Il grande classico di Ariosto rivive a Villa d’Este

Dal 15 Giugno al 30 Ottobre 2016 il grande classico di Ariosto rivive a Villa d’Este.

Un classico è un libro che non ha mai finito di dire quel che ha da dire. Questa nota definizione del concetto di “classico” della letteratura e nell’arte in generale viene dal grande scrittore Italo Calvino, la cui opera si lega a filo doppio proprio con quella che, dal 15 Giugno al 30 Ottobre 2016, rivive attraverso una magica esperienza ipertestuale. Sarà un evento realizzato nella cornice unica di Villa d’Este, capolavoro del Rinascimento italiano dichiarato nel 2001 patrimonio dell’umanità dall’Unesco e da sempre nota per il giardino all’italiana ricco di fontane, ninfei, cascate e giochi d’acqua.

L’opera in questione, definibile anche come il primo vero e proprio “best seller” ante litteram della storia, è Orlando Furioso. In occasione del cinquecentesimo anniversario della prima edizione del celeberrimo poema cavalleresco (1516), il Polo Museale del Lazio, diretto da Edith Gabrielli, ha allestito una mostra dal particolare valore qualitativo, intitolata I Voli dell’Ariosto. L’Orlando Furioso e le arti, di cui vi avevamo anticipato alcuni dettagli alcuni giorni prima della sua inaugurazione:

La mostra, curata da Marina Cogotti, Vincenzo Farinella e Monica Preti, è concepita con l’intento di indagare l’impatto delle stanze ariostesche sulle arti figurative in una prospettiva diacronica che ci conduce sino ai tempi a noi più recenti.

Un’esposizione che ha davvero poco di “museale” nel senso tradizionale del termine, come il titolo stesso ci suggerisce rimandandoci a guizzi pindarici, quella che abbiamo potuto visitare in condizioni di privilegiata tranquillità in anteprima durante la mattina del 14 Giugno, in occasione della sua presentazione.

I meravigliosi ambienti affrescati di Villa d’Este si pongono in questo caso come molto più di un mero contenitore delle opere in esposizione: il cardinale Ippolito II d’Este, che commissionò tra gli anni Sessanta e Settanta del Cinquecento la costruzione e la decorazione della villa, era infatti nipote del cardiale Ippolito I, a cui era stato dedicato il Furioso, e frequentò lo stesso Ariosto negli anni giovanili da lui trascorsi presso la corte di Ferrara (è anche citato in più luoghi del poema); come vedremo, i legami tra cornice ed esposizione non si esauriscono qui.

L’iter storico-artistico, sviluppato in sei sezioni dislocate in altrettante sale della villa, in cui sono state collocate opere afferenti alle più varie tipologie e tecniche artistiche (dipinti, sculture, arazzi, ceramiche, disegni, incisioni, medaglie, libri illustrati…), costruisce una puntuale narrazione in costante rapporto con i temi del poema ariostesco, senza tuttavia trascurare il legame emotivo da instaurare con il visitatore.

Ripercorrendo insieme il percorso, nel quale abbiamo beneficiato in via eccezionale dell’appassionante guida degli stessi Vincenzo Farinella e Monica Preti, partiremo dal piano nobile della villa, ove si trovano gli appartamenti del cardinale. Qui troveremo, a mo’ di premessa, un inquadramento tra biografia e mito del protagonista della mostra: i ritratti cinquecenteschi dell’Ariosto dialogano infatti con le rievocazioni ottocentesche di alcuni episodi, reali o fantastici, della sua vita. Importantissime in questa prima sala sono le esposizioni delle prime tre edizioni dell’ Orlando Furioso (1516, 1521, 1532).

Editio Princeps dell'Orlando Furioso (1516)
Editio Princeps dell’Orlando Furioso (1516)

 

La sala successiva, dedicata alla nascita e alla diffusione dell’iconografia ariostesca nel Cinquecento, è probabilmente, insieme all’ultima, quella in cui si evince più fortemente il legame tra location e contenuto della mostra: a rievocare visivamente l’ambiente della corte estense (humus da cui nacque il poema) e gli splendidi apparati che decoravano le delizie ferraresi sono qui presenti tre monumentali arazzi estensi prestati dal Musée des Arts décoratifs di Parigi e restaurati per l’occasione.

È un capolavoro di Dosso Dossi dal titolo Giovane donna e satiro (1516 circa), qui esposto e di poco precedente alla pubblicazione della prima edizione a stampa di Orlando Furioso, a rappresentare il terminus a quo di una storia dell’iconografia dedicata alla materia dell’opera e una parafrasi visiva del tema della follia di Orlando.

Il Prof. Vincenzo Farinella illustra la sala con arazzi estensi e il quadro Giovane Donna e Satiro di Dosso Dossi
Il Prof. Vincenzo Farinella illustra la sala con arazzi estensi e il quadro Giovane Donna e Satiro di Dosso Dossi

Una serie di stampe e di maioliche policrome documentano poi la diffusione delle iconografie ariostesche anche nel campo delle arti applicate.

Ad inoltrarci verso gli ambienti dedicati ai due secoli successivi è il dipinto di Simone Peterzano (il pittore che fu il primo maestro di Caravaggio a Milano) con al centro della composiozione il fortunatissimo episodio dell’amore tra Angelica e Medoro (ante 1572).

La sezione seicentesca, per la quale sono stati fondamentali i prestiti concessi dai musei fiorentini, mostra tele di grandi dimensioni che documentano la vasta diffusione, in diverse regioni della penisola, dei temi tratti dal Furioso (in parallelo alla Gerusalemme Liberata del Tasso) nelle arti maggiori.

