World Pasta Day 2026: 18 piatti raccontano la pasta italiana

World Pasta Day 2026: 18 piatti raccontano la pasta italiana

ITALIA – Il 25 ottobre si celebra la Giornata mondiale della pasta. Dalle ricette piemontesi alla cucina contemporanea. Passando per Liguria, Toscana e Lazio, un viaggio tra tradizione, creatività e contaminazioni internazionali.

Il 25 ottobre torna il World Pasta Day, la Giornata mondiale dedicata a uno dei simboli più riconoscibili della gastronomia italiana. Istituita nel 1998, questa ricorrenza celebra un alimento capace di attraversare generazioni e confini, mantenendo un legame profondo con le tradizioni regionali.

Per l’occasione, un itinerario gastronomico riunisce 18 piatti e sei regioni. Raccontando come la pasta possa conservare la propria identità e, allo stesso tempo, aprirsi a nuove interpretazioni. Dalle sfoglie ripiene ai formati lunghi, fino agli incontri con ingredienti e tecniche internazionali, ogni ricetta restituisce una diversa idea di cucina.

Chef Mattia Franco – Fregola, bisque, gamberi e lamponi

World Pasta Day: dal Piemonte alla Liguria, la forza della tradizione

Il viaggio comincia in Piemonte con il Mitoné di Michelangelo Mammoliti, chef del ristorante tre stelle Michelin La Rei Natura. Trasformando così il vitello tonnato in un bottone di pasta ripieno di vitello, accompagnato da capperi, spezie e uno zabaione salato.

A Torino, invece, Mattia Franco propone una fregola sarda cotta in bisque, con gamberi e lamponi, mentre Giacomo Gagliardi valorizza il plin fatto a mano con asparagi, tuorlo e Parmigiano stagionato 36 mesi. La tradizione incontra anche suggestioni asiatiche nella Tom Kha Soup di Alexander Robles, dove noodles, latte di cocco, galanga e frutti di mare reinterpretano una ricetta thailandese.

Chef Roberto Conti – Raviolo capasanta, clam chowder e tartufo nero

In Lombardia, Roberto Conti, chef di Casa Camperio a Milano, firma un raviolo di capasanta servito su una clam chowder, la zuppa americana di vongole legata a un ricordo familiare. A Golferenzo, invece, Fabrizio Ferrari propone una lasagnetta croccante con erbe aromatiche, ricotta di capra e porcini, mentre Ivan Milani rende omaggio alle radici piemontesi con ravioli al plin ai tre arrosti.

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Chef Ivan Milani – Ravioli al plin ai tre arrosti

Il Veneto è rappresentato dai casoncelli alla mugnaia di Giacomo Sacchetto, ripieni di sogliola e patate. In Liguria, il pesto diventa il cuore dei tortelli di Marco Visciola, mentre la tagliatella all’ortica di Ortica, a Pieve Ligure, incontra il tuccu di Cabannina, un ragù preparato con una razza bovina autoctona.

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Chef Marco Visciola – Tagliatella Ortica

Toscana e Lazio: nuove interpretazioni dei sapori di casa

In Toscana, la pasta diventa terreno di sperimentazione. Niccolò Palumbo, al ristorante Paca di Tenuta Ceri, propone un raviolo con pinoli di San Rossore, fondo bruno di cacciagione e rosmarino. Alessandro Rossi, invece, rivisita i tortellini panna e prosciutto sostituendo i sapori della ricetta tradizionale con una genovese di tonno dell’Elba, crema di cipolla fermentata e ventresca affumicata.

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Chef Marco Visciola – Pasta fresca ligure e agnolotti del plin di Ugo Alciati

A Roma, il protagonista è Davide Puleio, chef del ristorante Pulejo, che firma una pappardella al pomodoro arrosto, basilico ed enfleurage di manzo. La pasta, preparata a mano con polvere di pomodoro, viene completata da una spuma di midollo e pomodori di diversi colori.

Il percorso comprende anche le linguine con cozze all’arrabbiata e pecorino di Enrico Marmo e Jacopo Rosti, oltre alle proposte di pasta fresca artigianale di Nonno Giuan a Genova.

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Chef Alessandro Rossi – Tortellini panna e prosciutto

World Pasta Day: un patrimonio da reinventare

Il World Pasta Day ricorda che la pasta non è soltanto un piatto quotidiano, ma anche un patrimonio culturale capace di evolversi senza perdere le proprie radici. Dai ripieni ispirati alla cucina regionale alle contaminazioni con ingredienti e tradizioni lontane, gli chef dimostrano quanto questo alimento sappia adattarsi a linguaggi gastronomici diversi.

Il risultato è un racconto che parte dalla cucina di casa e arriva all’alta ristorazione, mantenendo al centro il piacere della condivisione. Perché, classica o sperimentale, la pasta continua a essere uno dei modi più immediati per raccontare l’Italia attraverso il cibo.

Steve Moss

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