Giocando con Orlando

Giocando con Orlando

Stefano Accorsi e Marco Baliani di nuovo insieme a giocare con i versi dell’Ariosto in un allestimento che propone un ritorno alla purezza della scena dopo l’esperimento del Furioso Orlando del 2012, un successo teatrale che, a differenza di questo secondo “capitolo”, vedeva Baliani solo in veste di regista. Sul palco ci sono solo i due attori vestiti in borghese e i cavalli di Mimmo Paladino sullo sfondo che indicano metaforicamente la giostra per i duelli, gli amori, gli scontri e gli incontri dei cavalieri che appaiono e scompaiono nel girotondo amoroso che il gioco del poema impone. Un’irresistibile cavalcata di rime per uno spettacolo molto fisico, giocato sull’ironia e sull’improvvisazione.
Il regista Marco Baliani ha trasformato così “Orlando Furioso” di Ludovico Ariosto, immaginando quello che il poeta toscano poteva fare quando rappresentava la sua opera nelle corti. E ha tenuto per sé il ruolo di ‘elemento disturbatore’ e giocoso che interrompe l’evolversi della narrazione e alleggerisce per un momento la tensione emotiva, affidando invece la struttura portante a Stefano Accorsi, cavaliere narrante completamente a suo agio nel ruolo di Orlando e di tutti gli altri personaggi maschili e femminili che si dipanano lungo la storia e ai quali l’attore presta la sua voce e il suo corpo dimostrando una grande versatilità interpretativa che il cinema non gli rende giustizia.

Abbiamo incontrato i due attori sul palco del teatro Duse di Bologna poco prima dell’inizio dello spettacolo.

Come stanno andando le rappresentazioni di “Giocando con Orlando?”
Accorsi: Molto bene. È uno spettacolo che portiamo in giro da qualche tempo con tanta gioia, ma dietro c’è anche un grande lavoro fisico. Abbiamo visitato teatri bellissimi come il Duse e si crea sempre una bella atmosfera quindi siamo proprio soddisfatti.
Baliani: Le cose impegnative costano fatica, abbiamo lavorato molto per riuscire a raccontare le migliaia di strofe dell’Ariosto. Siamo partiti da un’idea precisa: raccontare l’Ariosto come due ragazzini che giocano.

Siamo nella tua città Stefano.
È vero. Vedi, sei sempre emozionato prima di uno spettacolo, hai l’adrenalina che monta, ma quando sei nella tua città e hai in mano una cosa che sai che funziona, hai ancora più timore che non funzioni come altrove, forse pensi che qui la gente ti conosca ancora meglio e hai paura di sbagliare.

Amavate l’Orlando Furioso a scuola?
Baliani: No, lo odiavo come tutti i classici della letteratura. Però quando vengono a vederci gli studenti rimangono sorpresi e torna loro la voglia di rileggere il poema.

Lo spettacolo parla fondamentalmente dell’amore non corrisposto di Orlando per Angelica.
Accorsi: Sì. Angelica s’innamora di un soldato del campo avverso, un soldato semplice e Orlando prova la grande delusione di scoprire che Angelica non solo non l’ha mai amato, ma anche che si è innamorata per la prima volta in vita sua di questo ragazzo. Noi raccontiamo questa storia ma anche la storia d’amore di Ruggero e Bradamante. Sono però sempre storie dove qualcuno corre dietro a qualcun’altro, abbiamo scelto questa cifra stilistica perché ci permetteva di parlare ancora di più d’amore. Possiamo dire che abbiamo raccontato tutti i momenti in cui i protagonisti non si baciano, non come al cinema che spesso al momento del bacio finisce la storia!

Giocando con Orlando

Si può impazzire per amore come fa Orlando?
Baliani: Sì, soprattutto quando l’amore è a senso unico e, infatti, qui scopriamo la fragilità di Orlando. Poi in amore è sempre così, è difficile essere in perfetta sintonia con l’altro, quando si entra in sintonia l’amore finisce.
Accorsi: Diciamo che c’è il caso di cui parla Marco, ma spero che esistano anche altri casi dove l’amore non finisca con la sintonia! Marco si riferisce all’amore passionale credo. Noi parliamo di tanti significati dell’amore. Diciamo spesso che l’amore è puro ma non c’è niente di meno puro dell’amore nel senso che nasce dalle nostre esperienze di vita, dai nostri successi e fallimenti e viceversa. Ci s’innamora della persona sbagliata ma proprio perché è sbagliata.

