Io sono Rosa Ricci: il prequel di Mare Fuori presentato a Roma

Io sono Rosa Ricci: il prequel di Mare Fuori presentato a Roma

ROMA – Arriverà nelle sale di tutta Italia il 30 ottobre. Io sono Rosa Ricci, il prequel dedicato all’amatissima detenuta dell’IPM di Napoli interpretata da Maria Esposito: una storia di violenza, destino e sopravvivenza che scava nelle origini di una ferita e nel mondo che l’ha generata. Diretto da Lyda Patitucci, nel cast troviamo volti già noti come Raiz (Don Salvatore e padre di Rosa nella serie) e nuovi personaggi, come Victor. Interpretato da Andrea Arcangeli, anche lui avrà un ruolo nella educazione criminale della ragazza. Il 23 ottobre è stato presentato alla Festa del Cinema di Roma.

Passano gli anni, passa il tempo, ma il fenomeno Mare Fuori sembra non arrestarsi mai. Lo dimostra la folla accorsa il 23 ottobre al Festival del Cinema di Roma per assistere all’anteprima del film-prequel dedicato a uno dei personaggi più controversi, amati ed odiati: Rosa Ricci.

Una folla arrivata da tutta Italia per assistere all’anteprima, evento significativo, considerando che il film uscirà nelle sale solo pochi giorni dopo, e per mostrare sostegno a Maria Esposito.

È inutile girarci intorno: quando si pensa a Mare Fuori, non si può non pensare a Rosa Ricci. Nella serie c’è un “prima” e un “dopo” il suo ingresso, e questo il pubblico lo sa bene. È motivo di divisione e di pareri contrastanti, ma impossibile negarlo: nel mondo di Mare Fuori ci sono personaggi che nascono già mito, e Rosa Ricci è uno di questi.

Sfrontata, feroce, impenetrabile. Capace di trasformare il dolore in corazza e la fragilità in arma. Lo spin-off Io sono Rosa Ricci sceglie di raccontarne le origini tornando là dove tutto si è spezzato, mettendo a nudo la sua ferita più profonda e offrendo al pubblico la risposta a una domanda rimasta sospesa per anni: chi era Rosa prima di arrivare all’IPM? E soprattutto: perché è diventata la detenuta che tutti conosciamo?

Abbiamo sentito il bisogno di raccontare ciò che veniva prima“, spiega in conferenza la regista Lyda Patitucci. Rosa, ricorda la regista, entra in Mare Fuori come una ragazzina giovanissima ma lucidissima, feroce e consapevole. Da lì nasce la domanda: che cosa ha vissuto per essere così già dall’inizio?Questo film è la risposta”, sottolinea.

L’idea, condivisa con gli sceneggiatori, è stata quella di costruire un racconto con la forma di un criminal coming-of-age, una vera e propria educazione criminale, come la definisce Maurizio Careddu, che delinea la crescita di una ragazza costretta a diventare adulta troppo presto.

Lo spin-off abbraccia il tono e la potenza del fenomeno Mare Fuori, ma sceglie una strada più cupa, più intima, più radicata nella violenza che genera altra violenza.

La caratteristica dei personaggi, da Rosa al Don Salvatore di Raiz, è sempre questa doppia anima: una parte criminale e una parte tenera, fragile. Ci interessava mostrare entrambe; non creare un’icona di ghiaccio, ma una ragazza che ha dentro l’amore, la paura e il bisogno di essere vista.”

Queste le parole degli autori.

Il film è diretto da Lyda Patitucci e prodotto da Picomedia e Rai Cinema (con Netflix per la distribuzione internazionale). Accanto allo storico sceneggiatore Maurizio Careddu troviamo Luca Infascelli.

Io sono Rosa Ricci arriverà nelle sale il 30 ottobre, distribuito da 01 Distribution.

Nel cast, insieme a Maria Esposito, Andrea Arcangeli e Raiz. Il brano dei titoli di coda, “Vàttelo!”, è scritto e interpretato da Gennaro “Raiz” Della Volpe e Silvia Uras, con le musiche di Paolo Baldini DubFiles.

Il cast di Io Sono Rosa Ricci (foto Cinecittà News©)

Il film

Alla fine della seconda stagione di Mare Fuori conosciamo Rosa Ricci. Le sue battute sono poche, eppure bastano per imprimersi nella memoria collettiva e diventare subito virali, iconiche. I produttori e gli sceneggiatori lo avevano sicuramente già capito.

