ROMA – Incontro con Sebastien Antoine, chiamato a dirigere il Sofitel Roma Villa Borghese. Con i suoi trentaquattro anni, nonna italiana ma di origine canadese, è il più giovane General Manager nella storia del Sofitel Charme. Qui l’eleganza francese incontra la solarità e la verve tipica mediterranea dando luogo a un moderno concetto di lusso semplice e raffinato.
Sofitel Roma Villa Borghese, passarci una serata rende sempre lo scorrere del tempo piacevole. Arrivo nel tardo pomeriggio e posso ancora godere delle luce del tramonto dal terrazzo che corre tutto intorno al settimo piano, dove appunto risiede il ristorante Settimo Roman Cuisine & Terrace.
Qui sono stata accolta con un calice di Cantine Silvestri, che dal 1929 produce bollicine ai Castelli Romani. Sicuramente uno dei miei preferiti, nonostante sua sempre difficile difendere la supremazia dei vini laziali, anche se si stanno affermando sempre di più.

Riconosco lo chef Giuseppe D’Alessio, che saluto cordialmente. Poi mi presentano il nuovo General Manager del Sofitel Roma Villa Borghese, Sebastien Antoine, che con un sorriso empatico mi accoglie. Cominciamo a chiacchierare e, così, mi racconta un po’ del suo passato e come è arrivato a dirigere il Sofitel Roma Villa Borghese.
Sebastien Antoine, è giovanissimo: ha trentaquattro anni. E’ canadese, nel 2013 ha conseguito il Baccalauréat International Hotel and Tourism Management Québec à Montreal. Parla ancora poco l’italiano, nonostante una nonna italiana, e dato che il francese io non lo parlo discorriamo nella lingua universale dell’inglese.
Mi racconta della sua carriera e di quanto abbia influito la nonna italiana per l’amore nutrito verso questo paese.
Quando è nata la passione per questo lavoro?
In realtà ho avuto da sempre una passione innata per l’hôtellerie, sin dall’infanzia. È come se fossi nato per questo mondo. Fin da bambino sognavo di dirigere un grande hotel di lusso e ho sempre avuto la volontà di trasformare questa passione in una professione.

E la passione per l’Italia?
Sono cresciuto con i racconti di mia nonna su questo Paese e i suoi sapori e i profumi che lei portava in tavola ogni domenica, ricercando in Canada le materie prime più adatte. Potrei dire che il ricordo dei suoi gnocchi è per me come la Ratatouille per Anton Egò nell’omonimo cartone animato della Pixar.
E l’esperienza di hôtellerie più formativa?
Le varie esperienze internazionali con figure di spicco dell’hôtellerie, fino all’incontro con Jean-Christophe Gras, ex Vicepresidente di Accor, che per me è stato un modello e un mentore fondamentale.
Cosa ti hanno trasmesso le diverse esperienze lavorative?
Lo stare a diretto contatto con culture e paesi, hanno maturato in me una visione inclusiva e dinamica, alimentata dal valore della diversità e dalla continua voglia di apprendere. Amo le sfumature culturali, le tradizioni che rendono unici i luoghi e le persone. È proprio questa diversità che rende il nostro settore così affascinante.

Quali sono i nuovi propositi per il Sofitel di Roma?
Sicuramente il primo obiettivo è rafforzare il legame tra l’hotel e la città, aprendolo ancora di più ai suoi abitanti e rendendolo un punto di riferimento non solo per i viaggiatori internazionali ma anche per i romani.
Poi, un altro punto fondamentale è esaltare e reinterpretare il French zest, il tocco francese che caratterizza il DNA del brand Sofitel. Tale filosofia non è solo un omaggio alla raffinatezza della cultura d’oltralpe ma si traduce concretamente in un’attenzione particolare al design e in un’accoglienza sofisticata e, al tempo stesso, personalizzata.

Che valore ha la proposta gastronomica?
La proposta gastronomica ha un valore enorme. Sono molto contento di lavorare con lo chef Giuseppe D’Alessio. C’è molta collaborazione ed il clima è sereno. Cosa non scontata quando si ha a che fare con gli chef…
E sorridiamo…

Sebastien Antoine ha poi così continuato:
La cucina dev’essere un’autentica espressione di tradizione. E vogliamo far vivere un’esperienza che fonde il meglio delle due tradizioni gastronomiche. Specialmente la colazione diventa un trait d’union tra Francia e Italia, invitando anche i romani a scoprire il piacere di un inizio giornata raffinato.

Un altro punto di forza del Sofitel Roma Villa Borghese ?
Beh il posto dove siamo ora, Settimo Roman Cuisine & Terrace, il ristorante rooftop dell’hotel, ha una terrazza invidiabile! Qui, con la vista sulla città, questo posto si conferma il place to be per aperitivi esclusivi, cene romantiche, pranzi di lavoro, cerimonie e ricorrenze. Penso che una vista così, dato che siamo più in alto di tutti gli hotel, all’apice di Via Veneto, sia sicuramente tra le più affascinanti della Capitale.
Se non sbaglio anche la sostenibilità è un altro vostro punto di forza
Sì, per me il tema della sostenibilità rappresenta un pilastro imprescindibile per l’ospitalità di domani. Da sempre sono sensibile alle tematiche legate alla sostenibilità. Il Sofitel Roma Villa Borghese, che da anni ha eliminato l’uso della plastica, compreso il single use, ha da poco ottenuto il riconoscimento internazionale Green Keys per la sostenibilità dell’ospitalità turistica che viene assegnato dalla Foundation for Environmental Education (FEE) secondo quelli che sono i rigorosi criteri dello standard presente in 60 paesi del mondo.
Oggi più che mai, i viaggiatori sono consapevoli dell’importanza della sostenibilità e dell’etica. Il nostro impegno in questo senso è costante e si traduce in azioni concrete e investimenti mirati per rendere il nostro hotel sempre più rispettoso dell’ambiente e della cultura locale.
Con questa visione aperta e cosmopolita, Sebastien Antoine si prepara a scrivere un nuovo capitolo nell’ospitalità di lusso a Roma, dove il comfort, l’accoglienza su misura e il raffinato stile di vita francese si incontrano nel cuore della Capitale.

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