Giovanni Lindo Ferretti in Tour A Cuor Contento, idolo suo malgrado

E’ tornato a calcare i palchi anche in questo scorcio di estate 2016 Giovanni Lindo Ferretti, ex leader dei CCCP-CSI, con il suo tour solista A Cuor Contento. Un Tour che in realtà è un lungo viaggio non pianificato - iniziato nel 2011 - attraverso 30 anni di repertorio e del cui successo pare lui stesso meravigliarsi. Anche perché, diciamolo, scoprire in tempo utile le date delle sue apparizioni è una vera e propria caccia al tesoro. Lo abbiamo seguito al BOtanique di Bologna e al Festival del Jazz di LaSpezia prima della “pausa estiva”. Augurandoci che vorrà regalarci nuove apparizioni a settembre

Giovanni Lindo Ferretti in Tour A Cuor Contento, idolo suo malgrado

“Non fare di me un idolo / mi brucerò
Trasformami in megafono / m’incepperò”.

“A Cuor Contento” non è certo il nome di un Tour che assoceresti d’istinto a Giovanni Lindo Ferretti. Diciamolo. Eppure è così che l’ex leader dei CCCP/CSI si presenta da 5 anni a questa parte, abbandonando a tratti, in una sorta di transumanza, il rifugio di Cerreto Alpi in cui di fatto si è ritirato.

“A Cuor Contento”. Detto semplicemente così, per chi lo conosce, fa quasi paura.

Personaggio controverso, anima inquieta, Giovanni Lindo Ferretti ci ha abituato, in trent’anni di carriera, a ben altre trame. E ci ha sempre regalato testi che tra rime elementari, irriverenti paradossi e affondi taglienti ti si imprimono nel cervello con la forza di un acido corrosivo.

Ti fanno riflettere, ti elettrizzano, ti stonano. Ti trascinano in un magma di sensazioni indescrivibili – o indefinibili – a metà strada tra l’euforia e l’abbattimento. Ma non propriamente “a cuor contento”.

Qualcuno ha scritto: “per apprezzare i suoi concerti non serve che ti piaccia la sua musica. E’ sufficiente non sentirsi a posto”.

E lui in qualche modo conferma: “ho scoperto nel tempo che ho una forte tendenza a somatizzare il disagio”. Concetto che traslato dalla vita privata a quella artistica, ha fatto della sua musica la cassa di risonanza del malessere esistenziale di intere generazioni.

Dal proto-punk più elementare e rumorista degli esordi alle tempeste magnetiche di Tabula Rasa. Dagli Appennini alla Mongolia. Da Spara Jury a Curami, da Stati di Agitazione a Depressione Caspica. Dal punk filosovietico al salmodiare mistico-liturgico di Saga. Passando per folgorazioni techno pop e musica melodica emiliana.

Oggi a Cuor Contento.

Qualcosa non torna. O forse sì. Perché non hanno mai il significato che dovrebbero, le parole, nei testi di Giovanni Lindo Ferretti. I testi ti si rivoltano contro e il senso slitta sempre altrove. Sgretolando luoghi comuni. Scavando sotto le apparenze. Ribaltando la superfice di tutto quello che hai fatto l’errore di dare per scontato. Fosse anche la tua stessa immagine.

Ecco magari il senso è quello.

In lotta perenne contro derive consumistiche e incasellamenti definitivi (Non sono un vuoto a perdere / né uno sporco impossibile / né un marchio registrato / né un prodotto di mercato / (…) non cerco centri di gravità permanenti) Ferretti, varcata la soglia del nuovo millennio, non si omologa nemmeno a se stesso.

“Quando mi trovo di fronte persone che, in qualche modo, si sono costruite anche una piccola mitologia di Ferretti penso sia ora di distruggerla”. E il palco da cui arrivano le affermazioni non lascia dubbi (Atreiu 2015).

“Non fare di me un idolo / mi brucerò”, per dirla in musica.

Così, a fronte di un programma che lo presenta “in TOUR sui palchi di club e festival musicali” dove “torna a raccontarsi ESCLUSIVAMENTE con le canzoni del suo repertorio solista e quelle dei CCCP e dei C.S.I.”, mentre tu  corri con la mente a Stati di Agitazione, lui si presenta A Cuor Contento. E ti aggroviglia il cervello prima ancora che tu decida di andare a vederlo, il concerto. O che parta una singola nota.

