Trieste, città di cinema, arte e cultura

In occasione della 15°edizione del Trieste Science + Fiction abbiamo visitato la città del caffè, della bora, del Porto (franco dal 1719 durante il periodo asburgico) e degli scorci meravigliosi ad ogni imbocco di via. Un luogo magico costellato di piccoli tesori racchiusi tra le ampie strade e i palazzi che ricordano quelli imperiali di Budapest e Vienna. Trieste, capoluogo di provincia e della regione del Friuli-Venezia Giulia, è una città enigmatica e affascinante. A vocazione mediterranea come la Venezia con cui rivaleggiò a lungo per il predominio nel commercio fin dal Quattrocento e, a differenza della Serenissima, mitteleuropea nell’anima, è un luogo sospeso nel tempo e dotato di “scontrosa grazia”, come scrisse il suo figlio prediletto Umberto Saba che la definiva “come un ragazzaccio aspro e vorace, con gli occhi azzurri e mani troppo grandi, per regalare un fiore”. Altera e accogliente, municipale e cosmopolita, ha vissuto, fin dalle sue origini, di seducenti contraddizioni, trattenendo nella sua essenza sapori, culture e religioni dell’Europa orientale, sposate alle lingue latine, slave e tedesche che animarono le variopinte parlate delle sue vie e dei suoi eleganti quartieri. Chi, passeggiando per Piazza dell’Unità o costeggiando Canal Grande si aspetti di scorgere una girandola di capolavori ad ogni angolo di strada, rimarrà deluso, perché è la stessa Trieste un tesoro a cielo aperto in cui respirare l’aria dei dintorni carsolini e istriani, la fragranza inconfondibile e penetrante dei caffè, le brezze del ponentino di mare e quelle secche di terra, lo scirocco d’estate e il maestrale d’autunno.

Trieste, città del vento che porta con sé imperiali reminiscenze e fasti di un passato glorioso, ammalia e strega il visitatore occasionale e i suoi abitanti da sempre orgogliosi dei suoi centri di cultura, dei suoi luoghi d’incontro e delle bellezze che la circondano.

Nella lettera a Nora del 1909, James Joyce, figlio acquisito della bella terra, scriveva: “la mia anima è a Trieste”. Il poeta, trasferitosi a ventidue anni, era stato insegnante di inglese di Italo Svevo e aveva tanto amato il capoluogo del Friuli da aver riportato nell’Ulisse alcuni personaggi conosciuti nella città. Crocevia culturale e importante snodo commerciale, Trieste ha vissuto, nel corso dei secoli, di influssi culturali e di mille “diversità” che possono leggersi nei suoi monumenti e nel temperamento stesso dei triestini. Il nostro itinerario alla scoperta di Trieste è partito, naturalmente, dalla maestosa e monumentale Piazza Unità d’Italia. Lo spazio che si apre al visitatore è una vista mozzafiato che si estende verso il mare, dove un tempo vi era solo un piccolo porticciolo.

Centro pulsante della città e dal forte impatto visivo in chi lo ammira, il grande spazio proteso verso le acque rappresenta non solo una straordinaria attrazione turistica, ma un luogo-simbolo che fu teatro di importanti eventi storici e politici.

