Vietnam, droga e Oscar: la torbida biografia di Oliver Stone

Vietnam, droga e Oscar: la torbida biografia di Oliver Stone

VENEZIA – Sabato 5 settembre, Oliver Stone riceverà alla Mostra del Cinema il premio Kinèo alla carriera. In questi giorni il regista è sotto la luce della ribalta per l’uscita della sua biografia, Cercando la luce. Un racconto intimo e avvincente di un maestro del cinema, ritratto spietato dell’America, di Hollywood e della guerra in Vietnam, un racconto che tira fuori tutti i sogni e i fantasmi di uno degli artisti più controversi della storia del cinema.

Provocatore spietato, controverso, teorico di cospirazioni di ogni genere, aggressivo o, per citare il Los Angeles Times “l’uomo più pericoloso d’America”. Quando il nome di Oliver Stone viene fuori durante una conversazione, vengono in mente una miriade di descrizioni. La verità è che Stone, 73 anni e regista premio Oscar per Platoon, Nato il 4 luglio (Miglior Regia) e Fuga di Mezzanotte (Miglior Sceneggiatura) – ha vissuto una vita intensa e dannatamente brillante che meritava di essere raccontata in una biografia senza peli sulla lingua. Il libro che Stone sta presentando in questi giorni in tutta Italia ( e a Venezia 77 riceverà il premio Kinèo alla carriera) s’intitola Cercando la luce (La Nave di Teseo, già in libreria) ed è un robusto memoir che non nasconde nulla e in cui il regista esamina una delle persone più perplesse e conflittuali che conosce: sé stesso.

Gli ingredienti per un autoritratto spietato e ruggente ci sono tutti. Cercando la luce si concentra sulla vita e sulla carriera di Stone fino all’Oscar per Platoon del 1987, senza disdegnare ritratti torbidi e inquietanti degli Stati Uniti e della Hollywood di quegli anni. Si parte con gli anni della gioventù, anni difficili e inquieti, anni caratterizzati dal difficile rapporto con i genitori. Da una parte il padre, un agente di borsa e conservatore convinto, dall’altra la madre, una francese che assaporava più la vita notturna che quella familiare e con la mentalità americana centrava poco o nulla. “Se i miei genitori si fossero conosciuti davvero, prima di sposarsi, io non sarei mai nato e loro non si sarebbero uniti – riflette Oliver Stone – Sono nato da una bugia ordinaria e da quel momento ho avuto difficoltà a credere a qualcuno o a qualcosa”.

IL MELMOSO E SPIETATO VIETNAM DI OLIVER STONE

Come si potrebbe supporre, alcune delle parti più affascinanti della sua narrazione (che comprende i suoi primi 40 anni) sono ambientate in Vietnam, dove, nel 1967, dopo aver lasciato Yale, il 21enne Stone si offrì volontario per il servizio nella guerra che avrebbe plasmato gran parte della sua visione del mondo (e fornito l’ispirazione per “Platoon”).

In Vietnam Stone ci arriva per rabbia e per ribellioni verso i genitori. Lascia Yale (espulso) nel ’65 e si arruola come insegnante d’inglese. Ci torna di nuovo, nel 67′ come fante e presta due anni di servizio. A poco più di 20 anni Stone torna in USA con due Croci di bronzo al valor militare ma gli strascichi di quella esperienza però non spariranno mai: “La luce piena del giorno rivelava i cadaveri sui carretti, il napalm polveroso e gli alberi grigi. L’America in Vietnam ha fatto molte cose incivili. Lì non c’erano regole e sia il Pentagono che l’esercito hanno raccontato parecchie bugie”.

Ancora a proposito della sua esperienza tremenda Stone scrive: “Uomini che sono morti facendo smorfie, in posizioni congelate, alcuni di loro ancora in piedi o inginocchiati in rigor mortis, morte chimica bianca sui loro volti.”

WALL STREET HA CAMBIATO IL LINGUAGGIO; PER PLATOON, NON VOLEVO CHARLIE SHEEN. TOM CRUISE? PER COLPA MIA E’ QUASI IMPAZZITO

Oliver Stone

Non mancano poi i ricordi e gli aneddoti del suo grande cinema, un cinema sporco e innovativo come pochi. Innovativo come Wall Street, dove il regista narra le vicende del terribile Gordon Gekko (Michael Douglas) e mostra tutta la ferocia di un mondo, quello della brosa, dove solo gli squali riescono a sopravvivere: “Quel film fu molto importante sia per me che il cinema; per scriverlo, chiesi a mio padre di collaborare al progetto e di raccontare quello che era stato il suo lavoro a Wall Street per 45 anni. La pellicola cambiò in qualche modo anche il linguaggio cinematografico, da quel momento in poi i film iniziarono a parlare dei soldi, prima era volgare”.

