Trilogia Verdiana a Piacenza: un evento unico nel panorama lirico

Trilogia Verdiana a Piacenza: un evento unico nel panorama lirico

PIACENZA – La Trilogia verdiana è arrivata a Piacenza con una produzione innovativa che ha unito Rigoletto, Trovatore e Traviata in tre serate consecutive. Un progetto ambizioso, sostenuto da un cast giovane e da una direzione artistica coraggiosa, che dimostra come i teatri italiani possano ancora creare spettacoli di grande impatto.

Giurerei di sapere qual è il sogno di tutti gli appassionati verdiani: vivere l’esperienza totalizzante che ti immerge tre sere di seguito nella trilogia verdiana di capolavori: Rigoletto, Trovatore, Traviata. Poter avvicinarsi nel tempo e nello spazio a questo complesso  monumento musicale e teatrale e scendere così nel profondo dei personaggi per poi scoprire così che ci sono intimi legami strutturali tra loro.

Nella mia ormai pluridecennale carriera di vorace spettatrice della lirica non mi ero mai imbattuta in una proposta del genere. L’idea geniale ed ardita è infatti nata a Piacenza per opera della sua Sindaca Katia Tarasconi e della Direttrice della Fondazione Teatri di Piacenza Cristina Ferrari. Tra l’altro facendo lo sgambetto a Parma proprio sullo spinoso tema “Verdi”. E’ antica e ben nota la lotta tra le due capitali farnesiane: Verdi è nato a Roncole di Busseto in provincia di Parma, ma è vissuto per più di cinquant’anni nella Villa di Sant’Agata a Villanova sull’Arda in provincia di Piacenza.

trilogia verdiana
Teatro Municipale di Piacenza Rigoletto di Giuseppe Verdi

Inoltre sorge inevitabile il paragone con la Tetralogia wagneriana, con grandi differenze però: Wagner ha concepito fin dall’inizio un insieme di opere collegate strettamente da una stessa ispirazione; mentre Verdi non aveva manifestamente progettato alcuna consequenzialità. Essa è piuttosto il frutto di uno stretto periodo di tempo, dal 1851 al 1853, uno dei momenti più fertili e più maturi di Verdi. In quello stretto giro di tempo Verdi scolpisce definitivamente il proprio stile e come una farfalla si libera dalla prigione del bozzolo formato dalle rigide strutture dell’opera della prima metà dell’Ottocento.

©Gianni Cravedi

La Trilogia Verdiana: una rivoluzione musicale in tre capolavori

Tre capolavori assoluti che nel giro di meno di tre anni costituiscono un monumento del teatro in musica di tutti i tempi. La potenza della “parola scenica”, la verità psicologica e la forza dei sentimenti, creati ed espressi dalla musica che tutto sostiene e anima: ecco la rivoluzione del linguaggio operistico fatta da Giuseppe Verdi. E il pubblico lo capì subito. La Trilogia Verdiana è popolare perché, oltre ad essere capillarmente diffusa ed amata nel mondo, coinvolge, interpreta, dà voce e cuore agli affetti e alle passioni della vita umana.

 “Egli trasse i suoi cori 

 dall’imo gorgo dell’ansante folla. 

 Diede una voce alle speranze e ai lutti. 

 Pianse ed amò per tutti”

 (Gabriele D’Annunzio).

Magnifico e vero.

A Piacenza nell’accogliente Teatro Municipale lo scorso autunno sono stati capaci di produrre l’Evento, con un ritmo davvero serrato a giorni alterni è andata in scena la Trilogia popolare per antonomasia. Una sola produzione scenografica, registica, coreografica e una compagnia di canto unica. Il tutto guidato dalla bacchetta del maestro Lanzillotta.

©Gianni Cravedi

direttore     Francesco Lanzillotta

regia             Roberto Catalano

scene     Mariana Moreira

costumi    Veronica Pattuelli

luci             Silvia Vacca

movimenti coreografici Marco Caudera

ORCHESTRA SINFONICA DI MILANO

CORO DEL TEATRO MUNICIPALE DI PIACENZA

Maestro del Coro Corrado Casati 

Ruoli principlali:

Tenore        Francesco Merli

Baritoni      Luca Salsi  /  Ernesto Petti

Soprani      Ruth Iniesta   /   Maria Novella Malfatti

                  Irene Savignano

Mezzosoprano      Teresa Romano

Basso                  Adolfo Corrado

trilogia verdiana
®luca attilii

Un successo che apre nuove possibilità

Una compagine giovane, italiana che ha affrontato la scommessa, e l’ha vinta. Dimostrando così che si possono fare spettacoli emozionanti anche fuori dai templi della lirica mondiale e senza il corredo dello star system internazionale. I mille teatri storici di cui è seminata l’Italia sono infatti tutti potenziali impresari di produzioni di alto livello. Si obbietterà: e i soldi? I canali pubblici e privati ci sono basta saperli coinvolgere, ma soprattutto suggerirei la coproduzione tra fondazioni teatrali, come già succede per esempio in Emilia Romagna

La prossima fatica continuerà nel nome di Giuseppe Verdi con la messa in scena del raro Stiffelio a Piacenza, Reggio Emilia e Modena.

Silvia Camerini Maj

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