Non è un caso se, cinque anni dopo, ci ritroviamo qui a parlare di un film che mette al centro proprio lei, la figlia più piccola di Don Salvatore.

Non Ciro Ricci. Nè Carmine Di Salvo. Rosa.

Una scelta che ha fatto storcere il naso a qualcuno, ma che, a ben vedere, ha tutta la sua logica: sono sempre i personaggi “divisivi” a lasciare il segno, quelli che fanno discutere il pubblico e, allo stesso tempo, lo ipnotizzano.

Ma chi è davvero Rosa Ricci? Chi era prima di varcare le porte dell’IPM, pronta a vendicare la morte di suo fratello Ciro?

È proprio questo che il film tenta di raccontarci: le origini di una rabbia, la genesi di un dolore.

Era necessario? Difficile dirlo. Di certo, come ho già sottolineato in passato, è sempre rischioso spremere un progetto fino all’osso, tanto da rischiare di snaturarlo o renderlo, per alcuni, persino indigesto. Mare Fuori è un fenomeno, ma anche i fenomeni hanno un punto di saturazione.

Eppure, nonostante questo timore, Io sono Rosa Ricci si rivela un prodotto riuscito, solido, capace di reggere il peso del suo stesso mito.

Ed ora, vediamo perché.

La recensione (attenzione: può contenere spoiler!)

Io sono Rosa Ricci.

Una frase semplice, ma diventata iconica. È una delle battute pronunciate da Rosa nella terza stagione di Mare Fuori, la stagione che, più di tutte, ha consacrato la serie come un fenomeno di portata globale.

Ma chi è davvero Rosa Ricci?

Il film si apre in modo significativo: Rosa esce dall’IPM insieme al padre.

I due sono andati a trovare Ciro, ancora in carcere. Fin dai primi minuti emerge con forza quel legame viscerale tra padre e figlia, un’eredità pesante e violenta che la ragazza porta dentro e da cui tenta, con fatica e con molti sensi di colpa, di liberarsi.

Ma proprio lei, la ragazza che vive nell’ombra dei Ricci, diventa improvvisamente vittima della stessa violenza che la sua famiglia incarna.

Durante una cena su uno yacht, che si rivela essere una trappola organizzata da un narcotrafficante per colpire Don Salvatore, Rosa viene rapita e portata su un’isola deserta in Spagna. L’obiettivo è chiaro: estorcere denaro al boss ricattandolo con la vita della figlia.

La parte più interessante, e secondo me anche più riuscita nella scrittura, è proprio l’atteggiamento di Rosa.

Una ragazzina spaventata, sola, in un luogo ostile. Una ragazzina che si rifiuta di mangiare. Che reagisce ai comandi dei suoi sequestratori con rabbia ed istinto. Ma dietro quella ribellione si nasconde una sola ossessione: la sua famiglia.

Ogni pensiero, ogni sguardo, ogni lacrima è rivolta a loro. Chiede più volte se suo padre è vivo, parla di Ciro, si definisce solo in relazione a ciò che ha perso.

Rosa Ricci

E, forse, è proprio questo il senso del film. Rosa esiste solo come Rosa Ricci. Non c’è ancora una Rosa autonoma, capace di definirsi da sé. Forse la incontreremo solo più avanti, nel percorso che la serie principale ancora racconta. Ma qui, in questo prequel, la sua identità è ancora intrappolata nel peso del cognome che porta. L’ombra della famiglia incombe su ogni sua scelta, ogni volta che vacilla tra bene e male, tra istinto e redenzione.

C’è una scena in particolare che racchiude tutto questo: mentre tenta di fuggire, Rosa si imbatte in un uomo armato. Lui la minaccia, lei reagisce. In un gesto di pura sopravvivenza, riesce a disarmarlo e a sparare. Lo fa con decisione, quasi con orgoglio. Quando l’uomo, ormai a terra, le chiede chi sia, lei risponde per la prima volta: “Io sono Rosa Ricci.”

