Sudan

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Testo di Mariachiara Pastorini

Fin da quando ero in tenera età sono sempre stata affascinata dal viaggio, dalla scoperta e dall’avventura. Con il passare del tempo ho cercato un “scusa” per potermi muovere, vedere, viaggiare e conoscere ed infine ho scoperto l’attività subacquea ed il turismo ad essa correlato. Da anni ormai organizzo viaggi per persone che praticano questa attività dedicando corpo, anima e cervello ed accompagnandoli nelle loro “trasferte profonde” come tour leader e guida sub. Da qui nasce la mia figura ed il mio studio costante di itinerari particolari che discostino dalle mete classiche.
E’ il caso dell’ultimo viaggio da me organizzato in Sudan. In realtà è il secondo anno che propongo questa meta poichè me ne sono fortemente innamorata pur essendo un paese difficile da raggiungere e potenzialmente pericoloso nell’immaginario collettivo. Non è chiara, infatti, la geografia del paese nella mente delle persone (cosa che invece io ho dovuto necessariamente studiare dato che non è mia intenzione mettere in pericolo di vita nessuno!) alle quali mi trovo sempre in condizione di spiegare che il tratto di paese per noi interessante, l’affaccio sul Mar Rosso, è distante centinaia di Km da tutte quelle zone a rischio che purtroppo flagellano il paese da anni. Per questo è necessario durante la pianificazione di itinerario un costante monitoraggio di siti istituzionali come quello della Farnesina per tenere sott’occhio gli andamenti politici locali.
Detto ciò, la pura organizzazione è tutt’altro che semplice poichè da una parte la burocrazia è molto lenta nel rilasciare visti e permessi di soggiorno, dall’altra i collegamenti aerei sono stressanti e macchinosi a causa dei recenti tumulti nel vicino Egitto. Anni fa, infatti, si poteva tranquillamente volare sul Cairo e da li cambiare con la compagnia locale sudanese, Sudan airwais, per volare su Port Sudan. Oggi, invece, l’instabilità dell’Egitto e l’entrata in black list della compagnia di bandiera sudanese portano il turista a scegliere di viaggiare con compagnie aeree come la Qatar airlines o l’Emirates che sono si molto confortevoli ma rendono il viaggio geograficamente più lungo. Ciò nonostante il Sudan rimane una meta molto ambita per il turista subacqueo perchè è famosa per la sua natura incontaminata e biologicamente molto interessante. L’unica formula di viaggio che è possibile intraprendere è quella crocieristica poichè a terra non vi è alcun tipo di ricettività turistica e di servizio all’utente. Ciò porta ad avere un solo tipo di turismo, quello subacqueo, o comunque di amanti del mare disposti a passare la vacanza su un albero galleggiante.
Arrivati all’aeroporto di Port Sudan si inizia subito a respirare il clima africano. Ci accoglie un omino sudanese (il referente della barca a terra) vestito di tutto punto con il tipico abito bianco del luogo. Si chiama Hamido ed ha tutta l’aria di sapere il fatto suo! Nonostante il suo metro e cinquanta di altezza comincia a sgomitare tra turisti e poliziotti riuscendo ad accaparrarsi il primo posto per farci passare i controlli e chiamandomi insistentemente per farsi seguire e non perderci di vista. Ci requisisce visti e passaporti ed intavola una discussione apparentemente molto animata con le forze dell’ordine in un arabo strettissimo che la sottoscritta, pur studiando la lingua, riesce a malapena a seguire. Comincia così l’avventura, in una saletta di un aeroporto fatiscente dai carrelletti per i bagagli sbilenchi e dal nastro trasportatore che gira rumorosamente VUOTO! Questo è il terrore di ogni turista ed ancor più di un subacqueo: “Il bagaglio arriverà mai in questo posto dimenticato dall’umanità? Le pinne mi servono!”. Lentamente ed in perfetto stile africano/sudanese i primi bagagli vengono lanciati sul nastro facendo iniziare il balletto dei turisti ansiosi. Pian piano con molta calma tutti recuperano la propria valigia con la preziosa attrezzatura tecnica e si comincia ad uscire dalla stanzetta degli arrivi. Come si esce si viene investiti da 50°C che tolgono prepotentemente il fiato e da una quantità di polvere e sabbia ai limiti dell’umano. Ogni barca da crociera mette a disposizione uno pseudo-pulmino per i trasferimenti da e per l’aeroporto che nella maggior parte dei casi è completamente inghirlandato di ninnoli e lustrini completamente inutili ma che i locali trovano inspiegabilmente indispensabili e che ci tengono a dirti in un inglese impossibile:”Decoration!”.
Si comincia così il trasferimento per il porto d’imbarco e già è chiaro, guardando il mondo attraverso il finestrino totalmente insabbiato, che si è lasciata alle spalle la realtà quotidiana fatta di orari e tecnologia. Tutto sembra essere fermo in un tempo ormai dimenticato ed ormai non si può più tornare indietro! All’imbarco tutte le persone vengono smistate nei propri “alberghi” e come si sale in barca viene immediatamente requisito il primo oggetto che richiama alla civiltà: le scarpe. Come fosse un tacito accordo, come fosse il primo passo verso un ritorno alla terra, alla natura e ad una condizione mentale e fisica indispensabile per vivere appieno ciò per cui hai pagato e deciso di viaggiare così lontano.
L’organizzazione della crociera è strutturata in funzione del mare. Si può pensare di pianificare un itinerario ma sono sempre e comunque le condizioni meteo-marine a decidere dove e quando andare. La barca sulla quale sono stata ospite è la Felicidad II di Aurora Branciamore la quale è un’istituzione in questo paese. Aurora è stata la pioniera del turismo subacqueo in Sudan circa 40 anni fa ed ancora oggi opera con la sua attività. La vita in crociera non ha nulla a che invidiare con quella di un resort. Ogni cabina è dotata di bagno privato, aria condizionata e ventilatore ed è meraviglioso poter dormire cullati dalle onde.