Dallo sbarco nel luglio 1914 delle salme dell’arciduca Francesco Ferdinando e della moglie uccisi a Sarajevo all’arrivo nel novembre del 1918 dei bersaglieri italiani scesi dal cacciatorpediniere “Audace”. Piazza-simbolo del potere civile e politico, deve il suo assetto definitivo alle opere di ampliamento e ristrutturazione di Giuseppe Bruni. Il fondo della piazza è occupato dal Palazzo comunale, opera risalente al 1870 che ha un eclettismo stilistico d’insieme; l’edificio è sormontato da una torre campanaria con un grande orologio e sopra questo vi è una campana e due paggi che battono i rintocchi. Davanti al palazzo si erge la Fontana dei quattro continenti creata da Giovanni Domenico Mazzoleni nel 1751, mentre in direzione del mare si può vedere Palazzo Modello e contiguo ad esso Palazzo Stratti. Sul lato destro sorge l’edificio più recente, il Palazzo del Governo, mentre a sinistra del Palazzo comunale c’è Palazzo Pitteri. L’ultima costruzione e quella più imponente, sul lato sinistro, è il Palazzo del Lloyd Triestino, sede della giunta regionale. Uno dei centri culturali più vivi e significativi della storia di Trieste è senza dubbio il colle di San Giusto, il primo nucleo abitato dell’antica Tregeste nell’ultima fase dell’età del bronzo. Lo abbiamo visitato in una soleggiata mattina di novembre e ci siamo soffermati sui tesori raccolti al suo interno: la cattedrale, il campanile, il battistero di San Giovanni, la chiesa di San Michele al Carnale, la basilica romana, il castello, l’orto lapidario. Partendo dalla città vecchia e giungendo sulla sommità del colle, è possibile ammirare l’eleganza e il fasto della Trieste asburgica. La Cattedrale di san Giusto divisa all’interno in cinque navate, sorge su un precedente tempio romano dedicato alla triade Giove, Giunone e Minerva e raccoglie importanti decorazioni musive come quella situata nel sacello di San Giusto risalente ai primi anni del XIII secolo. Da notare all’interno della cattedrale la tavola risalente al 1540 con la Madonna che allatta il bambino con San Giusto e San Sergio. Si racconta che sotto il dominio dioclezianeo un giovinetto di nome Giusto divenne martire e fu gettato in mare con una pietra attaccata al collo. Insieme a Eufemia e Tecla morte nel 256, San Giusto fu uno dei primi martiri cristiani e ben presto divenne protettore di Trieste. Dall’Arco di Riccardo forse fatto erigere per volere di Ottaviano nel 33 a. C al Teatro romano fatto costruire su ordine di Quinto Petronio Modesto tra il I e il II secolo d. C, le testimonianze della storia romana sul suolo triestino sono molteplici e tutte perfettamente integrate nel tessuto urbano cittadino. Straordinariamente suggestiva la gradinata del teatro che sale verso San Giusto e la scena rettangolare che un tempo arrivava sulla riva del mare. Nella città dai mille influssi culturali si possono ammirare, a stretto contatto le une dalle altre, testimonianze artistiche le più disparate; basti pensare che, in prossimità dell’Arco di Riccardo è possibile osservare la Rotonda Pancera, costruzione neoclassica con la parte anteriore della facciata decorata con colonne ioniche e bassorilievi, estesa lungo un tessuto urbano che è ancora di tipo medievale. Spostandoci dall’insediamento originario alla città nuova, abbiamo scoperto nuovi tesori architettonici come la chiesa di San Spiridone, edificio anticamente dedicato al culto serbo-ortodosso, poi ricostruito intorno al 1861 in stile neobizantino. Munita di cinque cupole azzurre, è una chiesa con pianta a croce greca di grande imponenza e decorata con tecnica che mischia usa dell’oro e ornamenti di diverso tipo. Colpo d’occhio molto suggestivo, Il canale grande, attraversato da due ponti è circondato da edifici in stile neoclassico e vicino vi è la Piazza del Ponterosso adibita ancora oggi a mercato, nel cui centro campeggia la fontana del Giovanin fatta costruire per volere di Giovanni Mazzoleni nel 1753. Nel borgo Teresiano che inizia da Piazza della Borsa, centro economico e finanziario triestino dalla forma triangolare, è possibile ammirare l’eleganza dei palazzi neoclassici e di quelli che raccolgono stili diversi perfettamente amalgamatisi agli altri e la luce che, suggestiva nelle ore pomeridiane, illumina le ampie strade e le quinte scenografiche delle due chiese principali che qui si ergono. Un itinerario pittoresco che è stato raccontato dalle tante “voci” della città – Italo Svevo, Umberto Saba e James Joyce – ma anche dall’ “occhio” attento e poetico di registi e sceneggiatori di cinema. Basti pensare alle prime “fotografie animate” del 1886 o ai tanti film che hanno avuto la città come scenografia principale, dalle spy-story anni Cinquanta (Cuori senza frontiere, Ombre su Trieste) al filone letterario inaugurato dalla trasposizione filmica di Senilità, al primo film di Peter del Monte girato in digitale nel 1987: Giulia e Giulia. Il ragazzo invisibile di Gabriele Salvatores ha illuminato per ultimo, attraverso il filtro della fantascienza made in Italy, le bellezze triestine.

Ma non di sola arte vive l’uomo, per questo le nostre soste presso i famosi caffè triestini, in particolare l’antico Caffè Tommaseo adiacente a Piazza Unità d’Italia, hanno reso ancora più gradevole con miscele dal verde al nero, un itinerario alla scoperta di una città dalle mille suggestioni: il mare e i canali, i musei e i caffè letterari, l’antico borgo romano e la città nuova.

Se andrete a ripercorrere questi luoghi, ne rimarrete stregati come me, non posso che esserne certo.

Trieste, città di cinema, arte e cultura

Vincenzo Palermo

Cinefilo vorace e accanito bibliofilo, aspetta con pazienza un primo contatto alieno dal 1992, anno in cui vide Incontri ravvicinati del terzo tipo di Spielberg e si innamorò del cinema e del regista di Cincinnati. Una laurea in lettere, il grande schermo come fissa dimora, la cultura come pane quotidiano: segue festival e rassegne cinematografiche, mostre d’arte e conferenze letterarie. Ama indistintamente Dante e Boccaccio, Nabokov e Stephen King, Hieronymus Bosch e Caravaggio, Bergman e Scorsese. Se il caro vecchio Doc di Ritorno al futuro potesse teletrasporarlo in un’altra epoca a 88 miglia orarie, sceglierebbe di tornare al Medioevo dei cantori d’arme e d’amore, di streghe e cavalieri giostranti. Scrive recensioni, saggi e articoli di approfondimento su testate giornalistiche on-line e riviste specializzate.
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