Penelope a Venezia con Forgotten Spaces

Penelope a Venezia con Forgotten Spaces

Dal 24 Luglio fino al 9 Settembre, il prestigioso Hotel Danieli di Venezia situato in piazza San Marco ha ospitato la mostra personale fotografica e pittorica di Chiara Cocchi in arte “Penelope”.  Una Venezia segreta e sconosciuta quella evocata da Penelope nella sua “Forgotten Spaces“. All that is left behind”, mostra evento che è stata inaugurata nei maestosi spazi dell’Hotel Danieli il 25 Luglio e che si snodava attraverso tutti i piani dell’albergo compresa la bellissima terrazza panoramica.

Ho incontrato Penelope in una Venezia  grigia e uggiosa all’interno del magnifico hotel che in quel momento ospitava parecchie star hollywoodiane accorse in città per la mostra del cinema. Dopo aver assistito a una delle visite guidate che teneva personalmente al pubblico interessato alle sue opere, ho approfittato per fare all’artista bolognese qualche domanda.

Ciao Chiara. Com’è nata la tua collaborazione con l’Hotel Danieli? Dalle assurde e incredibili coincidenze della vita. Ero a San Francisco per la mia personale all’Istituto di Cultura del consolato italiano quando mi avvicina un avvocato italiano che lavora a Miami. Ci mettiamo a chiacchierare della Florida, dove si trovano le maggiori collaborazioni, quando di fronte a un disco di vinile che avevo dipinto con un’immagine di Venezia lui mi dice: “ I tuoi lavori mi piacciono, voglio presentarti a un mio collaboratore”. Il suo collaboratore era il direttore dell’Hotel Danieli! Diciamo che quando sono rientrata in Italia ho chiamato prima lui di mia mamma… e da li ci sono volute poche settimane per incontrarlo e strutturare il progetto di “Forgotten Spaces”

Da dove sei partita per trovare l’ispirazione per le opere di questa mostra, perché hai deciso di dedicarla ai luoghi dimenticati di Venezia? Amo profondamente i luoghi dimenticati. Da piccola, insieme a mio fratello, andavamo alla scoperta delle case di campagna abbandonate, proprio quelle su cui c’è a caratteri cubitali “pericolo di crollo”. Ci sentivamo proprio come Indiana Jones. Quando il direttore mi ha chiesto di realizzare un progetto che parlasse di Venezia in un modo del tutto, mi è uscita di nuovo la mia vena avventuriera, e gli ho proposto di andare alla ricerca dei luoghi segreti di una delle città più conosciute al mondo… volevo dimostrare che dietro a ogni copertina, anche la più conosciuta, ci sono storie misteriose. Porte e finestre murate, fronde che escono da dietro le mura delle case, cancelli chiusi da decenni… hanno un grande fascino ai miei occhi. Il direttore del Danieli ha colto la sfida, e sono partita. Volevo trovare storie come quella di Madame De Florian.

Cosa successe a Madame De Florian? Lasciò Parigi poco prima della Seconda Guerra Mondiale. Chiuse le persiane del suo appartamento e partì per il Sud della Francia senza tornare mai più in città.  Queste stanze furono riscoperte solo settant’anni dopo, quando alla sua morte gli eredi decisero di fare inventario dei suoi beni. Una volta dentro all’appartamento rimasero di stucco: non trovarono solo polvere e vecchie suppellettili… ma un’intera collezione di quadri degli impressionisti!  Era una collezionista e non lo aveva mai detto a nessuno!

Alcune tue opere sono ora nelle mani di VIP di fama internazionale, che hanno apprezzato la tua mostra e hanno voluto prenderne con sé un pezzo. Dall’attrice hollywoodiana Diane Keaton al regista Brian De Palma. Immagino che per te sia stata una grande emozione. Emozioni così grandi sono rare nella vita! Negli occhi di queste persone c’è uno sfavillo in più, sono persone veramente speciali. Diane Keaton in particolare è unica, simpaticissima e molto disponibile. Portare in giro per la mostra uno dei miei miti di sempre è sempre stato incredibilmente forte.

