Ripensare e vivere la libreria con Universitas

FROSINONE – Non è certo un’età dell’oro quella che stanno attualmente attraversando le piccole librerie. Sono sempre di più quelle costrette ad arrendersi di fronte all’avanzata della grande distribuzione on line e degli e-book, ma esistono esempi alternativi e non soltanto nelle grandi città. Valori aggiunti come la qualità del servizio, la competenza del libraio e la passione, rappresentano assi nella manica che le librerie possono giocare in questa nuova fase dei consumi culturali. Se per il prossimo San Valentino avete intenzione di fare una dedica speciale, continuate a leggere e saprete dove recarvi…

«Il verbo leggere non sopporta l’imperativo», scriveva Daniel Pennac in Come un romanzo, «avversione che condivide con alcuni altri verbi: il verbo “amare”, il verbo “sognare”»…

Secondo i dati Istat si è stimato in Italia un calo di lettori di libri dal 42% del 2015 al 40,5% nel 2016. La percentuale dei cosiddetti “lettori forti”, ossia di coloro che leggono mediamente più di un libro al mese, è del 14,1% e si tratterebbe di una cifra stabile nel tempo. Esiste però una percentuale relativamente alta di famiglie (9,1%) che non ha alcun libro in casa, mentre è il 64,4% ad averne al massimo 100. In campo editoriale questi dati si traducono in un calo anche dei titoli pubblicati (-6,7%).

A questo trend negativo, che riguarda anche i lettori abituali di quotidiani, diminuiti nel 2016 rispetto all’anno precedente (bilancio su cui pesa indubbiamente anche l’aumento dell’accessibilità delle notizie sul web), corrisponde un’inversione di rotta per le visite nei musei e gli spettatori nei cinema, cresciuti nel 2016 rispetto all’anno precedente, rispettivamente del 6,2% e del 2,5%. Il medium più amato dal Bel Paese resta comunque la televisione, guardata dal 92,2% della popolazione dai 3 anni in su.

Dati che confermerebbero un sorpasso, già acclarato da tempo, di una cultura della visione a detrimento di una cultura della lettura e quindi dell’immaginazione.

La recentissima notizia della rivendita on line a metà prezzo del bonus cultura, sciaguratamente erogato a pioggia a tutti i diciottenni senza distinzione di reddito e meriti, sembra in perfetta sintonia con quanto sin qui esposto.

Si dice che, perché i libri possano vivere, essi vadano letti più che posseduti, come è altrettanto vero che oggi esistono strumenti come il libro elettronico che rendono non necessario il possesso di una copia fisica dei testi, ma è pressoché indiscutibile (pur fatto salvo lo sviluppo del mercato on line) che il dato sulla percentuale di famiglie italiane che in casa non hanno libri, sia legato alla crisi che affligge quello che è da sempre, accanto alla biblioteca, il principale punto di riferimento dei lettori: la libreria.

Dal pregevole articolo di Melania Mazzucco, intitolato Bellezza in libreria e pubblicato in Robinson di Repubblica del 18 Dicembre 2016, apprendiamo di un’accessibilità difficile e difforme ai libri in Italia. Sarebbero infatti 13 milioni gli Italiani che vivono in Comuni con più di 10mila abitanti dove non esistono librerie. Ne segue che il 21,1% della popolazione non ha accesso diretto ai libri, come affermato in un’indagine dell’Aie (Associazione Italiana Editori) presentata a Più libri, più liberi.

Da questa indagine emerge un’uniformità del problema da Nord a Sud: troviamo comuni privi di librerie tanto in Piemonte, con Vianovo, Pianezza e Galliate, quanto in Sicilia, con Bronte, e in Calabria, con la bellissima località turistica di Isola Capo Rizzuto.

La classica dicotomia dell’Italia a due velocità, foriera anche di tanti pregiudizi, ritorna però negli esempi che si discostano dalla media. Dalla classifica 2016 sulla qualità della vita stilata da Il Sole 24 Ore, l’eccellenza in positivo si registra infatti al Nord, con la Provincia di Massa-Carrara al primo posto nazionale per numero di librerie sul numero di abitanti, seguita da Rimini e Siena. Caso di rilievo in negativo è rappresentato invece dalla Provincia di Foggia, in cui il Comune di Cerignola è particolarmente eclatante tra quelli senza librerie, in quanto esso conta più di cinquantottomila abitanti e ospita ogni anno la Fiera del libro, dell’editoria e del giornalismo, giunta alla settima edizione.

L’articolo di Mazzucco, il cui incipit ricorda tanto quello di un buon romanzo, riguarda il successo di librerie che rappresentano un’eccezione al trend nefasto di fallimenti patito da molti esercizi, costretti alla chiusura uno dopo l’altro. Il principale dei casi più fortunati è rappresentato da Acqua alta, fiabesca libreria veneziana finita in cima alle classifiche internazionali come “la migliore libreria del mondo” e i cui filmati su youtube vantano migliaia di visualizzazioni.

Questo luogo, sorto quindici anni fa in un ex magazzino presso calle Longa e popolato dal titolare Luigi Frizzo, dai suoi due gatti e dai visitatori che vi si recano come farebbero per un museo o una cattedrale, pare uscito dalla penna di J. K. Rowling o di Tolkien, ed essere interamente edificato con i libri. Ve ne sono ovunque, di ogni genere, epoca, edizione, costo e in ogni stato di conservazione. Quelli che traboccano dalla gondola che occupa la sala principale sono principalmente di argomento veneziano, mentre la stanza limitrofa ospita la saggistica, la poesia, la narrativa e i fumetti. Ad Acqua alta è possibile rinvenire testi fuori catalogo da decenni e in alcuni casi i collaboratori di Frizzo riescono nell’impresa di recuperare, quali novelli Galndalf alla ricerca di reconditi segreti silenti in archivi polverosi, desiderata impossibili altrove.

