Odore di santità. La rosa di maggio nella vita dei mistici

Odore di santità. La rosa di maggio nella vita dei mistici

ITALIA – Tra l’11 maggio e il 15 luglio venivano festeggiati i Rosalia, una festa delle rose dedicata al culto dei morti. In occasione dei festeggiamenti di Santa Rita da Cascia, detta la santa degli impossibili, ricordiamo la celebrazione della Benedizione delle Rose attraverso le origini di questa tradizione. Qual è la ragione dello stretto legame tra la monaca agostiniana e lo splendido fiore che la rappresenta, legandola a filo doppio con una tradizione cristiana che giunge sino alla Vergine Maria? Scopritelo nel nostro excursus tra vite dei santi, arte, letteratura e fragranze di rose.

Il 22 maggio, dalla Basilica di Cascia, sarà trasmessa, in diretta streaming sui canali social e in diretta televisiva su TV2000, la Benedizione delle Rose alle ore 11:30, che avrà eccezionalmente valore anche da casa.

Anche la primavera di questo difficile 2020 è giunta nel pieno della sua fioritura, come a ricordarci che la natura segue il suo corso con buona pace delle vicende umane. Se il lockdown da quarantena ci ha costretto nelle prigioni sicure delle nostre abitazioni per oltre due mesi, mentre la bella stagione preparava il suo ingresso alle spalle di spettatori senza biglietto, solo ora possiamo tornare a godere dei suoi colori e profumi, in quella che viene definita “nuova normalità”. Un tentativo di riapertura che sa di libertà vigilata, da cui bastano poche evasioni sconsiderate per incorrere in nuove condanne senz’appello inflitte da un nemico invisibile. Per una strana ironia della sorte, la settimana in cui in Italia, Paese la cui economia è stata maggiormente danneggiata dall’emergenza Covid-19, stiamo cercando di riappropriarci lentamente delle nostre vite, è quella in cui si festeggia Santa Rita da Cascia, la cui intercessione è solitamente richiesta per i casi ritenuti impossibili. Tale carisma attribuito alla santa umbra ha radici nella sua storia umana e devozionale, in cui ebbe un ruolo centrale un altro elemento divenuto simbolo del maggio odoroso cantato dal Leopardi. La rosa.

Oggi 22 maggio, giornata in cui ricorre la morte di Santa Rita, nella Basilica di Cascia avrà infatti luogo la tradizionale Benedizione delle Rose, evento tra i più attesi dai fedeli. Eccezionalmente per quest’anno, la benedizione sarà trasmetta in diretta streaming e sarà considerata valida anche per tutti coloro che da casa alzeranno al cielo le proprie rose, gesto che viene normalmente compiuto lungo il viale del Santuario. Durante la cerimonia saranno benedette 48 rose. Di queste, venti saranno poi inviate ai Presidenti delle Regioni d’Italia, venti ai Presidenti delle Conferenze Episcopali Regionali, e una rispettivamente al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, al Presidente del Consiglio dei Ministri, Giuseppe Conte, e al Sindaco di Cascia. Le cinque rose rimanenti, simbolo dei cinque continenti, saranno inviate a Papa Francesco, come guida del popolo cristiano nel mondo. Tutte le rose benedette, anche a distanza, nel nome di Santa Rita, potranno essere donate alle persone care e ai malati in segno di speranza, oppure potranno essere custodite come atto di devozione nei confronti della suora agostiniana. La benedizione avrà luogo alle ore 11:30, ma sarà possibile seguire la diretta #MARATONAFESTASANTARITA del Monastero Santa Rita da Cascia a partire dalle 10:00, in contemporanea sui canali Facebook, Youtube e sul sito istituzionale. In alternativa, l’evento sarà trasmesso a partire dalle 7:30 su TV2000 (canale 28 del digitale terrestre, 18 di tivùsat e 157 di Sky).

Messa Solenne Festa Santa Rita 2020. Benedizione delle rose

Santa Rita e il miracolo delle rose

santa rita rose
Cascia (Perugia): Interno del monastero delle Agostiniane. Qui si custodisce la “vite miracolosa”, la pianta secca per obbedienza innaffiata da santa Rita per diverso tempo. Sottoposta ad esame chimico, la pianta risulta essere legno di prugne.

