MONDO – E’ uscita il 19 settembre la colonna sonora del film “Tron: Ares” con protagonista Jared Leto, film che a sua volta uscirà il 9 ottobre nelle sale di tutto il mondo (distribuzione permettendo). E’ la terza volta del marchio “Tron” ideato da Disney in un film, ma la soundtrack, pur essendo in nulla becera e anzi godibile, segna per la creatura di Trent Reznor un passo indietro. Quasi una abdicazione. Attendiamo con ansia, dunque, i suoi nuovi sviluppi.

Da Wendy Carlos ai Daft Punk
Andiamo con ordine: nel 1983 usciva il primo film della serie “Tron”, con la colonna sonora ideata dalla geniale compositrice di musica contemporanea Wendy Carlos (vi ricordate i sintetizzatori di “Arancia Meccanica”? proprio lei … ). Ovviamente si trattava di un lavoro fruibile solo da chi disponeva di un determinato gusto e determinate coordinate culturali. Infatti l’opera in questione era suddivisa in brevi gesti orchestrali atonali. Inframmezzati, per rendere il tutto meno straniante, da un paio di brani A.O.R. dei Journey.
Arriviamo al 2010, quando Disney fa uscire il secondo capitolo della saga di “Tron”, intitolata “Legacy” e messa in musica da quei simpatici genietti francesi dei Daft Punk. Se l’opera di Carlos è sicuramente la più importante all’interno del comparto ‘musica per “Tron”’, il lavoro di Thomas Banglater e Guy De Homem-Christo è comunque elogiabile, alternando (o mescolando) brevi richiami orchestrali a momenti elettronici.
Da David Lynch a Jared Leto
“Tron: Ares”, ultimo capitolo della saga cinematografica, si distacca dai precedenti lavori per via del collasso, o scontro se preferite, tra mondo virtuale e mondo reale: Ares è infatti un programma di intelligenza artificiale che decide, in totale autonomia, di penetrare nel nostro mondo con conseguenze e corse ai ripari che saranno noti a tutti noi una volta presa visione della pellicola in oggetto.
Ma com’è questa colonna sonora, attesissima dato che gli ultimi lavori della band erano tre E.P. (pubblicati tra 2016 e 2018) contenenti brani di diversa fattura, stilisticamente parlando, che avevano anche segnato la collaborazione di Reznor con David Lynch per la colonna sonora di “Twin Peaks: The Return”? Aggiungete che di recente Trent Reznor aveva dichiarato il proprio scetticismo sul futuro della band: infatti vedeva con incertezza una collocazione del gruppo nel panorama musicale contemporaneo.
Un marchio da salvaguardare?
Come mai allora un nuovo disco dei Nine Inch Nails proprio ora? A dirla tutta, è stata proprio Disney a volere il nome della band in calce all’operazione. Crediamo che Trent Reznor, che in questa occasione condivide consolle e ideazione musicale col sodale Atticus Ross (e altri collaboratori scelti, tra cui i Boys Noize), non se lo sia fatto ripetere due volte. In questi ultimi anni Reznor e Ross hanno collaborato a varie colonne sonore (da “The Social Network” a “Challengers”), mietendo successi e premi.
Ma Nine Inch Nails è il nome sotto cui Reznor, polistrumentista che ama comunqe circondarsi di musicisti di talento, ha raggiunto fama mondiale e successo. Inizialmente con tre capolavori uno più intrigante dell’altro e rispondenti ai nomi di “Pretty Hate Machine”, “The Downward Spiral” e “The Fragile”. Dischi con una marcia in più, con cui l’artista ha ibridato, sulla scia di Ministry e Skinny Puppy, l’industrial più sperimentale coll’assai più squadrato metal, innaffiando il tutto con l’elettronica. Ottenendo risultati sublimi, al punto che persino il navigato Johnny Cash se ne uscì con una versione acustica dell’introspettiva “Hurt”.

Anatomia di un album
Chi attendeva, dopo tutti questi anni, qualcosa di simile, rimarrà deluso. E’ molto forte infatti il disappunto di alcuni fans, intanto perché “Tron: Ares” vede solo quattro brani su 24 cantati, mentre gli altri sono strumentali. E poi perché l’album in questione, che a tratti omaggia i Daft Punk del singolo “Derezzed” (il primo estratto “As Alive As You Need Me To Be” vede persino l’uso del vocoder!), pare più in linea col primo, elettronico album che non con le sferraglianti chitarre (spesso opera dello sperimentatore cremisi Adrian Belew) cui Reznor nei capitoli successivi ci aveva abituato.
Ovviamente vale la pena prendere in considerazione un brano come “Who Wants To Live Forever”, duetto tra il Nostro e la cantante di origine spagnola Judeline, ma tutto l’album, riascoltato più volte, pare per nulla debole. Certo, si tratta di una regressione alle origini – che può essere anche interessante – o forse una abdicazione dato il riferimento ai tenutari della precedente colonna sonora per “Tron: Legacy”.
Ma tutto sommato possiamo anche concedere a Reznor questo viaggiare sottotraccia, un po’ anche per via della dichiarata necessità di trovare ai NIN una nuova collocazione sul mercato. Collocazione non difficile da immaginare, dato che il recente tour mondiale della band ha visto un sacco di miei coetanei Gen Z partecipare convintamente. La sfida per Reznor e compagni sarà sicuramente quella di arrivare ai più giovani senza rinnegarsi o commercializzarsi troppo.
La rinascita della fenice
Meno visionario del solito (ma il risultato finale è molto migliore di quello del disco, simile per certi aspetti a livello di coordinate stilistiche, “Hesitation Marks” del 2013), “Tron: Ares” è comunque un elemento di vitalità per una band che negli anni Novanta ha segnato, a partire dalla propria esibizione a Woodstock nel 1994, una intera generazione e che con la propria musica ha influenzato miriadi di musicisti a seguirne orme e direzione.
Da Marylin Manson (i cui primi tre album sono stati prodotti da Reznor) fino ai dischi di Two, band solista della leggenda metal Rob Halford, non si contano sulle dita di due mani i gruppi che si sono lasciati contaminare dalla creatività dei NIN e che ne hanno sancito l’importanza all’interno dell’evoluzione del panorama musicale. Certo, vivere in un ‘eterno presente’ come il nostro non aiuta, ma noi siamo fiduciosi, e speriamo di assistere presto alla rinascita della fenice dalle proprie ceneri.

- Artificial Snow: tra scienza, lavoro e arte dal sapore antico – 28 Febbraio 2026
- Elisa: ovvero, come diventare umani a 360 gradi – 2 Novembre 2025
- Alpha: un viaggio nelle nostre paure primordiali – 22 Ottobre 2025