È un momento di grandezza. Ma ecco che subito Rosa vacilla. Un attimo dopo, la vediamo piangere, le mani sono ancora sporche di sangue. In quello sguardo, Maria Esposito riesce a racchiudere tutto: la paura, il rimorso, la confusione. Forse Rosa non si riconosce. Forse non sa dove finisce lei e dove comincia la sua famiglia.

E qui risiede la vera forza del film: pur con dialoghi essenziali, Io sono Rosa Ricci parla attraverso i silenzi, gli sguardi, le inquadrature. La regia di Lyda Patitucci lascia spazio alla fotografia e ai contrasti visivi, costruendo un racconto fatto più di tensione che di parole.

Rispetto alla serie, questo film si spinge ancora oltre: è più crudo, più violento, più realistico, ricordando per intensità le prime stagioni di Mare Fuori, ma con un tono ancora più cupo e viscerale. Ogni scena sembra affondare nel fango delle origini del male, come se volesse dirci che prima della redenzione, c’è sempre la ferita.

Maria Esposito regge l’intero film sulle proprie spalle con una prova matura e dolorosa, fatta di sguardi che parlano più di mille battute. È nel suo silenzio che si sente tutto il peso di Rosa Ricci.

Ed è inutile anche solo sottolinearlo: la sua intesa con Raiz è profonda, autentica, palpabile. Da anni i due interpretano padre e figlia, e si vede: c’è un legame umano che va oltre la finzione, costruito nel tempo, scena dopo scena. Bello anche sia sempre la voce di Raiz ad accompagnare questa storia, a farle da colonna sonora: un cerchio che si chiude, un padre che continua a cantare la storia di sua figlia.

Commovente, poi, lo scatto rubato sul red carpet: Raiz che la guarda con fierezza, come un vero padre orgoglioso. Un’immagine che racchiude l’anima di questo progetto, quel confine sottile e struggente tra realtà e finzione, tra personaggio e vita.

 

Victor e Rosa: Romeo e Giulietta 2.o?

Dalla promozione del film si era già intuito: una nuova storia d’amore (o meglio, un frammento inedito  del passato di Rosa Ricci) sarebbe stata raccontata.

Un dettaglio che ha fatto storcere il naso ai fan più affezionati della serie. Dopo l’uragano emotivo della quarta stagione, l’idea di vederla legata a qualcun altro ha diviso il pubblico.

Troppo forte, troppo vivo, troppo vero era rimasto il legame con Carmine Di Salvo (interpretato da Massimiliano Caiazzo). Un amore nato nel dolore, ma cresciuto nella luce. Nell’unica possibilità di salvezza che entrambi avessero mai conosciuto.

Per molti, sarebbe stato quasi un tradimento. Perché Carmine, nel cuore dei fan, non è solo un amore: è il primo amore vero, quello che le ha mostrato la possibilità di scegliere il bene. La strada della speranza, del cambiamento.

Le preoccupazioni non erano infondate: trattandosi di un prequel, l’idea di introdurre un’altra storia d’amore prima di quella con Carmine ha fatto temere un tentativo di riscrivere o sminuire uno dei legami più autentici e potenti di Mare Fuori.

Eppure, il risultato, e la vera intenzione del film,  si sono rivelati completamente diversi: il film non vuole sostituire quella storia, ma piuttosto preparare il terreno per ciò che Rosa diventerà accanto a Carmine.

Victor non nasce per sostituirlo ma nasce per rivelarlo.

Andrea Arcangeli merita una menzione speciale: calarsi nel ruolo di Victor senza risultare fuori luogo non era affatto semplice. Fidelizzare un pubblico già formato, spesso con pregiudizi, è una sfida enorme. Eppure, la sua interpretazione è naturale, convincente, intensa.

Nel film assistiamo alla nascita di un legame inaspettato tra lui e Rosa. Ma non si tratta di una classica storia romantica, né di un amore travolgente: è qualcosa di più sottile, di più fragile.

Rosa Ricci

Victor è il primo a vedere Rosa per quella che è, non per il cognome che porta. Non la “Ricci” figlia di un clan, ma una ragazza con il desiderio di scappare, di sognare l’America, di respirare libertà.

E Rosa, per la prima volta, si lascia guardare così.

Non è amore nel senso più profondo, quello che unisce, trasforma e redime. Ma è la scintilla che accende in lei una nuova consapevolezza. Victor non la salva, ma le mostra che può essere salvata.

