La foglia d’oro alla conquista del mondo

La foglia d’oro alla conquista del mondo

MONDO – Cosa accomuna Tutankhamon con un acquarellista giapponese di fine Cinquecento? E il Re Sole con Gustave Klimt? La preziosa foglia d’oro

Sei opere d’arte differenti per natura e contesto, provenienti da paesi molto distanti tra loro sia geograficamente che culturalmente, appartenute a epoche abissalmente lontane; eppure accomunate dalla stessa nobile tecnica della doratura.

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La foglia d’oro

Un procedimento che, oltre a impreziosire, rendeva meno corrodibile il materiale pittorico. I metodi a guazzo e a missione sono i più diffusi. Una volta applicata con speciali collanti la sottilissima lamina d’oro, 1 o 2 decimi di mm di spessore, diversi erano poi i trattamenti cui veniva sottoposta (con la porporina, la brunitura, la velatura, l’invecchiamento o la decorazione) a seconda delle sfumature e dell’effetto finale che si voleva ottenere.

Un viaggio nel tempo lungo quasi quattro millenni, dalla XVIII dinastia dell’Antico Egitto ai giorni nostri, e una selezione aurea (è proprio il caso di dirlo) tutta personale, per evidenziare il successo e la versatilità dell’uso della pregiata foglia nella decorazione di mobili, pareti murarie, carta, tela o legno.

Trono ligneo del faraone Tutankhamon, XVIII Dinastia

Il Conte di Carnarvon in compagnia dell’archeologo britannico Howard Carter, il 24 novembre del 1922, scoprono un tesoro dal valore inestimabile. Si trovano a Tebe nella valle dei Re, sulla riva ovest del Nilo. Si trovano nei meandri misteriosi della tomba di Tutankhamon (XIV secolo a.C.). Tra cofani d’argento, variopinti astucci, diademi, pietre preziose, vasellame d’alabastro spicca in tutta la sua magnificenza il trono dorato. Strati d’oro insieme ad intarsi minuziosi di malachite verde, corniola e smalti, ricoprono la seduta regale, poggiante su zampe leonine.

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Il trono ligneo di Tutankhamon, photo credit: wikipedia.org

Sopra stagliano in atteggiamento affettuoso le figure rossastre del faraone con la moglie Ankhesenamon. La donna cosparge la spalla del consorte con unguenti profumati, entrambi sono coronati da un sole benedicente i cui raggi terminano in minuscole mani (sta offrendo doni alla terra attraverso di loro). L’oro per gli antichi Egizi rappresenta l’essenza divina, lo stesso faraone si incarna nel dio Sole (Rah) tanto da assumere egli stesso il titolo di Horus. Tutto ciò che richiamava sacralità e regalità doveva perciò essere dorato, un modo per assicurarsi la protezione degli dei.

Mosaici della Basilica di San Vitale (VI sec. d.C.), Ravenna

Primo vero esempio di architettura bizantina in Italia è la Basilica di San Vitale, consacrata nel 547 dal vescovo Massimiano, committente anche delle meravigliose opere musive interne. I mosaici si concentrano soprattutto nel coro e nel presbiterio.

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Un dettaglio dei mosaici della Basilica di San Vitale, photo credit: pixabay.com

Una miriade di tessere dorate occhieggiano nel corteo di Teodora e Giustiniano (imperatore dell’Impero romano d’Oriente nel 527) e nelle scene veterotestamentarie evocanti il tema del sacrificio. L’alta volta a crociera, dove tra volatili e arbusti campeggiano l’Agnus Dei, i clipei del Redentore e i dodici Apostoli, è letteralmente inondata da un’abbagliante color oro, simboleggiante purezza divina (cristiana questa volta).

Fusuma di Hasegawa Tohaku (Nanao 1539- Edo, odierna Tokyo, 1610)

Un pittore e acquarellista giapponese, fondatore della scuola di Hasegawa, famoso soprattutto per i suoi fusuma dipinti, ovvero le porte scorrevoli di carta o tessuto che separano tradizionalmente le stanze in una abitazione giapponese. Cresciuto in una famiglia di tintori di stoffa, si trasferisce presto a Kyoto per approfondire, presso la celebre scuola di Kano, la sua passione per la pittura.

