ROMA – Colori puri, forme sospese e mani che raccontano la nascita dell’opera: la mostra Altrove mette in dialogo le sculture di Antonia Leonardi e le fotografie di Raffaella Franci in un percorso tra materia, gesto e dimensione cosmica.
Martedì 10 febbraio alle ore 19.00, lo Spazio Merlo di Roma, in via Carlo Emery 61 a Saxa Rubra, inaugura Altrove, mostra che intreccia scultura, pittura e fotografia. Protagoniste sono le artiste Antonia Leonardi e Raffaella Franci, con la curatela di Chiara Castria e Paola Gambino della SUarte gallery.
Appena varcata la soglia, il visitatore viene avvolto da una gamma di colori vivaci. Il pigmento si fa materia e spazio, creando un dialogo fluido tra forme, superfici e immagini. La sede stessa contribuisce al racconto: l’area di Saxa Rubra conserva infatti la memoria dell’antica via Flaminia, con tracce storiche che amplificano il senso di stratificazione tra passato e presente.

Le sfere di Antonia Leonardi
In mostra sono esposte trenta opere, tra cui le misteriose sfere colorate realizzate da Antonia Leonardi, artista catanese. Queste forme, chiamate Altrove, nascono da una ricerca che unisce pittura e scultura in una sintesi essenziale.
Come osserva il critico Andrea Baffoni, il lavoro dell’artista si orienta verso dinamiche cosmiche, trovando una forma che supera i confini tradizionali dei linguaggi. Le sfere sembrano corpi sospesi, presenze silenziose che evocano uno spazio oltre il visibile. Non a caso, Leonardi descrive così il senso del suo lavoro: “È altrove dove ascolto i miei silenzi”.
Queste opere sono state presentate per la prima volta al Mam’s di Sassoferrato, dove alcune sono entrate a far parte della collezione permanente. A Roma, tuttavia, il progetto si arricchisce di un nuovo confronto visivo e concettuale.

Mostra “Altrove”: lo sguardo fotografico di Raffaella Franci
Il dialogo si costruisce infatti attraverso le fotografie di Raffaella Franci, che affiancano e interpretano le sculture. Dopo una personale romana dedicata a immagini elaborate ispirate ai cinquecento anni del Perugino, l’artista concentra qui l’attenzione sulla dimensione umana del processo creativo.
Nelle sue immagini emergono con forza le mani dell’artista, colte nel gesto del fare. È un dettaglio che diventa simbolo. Il lavoro manuale si trasforma in ponte tra azione fisica e nascita mentale dell’opera, sottolineando il legame intimo tra corpo e creazione.
Attraverso questo sguardo ravvicinato, gli Altrove non appaiono più soltanto forme cosmiche, ma diventano anche tracce di una presenza umana che si protende verso l’universo. La materia si fa così racconto, e l’opera diventa strumento per interrogarsi su chi siamo e su quale sia il nostro posto nello spazio infinito.

Un incontro tra materia e visione
La mostra costruisce quindi un percorso che unisce pelle e pigmento, gesto e visione. Le sfere di Leonardi evocano l’infinito, mentre le fotografie di Franci riportano l’attenzione sul corpo che crea. In questo equilibrio si inserisce una riflessione sottile sull’arte come spazio di ascolto e trasformazione.
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