Ma perché Santa Rita viene rappresentata dalle rose e, come accennavamo, è venerata come la santa dei casi impossibili? La prima ragione è la proverbiale pazienza con cui sopportò le contrarietà della vita, oltre a una tradizione che le attribuisce miracoli sin dalla tenera età. Margherita Liotti, questo il vero nome della santa, nacque nel 1381 da una famiglia di contadini a Roccaporena, un paesino di montagna vicino Cascia. Fu destinata al matrimonio con un uomo violento, nonostante desiderasse prendere i voti. Rimase dapprima vedova e in seguito perse anche i due figli a causa di una malattia. Non serbò mai rancore nei confronti degli assassini di suo marito e, rimasta sola, divenne monaca agostiniana con il nome di Rita. Fu accolta, non senza riserve, dati i trascorsi di vita, nel monastero di Santa Maria Maddalena a Cascia, dove visse per quarant’anni dedicandosi alla preghiera e alla cura dei bisognosi del paese. Oltre ai segni delle stimmate, il racconto biografico di Santa Rita si arricchisce di un evento prodigioso fondamentale, che sarebbe avvenuto negli ultimi giorni della sua vita, nel 1457. La santa, costretta al letto dalla malattia, ricevette la visita di sua cugina, che le chiese se avesse qualche desiderio. Rita rispose di desiderare soltanto un fico e una rosa dall’orto di Roccaporena. La parente le spiegò che, dato il rigido freddo invernale, non avrebbe potuto trovare delle rose e dei fichi nel giardino. Rita però insistette e, con grande meraviglia, la donna tornando verso casa vide proprio delle rose e dei fichi maturi. Questo fu il segno più noto e fortunato nell’iconografia, riguardo la santità della monaca (proclamata dalla Chiesa solo nel 1900) e il suo legame speciale con la rosa.

Luoghi e notizie storiche sulla santa dei casi impossibili

La rosa dal mondo classico al cristianesimo

Tantissimi e diversi sono stati i significati e le simbologie a cui questo fiore è stato associato nella storia, a seconda dei contesti storico-geografici, culturali e del colore che i petali possono assumere. La bellezza della rosa, unita alla caducità che la caratterizza, l’hanno resa soprattutto metafora della sensualità e dell’amore passionale, come della vanità umana e della decadenza. Sono rose rosse, ad esempio, quelle che nel mito greco sbocciano dal sangue di Afrodite, quando la dea si ferisce con dei rovi mentre cerca invano di salvare l’amato Adone dall’attacco di un cinghiale. Nel contesto classico la rosa non rappresentava però solamente la bellezza più effimera. Anche l’amore della straziata Afrodite, infatti, commuove Zeus e permette ad Adone di vivere quattro mesi nel mondo dei vivi e altri quattro ove preferisce, oltre ai restanti in cui egli deve rimanere nell’Ade. La simbologia tra morte e rinascita conferita alla rosa, tanto splendida quanto delicata, trovava ulteriore conferma nel mondo romano, dove tra l’11 maggio e il 15 luglio venivano festeggiati i Rosalia, una festa delle rose dedicata al culto dei morti.

Maria Vergine, Rosa Mistica

Parte di questa valenza è confluita nel cristianesimo, in cui la Pentecoste, che ricorda la discesa dello Spirito Santo cinquanta giorni dopo la Pasqua, è anche detta Pasqua delle Rose. È sicuramente in ambito cristiano, che la rosa diviene simbolo di un amore più etereo, fatto di elevazione spirituale, purezza e verginità. Anche in questa accezione vengono mutuati elementi preesistenti, come quello del mistero, del nascondimento in cui è custodita la verità, ri-velata appunto perché velata due volte. Se Maggio è per eccellenza il mese della rosa, esso è altrettanto notoriamente il mese mariano. E Rosa Mistica è definita la Vergine Maria, il più bello dei fiori nel mondo spirituale, ma anche nascosto, come indica la radice greca dell’attributo. Non a caso, anche nel culto di Dioniso è presente la rosa, poiché si credeva che impedisse agli ebbri di rivelare i propri segreti. La Madonna è anche rosa senza spina, come senza spine divennero miracolosamente i fiori del roseto della Porziuncola, nel racconto della vita di Francesco d’Assisi, uno dei santi che come Rita da Cascia sono strettamente legati all’immagine della rosa. Questa zona del Santuario sorge in ciò che rimane dell’antica selva dove dimorò la prima comunità francescana. Secondo la tradizione, durante una notte di tentazione il Poverello si gettò tra i rovi che crescevano in quel luogo. Questi, miracolosamente, a contatto con il corpo del santo, si sarebbero trasformati in rose senza spine, dando origine alla Rosa Canina Assisiensis, che ancora oggi fiorisce solamente alla Porziuncola.rose porziuncola

