Besserat de Bellefon: uno champagne conviviale

Ostriche e champagne un binomio di raffinatezza. Se disdegnate le prime concentratevi però sul secondo, ve lo stiamo per raccontare

Besserat_Orsay

Il marchio Besserat de Bellefon ha una storia unica e una realtà diversa rispetto le grandi maison produttrici di champagne, ma questo  non è certo un demerito. Nata nel 1843 la Maison avrà un destino quasi spianato, si dice che lo champagne Besserat de Bellefon conservi ancora tutta la nobiltà dello champagne propriamente detto. Sin dalle origini la sua vocazione ad accompagnare il desco è confermata dal vezzo del suo fondatore M. Edmond Besserat che lo proponeva solo ai migliori alberghi, cantine e soprattutto ristoranti, optando così per il cosiddetto canale HO.RE.CA (acronimo per HO.tellerie, RE.staurant, CAfè ndr).
Dopo di lui, la famiglia ha portato avanti la tradizione migliorando addirittura diverse peculiarità, di seguito vedremo quali. Nel 1920 quando l’erede di casa Besserat sposa l’aristocratica Yvonne de Méric de Bellefon  accanto al nome Besserat apparirà anche quello dei de Bellefon e poiché l’uva  è da  sempre considerata propiziatoria, l’unione si rivelerà davvero fruttuosa.
La Maison non dispone di vasti vigneti a parte quei “soli” 25 ettari situati nella Valle della Marna e l’acquisto delle uve – la materia prima – avviene conto terzi, fatto questo che  si rivela per la Casa stessa addirittura  vantaggioso, in quanto permette di selezionare fornitori e forniture.
Tornando  ai coniugi Besserat-de Bellefon  in soli  dieci anni  daranno prova di come il loro matrimonio fosse ben di più di una semplice unione. La sposa portava non solo un emblema araldico in dote, un passato in cui  il casato di lei aveva trascorsi importanti nella produzione di champagne ma anche quel certo know how che risulta indispensabile per ogni attività, ancor maggiore quindi se si parla di un prodotto complesso qual è lo champagne (vedi qui). Ecco quindi che verrà scritta una pagina che ha il fascino della fiaba, pur essendo intrisa della realtà che la storia tramanda: «Préparez-moi un vin de Champagne suffisamment onctueux pour accompagner tout un repas et je vous commanderai 1000 bouteilles au lieu de 100… » sono queste parole che il direttore de  La Samaritaine de Luxe un famoso ristorante dell’epoca  rivolse a Victor Besserat, era il 1930, ma la sfida stava per essere vinta e dare un corso diverso alla storia della Casa. L’ordine fu evaso, lo champagne neanche a dirlo assai apprezzato e da lì ebbe inizio un’avventura che dura fino ad oggi: lo champagne Besserat de Bellefon venne, da allora in poi, ritenuto perfetto per il desco e la nuova etichetta  Cuvée des Moines fu così inaugurata.

La cimagesaratteristica di questa Maison è che i suoi prodotti, a differenza di quelli delle altre case produttrici di champagne, sono molto “più francesi” nel gusto, pensati per accontentare l’esigente mercato interno,  inutile dire che al di là dei confini il marchio non sia così noto a un pubblico allargato, o comunque alla stregua di altri brand pensati invece per venire incontro a un gusto più internazionale e quindi giocoforza un po’ standardizzato.  
Di seguito vengono presi in considerazione tre varietà della Maison, non che le altre non meritino pari attenzione, anzi! La scelta questa volta cade su tre fra le  perle griffate Besserat de Bellefon ovvero: Blanc de Blancs, Rosé e  Millesime 2006. Il marchio di fabbrica o meglio la cifra stilistica che unisce tutti e tre è data da una sorta di cremosità che li rende idonei a tutto pasto, intendendo chiaramente alta cucina, come era nelle intenzioni dei suoi creatori. Lo champagne Besserat de Bellefon ha la peculiare dote di avere anche un perlage quasi impalpabile, si considera infatti che le bollicine di questi vini siano più sottili del 30% rispetto a quelle di altri champagne come infatti sostiene il Prof. Gérard Liger Belair:“Les bulles de la cuvée des moines son 30% plus fines que celles d’un champagne traditionelle” In aggiunta a un gusto molto deciso, ben riconoscibile direi unico, lo champagne Besserat de Bellefon rimane nel contempo equilibrato, fresco ed estremamente elegante grazie anche alla sericità della schiuma ovvero per via di “sa mousse soyeuse”.

