PADOVA- Un’eccezionale collezione d’arte proveniente da uno dei più importanti musei del Nord Europa e della Francia si trova in centro a Padova, a Palazzo Zabarella. Fra i più importanti artisti in mostra spiccano Pablo Picasso e Amedeo Modigliani. Ma sono presenti anche opere di Mirò, Georges Braque, Fernand Léger e altri artisti dell’Età Moderna. L’esposizione è visitabile fino al 25 gennaio 2026.
In collaborazione con LaM, Lille Métropole Musée d’art moderne, d’art contemporain et d’art brut, a Padova si possono ammirare 65 opere di 30 artisti d’avanguardia in una nuova grande mostra che sarà aperta fino al 25 gennaio 2026. Ai protagonisti delle avanguardie storiche e agli artisti più noti, se ne affiancano altri che aprono a scenari artistici inediti più vicini alla contemporaneità. Tra i numerosi capolavori spiccano cinque dipinti di Pablo Picasso e sei di Amedeo Modigliani.

Donna con mazzo di fiori, 1924
Olio su tela, 65 x 50 cm
LaM, Musée d’art moderne, d’art contemporain et d’art brut de Lille Métropole, Villeneuve d’Ascq
© FERNAND LEGER, by SIAE 2025. © Muriel Anssens/Ville de Nice
Provenienti dalle collezioni di arte moderna e di art brut del LaM, le opere riunite in questa mostra testimoniano un’evoluzione del modo di considerare la creazione artistica durante la prima metà del XX secolo. La diffusione sempre più massiccia della fotografia rivoluziona allora il rapporto con l’immagine e con il gesto creativo. Parigi è un luogo di incontro e di novità che attira numerosi artisti desiderosi di sfidare i codici della rappresentazione. I pittori cubisti mettono in discussione le regole della prospettiva occidentale e producono immagini frammentate, impossibili da cogliere nella realtà quotidiana. Le avanguardie esplorano diversi modi di assemblare i segni, di dissociare il disegno dal colore o di confondere il fondo e la forma. Un giovane pittore di origine italiana, Amedeo Modigliani, cerca la sintesi in una linea morbida e nell’invenzione di una figura ideale che riconcilia gli stili di culture antiche o lontane.