Giovanni Lindo Ferretti - In Tour A Cuor Contento (Locandina e CD Cover)
SOPRA: Giovanni Lindo Ferretti, A Cuor Contento (Locandina e CD Cover)

Perché è una ferita aperta, A Cuor Contento, con quel testo rosso sangue che si staglia come uno squarcio sullo sfondo immacolato della locandina (e del CD), una figura nera come la morte che ti fissa inerme a cuore letteralmente aperto, su un palco vuoto, “ora che nervi scoperti, inquietudini fatte corpi, stati di agitazione in fibrillazione sono nutrimento quotidiano e l’incarognimento sembra l’unico comune traguardo”.

Fuor di metafora, tra emozioni contrastanti, nel 2011 lui stesso lo presentava così, questo ritorno: “Abbandonare casa anche per pochi giorni stringe il cuore e in questa stagione sembra impossibile; ovunque si posano gli occhi c’è qualcosa da fare. I pascoli, i boschi, la casa, i cavalli (…). Lasciarli, per quanto in ottime mani, fa male.”

Continuando sulla stessa scia, negli anni successivi, ce lo ha sempre raccontato come un’esperienza altra da sé, questo Tour, una necessaria discesa a valle per vendere i suoi “prodotti” allo stesso modo in cui, da quel piccolo paesino montano dell’Emilia in cui risiede, scendevano a valle i suoi genitori e i suoi nonni. Solo che loro scendevano per vendere i prodotti della terra, i frutti del loro lavoro. Lui per offrire la sua anima e la sua storia in musica.

Si spiega così, forse, anche la grafica smaccatamente cruda e dozzinale – ci perdonerà l’artefice – di CD e locandina, lontana anni luce dalle mitiche cover degli anni 80-90, quelle in cui ostentava fedeltà a una linea che non c’era e contaminava ideologia sovietica e chimere consumistiche.

Crollata la prima rimangono i detriti delle seconde insomma, lasciandoci orfani di una dicotomia che Ferretti non ha mai mancato di rivoltare contro se stessa. “Sono come tu mi vuoi” docet. Ma anche NoMusic, attuale etichetta discografica, dà da pensare.

Bene. Fin qui allora tutto nella norma. O quasi. E la musica?

Rispetto al 2011 i cambiamenti sono minimi ma sostanziali, come sottolinea anche la locandina: spariscono definitivamente i PGR, si ampliano e consolidano i pezzi storici di CCCP e CSI (ultima entrata Curami), rimangono, come una sorta di cornice, di interpunzione, di punteggiatura, gli accenni a Saga, a rimarcare che non è un concerto dei CCCP quello che si svolge sul palco. E nemmeno dei CSI, per chi ancora non se ne fosse accorto.

I suoni sono più puliti, meno graffianti, un po’ zuccherosi, a tratti artefatti. Ma in fondo è normale così: i tempi sono cambiati, non ci sono più i compagni di una volta e l’assenza è giusto che si noti. Mancano Zamboni, Annarella Giudici, manca Fathur, ma non c’è più nemmeno il muro di Berlino, la guerra fredda, il blocco sovietico e tante altre cose.

La scaletta si snoda da Pons Tremolans, prima traccia di Saga, a Spara Iuri, in un percorso a ritroso dal presente al passato che è quasi un ritorno a casa, specchio e metafora di quello stesso ritorno che ha portato Ferretti a ritirarsi dal mondo e dalle scene per tornare a Cerretto Alpi, alla ricerca delle sue radici, di ritmi antichi, pratiche secolari, e legami millenari tra uomini, animali e montagne che solo in quei luoghi ancora si respirano.

I tempi sono cambiati, decisamente, e Ferretti ci tiene a precisarlo.

“Cosa ci faccio io qui? Ancora? Residuo salmodiante che sussurra, modula, scandisce manciate di scongiuri, preghiere, invocazioni.(…)
Ricomincio da capo. Un palco, una voce, due suoni: il violino e alternativamente basso o chitarra, la batteria elettronica quando serve. La cadenza si fa fluida s’arrotondano le asperità trova spazio il sorriso e la tensione muove altri percorsi”.