Tornando alla teologia mariana, la Madonna è Rosa Mistica poiché per intercessione della grazia di Dio sono spuntati sulla nostra terra arida tutti i fiori di santità e gloria di cui ella è regina. Lo è anche per un’altra ragione. Maria è “nascosta” a noi più degli altri santi, per via della riunione del sacro corpo e della sua anima con l’Assunzione in cielo dopo la morte. Gli elementi che rafforzano la correlazione tra la madre di Gesù e le rose sono ancora moltissimi e potremo solo farvi breve cenno. È una corona di rose quella che le si offre quando si recitano le preghiere del Rosario. Gli altari dedicati alla Madonna sono spesso adroni di rose. Nelle raffigurazioni sono spesso gli angeli, i santi o i devoti a offrirle questi fiori, mentre altrove è la stessa Maria a recarli in mano o sulle vesti. In talune occasioni, il Papa porge in dono delle rose d’oro alle immagini mariane più venerate.

Vi sono poi due racconti in cui è strettissimo il legame tra la Madonna e le rose. In un passo dei Vangeli apocrifi si narra che, durante la fuga in Egitto, la sacra famiglia fu fermata da un drappello di soldati. Maria nascose Gesù sotto il suo manto e, allorché le guardie le domandarono cosa portasse con sé, lei rispose “fiori”. Aperto il manto, alla vista dei soldati si presentarono effettivamente nulla più che delle bellissime rose.

L’altro episodio è relativo a una visione del Beato Angelico. Un giorno, mentre camminava per strada recitando il rosario, il mistico vide apparire la Vergine e uno stuolo di angeli che intrecciavano una corona di rose intonando canti e lodi. Fra’ Angelico, in preda allo stupore, si interruppe e si accorse nel mentre che anche gli angeli si erano fermati. Poco dopo riprese e gli fu chiaro che gli angeli inserivano, ad ogni Ave pronunciata, una rosa nella corona da offrire a Maria. Il Beato, anche grande pittore, riprodusse allora la scena con la sua arte. Ad essere legata alle rose è anche la Madonna nelle descrizioni di alcune delle più note apparizioni, come quella di Lourdes, in cui sarebbe apparsa a Bernadette con due rose gialle sui piedi, o di La Salette, ove Maria si sarebbe presentata con la corona, lo scialle e delle rose sui calzari. Tornando nella storia dell’arte, il motivo iconografico ricorre con delle differenze nella Madonna della Rosa di Raffaello, nella Madonna delle Rose di Tiziano, cui fa eco una nota canzone di Claudio Villa, e in tanti altri contesti italiani e non, in cui si declina localmente intrecciandosi con narrazioni miracolistiche di volta in volta particolari. Ne sono esempi la Madonna dell’Altomare di Andria, che tiene in mano una rosa, e la Divina Pastora, il cui cappello è coronato da rose.

Maria e la Candida Rosa nel Sommo Poetacandida rosa dorè

Osservando la cultura cristiana da un’angolazione letteraria, non possiamo non richiamare invece l’immagine dantesca della Candida Rosa, luogo del Paradiso dalla forma di anfiteatro in cui siedono le anime candide, fatte di pura luce e simbolo di divina beatitudine. Nel Canto XXXII del Paradiso è Bernardo di Chiaravalle, ultima guida di Dante, a spiegare come al centro della Rosa vi sia proprio la Vergine Maria, che emana un fascio di luce più grande rispetto a tutte le altre anime. Ancora a lei è rivolta la preghiera di San Bernardo in apertura del Canto finale della Divina Commedia, in cui si sostanzia uno dei momenti più alti e toccanti del poema, capace invero di elevarsi sino alle sfere celesti, dove il lettore stesso vorrebbe trovarsi per poter concedere al sommo poeta la tanto agognata grazia divina.