È un incontro che la spinge a interrogarsi su chi è, su cosa vuole, su quanto sia disposta a lottare per se stessa. È la breccia che si apre in una prigione fatta di paure, di sangue, di cognomi troppo pesanti. Victor è il primo a vederla come una semplice ragazzina di 15 anni.

Una ragazza con grandi desideri, che sogna l’America e si chiede cosa ci sia oltre l’orizzonte.

Rosa è intrappolata: prima dai rapitori, poi dalla vita stessa, prigioniera della sua famiglia. Victor sembra essere il primo a rendersene conto, e Rosa lo percepisce. In un momento di debolezza e complicità, cedono a un sentimento fragile e luminoso. Un bacio che sa di consolazione e di sogno. C’è tenerezza, c’è affetto, c’è una comprensione nuova.

Ma non c’è quel sentimento profondo e viscerale che legherà lei e Carmine. Quella scintilla che nasce solo quando due anime, ferite nello stesso modo, si riconoscono. Lui non ha nessuno; lei non sa se rivedrà mai la sua famiglia. Victor la rassicura, ma la realtà è più dura.

Quando scopre che i rapitori non hanno intenzione di lasciarla andare ma di ucciderla, Victor corre da lei e le propone di fuggire. Rosa sembra d’accordo.

Eppure, nel momento decisivo, la scelta è diversa. Colpisce Victor alle spalle e fugge da sola. Non ha agito e pensato da Rosa. Ma solo e soltanto da Rosa Ricci. La parte di lei legata al cognome e al peso della famiglia prende il sopravvento ogni volta che ci sembra vicina a scegliere sè stessa.

La scrittura rende perfettamente il dualismo del personaggio (che vediamo bene anche nel corso della serie principale).

Rosa lascia libero Victor, non è ancora pronta. Nel climax finale, durante lo scontro tra il clan del padre e i rapitori, i due si ritrovano faccia a faccia: pistole puntate l’uno contro l’altra. Lui le chiede perché, lei risponde semplicemente: “Non ce l’ho fatta”.

Si scambiano un bacio che sa di addio, un istante sospeso che inganna gli occhi: sembra il peggio, c’è uno sparo. Ma non è come appare. Rosa spara in aria, simulando un gesto disperato. Poco prima aveva risposto al padre che non era più una bambina. Ma è davvero così?

E vediamo così Victor fuggire su una nave merci diretta in America, mentre, contemporaneamente, Rosa, seduta sull’aereo, guarda il mare e lo stesso orizzonte. Due traiettorie che si allontanano ma restano, in qualche modo, speculari: due anime che si sono sfiorate solo per un istante, ma abbastanza da lasciare un segno.

In quello sguardo sospeso, Rosa capisce di aver lasciato andare la prima persona che aveva intravisto la sua vera essenza: fragile, sognante, autentica. Ma, forse, era necessario.

Perché Victor non è l’amore della sua vita: è il preludio.

È colui che accende in lei una consapevolezza nuova, che apre una breccia nel suo guscio e le fa intravedere cosa significhi essere vista, amata, scelta.

L’inizio, insomma, di quella grande e complessa operazione emotiva che sarà poi portata a compimento solo da Carmine Di Salvo.

Victor, in qualche modo, inizia ciò che Carmine finirà.

Se il primo le mostra che esiste una possibilità diversa, il secondo sarà colui che la accompagnerà davvero lungo il percorso della rinascita, verso il bene, verso la libertà.

E anche se l’epilogo di questo film sembra riecheggiare le stesse dinamiche della storia con Carmine, noi spettatori continuiamo a sperare. Speriamo che Rosa, e con lei Carmine, possano trovare finalmente un approdo, un riscatto, un finale che renda giustizia a tutto ciò che hanno vissuto.

Il personaggio di Rosa Ricci, ora ancora più profondo e stratificato grazie a questo prequel, merita un epilogo che la salvi e la consacri definitivamente come simbolo di redenzione. Sarebbe davvero un peccato, dopo aver raccontato così tanto del suo tormento, vederla ricadere negli stessi abissi da cui ha sempre cercato di uscire.

E, considerando che si vocifera questa possa essere l’ultima stagione di Maria Esposito, l’attesa si fa ancora più intensa.

