Festival di Cannes 2017, poco coraggio e tante polemiche

Festival di Cannes 2017, poco coraggio e tante polemiche

CANNES – Cosa resterà del Festival di Cannes 2017? Sicuramente tanti rimpianti, per quello che poteva essere e non è stato. Nonostante una giuria apparentemente audace e prestigiosa, c’è stato troppo poco coraggio, troppe polemiche e soprattutto troppi pochi film all’altezza della Croisette.

Il Festival di Cannes 2017 è stato davvero un vero e proprio pot-pourri. C’è stato un po’ di tutto, dai premi inaspettati a baci appassionati, dai discorsi toccanti ai balli sensuali, dagli attesi, anzi attesissimi ritorni, alle classiche e aspre polemiche. Dal punto di vista dell’entertainment, come piace chiamarlo agli anglofili, c’è solo da tirare giù il cappello agli organizzatori. Gli sketch? Divertentissimi! I discorsi? Spesso originali e toccanti! La Bellucci madrina? Unica, come sempre.

Ma la vera domanda è: e i film, dove sono finiti?! Insomma, stiamo parlando del Festival di Cannes, quello che più di ogni altro dovrebbe porre al centro dell’attenzione le ragioni dell’arte e della qualità! Missione fallita per quest’anno.

Dispiace. Anche perché le premesse per delle buone proposte c’erano tutte, a cominciare dalla giuria, capitanata dal grande Pedro Almodovar.

E allora per analizzare il tutto, partiamo dai vincitori. La sorpresa più grande riguarda sicuramente il premio principale. La Palma d’oro per il Miglior Film se la prende il 43 enne svedese Ruben Östlund, incoronato dalla giuria per la sua commedia ironica dal titolo “The Square”.

L’opera ha colpito per i suoi toni grotteschi, a tratti surreali e soprattutto per la sua forte critica alla borghesia e all’arte contemporanea, mondi ormai troppo chiusi e decadenti per avere un senso secondo il regista. Ed è un caso che il messaggio del film vincitore sia una metafora involontariamente perfetta della situazione di Cannes? Forse sì, forse no.

A contendersi la Palma d’oro con “The Square” è stato quello che a parer nostro è il vero (e probabilmente unico) capolavoro di questa edizione; stiamo parlando del film “120 Battiti al minuto” di Robin Campillo, che racconta in maniera originale e profonda la battaglia contro l’Aids del movimento Act Up di Parigi, attraverso la toccante storia d’amore tra un malato terminale e un militante.

Ad aggiudicarsi il premio “mise en scène” è stata invece Sophia Coppola, accolta da una standing ovation durante la cerimonia (qui in Francia è amatissima), che con il suo “The Beguiled”, dirige Kirsten Dunst e Nicole Kidman in un dramma sfacciatamente femminile, che, forse, soltanto le donne potranno apprezzare a pieno.

Ed è proprio a Nicole Kidman che va il premio speciale istituito per la 70′ edizione, un riconoscimento che ha suscitato molte polemiche, non tanto per l’inaspettata assenza alla Croisette dell’attrice australiana, quanto per il riconoscimento stesso. La Kidman meritava un premio così importante? Sulle doti attoriali dell’ex moglie di Tom Cruise si potrebbero aprire infiniti dibattiti, e difficilmente si arriverebbe a una risposta univoca.

A mettere tutti d’accordo invece sono stati i premi di miglior attrice , a Diane Kruger, e di miglior attore, a Joaquin Phoenix. La 41enne attrice tedesca (ve la ricorderete in Bastardi Senza Gloria e Troy) ha sfoderato la performance della vita nel film “Aus Dem Nichts”, dramma politico ed esistenziale diretto da Fatih Akin.

Incredibile, ma non avevamo dubbi, è il personaggio proposto da Joaquin Phoenix, accompagnato alla kermesse dalla sua nuova fiamma e bravissima attrice Rooney Mara. L’attore americano si è letteralmente superato nel film “You Were Never Really Here”, offrendo agli amanti del cinema, una prestazione brutale, estrema e di sicuro impatto, nei panni di un killer professionista.

Il resto delle proposte, ci dispiace dirlo, non hanno colpito molto. A passare alla storia sarà probabilmente qualcos’altro. Il Festival di Cannes è stato infatti teatro di un’aspra diatriba, sulla nuova piattaforma Netflix. Il mondo del cinema è letteralmente diviso tra i pro e i contro. C’è chi reputa scandaloso inserire nel concorso film che non andranno mai sul grande schermo (su tutti Robin Wright e lo stesso Pedro Almodovar) e chi invece si fa portavoce di un mondo che va avanti a suon di tecnologia. “I miei figli hanno 24,18 e 16 anni – dice Will Smith, tra i membri della giuria – vanno al cinema due volte alla settimana e scaricano regolarmente film su Netflix, quindi non è cambiato nulla. Considero la piattaforma un’opportunità per aumentare la propria cultura cinematografica.”

A porre fine al contenzioso, ci ha pensato Thierry Fremeaux, direttore del Festival, che ha annunciato che dal 2018, la kermesse accetterà in concorso solo film destinati alle sale cinematografiche.

Concludiamo con una nota lieta per il cinema italiano. Jasmine Trinca, protagonista del film “Fortunata” di Sergio Castellitto, si è aggiudicata l’ambito premio Un Certain Regard come miglior attrice. “Sono felicissimo che Fortunata stia piacendo al pubblico e alla critica e che la giuria presieduta dalla guerriera Uma Thurman abbia amato la nostra guerriera di Torpignattara”. Ha dichiarato Castellitto durante la cerimonia.

Paolo Riggio

Roma e Prati, mare e montagna e campi da pallone da piccolo, laurea in cinema alla Sapienza, città europee e scuola di giornalismo sportivo Mario Sconcerti da grande. Scrivo e continuo a giocare a calcio da quando ho ricordi, mi considero un calciofilo. La mia altra grande passione è il cinema che ritengo la rappresentazione più autentica del mondo, lo sguardo di chi analizza al microscopio i contesti della nostra vita e le sue storie offrendocene una visione diversa dalla nostra.
Paolo Riggio

One Response to "Festival di Cannes 2017, poco coraggio e tante polemiche"

  1. Lia   30 Maggio 2017 at 13:01

    Ho sempre più la sensazione che il cinema, nelle forme in cui viene presentato nei Festival ad esso dedicati, stia diventando più una scusa che una reale motivazione. Tutto, appare più centrale, fuorché la qualità. E divampano i messaggi sociali, forti e censurabili come se un film, per essere bello a tutti i costi, dovesse necessariamente rompere le scatole. C’è bisogno di una cura maggiore, dal mio punto di vista, e di un’attenzione più evidente nei confronti di una cinematografia che va spegnendosi.

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