Mazzucco enumera altri esempi virtuosi in Italia, come la libreria Gogol&Company a Milano, dove convivono arte, musica e cibo ed è possibile addirittura leggere libri portati da casa; la libreria Modus Vivendi di Palermo, dove si possono acquistare tessuti e gioielli provenienti dall’India e si tengono eventi caratteristici come “Appuntamento al buio”, in cui si regalano dei libri a scatola chiusa; la Libreria Stoppani di Bologna, anche casa editrice e cooperativa culturale principalmente dedicate alla letteratura per ragazzi; la libreria Altroquando di Roma, vicino Piazza Navona, dove coesistono rassegne cinematografiche, corsi di fumetto, musica dal vivo e birra artigianale.

Caratteristiche comuni fra queste librerie, sono in primis quelle di avere un’identità unica e di offrire esperienze che vadano al di là della mera vendita dei libri. Ciò è fondamentale, soprattutto se si pensa al fatto che la concorrenza dei grandi distributori on line rappresenta oggi un ostacolo insormontabile per qualsiasi libreria che abbia una sede soltanto fisica.

Ripensare la libreria e proporre un nuovo modo di viverla appare pertanto fondamentale per garantirne la sopravvivenza, soprattutto nel caso delle più piccole, che spesso racchiudono quel calore e quel quid difficilmente descrivibile che resta estraneo a tutti i settori del mercato della grande distribuzione.

La lezione sembra essere stata recepita positivamente anche in alcune realtà di provincia che, come Frosinone, stanno scommettendo sulla cultura con una nuova mentalità per gettare i semi di un rilancio del territorio auspicato da tempo.

Massimo Giovanni Di Vito e Patrizia Morano
Massimo Giovanni Di Vito e Patrizia Morano

Non sono rarissime le librerie ciociare che sono state in grado di reinventarsi in tempo di congiuntura, ma il caso di Universitas, a Sora in Via Giurati 1, ci è parso degno di nota, tanto per la professionalità e la gentilezza dei titolari Massimo Giovanni Di Vito e Patrizia Morano, quanto per la versatilità con cui lo spazio è capace di rappresentare un punto di riferimento per la comunità cittadina, e non solo, da ormai quasi quindici anni. Più che di un cambio di strategia di marketing per sopravvivere, la peculiarità di Universitas si presenta come un tratto connaturato nel suo DNA.

Come suggerito eloquentemente dal suo nome, sin dall’inizio della sua attività questa libreria ha dimostrato particolare attenzione agli studenti e ai docenti, oltre che ai lettori in generale. Non a caso, proprio negli anni in cui apriva i battenti Universitas, a pochi metri della prima sede di Via San Tommaso (la libreria si è da poco trasferita nella nuova sede) si aprivano anche le porte del polo distaccato dell’Università di Cassino. Nel tempo quest’ultimo avrebbe visto la propria parabola tutta in discesa, destino non condiviso dalla libreria grazie a una politica gestionale vincente.

Oltre alla vasta scelta di testi sempre aggiornati, fra cui figura anche la saggistica di interesse locale come quella prodotta dal Centro Studi Sorani “Vincenzo Patriarca”, la forza principale di Universitas è quella di fungere da luogo di aggregazione per la comunità, in cui passare pomeriggi e serate piacevoli fra l’intrattenimento e lo scambio culturale. Ciò grazie soprattutto al ruolo che in essa ricoprono gli eventi, che richiamano pubblici di tutte le età e mantenendo un livello sempre qualitativamente molto alto. Si spazia dalle letture animate per i più piccoli, alle presentazioni editoriali, alle conferenze, sino allo spettacolo teatrale e musicale…

Osservava Tullio De Mauro, linguista di chiara fama, Ministro della Cultura (e a sua volta grande lettore) recentemente scomparso, che la cultura non è ciò che sappiamo, è quello che siamo e testimoniamo con la nostra vita; è la sintassi delle relazioni umane.

Sono proprio queste ultime a trarre giovamento dalle iniziative che animano regolarmente la libreria Universitas. Abbiamo preso parte ad alcuni di questi momenti e presto vi racconteremo di più dei relativi protagonisti. Incontreremo attori professionisti, musicisti, scrittori e studenti universitari che hanno dimostrato di poter creare e gestire spazi in cui condividere i propri progetti culturali.

State con noi per la seconda parte!

Stefano Maria Pantano

Et unum facere et aliud non omittere! Ricordo con affetto queste parole, che uno dei miei più cari maestri di prima gioventù amava ripetermi. Non sempre però riesco a mettere in pratica il prezioso precetto dei padri latini, essendo io alla perenne ricerca di un equilibrio e di una pace mai trovata. Mi dibatto tra vari interessi che vanno dallo studio al teatro (visto e recitato), dallo sport alla scrittura cercando la mia stella. Fisicamente a metà fra l’atleta e il topo da biblioteca, ma sempre più tendente verso il secondo, la mia eterna preoccupazione è che quello che faccio sia fatto degnamente, secondo un’espressione orientale che mi sta molto a cuore: kung fu (“lavoro molto duro praticato con abilità e sacrificio”).
Stefano Maria Pantano

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