Oliver Stone cercando la luce recensione
Willem Dafoe e Tom Cruise in Nato il 4 luglio

In Cercando la luce, Stone si sofferma ovviamente su due altri suoi grandi capolavori indelebilmente scalfiti nella memoria degli appassionati, vale a dire Platoon e Nato il 4 luglio, entrambi incentrati sulla guerra in Vietnam: “Per Platoon volevo a tutti i costi Keanu Reeves come protagonista, ma rifiutò perché non sopportava l’eccessiva violenza del film (la parte andò a Charlie Sheen)”. Rifiutare la parte da protagonista per Tom Cruise in Nato il 4 luglio avrebbe rappresentato una cicatrice dura da digerire. “Voleva essere a tutti i costi un reduce del Vietnam rimasto senza gambe. Aveva 27 anni, s’immerse nella parte, trascorse molto tempo sulla sedia a rotelle, sentiva la pressione e si ammalò, per questo”.

OLIVER STONE E LA DROGA: “SCRIVENDO SCARFACE VOLEVO LIBERARMENE”

Sofferenza, rabbia, guerra, ma anche droga, tanta, tropppa. Marijuana, cocaina, qualud. Nel memoriale Stone racconta senza freni le sue dipendenze che iniziano proprio durante l’esperienza in Vietnam. “Con i miei fratelli d’armi scoprimmo le droghe e il rock psichedelico”. Esperienze le chiama Oliver, come quei giorni passati in prigione a San Diego per possesso di marijuana, esperienze senza le quali il regista non avrebbe tirato su Platoon, The Doors, e la sceneggiatura di Fuga di Mezzanotte. Tornato dal Vietnam pieno di dubbi, incertezze e dipendenze varie, Stone lavora come tassista e studia alla GI Bill ma è con Martin Scorsese che trova la sua salvezza. Il regista di Toro Scatenato e Taxi Driver, fu la prima persona a chiamare Stone dopo aver visto il suo cortometraggio, My Last Year in Vietnam.

Il caratteristico sorriso birichino di Stone è onnipresente in tutti i suoi ricordi. In Cercando la luce, il regista ammette di non essere un santo a Los Angeles per quanto riguarda la droga e il suo comportamento con le donne. “Andavo in giro fatto e mi drogavo davanti a tutti – racconta – spesso flirtavo con ragazze carine in presenza dei suoi accompagnatori, un comportamento stupido e immaturo”.

La droga, sempre la droga. Nel libro non fa che comparire e ricomparire, fino a che arriva Scarface, che svolge il ruolo (insospettabile) di antidoto: “Scrissi il film (diretto poi da De Palma) nel tentativo di liberarmi della cocaina”. A proposito di Scarface, quante litigate con Pacino sul set: “Abbiamo avuto parecchi scontri, ma lo rispetto, è uno che vuole avere sempre l’ultima parola”.

ECCO PERCHE’ LEGGERE CERCANDO LA LUCE

In conclusione, che cosa vuole comunicare Oliver Stone nel suo memoriale? E a chi è indirizzato il libro? Insomma, perché leggerlo?

Perché la sua è una storia che parla della voglia spasmodica di realizzare un sogno a tutti i costi, anche senza soldi. Perché parla dell’arte di arrangiarsi, della volontà di non darsi mai per vinto. Perché racconta, senza peli sulla lingua, di bugie spudorate, di lacrime, sudore e sopravvivenza. Parla degli strascichi che il Vietnam ha lasciato su migliaia di americani e di come quelle esperienze terribili abbiano influenzato la vita e lo stile narrativo di uno dei registi più importanti degli ultimi 50 anni.

“Cercando la luce è la chiusura di un ciclo per me – ha spiegato Oliver Stone –. Racconta di un ragazzo che parte da New York per vivere un’esperienza devastante che lo porterà a vedere il suo paese diversamente da come aveva pensato che fosse”.

Paolo Riggio

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