Da Furioso Orlando – lo spettacolo che avete portato in scena la scorsa stagione – a Giocando con Orlando, com’è cambiato il modo di confrontarsi con un autore come l’Ariosto?
Baliani: La prima volta abbiamo esplorato un aspetto che era proprio quella della furia d’Orlando con un modo teatrale in cui lui era un cantore dall’inizio e c’erano delle macchine sceniche che ora non ci sono più. La seconda volta invece abbiamo deciso di diventare francescani, solo questo spazio vuoto e abbiamo messo al centro il nostro giocare. È rimasta l’idea della furia di Orlando e dell’amore ma ci siamo aperti anche ad altre storie.

Uno spettacolo dunque sull’amore ma cosa ci dite di nuovo in questa nuova trasposizione sull’amore?
Accorsi: A narrare questa storia sono due uomini e non un uomo e una donna. Questo cambia molto il senso della narrazione. Per esempio quando Angelica s’innamora per la prima volta noi diventiamo due Angeliche che guardano Medoro. È strano vedere un uomo che parla di come una donna si innamora. Se c’è un personaggio femminile tutto rientra in una sorta di canone più classico. Invece, essendo questo un teatro più artigianale, a livello di senso cambia qualcosa in modo drastico perché il punto di vista della narrazione è cambiato, siamo noi due. Ci tengo a dire che l’idea di questa versione è nata mesi fa ad Asti, un giorno che non erano arrivate le scene del Furioso Orlando e l’attrice, Nina Savary, non ce l’aveva fatta ad arrivare da Parigi. C’erano più di ottocento persone paganti e così, io e Marco, abbiamo cominciato ad improvvisare e a giocare molto in scena dividendoci i pezzi e improvvisando. Marco aveva addirittura i fogli in mano perché non conosceva a memoria il testo per quanto l’avesse scritto. Siamo talmente piaciuti al produttore in questa nuova veste che ci ha detto subito che questo sarebbe stato il prossimo spettacolo che avremmo portato in scena.

Avete gestito molto bene l’imprevisto devo dire. Ma com’è recitare in versi?
Accorsi: Adesso è bellissimo ma durante le prime rappresentazioni di 3 anni fa io facevo degli incubi dove c’era una persona che mi diceva: ”Guarda che stasera si recita in inglese”. Ero disperato! Noi poi lasciamo l’armonia del verso ma cerchiamo anche l’autenticità, la verità da narrare al pubblico. Oggi posso dire che recitare in versi è bello perché è più magico, appena la gente sente i versi si pone in un altro stato d’animo e questo ha a che fare con la magia del teatro. Io e Marco siamo narratori, siamo continuamente dentro e fuori dalla storia. La gente ogni volta che entriamo nella storia ci crede.

Stefano è un caso che tu abbia chiamato tuo figlio Orlando o l’hai chiamato cosi proprio perché hai sempre amato questo personaggio?
É un caso, è venuto prima il figlio e poi lo spettacolo.

In futuro vi avvicinerete anche a un altro grande autore del passato.
Baliani: Sì, Boccaccio col Decamerone. Io però farò solo la regia e Stefano sarà in scena assieme ad altri 5 attori.

Allora non mi resta che augurarvi in bocca al lupo anche per il vostro futuro spettacolo!

Sara Di Paola

Fin da quando ero bambina si diceva che in me convivevano due lati opposti: seria e quasi timida a scuola ed estroversa nella vita privata. Questa mia seconda caratteristica l’ho applicata a due attività che potessero esprimere al meglio la mia vena artistica e il mio amore per lo spettacolo: il ballo, ma soprattutto, il teatro che, dopo tanta gavetta, mi ha portato a diventare attrice professionista e mi ha permesso di trasformare un hobby in un secondo lavoro. E se è vero che si comincia un po’ a morire nel momento in cui cala il fuoco di ogni nostra passione, il mio non si è ancora spento e così passo la mia settimana destreggiandomi tra lavoro, amici, fidanzato, ballo e teatro in un incastro perfetto…o quasi!
Sara Di Paola

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