I suoi soggetti prediletti sono animali e piante: scimmie, uccellini, pini, aceri, fiori di ciliegio raffigurati in maniera minimalista, con attenzione certosina per il dettaglio.

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La foglia d’oro alla conquista del mondo: Fusuma di Tohaku Hasegawa, photo credit: wikimedia.org

Pannelli colmi di tinte esuberanti o di toni bianco-grigi, sia negli uni che negli altri l’oro ha la funzione di esaltare precisi punti luce o costituire l’intero sfondo come un luminoso scenario.

Grille Royale, Reggia di Versailles (fine XVIII sec.)

Come può mancare alla corte del Re Sole, Luigi XIV, l’elemento che più ne rievoca le caratteristiche? Una cancellata imponente, disegnata dall’architetto Jules Hardouin-Mansart, delimitava anteriormente la reggia.

Appena 50 anni dopo la sua messa in opera, nel 1771, venne rimossa e soltanto nel primo decennio del Duemila è stata ripristinata attenendosi scrupolosamente agli antichi progetti. Sono stati impiegati 15 tonnellate di ferro e un numero esorbitante di foglie d’oro, ben 100.000.

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Grille Royale, photo credit: wikipedia.org

Per un castello che doveva simulare la sede dell’Olimpo in terra, perfino l’ultimo componente architettonico, quello più esterno come il cancello, doveva risplendere ed enfatizzare la maestosità del Re.

Ritratto di Adele Bloch-Bauer, Gustave Klimt (Vienna 1862-Vienna 1918)

Certo non potevo dimenticare in questo tortuoso percorso la seducente e ornamentale arte dell’austriaco Klimt, personalità il cui vissuto prevede proprio un periodo definito aureo, dal 1903 al 1909, iniziato dopo aver visitato Ravenna ed in particolare la succitata basilica di San Vitale.

L’oro, già presente in alcuni quadri, diviene adesso una trama espressiva costante. Rimane talmente affascinato nel contemplare i mosaici ravennati che nel ritratto di Adele Bloch-Bauer trasferisce tratti derivanti dal corteo dell’imperatrice Teodora: l’allungamento elegante dei corpi, l’elaborata stilizzazione e le opulenti vesti damascate. Affiorano dal dilagante scintillio unicamente il nero dei capelli di Adele e il suo delicato incarnato.

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Ritratto di Adele Bloch-Bauer, photo credit: wikipedia.org

Gallina dalle uova d’oro, Paolo Londero (oggi)

Con un salto temporale nemmeno troppo lungo, sorvolando, ma non senza ammirare l’intimismo simbolico a forte impatto emotivo del pittore Maurizio Bottoni, mi soffermo sul linguaggio neo romantico dell’eclettico artista lombardo Paolo Londero.

Restauratore, intagliatore, scultore e pittore ama lavorare e rielaborare materiali eterogenei per consegnare loro nuova esistenza: pile di vecchi giornali si trasformano in un polpo con lampadine sulla punta dei tentacoli, un ramoscello tortuoso diventa un serpente dorato, pezzi di ciliegio e mogano uniti a scarti di corno e ottone plasmano un piccolo banjo.

Bizzarria e ironia si caricano di tinte filosofiche nella Gallina dalle uova d’oro (papier maché): lei e il suo pulcino sono d’oro mentre l’uovo è di lacca bianca. Il significato è palese: la preziosità sta nella vita non nel guscio, nella sostanza non nell’esteriorità delle cose.

 

Paolo Londero Foglia d’oro

 

A proposito dell’uso della foglia d’oro nell’arte, mi soffermerò sulle opere di un giovane artista contemporaneo, al secolo Riccardo Prosperi, in arte Simafra. Tra breve pubblicheremo una sua intervista dove ci spiegherà il significato dell’impiego della foglia dorata nei suoi lavori e ci toglierà qualche curiosità, ad esempio…. cosa vuol dire Simafra?

 

Invece, se amate il color oro anche oltre l’arte, ricordate che il metal look gold, se ben dosato, può illuminare il vostro makeup, potrete indossarlo o adornare la vostra tavola anche senza fare “effetto natale”. Noi ve lo consigliamo: l’oro protagonista prediligetelo dal look al drink.

In homepage immagine opera di Paolo Londero: la gallina dalle uova d’oro 

Arianna Tinagli
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