Non resta che aspettare e scoprire se, alla fine, Rosa Ricci riuscirà davvero a salvarsi e a scegliere, una volta per tutte, la sua strada.

Dopotutto, non è un caso che l’ultima frase pronunciata da Rosa nel film riguardi proprio Carmine: un filo rosso invisibile che unisce il prequel alla serie, il passato al futuro, e che forse anticipa la chiusura del suo arco narrativo.

Perché, in fondo, Carmine è il punto d’arrivo di quel viaggio iniziato qui, su quell’isola lontana, quando Rosa ha imparato, per la prima volta, a guardarsi dentro.

Maria esposito non è Rosa Ricci

E questa, forse, è la cosa più importante da dire per chiudere davvero questo racconto.

Perché Maria Esposito non è Rosa Ricci e non lo è mai stata.

Maria è una ragazza che ha avuto il coraggio di credere in sè stessa quando nessuno la conosceva, che si è fatta spazio con la forza del talento e la dignità di chi parte dal basso. È cresciuta passo dopo passo, senza scorciatoie, trasformando le sue radici in forza e la sua determinazione in carriera ed in arte.

Con Io sono Rosa Ricci, Maria conferma, se mai ce ne fosse ancora bisogno, di essere una delle voci più potenti della sua generazione.

Un ruolo che si era già cucita addosso nella serie, che aveva già fatto vibrare il cuore del pubblico, ma che qui, sul grande schermo, la consacra definitivamente: protagonista assoluta, padrona della scena.

E la prova è superata, senza esitazioni.

Colpisce soprattutto la distanza tra lei ed il personaggio che interpreta: nella vita, Maria è solare, ironica, fragile, a tratti insicura. E soprattutto: profondamente riconoscente.  Lo si vede da come si affanna, sui red carpet, per cercare di accontentare tutti: un sorriso, una parola, una foto in più, come se ogni incontro fosse importante. Lo si percepisce dalle piccole attenzioni che riserva a chiunque la incontri, con quella naturalezza di chi non si è mai sentita arrivata, di chi non si è mai messa su un piedistallo.

Maria resta con i piedi per terra, grata per tutto ciò che ha, e forse è proprio questo che la rende così vera.

Eppure, è proprio in quella distanza che si misura la sua grandezza: riesce a rendere viva una maschera che non le appartiene.

Venire dai Quartieri Spagnoli non è un marchio, ma un orgoglio. È il punto di partenza di una storia che parla di riscatto, di talento che nasce dove spesso nessuno guarda.

La sua ascesa è una lezione per tutti: che la bellezza, la forza, la verità possono nascere ovunque se si ha il coraggio di non arrendersi. Per questo, mettiamo da parte i pregiudizi e i commenti superficiali.

Maria Esposito non è solo una giovane attrice: è una testimonianza vivente di cosa significhi costruirsi da zero, con il cuore e con la fame di chi vuole cambiare il proprio destino.

E sì, ci sarà sempre qualcuno pronto a dire che “potrà fare solo Rosa Ricci”, come se il suo talento fosse limitato al suo accento, alle sue origini o alla sua storia personale.

È un modo facile, e crudele, per ridurre una giovane donna che si sta impegnando, studiando, formando, a un cliché.

Attenzione: non si deve per forza piacere a tutti. Le opinioni sono libere, il gusto è soggettivo.

Ma c’è una differenza enorme tra il non apprezzare un’attrice e il volerla distruggere con la cattiveria.

Chi guarda davvero, vede altro. Vede una ragazza che sta costruendo la sua strada con serietà, che non smette di imparare e studiare, e che, a quanto pare, ha già nuovi progetti che bollono in pentola.

Vede qualcuno che sta semplicemente cercando di realizzare il proprio sogno, senza calpestare nessuno.

E denigrare questo percorso, tentare di sminuirlo, è la cosa più ingiusta che si possa fare. Perché Maria non sta imitando nessuno: sta solo diventando sè stessa.

Ci auguriamo che continui a crescere, a sorprenderci, a raccontare storie con quella stessa intensità che ha reso indimenticabile il volto di Rosa Ricci.

Perché il futuro del nostro cinema, piaccia o meno, passa anche da lei. Da chi non dimentica da dove viene ma guarda avanti con la testa alta e gli occhi pieni di sogni.

Ludovica Italiano

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