la vittoria di Fonte e il bellissimo Dogman di Garrone  non rappresentano l’unico acuto in quel di Cannes 2018. C’è da sottolineare anche la brava Rohrwacher, che con Lazzaro Felice, ha conquistato la Palma per la Miglior Sceneggiatura.

Ringrazio questa incredibile giuria e questa incredibile presidentessa per aver preso sul serio questa sceneggiatura così bislacca, fatta dalle parole che ho scritto, l’avete presa sul serio come i bambini prendono sul serio i giochi”. Il riconoscimento è di quelli pesanti, e avviene a ex aequo con la sceneggiatura di Jafar Panahi.

Chiuso il capitolo Italia passiamo agli altri riconoscimenti. La giuria di Cannes, capitanata dalla splendida Cate Blanchett ha distribuito gli altri premi in ogni angolo del mondo. La Palma d’Oro per il miglior film ad esempio parla giapponese, e va al bellissimo lavoro di Hirokazu Kore-eda, Un affare di famiglia”. La pellicola racconta la storia di una famiglia alquanto inusuale di Tokyo, che vive rubando e custodisce un segreto terrificante a costo di perdere tutto. Il legame di sangue nella vita è quello più forte e questo film ne è la dimostrazione. “Grazie per questo premio, il mio è un cinema che sa far trovare in accordo anche paesi che di solito in accordo non lo sono mai” ha dichiarato il regista al momento della consegna del premio.

Dogman
Cate Blanchett, presidente della Giuria di quest’anno al Festival di Cannes

E se la Palma più prestigiosa va al Giappone, anche la Polonia non può lamentarsi, con la vittoria nella categoria Miglior Regia. Cold War di Pawel Pawlikowski, regista di talento destinato al lancio nella stratosfera hollywoodiana, è un gioiello fatto di romanticismo e di sofferenza, con una magnetica Joanna Kulig e un ambientazione resa in modo davvero particolare.

Tra i momenti più emozionanti troviamo sicuramente quelli dedicati a 2 maestri del cinema di tutti i tempi, vale a dire Spike Lee e Jean-Luc Godard. Il primo ha ricevuto il Gran Premio della Giuria per il suo impattante “Blackkklansman” film sul Ku Klux Klan.

Per Godard invece emozione unita a grande commozione. Il regista ha ricevuto la Palma d’Oro speciale per la carriera: “Jean-Luc non ha mai smesso di sfidare il linguaggio del cinema e per questo non gli saremo mai abbastanza grati” ha dichiarato Cate Blanchett.

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Un bacio appassionato e coloratissimo per il manifesto della 71esima edizione del Festival di Cannes. L’immagine è tratta dal film del 1965 Pierrot le fou (Il bandito delle 11) di Jean-Luc Godard, con protagonisti Jean-Paul Belmondo e Anna Karina.

Chiudiamo infine con il capitolo Asia Argento. L’attrice romana non poteva che tornare sul tema Weinstein, argomento resta ancora molto caldo e doloroso per tutto l’ambiente. Scontato un suo intervento al riguardo, ma in pochi si aspettavano un’entrata così a gamba tesa per usare il gergo calcistico. “Nel 1997 sono stata stuprata da Harvey Weinstein proprio qui a Cannes. Avevo 21 anni. Questo festival per lui era un vero ‘territorio di caccia’. Faccio una previsione: Harvey Weinstein non sarà mai più il benvenuto qui. Vivrà in disgrazia, escluso dalla comunità che ha nascosto i suoi crimini”.

Una piaga quella degli abusi sessuali, ancora non estirpata nel pianeta Hollywood secondo Asia: “Stasera, seduti tra voi, ci sono ancora quelli che devono essere ritenuti responsabili per le loro azioni contro le donne, che non sono accettabili in questo settore. Voi sapete chi siete, ma soprattutto lo sappiamo noi e non vi permetteremo più di farla franca”.

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L’intervento di Asia Argento

Insomma, la 71′ edizione del Festival di Cannes ha detto molto. Intanto, a parer nostro, è stata la miglior manifestazione cinematografica del 2018, Oscar inclusi, soprattutto per essere riuscita a riportare in auge la propria identità, da qualche anno un po’ lasciata da parte per ragioni sostanzialmente economiche. Quest’anno il Festival ha affermato il proprio prestigio unendo le ragioni dell’arte e della qualità a quelle del mercato. C’era davvero di tutto, dal film d’autore al blockbuster spettacolare, dalla classica passerella dei divi alle elites culturali del mercato indipendente. Questo doppio binario, di focus sulla qualità artistica e di attenzione all’aspetto industriale e spettacolare, ha caratterizzato la manifestazione non solo come vetrina di film importanti, ma ha anche rappresentato un’occasione d’oro per i produttori di promuovere i loro progetti.

 

Cannes 2018

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Paolo Riggio

Paolo Riggio

Roma e Prati, mare e montagna e campi da pallone da piccolo, laurea in cinema alla Sapienza, città europee e scuola di giornalismo sportivo Mario Sconcerti da grande. Scrivo e continuo a giocare a calcio da quando ho ricordi, mi considero un calciofilo. La mia altra grande passione è il cinema che ritengo la rappresentazione più autentica del mondo, lo sguardo di chi analizza al microscopio i contesti della nostra vita e le sue storie offrendocene una visione diversa dalla nostra.
Paolo Riggio

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