World Earth Day 2020: mezzo secolo di promesse

World Earth Day 2020: mezzo secolo di promesse

MONDO – Mercoledi 22 Aprile, si celebra il cinquantesimo anniversario del World Earth Day, la Giornata Mondiale della Terra ovvero  la più grande manifestazione ambientale del pianeta, l’unico momento in cui tutti i cittadini del mondo si uniscono per celebrare la Terra e promuoverne la salvaguardia.

L’Istituzione della Giornata mondiale della Terra si deve a John McConnell, un attivista per la pace interessato anche nell’ecologia: la sua convinzione era infatti che gli esseri umani abbiano il preciso obbligo di occuparsi della terra e condividere le risorse in maniera equa.

L’Earth Day prese definitivamente forma nel 1969 a seguito del disastro ambientale causato dalla fuoriuscita di petrolio dal pozzo della Union Oil al largo di Santa Barbara, in California: nell’ottobre del 1969, durante la Conferenza dell’UNESCO a San Francisco, McConnell propose una giornata per celebrare la vita e la bellezza della Terra e per promuovere la pace. Per lui la celebrazione della vita sulla Terra significava anche mettere in guardia l’umanità sull’impellente necessità di preservare e rinnovare gli equilibri ecologici minacciati, dai quali dipende tutta la vita sul pianeta.

La proposta ottenne un forte sostegno e fu seguita dal festeggiamento del Giorno della Terra della città di San Francisco: la prima celebrazione della Giornata della Terra fu il 21 marzo 1970. La proclamazione della Giorno della Terra ufficializzava, con un elenco di principi e responsabilità precise, un impegno reale per prendersi cura del Pianeta. Questo documento venne firmato da 36 leader mondiali, tra cui il Segretario generale delle Nazioni Unite U Thant, Margaret Mead, John Gardner e altri (L’ultima firma di Mikhail Gorbachev è stata aggiunta nel 2000).

Un mese dopo, il 22 aprile 1970, la definitiva “Giornata della Terra – Earth Day” veniva ratificata dal senatore degli Stati Uniti Gaylord Nelson, come evento di carattere prettamente ecologista. Il credo del senatore era: “Tutte le persone, a prescindere dall’etnia, dal sesso, dal reddito o provenienza geografica, hanno il diritto ad un ambiente sano, equilibrato e sostenibile”.

Spilla del World Earth Day, 1970. Lambert/Getty Images

Mentre questa Giornata della Terra era però pensata come una manifestazione prettamente statunitense, fu Denis Hayes (il primo coordinatore dell’Earth Day) a rendere la manifestazione una realtà internazionale: dopo aver reso partecipi moltissime le città americane, Hayes fondò l’Earth Day Network arrivando a coinvolgere oltre 180 nazioni.

La copertura mediatica della prima Giornata Mondiale della Terra venne realizzata da Walter Cronkite della CBS News con un servizio intitolato “Giornata della Terra: una questione di sopravvivenza”. Fra i protagonisti della manifestazione anche alcuni grandi nomi dello spettacolo statunitense tra cui Pete Seeger, Paul Newman e Ali McGraw.

La Giornata della Terra diede una spinta determinante alle iniziative ambientali in tutto il mondo e contribuì a spianare la strada al Vertice delle Nazioni Unite del 1992 a Rio de Janeiro.

Quest’anno si celebra il cinquantesimo anniversario della sua istituzione, ma quanto rimane delle promesse iniziali e quanto sono state disattese?

Questo cinquantenario corre simbolicamente quasi in parallelo con il cinquantesimo della conquista della Luna: fin dalle prime immagini inviate dall’Apollo 8, che per primo circumnavigó la Luna con un equipaggio a bordo, ci rendemmo conto guardando le foto scattate dall’astronauta William Anders, che viviamo su un piccolo pianeta fragile e con risorse limitate. Impressione riconfermata anche dalle missioni successive fino ad arrivare al “pale blue dot”, foto datata 1990, voluta dall’astronomo Carl Sagan: il pallido puntino blu visto dalla sonda “Voyager 1” mentre varcava i confini del sistema solare, a 6 miliardi di chilometri da noi, é il nostro sparuto pianeta Terra. Un autentico ed unico giardino nel Sistema Solare, per la vita come noi la conosciamo.