Il tuo nome d’arte è Penelope. Come mai questa scelta? Sono un’appassionata di letteratura e filosofia greca, e in particolare sono affezionata all’Odissea, perché mi sento un po’ il connubio tra Ulisse e Penelope. Sono solita a spiegare il mio nome così: “L’artista è Ulisse quando viaggia e riempie i suoi occhi di meraviglia. Si trasforma in Penelope quando chiude la porta del suo studio e trasforma quella meraviglia in arte.”

Qual è stata la tua formazione artistica? Ho sempre desiderato studiare arte sin da piccola, ma ho sempre optato per le lingue, l’altra mia passione perché amo viaggiare. Dopo aver terminato gli studi universitari, mi sono detta “adesso è ora”, e mi sono iscritta all’Accademia di belle arti di Bologna. Prima di quella ho fatto un corso serale che mi ha insegnato a disegnare e dipingere, poi in accademia ho frequentato qualsiasi corso frequentabile. Più che altro li ho “divorati”. Erano troppi anni che accumulavo voglia di fare arte! E così ho frequentato pittura, incisione, fotografia, ceramica, fusione del bronzo… ed ecco perché la mia arte è tanto multimediale.

Nei tuoi lavori spesso sono presenti richiami alchemici. Cos’è per te l’alchimia? Si tratta degli esordi della scienza, nonostante venga sempre vista come una cosa mistica; diciamo che si trova a metà strada. Quello che più mi piace, oltre all’aura di mistero di cui è ammantata, è quello che afferma il suo testo principale, la Tavola Smeraldina: “Ciò che è in basso è come ciò che è in alto e ciò che è in alto è come ciò che è in basso”.
Questi primi scienziati si erano resi conto che le leggi della fisica e i componenti chimici sono gli stessi, sulla terra e nell’Universo.

Anche le costellazioni sono spesso un fil rouge delle tue opere perché dici che in fondo tutti noi siamo polvere di stelle essendo nati dal Big Bang. Cosa rappresenta per te questa teoria? Si, il titolo della mia mostra di San Francisco di Gennaio era proprio “We Are All Made of Stardust”. Questo concetto è fondamentale per ricordarci che il nostro mondo “gigante” è in realtà un piccolissimo granello di polvere nell’infinito, appunto siamo polvere di stelle. Ma che soprattutto la nostra vita su questa Terra è unica e speciale.  Perché rovinarla con guerre e inquinamento?

Conclusa la parentesi veneziana dove esporrai nel prossimo futuro? Non c’è mai tempo di riposarsi! La mostra veneziana verrà spostata prima a Bologna in una mostra in una villa privata, poi alla Rocca di Cento. A Dicembre esporrò in una personale nella mia galleria di Miami, durante ArtBasel Miami Beach, con inaugurazione presso un Hotel della Starwood Hotels, molto probabilmente al W di Miami Beach. Poi a Gennaio mi hanno invitata a realizzare una personale al Museo della Musica di Bologna in concomitanza con Artefiera, e infine in primavera una personale a Cà La Ghironda. Ci saranno tante occasioni per vedere un po’ di… Polvere di stelle.

www.penelopearts.com
Facebook: Penelope Arts Studio
Penelope Chiara Cocchi

Penelope a Venezia con Forgotten Spaces

Sara Di Paola

Fin da quando ero bambina si diceva che in me convivevano due lati opposti: seria e quasi timida a scuola ed estroversa nella vita privata. Questa mia seconda caratteristica l’ho applicata a due attività che potessero esprimere al meglio la mia vena artistica e il mio amore per lo spettacolo: il ballo, ma soprattutto, il teatro che, dopo tanta gavetta, mi ha portato a diventare attrice professionista e mi ha permesso di trasformare un hobby in un secondo lavoro. E se è vero che si comincia un po’ a morire nel momento in cui cala il fuoco di ogni nostra passione, il mio non si è ancora spento e così passo la mia settimana destreggiandomi tra lavoro, amici, fidanzato, ballo e teatro in un incastro perfetto…o quasi!
Sara Di Paola

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