La Roche-Guyon, estate 1909
Olio su tela, 73 x 60 cm
LaM, Musée d’art moderne, d’art contemporain et d’art brut de Lille Métropole, Villeneuve d’Ascq
© GEORGES BRAQUE, by SIAE 2025. © Philip Bernard
Le sezioni della mostra: i Cubisti
Si possono ammirare i momenti cubisti di Georges Braque e Pablo Picasso che, a partire dal 1908, iniziano a dipingere paesaggi, nature morte e ritratti in modo molto geometrico, con gli stessi colori dei quadri di Paul Cézanne, morto poco prima (1906). Un giornalista definisce il loro lavoro «cubista» e la parola passa così alla storia, anche se la pittura di Braque e Picasso muta poi rapidamente: rappresentano il mondo da più angolazioni contemporaneamente, rendendo il soggetto dei loro dipinti sempre più difficile da riconoscere. Roger Dutilleul è uno dei primi collezionisti francesi a interessarsi ai loro quadri e ad iniziare così a formare una collezione unica di arte cubista. Altri artisti osservano le loro opere e si ispirano a quei metodi. Tra questi Fernand Léger, che riduce i suoi modelli a tubi anziché a cubi e inventa un linguaggio pittorico basato su forme e colori contrastanti. Lo scultore Henri Laurens, invece, traspone i principi del cubismo nella scultura.
Le figure umane di Modigliani
Amedeo Modigliani, nato a Livorno, si trasferisce a Parigi nel 1906. Sviluppa uno stile molto personale incentrato esclusivamente sulla figura umana: ritratti e nudi costituiscono la quasi totalità delle sue opere. L’obiettivo dell’artista è quello di ottenere una rappresentazione della figura ideale che combini le caratteristiche formali di diverse culture: l’antichità greco-romana ed egizia, il Rinascimento italiano, la statuaria Khmer, l’arte africana e la pittura moderna. Attratto dalla scultura, Modigliani dovette abbandonarla a causa della salute cagionevole, spiegando così anche la sua morte prematura, avvenuta nel 1920 all’età di 35 anni. Roger Dutilleul ha la fortuna di incontrarlo in vita, nel 1913, e di acquistare molti dei suoi ritratti di artisti, modelli più frequenti del pittore insieme alle sue compagne. La collezione del LaM conserva anche un raro ritratto di famiglia di Jeanne Hébuterne, ultima compagna di Modigliani, con la figlia Jeanne. Si tratta della straordinaria Maternità, opera presente in mostra.
![Amedeo MODIGLIANI Maternità, [1919] Olio su tela, 129,8 x 81 cm Dation, 1994 Centre Pompidou, Parigi, Musée national d’art moderne / Centre de création industrielle, in prestito a lungo termine: LaM, Musée d’art moderne, d’art contemporain et d’art brut de Lille Métropole, Villeneuve d’Ascq © Nicolas Dewitte / LaM](https://www.mywhere.it/wp-content/uploads//2025/11/8.Modigliani.jpg)
Maternità, [1919]
Olio su tela, 129,8 x 81 cm
Dation, 1994
Centre Pompidou, Parigi, Musée national d’art moderne / Centre de création industrielle, in prestito a lungo termine: LaM, Musée d’art moderne, d’art contemporain et d’art brut de Lille Métropole, Villeneuve d’Ascq
© Nicolas Dewitte / LaM
Gli artisti autodidatti
Tra le due guerre, diversi collezionisti si interessano alle creazioni di artisti di modeste origini, costretti a esercitare una professione diversa dalla pittura. Il collezionista Wilhelm Uhde li chiama “primitivi moderni” perché sono legati a una rappresentazione dello spazio in prospettiva senza però padroneggiarne completamente i codici, come i pittori primitivi francesi del XV secolo. Più tardi, Anatole Jakovsky sceglie l’espressione “pittori della domenica” per qualificare questi artisti che possono dedicarsi alla pittura solo nel tempo libero, la domenica o dopo la pensione. Assieme all’autodidattismo, questo è l’unico vero tratto comune di questi creatori che seguono la propria strada senza preoccuparsi di appartenere a una scuola. Molti di loro, come André Bauchant o Louis Vivin, si ispirano a libri illustrati, cartoline o riviste per realizzare le loro composizioni. Séraphine Louis, scoperta da Wilhelm Uhde, è ispirata dalla Vergine. È anche sotto l’influenza di voci, e per portare la pace, che Fleury Joseph Crépin realizza i suoi “Dipinti meravigliosi”. Esposto tra i pittori naïf dopo la Seconda guerra mondiale, viene notato anche da Jean Dubuffet, che fa entrare la pittura spiritica nella categoria di “art brut” che ha appena inventato.

Testa di grande musicista, maggio 1931
Olio su tela, 60 x 49 cm
LaM, Musée d’art moderne, d’art contemporain et d’art brut de Lille Métropole, Villeneuve d’Ascq
© Successió Miró, by SIAE 2025. © Philip Bernard
Art Brut
A partire dal 1945, il pittore Jean Dubuffet sviluppa una rete di informatori composta da medici, scrittori e artisti che lo aiutarono a raccogliere “dipinti, disegni, statue e statuette, oggetti vari di ogni genere” al di fuori dei circuiti del mercato dell’arte. Per far conoscere i frutti delle sue ricerche, apre il «Foyer de l’Art Brut» a Parigi nel 1947. Vi espone in particolare i “Barbus Müller”, delle sculture in pietra realizzate da un coltivatore dell’Alvernia, Antoine Rabany, il cui nome è stato recentemente riscoperto. La galleria si trasferisce nel 1948 e prende il nome di «Compagnie de l’Art Brut».




