Cosa vedere a Castro dei Volsci: uno sguardo panoramico dal balcone della Ciociaria

La scorsa settimana vi avevamo anticipato di un importante evento previsto a Castro dei Volsci per la giornata di Domenica 17 Luglio. Si trattava del Camef day, annuale sfilata d’auto d’epoca organizzata dal Circolo Auto e Moto d’ Epoca Frusinate, che celebra quest’anno il suo trentennale con una serie di iniziative che culmineranno con il 20 Novembre, giorno del suo compleanno.

MyWhere ha seguito durante questa giornata l’edizione 2016 dell’evento, in cui la location ciociara si presentava al meglio del suo appleal. Sotto il cielo terso di una calda giornata di piena estate, ha avuto luogo il raduno delle fiammanti vetture storiche partite dalla sede frusinate del Camef.

Le manifestazioni del Circolo si pongono l’intento di coniugare la passione per l’automotorismo storico con la cultura territoriale locale e il caso di Camef day 2016 non ha rappresentato un’eccezione.

Dal cuore del centro cittadino di Castro dei Volsci, con la terrazza panoramica, detta “il balcone della Ciociaria” e il sottostante parcheggio Belvedere concesso dal comune per ospitare la mostra statica delle auto, abbiamo infatti potuto percorrere un piccolo itinerario turistico attraverso le bellezze e la storia raccontata dai suoi borghi ridenti.

Castro dei Volsci, il cui nome rimanda alle origini di luogo fortificato e alla popolazione italica che fondò l’originario insediamento ,è un comune situato nella parte meridionale della provincia di Frosinone, nel mezzo della Valle del fiume Sacco. La città, chiamata solo “Castro” sino al 1872 (quando i consiglieri comunali aggiunsero la specificazione “dei Volsci” per evitare confusioni con altre omonime località accomunate dalla stessa derivazione militare) sorge su uno sperone roccioso intorno al quale anticamente si innervava un complesso intreccio viario: ai piedi del colle si trova infatti l’antica via romana che da Anagni prosegue fino a Fregellae (Arce).

Il territorio di Castro dei Volsci fu abitato da epoca antichissima, come dimostrano i resti della cinta muraria poligonale di blocchi calcarei ancora oggi visibili su Monte Nero, che testimoniano una frequentazione del sito fortificato (oggi abbandonato) almeno dal VI sec. a.C. . La doppia cortina difensiva si estendeva per circa due km, è adagiata direttamente sulla roccia calcarea della collina ed è un elemento che accomuna questa città a molte altre del Lazio meridionale. Questo tipo di mura, i cui grandi blocchi sono collocati di taglio e senza l’uso di malta, rimanda infatti ad antiche popolazioni dette “pelasgiche” (secondo alcune leggende si tratterebbe addirittura di giganti), la cui origine si perde nella notte dei tempi.

Fra le testimonianze di epoca romana resta l’area archeologica del Casale, in località Madonna del Piano, dove sono stati rinvenuti i resti di alcune ville rustiche che formavano un vasto complesso edilizio. Una di queste ville faceva parte di un grande impianto termale nelle vicinanze di una sorgente di acqua sulfurea.

Il centro storico, sul colle, presenta un arredo urbano realizzato per io più in pietra calcarea lavorata dalle maestranze locali e si sviluppa attorno a una fitta rete di vicoli intervallati da qualche piccolo slargo. Sul punto più elevato, dove si trovava il castello, vi è oggi proprio il piazzale-teatro del nostro evento, ove l’attenzione del visitatore è richiamata dalla muliebre autorevolezza della “mamma ciociara”. Il monumento, dal forte valore storico e simbolico, fu realizzato nel 1964 dallo scultore Fedele Andreani ed è dedicato al ricordo delle donne cadute o oltraggiate durante la Seconda Guerra Mondiale. Com’è infatti noto, una vasta area del Lazio meridionale fu attraversata della linea Gustav, che nelle ultime battute dell’offensiva alleata fu oltrepassata, lasciando la popolazione civile alla mercè dei “liberatori”, fra i quali si distinsero per ferocia i “goumiers”  francesi. Le truppe algerine si abbandonarono ai loro istinti ben oltre le quarantotto ore loro concesse dal colonnello Jouin e molte città (tra le quali la più colpita fu Esperia, dove non fu risparmiato neppure il parroco) subirono il flagello dello stupro di guerra che riguardò centinaia di donne, prima di divenire materia della letteratura di Moravia e del cinema di De Sica.

A ridosso della piazza abbiamo potuto ammirare la Chiesa di Sant’Oliva, dedicata alla santa patrona cittadina. La chiesa è in stile barocco, menzionata per la prima volta, nella bolla papale del 1125, da Onorio II.

All’interno della cinta muraria di Castro dei Volsci da non perdere è la Chiesa di Santa Maria, nel cui interno si trova l’altare di S.Giorgio, la cui provenienza dovrebbe ricondurre al giuspatronato della famiglia Colonna. All’esterno campeggia un bel campanile romanico; una delle campane, detta del maltempo, è legata ad un’antica tradizione di fede. Essa veniva, infatti, suonata dal sacrestano ogni volta che si preparava una bufera. La leggenda popolare narra che, come per incanto, al suono della campana le nuvole apportatrici di tempesta, ed in particolare di grandine, si diradavano e più di una volta sembravano arrestarsi ai limiti del territorio a quel suono benedetto… non per nulla sulle campane si leggeva frequentemente impresso nel bronzo…fulmina frango.

Proseguendo nel nostro breve itinerario abbiamo raggiunto la Chiesa di San Nicola. Posta vicino ad una delle antiche porte ai piedi del paese, la chiesa fu uno dei primi monasteri benedettini  fondati dopo l’Abbazia di Montecassino. L’esterno ha un’architettura poco rilevante, ma l’interno conserva un interessante ciclo pittorico. Si tratta di due serie di storie dell’Antico Testamento e del Vangelo: la prima serie comprende la Creazione, il Peccato originale, l’Uccisione di Abele; la seconda l’Annunciazione e il Presepe. I due cicli appartengono alla scuola benedettina e sono stati fortemente danneggiati da antichi lavori di ampliamento dell’edificio, già oratorio poi trasformato in una chiesa a due navate.

Sempre nel centro cittadino troviamo la Torre dell’Orologio, antica torre di guardia con orologio del XV secolo, ad ore canoniche. Nel 2014, in occasione del decennale dalla morte dell’attore Nino Manfredi, nativo di Castro dei Volsci, la torre è divenuta sede del Centro Multifunzionale a lui dedicato con all’interno una mostra permanente che espone fotografie tratte dalle pellicole cinematografiche di maggior successo e dalla sua vita privata.

Il nostro tour si è concluso presso l’agriturismo “Il Ruspante”. Il locale è immerso nel verde e sorprende gli ospiti per la gradevolezza dell’ambiente, rustico ma elegante, e per la genuinità del cibo, quasi interamente prodotto negli orti adiacenti la struttura stessa.

La giornata trascorsa ci ha dato modo di appurare come gli eventi di qualità, uniti a una buona comunicazione, possano dare la giusta visibilità a località incantevoli spesso poco conosciute.

castro dei volsci – spantano

castro dei volsci

Stefano Maria Pantano

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