“Life Is Good”, ma non come pensi: Ezgi Günestekin nella Capitale

“Life Is Good”, ma non come pensi: Ezgi Günestekin nella Capitale

ROMA – Dal 28 marzo al 25 maggio 2026, la Mucciaccia Gallery ospita la prima personale italiana di Ezgi Günestekin: una mostra intensa che attraversa emozioni, contraddizioni e fragilità dell’esistenza.

Dal 28 marzo al 25 maggio 2026, la Mucciaccia Gallery accoglie Life Is Good, prima mostra personale in Italia di Ezgi Günestekin. Un debutto che evita qualsiasi forma di compiacimento e si muove invece su un terreno più instabile, fatto di tensioni interiori e stratificazioni visive.

Ezgi Gunestekin

Figlia dell’artista e mecenate Ahmet Günestekin, Günestekin porta a Roma una ricerca che affonda le radici nella formazione architettonica e si sviluppa in una pittura capace di andare oltre la rappresentazione. Le venti opere in mostra, realizzate con acrilico e pennarello su tela, restituiscono figure che non sono mai semplici ritratti, ma presenze sospese, quasi apparizioni che emergono da superfici segnate, incise, attraversate da tensioni.

Ezgi Gunestekin

La sua è una narrazione frammentata, dove ogni elemento sembra appartenere a un racconto più ampio e mai del tutto decifrabile. Le immagini si costruiscono tra geometrie, colori e segni che ricordano ferite, trasformando la tela in uno spazio mentale prima ancora che visivo. È qui che il lavoro dell’artista trova la sua forza. Nella capacità di tradurre la complessità dell’esperienza umana in un linguaggio diretto ma stratificato, emotivo ma mai didascalico.

Ezgi Gunestekin
Io Fabiola Cinque alla Mucciaccia Gallery – Foto Mywhere

Il significato di “Life Is Good”

Il titolo della mostra, “Life Is Good”, suona quasi come una provocazione. Non c’è nulla di rassicurante in questa affermazione, che appare piuttosto come un gesto fragile, una forma di resistenza. Per Günestekin, dire che la vita è “buona” significa attraversarne il peso, accettarne le contraddizioni senza cercare scorciatoie.

Ezgi Gunestekin
Io Fabiola Cinque alla mostra di Ezgi Günestekin alla Mucciaccia Gallery – Foto Mywhere

Dopo la prima personale “How U Feel?” presentata a Istanbul nel 2024, questo nuovo progetto segna un passaggio ulteriore: dalla domanda aperta allo spettatore a una consapevolezza più profonda, che non risolve ma accoglie. Ed è proprio in questa tensione irrisolta che la mostra trova la sua dimensione più autentica.

Giulia Abate titolare della Galleria Mucciaccia al centro tra me e l’artista Claudia Palmira. foto ©Dino Scumaci.

Il critico d’arte Davide Olivero definisce così l’opera di Ezgi Günestekin:

Elemento decisivo è la linea spesso netta, graffiante, affidata al marker come uno strumento di incisione. Essa attraversa il volto, interrompe la continuità pittorica, stabilisce confini e fratture.

Il colore non descrive: agisce. È forza primaria ancora che scelta cromatica. Toni accesi, quasi acri, si innestano su zone più opache e trattenute, producendo un oscillazionione continua tra attrazione e disagio.

La tela diventa uno spazio psichico, non un luogo naturale.

E dall’intervista di Gaia Regoli estrapolo qualche stralcio con le parole dell’artista.

Io Fabiola Cinque e l’artista Susana Soriano dinanzi alle opere dell’artista turca Ezgi Günestekin alla Mucciaccia Gallery di via Laurina. foto ©Dino Scumaci.

Le parole dell’artista

La tua arte è ricca di linee e dettagli intricati talvolta simili a labirinti. Che rapporto instaurano con il colore?

“Nel linguaggio visivo che ho costruito gli elementi, che probabilmente non cambieranno mai sono la linea e la geometria. Linea colore si muovono insieme nel mio lavoro, simultaneamente.l’uso dell’illusione e delle strutture geometriche nasce dal considerare la mente umana non come qualcosa di statico ma come un’entità in continuo cambiamento e trasformazione”.

“Nel costruire questo linguaggio, l’mia intenzione non è reprimere emozioni complesse o difficili, ma trasformarle una percezione più positiva e potente, creando una connessione con lo spettatore attraverso quello spazio”.

“Durante la mia formazione artistica negli Stati Uniti ho attraversato una fase fortemente incentrata sull’arte digitale, e gran parte della mia educazione si è sviluppata attraverso la produzione digitale. Con il tempo, però, sono tornata alla pittura, riconnettendomi con l’essenza del fare. La pittura è sempre stata una parte naturale della mia vita, anche grazie all’influenza di mio padre; è qualcosa con cui sono cresciuta e da cui non mi sono mai sentita distante”.

“Per questo ho iniziato a credere che il luogo in cui riesco esprimermi con maggiore precisione sia quello di un coinvolgimento diretto e fisico. Lavorare toccando e sentendo la materia è diventato per me molto più significativo. Sento di poter esprimere l’emozioni umane in modo più onesto attraverso opere realizzate con contatto fisico diretto. La pittura, per me, non è solo una tecnica, ma uno spazio costruito attraverso emozione, corpo e intuizione. Credo che questo approccio rifletta nel modo più chiaro il mio linguaggio artistico”.

In questa occasione ho chiesto a Ezgi Günestekin se c’è un chiaro riferimento, o se è fonte d’ispirazione, Jean-Michel Basquiat e l’artista mi ha risposto:

Basquiat è uno dei riferimenti più forti nella costruzione del mio linguaggio artistico. Il suo uso del colore, delle immagini e del testo, insieme al suo atteggiamento espressivo e diretto, mi ha profondamente influenzata. Basquiat ha avuto un ruolo decisivo nel farmi riconoscere la direzione che volevo intraprendere nell’arte. 

Tutte le foto MyWhere©

Fabiola Cinque

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