STATI UNITI D’AMERICA – Un viaggio tra antieroi, marginalità e disillusione nel grande racconto dell’America attraverso i film. Quello lontano dal sogno a stelle e strisce e più vicino alle periferie morali ed esistenziali della società. Dal dramma introspettivo di Hard Eight di Paul Thomas Anderson al ritmo adrenalinico di 21, il cinema statunitense esplora personaggi senza punti di riferimento, sospesi tra illegalità, solitudine e ricerca di un senso. Storie che rifiutano il lieto fine e raccontano un’America nascosta, dove il fascino nasce proprio dalla fragilità e dall’assenza di redenzione.
Cinema e letteratura hanno da sempre messo in scena le storie di personaggi marginali e antieroi. Capaci di attirare l’interesse del pubblico proprio per la forte carica anticonformistica. Ovvero per la loro capacità di sovvertire le norme sociali, di vivere vite altre, lontane dalla rassicurante quotidianità della maggior parte delle persone comuni. Succede soprattutto nei film che raccontano l’altra faccia dell’America.
E se tutte le storie nascono dalla momentanea rottura di un equilibrio, e se la trama altro non sarà che il progressivo ricomporsi, attraverso ostacoli e scontri con personaggi antagonisti, di questo equilibrio perduto, certe storie sembrano allontanarsi nettamente da questa dinamica narrativa.

I protagonisti di alcune storie si trovano già ai margini della società. Non hanno certezze da proteggere, equilibri da preservare, il dinamismo che dovrebbe spingere la trama è presente fin da subito in vite che non hanno punti di riferimento. Ma che per protrarsi nel tempo necessitano di ricorrere a espedienti quotidiani sempre diversi.
Il senso della storia non si ricompone nel lieto fine. Nessuna morale illumina il cammino di questi antieroi, che come picari tristi si perdono nelle labirintiche metropoli moderne, in cerca di fortuna. Le loro avventure non condividono neppure un obiettivo finale, per cui non si configurano come distrazioni, allontanamenti momentanei dalla strada principale. La storia perde ogni tipo di linearità in cui ritrovare la chiave che apra alla comprensione e il filo sottile del loro significato si perde tra le pieghe dei fatti narrati.

Gli antieroi in America nei film
Antieroi quindi, spesso coinvolti in attività illecite o fuori dagli schemi, che affrontano quotidianamente le conseguenze della propria marginalità. In cui risiede il fascino seducente che attrae così appassionatamente gli spettatori.
Dal registro comico o satirico a quello drammatico, attraversando film di genere, come noir, gialli o polizieschi. Sono tantissime le pellicole che hanno cercato mettere in scena i rappresentanti di un’America altra. Lontana dal sogno americano, un’America marginale, che di volta in volta mostra facce diverse della stessa medaglia. Il mondo della criminalità organizzata, dei casinò, della tossicodipendenza e della solitudine, sono declinazioni differenti che hanno come denominatore comune il rifiuto delle norme sociali e spesso morali condivise.

Hard Eight – Sidney
Esordio al cinema di Paul Thomas Anderson, in cui si intrecciano le storie di John (John C. Reilly), giovane che ha appena perso tutto a un tavolo verde di Las Vegas e che si trova alla disperata ricerca di denaro per poter pagare il funerale della madre, di Sidney, interpretato da un magistrale Philip Baker Hall, ex giocatore d’azzardo navigato, e di Clementine (Gwyneth Paltrow), giovane cameriera che arrotonda i guadagni prostituendosi e di cui John si innamorerà subito.
Il film si districa nel mondo del gioco d’azzardo, prima in America e poi nella meno luccicante e più modesta Reno, fa da sfondo all’intrecciarsi delle avventure dei tre protagonisti, tra i quali si instaura da subito un rapporto particolare. Il vecchio Sidney per i due giovani sarà una figura di riferimento. Quasi una sorte di mentore spirituale, intenzionato a guidarli nelle loro disavventure, propiziando anche lo sbocciare del loro amore.

Il tema della paternità adottiva verrà svolto nella produzione successiva del regista americano. In particolare, con più ampio respiro, in un’altra pellicola, il cui titolo, The Master (2012), in qualche modo esplicita in maniera chiara il tema del film. Quello appunto del rapporto spirituale e affettivo tra una figura più anziana che svolge il ruolo di guida, e di un giovane in difficoltà che vive ai margini della società. Incapace con le sole proprie forze di prendere in mano il proprio destino e scegliere una strada da percorrere.
Hard Eight inizia con l’insegnamento da parte di Sindey a John dei trucchi del mestiere per vincere con costanza piccole somme di denaro. Prosegue poi raccontando le vicende della nuova famiglia elettiva appena creatasi. Fino allo svelamento del tragico segreto del vecchio protagonista e all’epilogo finale, mostrando nelle sue scene gli ambienti criminali e marginali dell’America contemporanea.

21
Decisamente differente l’approccio al tema del gioco d’azzardo per 21. Pellicola del 2008 di Robert Luketic, che sceglie il genere dell’Heist Movie. Lontanissimo dalle tinte fosche di Anderson e dall’introspezione psicologica che sonda l’animo dei suoi protagonisti.
In 21 – come vogliono i canoni del genere – introspezione psicologica e rappresentazione sociale lasciano il posto all’azione. Del resto l’ambiente è quello rispettato del MIT. Qui il Professor Micky Rosa (Kevin Spacey), assolda gli studenti più promettenti con lo scopo di mettere a segno un colpo milionario nei Casinò di Las Vegas.
Tutto lo spazio del film è offerto all’azione e alla creazione di tensione. Con scene ad alto contenuto thriller, di corsa verso l’epilogo finale, in un crescendo di emozioni e colpi di scena. Della capitale mondiale del gioco d’azzardo viene offerta una prospettiva grandiosa, ma nel corso del film emergeranno alcuni dei lati oscuri di questo mondo, in cui il gruppo di talentuosi matematici dovrà fare i conti con dinamiche a loro del tutto ignote fino a quel momento.
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