The Paris Opera: il dietro le quinte dell’Opéra sul grande schermo

The Paris Opera: il dietro le quinte dell’Opéra sul grande schermo

BOLOGNA – Sala Bigrafilm al suo secondo appuntamento ha portato gli spettatori nel cuore dell’Opéra di Parigi con il prezioso docufilm diretto dallo svizzero Jean-Stéphane Bron.

A testa in su, rapita dal magnifico affresco del visionario Chagall, o, da bambina, con gli occhi sognanti, immersa nelle riproduzioni di Degas appese al muro della mia cameretta: l’Opéra è questo e tanto altro ancora, a dimostrarlo The Paris Opera, la seconda proiezione-evento di I Wonder Stories (organizzato in collaborazione con Unipol Biografilm Collection) proiettata sul grande schermo in contemporanea al Cinema Odeon di Bologna e al Cinema Colosseo di Milano lo scorso 14 novembre.

Locandina The Paris Opera

Che nell’immaginario comune il teatro più importante d’Europa sia percepito come un luogo magico è certo ma cosa accade al suo interno, quali sono le dinamiche che lo tengono in vita e che gli permettono di manifestarsi così luminosamente al pubblico? Dopo essere entrati nell’impero teatrale di Mosca con Bolshoi Babylon di Nick Read, ad aprirsi a noi anche le porte dell’Opéra grazie al lavoro di Jean-Stéphane Bron con il quale si è mantenuto vivo l’incantesimo da mille e una notte tra questo rinomato palcoscenico e i suoi tantissimi appassionati.

The Paris Opera

La prima conferenza stampa del direttore artistico Stéphane Lissner viene documentata nei suoi punti salienti, i riflettori vengono poi puntati sulle selezioni dei nuovi artisti e sulla Prima al Palais Garnier. Sotto la bandiera francese ad erigersi una torre di Babele in cui le parole straniere che fanno eco durante le prove non rappresentano delle barriere linguistiche per i francofoni ma piuttosto entrano a far parte di un nuovo vocabolario, quello dell’organismo-Opéra, modello d’integrazione. Nel documentario del regista belga le relazioni umane sono al centro della crescita personale e collettiva; il giovane tenore russo Mikhail Timoshenko vedrà come sua fonte d’ispirazione il grande Bryn Terfel e Stéphane Lissner dialogherà spesso con i suoi collaboratori su questioni importanti come la riduzione del costo dei biglietti per un maggiore coinvolgimento degli spettatori parigini che non dovranno percepire l’Opéra come un’irraggiungibile chimera. Ogni tassello del puzzle è indispensabile alla buona riuscita di un progetto: ballerini, direttori d’orchestra, tecnici, truccatrici, membri del coro e addetti alla pulizia degli spazi, in The Paris Opera, sono tutti presenti e immortalati nello svolgimento scrupoloso delle loro attività quotidiane. E mentre le note di Mozart, Verdi e Wagner risuonano, la realtà subentra nella finzione portando in scena il rischio di uno sciopero generale, il pericolo della riduzione dei finanziamenti pubblici e l’attacco terroristico al Bataclan ricordato da tutto il personale e dagli spettatori con un significativo minuto di silenzio rispettato prima di una rappresentazione. Sullo schermo protagonisti il sacrificio e la tenacia di tenori e danzatori che, dopo le esibizioni, restano dietro le quinte senza fiato tra gli applausi scroscianti. Le maestose scenografie, il trucco e parrucco, i costumi di scena e il toro, che nel primo atto di Moses und Aron deve essere presenza fisica per poi lasciare spazio nel secondo atto alla sua esclusiva essenza, ricordano l’incanto generato dal levarsi del sipario. Fornire un modello da seguire alla nuove generazioni è uno degli obiettivi dell’Opéra e nel film è testimoniato dai diversi fotogrammi che raccontano le vicende dei Petits Violons, i bambini apprendisti musicisti provenienti dalle banlieue che si esercitano all’interno del monumento.

Con The Paris Opera entrerete in contatto con le emozioni e la meraviglia, che ci hanno fatto sognare anche nella recente pellicola d’animazione Ballerina, ma anche con gli imprevisti, la fatica e le difficoltà che gli addetti ai lavori si trovano a dover affrontare ogni giorno, non solo nel teatro della Ville Lumière.

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Elisabetta Severino

Elisabetta Severino

Instancabile viaggiatrice e inguaribile iperattiva si concede raramente del puro relax e nella frenesia delle sue giornate convulsive da ufficio stampa di due teatri l’otium di cui sente più la mancanza è quello letterario. Rimbaud, Verlaine e Baudelaire sono tre delle tante ragioni che l’hanno spinta diverse volte a trasferirsi oltralpe. È cresciuta in una casa piena di libri e si è convinta che la vita è troppo breve per poterli leggere tutti. Lealtà, giustizia e umiltà sono i valori in cui crede e quando esce di casa la mattina spera di poterci ritornare avendo imparato qualcosa di nuovo. Un’enorme coppa di gelato all’amarena, un bel libro, un concerto di Ludovico Einaudi e un biglietto aereo acquistato la rendono la persona più felice del mondo.
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