Antonio Monda e la sua… Festa del Cinema

Antonio Monda e la sua… Festa del Cinema

ROMA – Abbiamo raccolto qui dichiarazioni e commenti di Antonio Monda sulla Festa del Cinema di cui confermiamo l’entusiasmo ma aggiungiamo che, se l’undicesima edizione è stata un successo, il merito è degli stranieri…

Perché ambire a fare  Venezia di serie B, quando possiamo fare una Roma di serie A“? Per Antonio Monda, direttore della Festa del Cinema di Roma, l’undicesima edizione è un successo di cui andare fieri. La sua osservazione, pronunciata al termine della conferenza stampa di chiusura, unitamente alle percentuali che raccontano un incremento del 39% di accrediti  stampa e il 18% in più di biglietti venduti, è la prova di una sfida vinta, praticando la “differenza”.

Gli artisti vengono qui da noi a raccontare ciò che amano del cinema, la loro passione. E’ un dialogo, non una semplice presentazione. Non è un caso, infatti, che venga dato così tanto spazio agli incontri ravvicinati. Questo è ciò che fa del festival del cinema di Roma, una vera e propria festa, per tutti e di tutti.“. Una festa che, come tutte, pecca in alcuni dettagli, difetta di  piccoli accorgimenti ma rappresenta, per l’ Italia intera, un evento culturale di spessore. E, per rendersene conto, basta andare in giro durante i giorni di Festa. L’organizzazione talvolta vacilla, le informazioni che arrivano di tanto in tanto sono contraddittorie, alla stampa (quella di serie B) che non assiste alle prime delle 9 del mattino, non vengono riservate postazioni privilegiate e se a qualcuno non sta bene, viene delicatamente posto l’invito ad uscire.

Red-CarpetEppure, dettagli a parte, la kermesse, durata dal 13 al 23 ottobre, registra comunque un buon successo. Merito prevalente della cinematografia internazionale che si rivela superiore sotto tutti i punti di vista. Maggior creatività, scritture originali, recitazione degna di nota. Nel caso delle proiezioni italiane, l’unico  prodotto di valore sembra essere il film di Placido: “7 minuti”. Protagoniste 11 operaie, alle prese con il problema del lavoro. Assorbite da una nuova società che le pone nella posizione di dover decidere a cosa poter rinunciare pur di salvare il proprio stipendio, regalano attimi di grande intensità, costringendo lo spettatore a rivedere sé stesso, la propria vita e la propria dignità lavorativa, in quello, ormai definito, il secolo della crisi, o, potremmo dire, della scusa della crisi. Il finale, ispirato e basato su una storia vera, è un dono di speranza che si fa spazio tra l’angoscia e il pessimismo. Il resto delle proiezioni italiane è melassa per principianti. Storie che, guidate dal filone dei temi importanti e delle scelte che hanno il potere di smuovere riflessioni, spesso risultano prive di un filo logico e del tutto scomposte. E’ il caso di “Maria per Roma”, che, ad eccezione della fotografia, è irragionevolmente presente al festival, o di “Sole, Cuore e amore” che sfida le leggi della banalità a cominciare dal titolo.

A sollevare le sorti del “RomaFFII”, suggerendo un buon motivo per seguirlo, sono soprattutto loro, gli stranieri,  a giudicare dalla folla accalcata ore con l’intento di assistere agli incontri ravvicinati che, quest’anno, hanno avuto tra i  protagonisti, Meryl Streep e Tom Hanks, registrando sold out e battiti di mano come se piovesse. Scelta felice anche quella dei momenti musicali,  dall’instancabile Jovanotti, che all’alba dei suoi 50 anni, continua a sembrare ancora il ragazzo fortunato di 30 anni fa, a Michael Bublè, re del red carpet e di simpatia. Ospite per presentare il documentario Tour Stop 148, nel quale si racconta il “dietro le quinte” del suo concerto, puntando per la prima volta l’accento sul lavoro di produzione e i passaggi che portano alla realizzazione di un tour perennemente da tutto esaurito, ha incantato la platea, grazie alla sua aria da bravo ragazzo qualunque che ne esalta ulteriormente le doti artistiche.  Segue Renzo Arbore, Paolo Conte, David Mamaet, Don De Lillo e infine lui.

Antonio Monda, nell’ ultima giornata dedicata al festival, quella di domenica 23, lo introduce paragonandolo ai fuochi d’artificio delle feste di paese meridionali. Roberto Benigni, il più atteso degli ospiti, non registra però quel tutto esaurito tanto temuto, persino dalla sicurezza che, per l’occasione, tira fuori cani degni delle migliori indagini anti terrorismo e controlli più accurati che in aeroporto. Lui, che un fuoco d’artificio lo è sempre stato e, anche sul red carpet non smette di “scoppiare”, si presenta come al solito, vestito di umiltà ed entusiasmo.Red-Carpet

Intervistato dal Antonio Monda, come un fiume piena, si lascia andare al ricordo di Fellini, di Troisi, di Totò, attraverso le immagini che raccontano la sua immensa versatilità e l’amore per quell’ unica donna ( Nicoletta Braschi) che non lo lascia mai e che, dal palco, nomina di continuo,  definendola una “benedizione”.  Mostra una cultura che hanno in pochi e un’umiltà che tra i “grandi” non si vede più. La sua chiacchierata cinematografica si interrompe solo per raccontare, in poche battute, il suo recente incontro alla “Casa Bianca”, “più italiana che americana”, dice l’attore che, tra una risata e l’altra, aggiunge “ non so come,  ma s’era intrufolato anche Renzi”. La comicità che lo contraddistingue non lo abbandona neanche quando scherza e gioca su quel palcoscenico, a dispetto di una popolarità che non gli ha mai fatto montare la testa. Per lui la vita sembra davvero bella, non come nel film, “una vera tragedia” che ne fece quasi 20 anni fa, un mito assoluto della recitazione. Per chi assiste  al replay del finale della pellicola, una lacrima sfugge ribelle, mentre il comico toscano si lascia andare a due piccole anticipazioni. Da una parte la sua disponibilità a girare un film con Tom Hanks, reduce dall’ultimo film di Ron Howard, “Inferno”, il terzo capitolo di una saga che sembra già essere arrivata alla sua conclusione, stando al risultato della pellicola che, di notevole, ha solo i paesaggi fiorentini. Una scrittura carente, frettolosa, dal finale scontato e gli effetti speciali latitanti. L’ altra, con cui cala il sipario sulla festa del cinema, ha il sapore di una promessa: tornare presto a fare un film all’ insegna esclusiva dell’allegria.

Testo di Lia Giannini

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1234527 - INFERNO
1234527 – INFERNO

Festa del Cinema di Roma 2016 - Red Carpet Florence Foster jenkins
Festa del Cinema di Roma 2016 – Red Carpet Florence Foster jenkins

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Redazione

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