Al Teatro Vascello va in scena Oltre: il disastro delle Ande in chiave spirituale

Al Teatro Vascello va in scena Oltre: il disastro delle Ande in chiave spirituale

ROMA- Nell’ambito del RomaEuropa Festival al Teatro Vascello in prima nazionale lo spettacolo Oltre dal 12 al 16 novembre. Ideazione e regia Fabiana Iacozzilli, drammaturgia Linda Dalisi.

Nell’ambito della quarantesima edizione del Romaeuropa Festival il Teatro Vascello ospita in prima nazionale a partire dal 12 novembre la nuova produzione del Teatro Stabile dell’Umbria OLTRE di Fabiana Iacozzilli. Il sottotitolo dello spettacolo è Come 16+29 persone hanno attraversato il disastro delle Ande. La vicenda è piuttosto nota e ha ispirato anche due film. Nel 1972, il 13 ottobre, il volo 571 dell’aeronautica militare uruguaiana precipitò sulle Ande con quarantacinque persone a bordo. Erano i componenti della squadra di rugby Old Christians Club con alcuni amici e familiari. Dei 29 superstiti solo 19 riuscirono ad essere salvati dai soccorsi. Ciò che sconvolse il mondo fu la notizia che per sopravvivere in quelle ostili condizioni climatiche le persone furono costrette a cibarsi dei corpi dei loro amici. La domanda che Fabiana Iacozzilli e Linda Dalisi si sono poste è:

“Fin dove è disposto a spingersi l’essere umano?”.

Oltre al Teatro Vascello

È’ una storia drammatica e disturbante, ma che bisogna raccontare spiegano le realizzatrici:

“Perché raccontiamo oggi questa storia? Perché è una storia piena d’amore, in cui ci sono dei figli che cercano di tornare dai loro padri e che come Amleto si interrogano sull’essere o il non essere, perché ci sono dei padri che decidono di salire in groppa a un cavallo per andare a riprendere ciò che resta del corpo di un figlio e che ci ricordano Priamo in ginocchio che rivuole il corpo di Ettore, perché è la storia tragica di famiglie che si spezzano e che sono costrette a ricercare nei corpi dei sopravvissuti dei pezzettini dei propri cari”.

teatro vascello

In scena insieme agli attori delle marionette ispirate alle sculture di Giacometti, corpi allegorici e simbolici di cui si serve la regista per collocare la vicenda nella dimensione spirituale che l’attraversa.

Anna Maria Di Francesco

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