“Visioni” oltre il colore: intervista alla pittrice Anita Orso

“Visioni” oltre il colore: intervista alla pittrice Anita Orso

BASSANO DEL GRAPPA – Sguardo puntato sul rapporto tra l’individuo e lo spazio circostante, spatola alla mano e una passione per le sfumature del blu; conosciamo l’artista poliedrica Anita Orso. In mostra a Bassano del Grappa dal 1 al 17 maggio e a Cittadella dal 29 maggio al 3 giugno. 

La Incontriamo a Bassano del Grappa nel settecentesco Palazzo Fracca che ospita La 5Essenza, un bistrot, wine bar e uno spazio culturale. Anita ci accoglie nel piano nobile affrescato e ci presenta le sue opere in Mostra dal 1 al 17 maggio 2026.

Anita Orso originaria svizzera, vive a Marostica in provincia di Vicenza dall’età di dieci anni, ha una formazione universitaria umanistica e ha diverse passioni artistiche. Conosciamola un po’ meglio. 

D:  Anita, i  suoi  talenti artistici spaziano dalla fotografia al teatro e dalla scrittura alla pittura. Per anni si è dedicata alla fotografia pubblicando su magazine online. Ha recitato al teatro e ha pubblicato il suo primo romanzo il Filo rosso (edito Giovane Holden – 2021) e sta scrivendo il secondo.  Ci parli un po’ di come queste diverse forme d’arte si incontrano e influenzano la sua pittura?

R: “La fotografia, il teatro, la scrittura e la pittura sono passioni che s’intrecciano e hanno tutte in comune la narrazione. Con la fotografia catturo un momento narrativo, in teatro mi calo nel vissuto  del personaggio, mentre  la scrittura, una passione che ho sin da ragazzina, mi dà la libertà di scegliere una storia e darle vita. Le varie esperienze artistiche, anche se alcune non le coltivo più, mi hanno aiutato  ad affinare la capacità di  osservare più profondamente e difatti nella mia pittura ricerco “un testo visivo”, che sia un paesaggio naturale o urbano oppure un volto, mi piace che lo spettatore possa andare oltre la superficie pittorica e proiettarsi in un racconto seconda la sua sensibilità“.

D: Anita, partiamo dal suo segno distintivo: la spatola. Perché ha scelto questo strumento così deciso rispetto alla morbidezza del pennello?

R:Il mio primo incontro con la pittura lo faccio all’età di venticinque anni e mi approccio frequentando un corso di pittura ad olio con il pennello, ma poi per motivi logistici sono costretta ad accantonare la pittura e mi dedico ad altro. Nel 2024 conosco sui social Yana Kyiko, un’artista originaria dall’Uzbekistan che vive in Italia da vent’anni e scopro la sua arte, riconosciuta a livello nazionale ed internazionale, ma soprattutto la sua scuola d’arte. Così inizio a dipingere con la spatola. Perché l’ho scelta? Semplicemente per dare spazio all’impulso liberatorio. Con il pennello accarezzavo la tela, mentre  con la spatola la incido e la plasmo. Posso creare i rilievi, i graffi che amo molto e quelle ‘fratture’ di colore che rendono il quadro vivo“. 

anita orso

D: nelle sue opere qui in Mostra dominano il paesaggio stratificato e la figura umana qual è il loro significato?

R: “Partiamo dal presupposto che non dipingo il reale, ma l’astratto espressionista proprio per rappresentare un mondo esteriore e interiore non riconoscibile. Infatti, la natura o la città sono trasfigurate in un gioco di masse cromatiche,  linee verticali e confini imprecisi, mentre le figure umane, solitamente di spalle e non definite, vogliono raccontare un mondo introspettivo in relazione ad una atmosfera o ad un ambiente“. 

anita orso

D: Dai paesaggi urbani e naturali, principalmente alberi, è passata a volti femminili che sembrano fiorire, è un cambio della sua poetica oppure c’è un nesso con la maggior parte dei suoi quadri?

R: “Ho voluto esplorare il mondo interiore con dei volti, non solo sagome umane in un paesaggio, ma dei volti femminili che diventassero essi stessi un paesaggio. Le “esplosioni di fiori” simboleggiano i pensieri, i sogni o qualsiasi cosa provi lo spettatore guardando i quadri. Gli occhi sono volutamente chiusi, perché lo sguardo comunica, mentre la sua assenza lascia una libera interpretazione a livello sensoriale e emozionale. C’è comunque un nesso con gli altri quadri, ovvero il rapporto tra il paesaggio esteriore e quello interiore che desidero sia decifrato da chi lo guarda. Attenzione però che non punto alla ricerca di un significato, che sarebbe un atto razionale, ma preferisco la contemplazione a livello emotivo”.

anita orso

D: Il blu resta però il suo baricentro. È quasi un’ossessione cromatica, vero?

R:Il blu è la mia casa. È un colore che non urla, ma sussurra. Anche quando uso le tonalità del viola e rosa oppure l’oro, ho bisogno che il blu sia lì, come un’ancora. Mi dà equilibrio, permette alla luce degli altri colori di risplendere per contrasto“.

D: Prossimi progetti?

R: “Terminata questa Mostra a Bassano del Grappa, ho in programma un’altra mostra nel centro storico medievale di Cittadella in provincia di Padova;  all’interno dello spazio culturale “Torresino”, messo a disposizione dall’Amministrazione Comunale. La mostra sarà aperta dal 29 maggio al 3 giugno“.

D: un’ultima curiosità: che cosa si augura come artista? 

R: Mi auguro che la mia arte viva con le persone e respiri con loro. Credo che un quadro sia il punto esclamativo di una stanza ecco perché vorrei che i miei quadri fossero un racconto e sospendessero la frenesia quotidiana“.

Autore MyWhere

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