Odore di santità. I profumi di Padre Piorosa santa rita

Il mondo cristiano riserva infine ulteriori aspetti affascinanti in relazione ai fiori e alla vita spirituale. Tutti noi conosciamo l’espressione “essere in odore di santità”, che nel caso della vita di alcuni santi assume un significato meno figurato di quanto si creda. Viene senz’altro in mente il nome di Padre Pio, che annoverava fra i suoi carismi, oltre a quello della chiaroveggenza, dell’ubiquità e di scrutare nei cuori delle persone, quello del profumo, che proveniva soprattutto dal sangue sempre vivo delle sue stimmate. Confermerebbero tale versione le testimonianze diverse persone che lo conobbero, molte delle quali autorevoli. Tra queste, la relazione del dottor Giorgio Festa, il quale scrisse: Il sangue, a stille sgorga dalle ferite che il padre Pio presenta sulla sua persona, ha un profumo fine e delicato che molti, tra coloro che lo avvicinano, hanno modo di avvertire distintamente. Padre Pio non fa, né ha mai fatto uso di alcuna sorta di profumo: tuttavia molti asseriscono che emani dalla sua persona un profumo piacevole quasi un misto di violette di rose. Il frate di Pietralcina spiegava, di fronte alle domande più insistenti, che simili doni sono concessi da Dio non per santificazione personale, ma perché siano di attrattiva per altre anime da portare a Lui. Molti fedeli e confratelli hanno inoltre raccontato di aver avvertito, nella loro vita, una o più fragranze di fiori per intercessione del santo, anche quando questi era lontano o addirittura a molti anni dalla sua scomparsa. Tra i tanti profumi di fiori che si sono attribuiti alla presenza di Padre Pio, uno dei più importanti è proprio la rosa. Questa è ritenuta infatti la fragranza che maggiormente indica la presenza in spirito del frate accanto a noi e annuncia frequentemente il sopraggiungere di una grazia di Dio o di un miracolo. Fra’ Modestino, che seguì Padre Pio da giovane e fu portinaio del Convento di San Giovanni Rotondo per un lungo periodo dopo la sua morte, chiese al Santo spiegazioni sul fenomeno. La risposta fu: Figlio mio, non sono io. È il Signore che agisce. Lo fa sentire quando vuole e a chi vuole. Tutto avviene se e come piace a lui.

 

Stefano Maria Pantano

2 Responses to "Odore di santità. La rosa di maggio nella vita dei mistici"

  1. Teresa Paladin   26 Maggio 2020 at 08:15

    Grazie per questo articolo, ampio e interessante, su esperienze mistiche (ma decisamente concrete) e i fiori e i loro profumi, a sottolineare come la spiritualità sia in sintonia con l’ uomo e la natura.

    Rispondi
  2. Stefano Maria Pantano
    Stefano Maria Pantano   26 Maggio 2020 at 11:46

    Grazie per aver apprezzato, Teresa. Il nodo sta appunto in questo rapporto tra uomo e spirito, che non è chiaro se consista in un legame fondato in una medesima natura o in un bisogno del primo, che crea il secondo. Le vite dei santi si colorano spesso di episodi che si confondono con la mitologia religiosa. Padre Pio, che è più vicino a noi nel tempo, continua ad esempio a far discutere. Per molti, come Padre Gemelli, fu semplicemente un isterico ammantato di fanatismo da una sub cultura popolare di cui era espressione. Io preferisco non esprimermi. Posso dire, però, che mio nonno lo incontrò. Era molto scettico, ma riservato, in quanto militare e Padre Pio, senza averlo mai visto, gli si avvicinò e gli disse: “Beh, che sei venuto a fare? Tanto non ci credi!”.

    Rispondi

Leave a Reply

Your email address will not be published.