Al tempo del Covid-19 la Coronart contagia anche l’arte

Al tempo del Covid-19 la Coronart contagia anche l’arte

ITALIA – Avreste mai pensato di vedere guanti e mascherine tra le belle ninfee di Monet? E di sorprendere la medusa di Caravaggio mentre starnutisce? Ecco la Coronart!

Ebbene da oggi è possibile farlo. Grazie all’inventiva del giovane ennese Elio Lucio Bruno Ingala e la sua Coronart.

Elio Ingala
L’artista Elio Lucio Bruno Ingala

L’artista rivisita famosi dipinti inserendovi, con l’aiuto della grafica digitale, elementi diventati per noi, purtroppo, molto familiari: disinfettanti, guanti, mascherine, divisori in plexiglas.

L’idea è nata in pieno lockdown quando mi sono accorto di non poter continuare ad ingannare il tempo con il cibo – dichiara simpaticamente Elio, che vanta anche un breve passaggio televisivo su La7, nella rubrica del Capitano Paolo Sottocoronail mio è, dunque, un tentativo di divertissement con l’obiettivo di esorcizzare la paura che ci ha accompagnati per buona parte di questo periodo drammatico! Credo fermamente nella potenza inarrestabile dell’iconografica e sono convinto che l’arte possa rappresentare il vero settore di rilancio per il mio Paese.

Matisse
Matisse, La danza

Stiamo vivendo un periodo in cui l’orizzonte si profila tutt’altro che roseo. Con il numero dei contagi mondiali in preoccupante aumento, con divieti e misure per la sicurezza sanitaria che vengono prorogati anziché aboliti, ben venga un po’ di umorismo!

Coronart

Una collezione originale di ready-made, resa ancor più divertente dalle sagaci didascalie.  Un Marat esanime (opera di Jacques-Louis David) ha al braccio un dispositivo da terapia intensiva, l’uomo di René Magritte sta per uscire di casa, ma oltre alla bombetta e all’ombrello, questa volta non può dimenticare la mascherina!

Magritte
Magritte, Il figlio dell’uomo

Deturpano il pittoresco lago pieno di colorate ninfee (Claude Monet) mascherine e guanti (tema quanto mai attuale); ma l’apice dell’ilarità si raggiunge, a mio modesto parere, nel ritratto della caravaggesca Medusa che starnutisce, tra lo spiazzamento e la mortificazione di non potersi proteggere la bocca con l’incavo del gomito (essendo, ahinoi, priva di braccia).

Monet
Monet, Le ninfee

L’arte da sempre è la forma di espressione per eccellenza della mimesis, imitazione del reale, uno specchio di ciò che ci circonda filtrato dalla sensibilità dell’artista a seconda del messaggio che vuole veicolare. Una visione soggettiva che si trasforma in materia e cerca dialogo con gli spettatori. I cambiamenti innescati nel panorama artistico novecentesco dalle avanguardie storiche, che influenzano inevitabilmente le correnti successive, evidenziano l’importanza del tono sarcastico e ironico.

 In effetti già secoli prima spiccano pittori con un senso acceso dell’humor, subito viene in mente Giuseppe Arcimboldi (1527-1593) e le sue Teste composte. Bizzarre figure umane costituite da frutta, verdura, animali, fiori, ma che, se capovolte, assumono fattezza di nature morte.

Con il movimento dadaista si rompe del tutto l’aurea sacrale. Si contravviene a regole e formalità, perseguendo la provocazione. Si decontestualizza l’oggetto per destinarlo a nuova funzione (celebre il tentativo di Marcel Duchamp di esporre, col titolo Fontana, un orinatoio maschile, 1917), oppure lo si reinterpreta in maniera inaspettata, inconsueta per generare spaesamento.

Nascono così la Venere degli stracci di Michelangelo Pistoletto, la Merda d’artista di Piero Manzoni o le opere impacchettate di Christo Javacheff.

Elio Ingala, tra l’altro ammiratore del maestro bulgaro (proprio in occasione della sua scomparsa, avvenuta a fine maggio di quest’anno, lo ha omaggiato con un toccante saluto personale), con Coronart segue il solco della demistificazione giocando con capolavori che spaziano dal Medioevo al Novecento.

Un mood scherzoso smorzato presto da una riflessione più profonda, quasi amara, sul futuro incerto che ci attende. Con fantasia riesce nell’intento di strapparci un sorriso, seppur di breve durata.

Pellizza da Volpedo
Pellizza da Volpedo, Il quarto stato

Il poliedrico Ingala che scopriamo essere anche architetto, scenografo, docente e attivista in ambito di sostenibilità ambientale e antropologia sociale, ha già in atto un altro progetto che prevede la diffusione dei suoi lavori su supporti materiali. Noi ci sentiamo di augurargli di proseguire nel migliore dei modi il suo percorso professionale tra il serio e il faceto!

Arianna Tinagli
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