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Essendo il Mar Rosso sudanese famoso per i grandi banchi di squali martello (difficilissimi da avvistare in altre zone del mondo) si è deciso di tematizzare la crociera in questo senso e ci si è avvalsi dell’esperienza della giornalista Eleonora De Sabata. Eleonora è presidente dell’associazione MedSharks (www.medsharks.org) ed ideatrice di alcune spedizioni nel mondo denominate “Sulla rotta degli squali” (www.sullarottadeglisquali.it) nelle quali l’intenzione è quella di coinvolgere i turisti subacquei nell’aiutare la ricerca scientifica attraverso foto e video degli avvistamenti; da un lato per permettere lo studio degli spostamenti degli animali e dall’altro per sensibilizzare il pubblico circa la protezione e la salvaguardia di questi importanti animali dei quali ancora oggi sappiamo ben poco. Quasi tutte le sere Eleonora ha tenuto lezioni teoriche sulle specie di squali avvistati durante la giornata spiegandoci con passione e dedizione i loro comportamenti, la loro biologia e le loro abitudini.
Sott’acqua colori e vita esplodono prepotentemente grazie all’assenza del turismo di massa che non ha impattato minimamente sul territorio costiero e di conseguenza su flora e fauna marina. Scendendo in immersione si viene accolti da un ambiente ricco ed incontaminato ed anche l’occhio del sub meno esperto si rende conto dell’immenso patrimonio che questo paese ha. Si ha la fortuna di nuotare sospesi come astronauti tra coralli molli e duri di tutte le dimensioni e colori che offrono riparo alla vita del reef come anthias, pesci falco, farfalla, pesci palla, tartarughe marine, carangidi, dentici e dolci labbra.
Spostandosi nel blu si possono fare incontri con animali più grandi come i grandi banchi di squali martello, squali grigi, squali dalla pinna argentea, squali seta ma anche tonni di grandi dimensioni, pesci vela, delfini e se si è fortunati mante e squali balena.
Tornando in parete non è difficile incontrare squali pinna bianca che dormono sornioni in grottini decorati da coralli molli e duri.
L’aspetto sottomarino non è l’unico interessante del Sudan. Navigando è possibile ammirare isole deserte come quella di Seilada, dove vanno a riprodursi le tartarughe, che offrono un momento “terrestre” di grande interesse ambientale ed ornitologico e che danno la possibilità ai turisti di godere di grande relax tra sabbia bianchissima e piscine naturali di tutte le tonalità del verde e dell’azzurro.
E’ possibile inoltre visitare l’isola dove è situato il faro di Sanganeb che fu costruito nei primi anni del 900′ dall’autorità britannica per segnalare alle navi il pericolo della barriera corallina e dove è possibile salire per ammirare la strepitosa vista dall’alto della baia.
L’ultimo giorno di crociera è possibile organizzare una gita per visitare l’antico porto di Suakin situato a 45 Km di distanza da Port Sudan. Il trasferimento è molto interessante e si possono incontrare villaggi di capanne dei nomadi che abitano il deserto nonchè grandi mandrie di cammelli guidate dai pastori. Arrivati a Suakin, anche detta Venezia del Mar Rosso, la sensazione che si ha è quella di una città che ha subito un bombardamento. Gli edifici totalmente in corallo sono quasi tutti crollati creando uno scenario post-apocalittico molto suggestivo. Ci si muove con difficoltà tra le macerie ma si avverte comunque la sensazione di un luogo che un tempo fu un importante zona logistica portuale.
La sensazione che la vacanza sia terminata si avverte, dalla stiva della barca escono le valigie che inizialmente erano state svuotate con euforia, l’attrezzatura tecnica viene ritirata e piegata e si cena per l’ultima volta riempiendosi gli occhi con un tramonto fantastico. Già si avverte il cosiddetto mal d’Africa ma ognuno di noi promette a se stesso e a questa meravigliosa terra di tornare, nonostante la difficoltà del viaggio, nonostante la fatica dell’organizzazione, perchè esistono pochi posti al mondo come questo ed almeno in piccola parte e per poco tempo se ne è fatto parte.

Redazione

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