E’ un Ferretti solista, in definitiva, quello che torna in Tour A Cuor Contento, a rivendicare tutte le sue contraddizioni e le sue incongruenze. Barbaro e latinista, di destra e di sinistra, trasgressivo e ortodosso, reduce da mille crolli battaglie, rinascite ma anche “pacificato, senza recriminazione alcuna, senza rimpianti”. Sorge perfino il sospetto che dopo essersi rivoltato contro la sua stessa natura, sia finalmente riuscito a prendere le giuste distanze da tutto: dal mondo, dalla società, dal pubblico, dalla vita e dalla sua stessa musica.

Idolo suo malgrado. O forse no.

Perché lui dal canto suo ingarbuglia come sempre le carte in tavola:
“Conoscendo i miei difetti e dubitando dei pregi so di non essere adeguato al ruolo pubblico che mi è assegnato: la trasgressione del punk, la banalità accattivante del rock, la rassicurazione del neo convertito. Invertire l’ordine considerando trasgressivo il convertito, rassicurante il punk, ferma restante l’accattivante banalità del rock, nulla cambia”.

Lo prendiamo come un sintomo di forma smagliate e ce ne rallegriamo.

Sul palco sconnessioni temporali, polaroid da un’altra vita in altro secolo, altro millennio.

Sotto: Festival del Jazz della Spezia – ©2016 Ph. Carlo Prezioso (use by permission)

Giovanni Lindo Ferretti in Tour A Cuor Contento 2016

Giovanni Lindo Ferretti in Tour A Cuor Contento 2016

Giovanni Lindo Ferretti in Tour A Cuor Contento 2016

Giovanni Lindo Ferretti in Tour A Cuor Contento 2016

Giovanni Lindo Ferretti in Tour A Cuor Contento 2016

Giovanni Lindo Ferretti in Tour A Cuor Contento 2016

Giovanni Lindo Ferretti in Tour A Cuor Contento 2016

Giovanni Lindo Ferretti in Tour A Cuor Contento 2016

Giovanni Lindo Ferretti in Tour A Cuor Contento 2016

Giovanni Lindo Ferretti in Tour A Cuor Contento 2016

Giovanni Lindo Ferretti in Tour A Cuor Contento 2016

Giovanni Lindo Ferretti in Tour A Cuor Contento 2016

Giovanni Lindo Ferretti in Tour A Cuor Contento 2016

Giovanni Lindo Ferretti in Tour A Cuor Contento 2016

Description

Sotto: BOtanique Bologna -©2016 Ph. MyWhere / redazione (use by permission)

Sotto: il trailer del film-documentario su Giovanni Lindo Ferretti “Fedele alla Linea” di Germano Maccioni (2013)

INFO
Per informazioni sempre aggiornate sulle date del Tour “A Cuor Contento”:
www.facebook.com/GiovanniLindoFerretti/

Quando non ripercorre la sua carriera in musica, lo trovate impegnato a perfezionare le esibizioni della sua nuova opera equestre a cura della Corte Transumante di Nasseta, libera compagnia di uomini, cavalli e montagne. Tutte le info qui: www.facebook.com/FondazioneGiovanniLindoFerretti

Daniela Cisi

Consulente di Marketing e Social Media Manager, è appassionata di cinema, fantascienza, arte, musica e spettacolo, con particolare riferimento a tutto ciò che contamina massivamente e in forma inestricabile quanto appena elencato sopra. Accanita consumatrice di serie TV, B-Movie, Urania,  fantascienza e musicalmente fuori dagli schemi. Ama la neve, lo snowboard, il golf e le sfide. Digital addicted. Odia i percorsi lineari, la mancanza di fantasia e i bunker. Incidenti di percorso: Laurea in Lingua e Letteratura Anglo-Americana, Diploma di tecnico-progettista di Ipertesti, Master in Marketing, Comunicazione e Nuove Tecnologie con approfondimenti di semiotica applicata alla Comunicazione Pubblicitaria e al Marketing Digitale.
Daniela Cisi

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