Pale Blue Dot da Voyager 1

Ed é forse con la foto del Voyager 1 che la coscienza ambientalista arriva alle masse, affrancandosi da movimenti studenteschi e considerazioni di elite di intellettuali. La percezione al di fuori di ogni dubbio, di una fragilitá e limitatezza della superficie che ci  sostiene, nutre e cresce. E oggi, noi ospiti di questo fragile pianeta, siamo 7,7 miliardi, il doppio di cinquant’anni fa. Le emissioni antropiche hanno portato l’anidride carbonica da 330 a 410 parti per milione accentuando l’effetto serra, la temperatura globale è aumentata di un grado. Solo in Italia, l’inverno appena finito è stato il più caldo almeno dalla metà dell’Ottocento ad oggi con 3 gradi sopra la media. Su molte magliette di carattere ambientalista si legge spesso l’arguto gioco di parole “There is no planet B“, non c’é un pianeta di riserva, un Marte/Mercurio/Urano di qualche ispirato cineasta di genere fantascientifico, verso cui fare rotta e riportare la palla al centro ripartendo da zero. Siamo ospiti ma anche padroni di casa: ognuno può e deve fare qualcosa perché il piccolo ed ospitale pianeta rimanga il nostro (ed unico) giardino del Sistema Solare.

La pandemia di Covid 19 sta svolgendo una funzione analoga a quella della fotografia del 1968: la malattia a livello globale ci ha fatto scoprire non la fragilità della Terra ma quella del suo ospite umano. La vita sulla Terra é un complesso meccanismo di equilibri estremamente delicati se in tre miliardi di anni di evoluzione biologica milioni di specie sono comparse e si sono estinte. E l’ Uomo non fa particolare eccezione. E la banale essenza di quanto possiamo imparare da tutto questo é che si può vivere anche in modo più semplice e frugale, ascoltando anziché facendo rumore. Stili di vita e di consumo che rispettino l’ambiente sono possibili, senza per questo fermare il benessere e il progresso tecnologico, anzi aiutandolo, comprendendo al meglio le potenzialità della cultura digitale e della smaterializzazione di molti consumi.

La Giornata della Terra ha come riferimento l’Agenda 2030 dell’ONU che ha posto alla comunità mondiale 17 obiettivi di sviluppo sostenibile. Ma la crisi economica globale causata dallla pandemia di Covid 19 potrebbe far rinviare alcuni degli obiettivi per uno sviluppo armonico dell’Agenda 2030, in particolare riguardo al superamento della povertà e alla disuguaglianza tra paesi (art.10).

Tuttavia, allo stato attuale, il problema non è la recessione da coronavirus ma l’avidità dei paesi più fortunati a discapito dei piu’ poveri, su cui ricadranno, con molte probabilitá, i deficit dei paesi piú ricchi, che casualmente sono anche i piú colpiti.

Photo by Markus Spiske, Lorenzer Platz, Nuremberg, Global Climate Strike 09-20-2019

Come con la foto scattata da Anders sull’Apollo 8, ciò che é necessario per la salvaguardia del nostro ospitale giardino, é un cambio di prospettiva, una mobilitazione reale, che passi sí attraverso giornate commemorative, ma che spinga l’opinione pubblica verso un reale futuro (non distante 50 anni) libero dall’energia da combustibili fossili in favore di fonti rinnovabili, verso una responsabilizzazione individuale per un consumo sostenibile, verso lo sviluppo di una green economy e un sistema educativo ispirato alle tematiche ambientali.

Pagina ufficiale World Earth Day

Cover Photo by ©Marianne Bargiotti Photography

Marianne Bargiotti

One Response to "World Earth Day 2020: mezzo secolo di promesse"

  1. Fabiola Cinque
    Fabiola Cinque   22 Aprile 2020 at 09:58

    Grazie Marianne di avercelo ricordato. Anche io sono fermamente convinta che, se non siamo noi a volere il cambiamento, nulla avverrà. E vorrei aggiungere che quest’epidemia portasse maggiore consapevolezza, anche dell’universo che ci circonda. Magari oggi che è la Giornata Mondiale della Terra sarà il giorno perfetto d’inizio per un nuovo corso.

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