Maggio e l’incrollabile speranza de la Vie en Rose

Maggio e l’incrollabile speranza de la Vie en Rose

Maggio, seppur nella sua piovosità, instabilità, eccentricità climatica, a metà tra un preludio d’estate ed uno strascico d’inverno, non smette di farci sognare, creare, sperare in un futuro solare che sembra li ad un passo.

E La Vie en Rose, nell’unica eccezionale interpretazione di Edith Piaf, a cui la canzone si legherà a doppio filo per l’eternità, l’iconica canzone uscita proprio nel maggio del 1945, ricorda emblematicamente quanto la fine di un viaggio lungo come un inverno posso far rigermogliare la speranza.

“Quand il me prend dans ses bras
Il me parle tout bas
Je vois la vie en rose
Il me dit des mots d’amour
Des mots de tous les jours”

Édith Piaf nasce a Parigi nel 1915. Un’infanzia di stenti e povertà ma ricca di passione per l’arte. A soli 8 anni infatti, muove i primi passi come cantante insieme al padre. Il vero debutto avviene a soli vent’anni, con lo pseudonimo di La Môme Piaf, dopo un’audizione al “Le Gerny’s“, cabaret vicino agli Champs Elysées. La sua voce é camaleontica: unisce diverse sfumature, dalle più roche e graffianti a dolci armonie femminili. Definita “Passerotto” (Piaf) per la sua corporatura minuta, è stata sempre a fianco grandi personalità di arte, cultura e musica del suo tempo, come Raymond Asso, Jean Cocteau, Charles Aznavour, Yves Montand e tanti altri. Lei stessa, la chanteuse réaliste più amata di Francia, diventa a sua volta un trampolino di lancio per diversi giovani artisti.

Nel 1936 Édith Piaf incide il suo primo disco: Les Mômes de la cloche. Sono gli anni in cui è seguita dall’impresario Louis Barrier, sua dolce metà anche nella vita privata; gli stessi anni in cui Jean Cocteau si ispira a lei per scrivere la sua opera teatrale Le bel indifférent. Sono gli anni del Jazz, del lusso, di Chanel, delle feste nei palazzi più sontuosi della città, appena prima della rovinosa caduta della seconda guerra mondiale. Anni di forte fermento creativo nei caffè letterari e nelle immortali opere d’arte come quelle di Dalì, Picasso, Mondrian, Matisse… In questo scenario tra Art Déco e innovazione, Édith Piaf si afferma come cantante innovativa, capace di interpretare tutta l’inquietudine e la ribellione proposta poi negli anni a venire dagli intellettuali della Rive Gauche, come Juliette Greco, Camus, Queneau, Boris Vian, Vadim. Un personaggio chiave, che con la sua musica ha rappresentato la Francia prima e dopo gli anni bui della guerra.

Ma sará il 1945 l’anno della consacrazione: il 1945 segna la fine del secondo conflitto mondiale e l’inizio di una nuova vita per tutti quelli coinvolti nel conflitto. La vie en Rose nasce da qui: canzone scritta e interpretata con grande ottimismo, Édith canta la forza di tornare a vivere dopo anni di distruzione, dando un nuovo volto a Parigi e alla nazione intera.

La Piaf stessa ne scrisse il testo nel 1945, con il titolo Les choses en rose, e chiese a Robert Chauvigny, suo direttore d’orchestra e arrangiatore, di musicarlo; questi però si rifiutò, ritenendolo indegno della sua firma. Fu dunque il compositore e pianista Louiguy (Louis Gugliemi) a dare una musica a quei versi che, con un nuovo titolo, divennero un successo mondiale e la canzone dell’amore romantico per eccellenza.

La vie en rose
Edith Piaf – photo ©taypad.com

Un brano diventato icona del suo tempo e riproposto nel corso della storia attraverso diverse interpretazioni, non solo musicali. Voir la vie en rose è, grazie alla sua canzone, una vera e propria frase fatta, un’espressione attuale al nostro tempo, ed ha il suo esatto equivalente nell’italiano “vedere la vita rosa“, nel senso di essere ottimisti e privi di preoccupazioni per il futuro. Nel testo la Piaf ribadisce la sua incrollabile fede nell’amore e il suo ingenuo ottimismo, temi, questi, che furono costanti nelle sue canzoni.

“Il est entré dans mon cœur
Une part de bonheur
Dont je connais la cause”

Innumerevoli le citazioni  dal 45 in poi, come prova del radicamento della canzone nella cultura di massa: da film Sabrina del 1954 con Audrey Hepburn, che la definisce «la maniera francese per dire “sto guardando il mondo con degli occhiali colorati di rosa”», la versione disco della canzone, incisa da Grace Jones nel 1977, divenuta una vera e propria hit,  é poi presente nel film di animazione Wall-E e in Madagascar 3, ed é presente nel film diretto da Oliver Stone e sceneggiato da Quentin Tarantino, Assassini nati – Natural Born Killers (1994), Madonna ha inserito la canzone nella setlist del suo Rebel Heart Tour del 2015, cantandola live accompagnandosi con l’ukulele, Lady Gaga ne ha cantato una cover durante il tour promozionale dell’album Cheek to Cheek e nel film A Star Is Born (2018).

Pochissime canzoni nella storia della musica leggera possono vantare una fama comparabile e tante differenti versioni discografiche: arduo compilare un elenco esaustivo degli artisti che ne hanno inciso una loro interpretazione, ma si possono ricordare almeno Louis Armstrong, Petula Clark, Dalida, Marlene Dietrich, Jula de Palma, Céline Dion, Ella Fitzgerald, Lady Gaga, Grace Jones, Cyndi Lauper, Madonna, Mireille Mathieu, Yves Montand, Dean Martin, Amália Rodrigues, Donna Summer… Fra gli italiani, si annoverano le versioni di Ornella Vanoni e del trio Yavanna, oltre agli adattamenti in italiano interpretati da Milva (che al repertorio della Piaf dedicò un intero LP) e Bobby Solo.

Il brano è stato eseguito anche dai tenori José Carreras, Plácido Domingo e Luciano Pavarotti, sotto la direzione del direttore d’orchestra Zubin Mehta.

Alla canzone venne conferito il Grammy Hall of Fame Award nel 1998.

L’amore è un tema immancabile nelle sue canzoni. Un bisogno unico anche nella sua vita, che l’ha vista protagonista di grandi storie, spesso dal finale sfortunato.

E il nostro maggio è un po’ così: incerto, che vorrebbe volare sulle ali di carta di un entusiasmo si spera ritrovato, e il languore di un inverno freddo che lo lambisce come un’incertezza, una sottile malattia, non solo del corpo, ma anche dello spirito. Saremo al sicuro in questo nuovo maggio? Potremo colorare di rosa le nostre tenui speranze per il futuro? o si tratta solo di un inguaribile ottimismo?

L’importante è che nulla sia lasciato al caso, perchè il Non, je ne regrette rien, dovrà essere, ancora più dell’ottimismo della Vie en Rose, il motto dei giorni che verranno.

“Non, rien de rien
Non, je ne regrette rien
Ni le bien qu’on m’a fait
Ni le mal; tout ça m’est bien égal!”

La vie en rose

 

Cover Photo Foto Édith Piaf – ©Jay Pitsby 2014

Marianne Bargiotti

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