Partiamo dal primo, il Blanc de Blancs (Chardonnay 100%) che è perfettamente nelle corde di chi scrive, avendo impressionato con la sua fresca consistenza Besserat de Bellefonmaggiormente, rispetto i secondi, ma si sa come il parere personale sia comunque soggettivo. Senza avere pretesa di creare adepti, ma condividere un’esperienza bella e buona, il resoconto è stilato  da una “non professionista”, pertanto le definizioni non sono certamente quelle che userebbe  un sommelier.
Il colore è bellissimo enfatizzato ancor prima della mescita dalla bottiglia trasparente, quasi un’eccezione, poche Maison optano per la trasparenza dei contenenti. Atteso il tempo che consente al vino quel necessario afflato di respiro, procedo a un approccio olfattivo  che confesso non mi esalta subito, un po’ acidulo, qualcosa che ricorda i frutti di bosco, qualche traccia di yogurt, conferita forse dai lieviti ma il tutto cambia con l’assaggio e sorpresa! Bollicina impercettibile si sa, ma presente, la prima impressione è diversa dall’apprezzabile retrogusto che lascia, in mezzo ci sono altre note che dopo non senti più, non solo lascia un retrogusto esperidato con anche  un anomalo sentore salino che approvo, malgrado non usi molto il sale a tavola, lo trovo straordinario persino divertente, il Blanc de Blancs è quello che con quella nota assoluta di freschezza mi ha conquistata,  sicuramente è perfetto durante tutto il pasto o  come aperitivo. Ottimale anche con “il mare” a tavola se si gradisce.

Il Rosé (Chardonnay 30%, Pinot Meunier 40%, Pinot Noir 30%) è una sorpresa, io che non sono  troppo affascinata dal “rosa”, riconosco che dal punto di vista olfattivo batte sicuramente i due “fratelli” Blanc de B. e il Millesime 2006. Il Rosé esibisce una bellissima sfumatura rosa aranciato, come il rame poco dopo esser stato lucidato, ha un’aroma gentilissimo, con note di frutta secca, che si sposano ad afrori speziati, mentre annuso mi balza alla mente  una scatola di legno antico ma non me ne spiego la ragione. Il ricordo non ne pregiudica affatto la freschezza, a tratti emergono sentori di frutti di bosco, note  spesso riscontrabili nello champagne o per lo meno dichiarate, nulla di nuovo essendo una cifra stilistica che li accomuna, sebbene questo esali un differente bouquet. Lo trovo  invidiabile per essere un rosé ma dovendo scegliere fra lui e il Blanc de Blancs, resterei  ferma al primo.

Il Millesime 2006Chardonnay 54%, Pinot Meunier 31%, Pinot Noir 15%) Interessante, superfluo riconoscerlo più maturo ovvio, ma  non  ha per questo perso la sua freschezza. Strutturato ed elegante direi che è fra i più interessanti millesimati che mi sia capitato di provare.

In definitiva Besserat de Bellefon resta uno champagne piuttosto cordiale e davvero conviviale, un consiglio che daremmo accompagnato dall’invito a voler conoscerlo meglio.

INFO

Besserat de Bellefon sito ufficiale (clicca qui)
Besserat de Bellefon Facebook
Besserat de Bellefon in Le mie bollicine
Gérard Liger Belair, Bollicine – La scienza e lo champagne, ET- Einaudi 2005
Glossario Enologico
Grandi Champagne, Edizione 2016-2017 (pagg 58-61)

 

 

Daniela Ferro

Daniela Ferro legge, scrive, ascolta ma soprattutto annusa. Appassionata di rose e di fragranze vive con 2 gatti, 3 conigli, due tartarughe, oltre 400 piante di rose che conosce e coltiva personalmente nonché un imprecisato numero di bottiglie di profumo.
Daniela Ferro

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