Sala dedicata alle grandi tele del ‘600 e alla diffusione delle storie ariostesche in Francia
Sala dedicata alle grandi tele del ‘600 e alla diffusione delle storie ariostesche in Francia

Qui è possibile ammirare opere che trattano analoghi episodi letterari come in un ipertesto visivo che collega l’arte figurativa a quella scultorea: un esempio, come spiegato anche dal pregevole e ricco Catalogo edito da Officina Libraria (in cui troviamo numerosi saggi di approfondimento oltre alle schede delle opere in esposizione e non solo) è dato dalla tela di Giovanni Bilivert (ante 1624) che, come il bronzetto del Louvre di Ferdinando Tacca (seconda metà del XVII secolo), illustra l’episodio in cui Angelica si cela a Ruggero grazie all’anello magico che rende invisibile chi lo metta in bocca.

Bronzetto raffigurante Ruggero e Angelica di Ferdinando Tacca
Bronzetto raffigurante Ruggero e Angelica di Ferdinando Tacca

Oltre a un interludio settecentesco rappresentato da alcuni disegni di Fragonard e di Giani, c’è già in questa sala, nell’album di acqueforti dedicate da Israël Silvestre ai festeggiamenti alla corte di Luigi XIV a Versailles ispirati ad episodi dell’Orlando Furioso (1664), una parentesi dedicata alle influenze che il poema ariostesco ha esercitato sulle arti sceniche che, come è noto, nel Seicento hanno tentato (con successo) di stupire con la magnificenza e la ricercatezza di scenografie e macchine sceniche.

Acquaforte di Israël Silvestre che ritrae i festeggiamenti alla corte di Luigi XIV a Versailles ispirati ad episodi dell’Orlando Furioso
Acquaforte di Israël Silvestre che ritrae i festeggiamenti alla corte di Luigi XIV a Versailles ispirati ad episodi dell’Orlando Furioso

La quarta e la quinta sala sono dominate dall’Ottocento italiano e francese. Come dimostrano le opere di Bisi, D’Azeglio e Bezzuoli, continua nel primo Ottocento romantico italiano la fortuna dei temi ariosteschi. Rispetto al protagonismo riservato agli eroi nei secoli passati si nota però un nuovo interesse per il paesaggio che diviene protagonista. A contraddistinguere l’ultimo autore rispetto agli altri due è la spinta verso il realismo che si comincia ad avvertire sul finire del secolo con il declino dell’istanza romantica.

Vincenzo Farinella discetta sul tema ariostesco nell’ ’800 italiano
Vincenzo Farinella discetta sul tema ariostesco nell’ ’800 italiano

Quanto alla Francia, per la visita dei cui ambienti dedicati potevamo contare sulla sicura guida di Monica Preti, dopo i celebri dipinti di ispirazione ariostesca realizzati da Ingres e Delacroix, il protagonista dell’iconografia risulta Gustave Doré, rappresentato nella quinta sala, oltre che dalle diffusissime edizioni illustrate del poema, da una selezione di disegni originali e da un indimenticabile bronzo incentrato su uno dei temi più fortunati del poema: Ruggiero sull’ippogrifo che uccide l’orca e salva Angelica (1879).

Bronzetto di Gustave Dorè sull’episodio di Ruggero sull’ippogrifo che uccide l’orca e salva Angelica
Bronzetto di Gustave Dorè sull’episodio di Ruggero sull’ippogrifo che uccide l’orca e salva Angelica

Accedendo all’ultimo spazio, a conclusione del percorso, avanziamo anche cronologicamente verso i nostri giorni, riflettendo su come un grande classico che si fondi su una narrazione efficace, possa tradursi in nuove forme di intrattenimento della produzione culturale.

Nel Novecento, al teatro si sono infatti affiancati i nuovi media come la fotografia e il cinema e si può iniziare a parlare di quella che nel titolo di un suo celebre saggio Roland Barthes definisce “l’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica”.

Questa sala omaggia infatti un momento topico del teatro italiano oltre che la più efficace trasposizione visiva dei versi dell’Ariosto realizzata nel Novecento: quella messa in scena da Luca Ronconi a Spoleto il 4 Luglio del 1969 e poi riproposta in altre sedi e ad un più vasto pubblico, in versione televisiva, nel 1975. Sono qui mostrate per la prima volta sia la sequenza di fotografie in bianco e nero realizzate da Ugo Mulas in occasione della messa in scena dello spettacolo ronconiano in piazza del Duomo a Milano, sia i disegni preparatori delle scenografie e dei costumi realizzati da Pier Luigi Pizzi per la versione televisiva.

La Dott.ssa Monica Preti illustra le foto di scena di Ugo Mulas e alcuni disegni preparatori di Pier Luigi Pizzi
La Dott.ssa Monica Preti illustra le foto di scena di Ugo Mulas e alcuni disegni preparatori di Pier Luigi Pizzi

Al piano inferiore, nella Sala della Fontana, pur proseguendo sul medesimo tema ronconiano, il viaggio prende una deriva più modernamente “esperienziale”. L’ambiente splendidamente affrescato e fortemente rievocativo dell’ambiente estense, è stato allestito come un set cinematografico, in cui è ricostruita una delle scenografie del Furioso televisivo e sembra davvero mancare solo la troupe: i cavalli ideati da Pier Luigi Pizzi dialogano in questo caso con gli alberi e le foglie che invadono l’ambiente cinquecentesco, trasformandolo idealmente in uno spazio infinito.

La Sala della Fontana allestita con una delle scenografie del Pizzi realizzate per la trasposizione televisiva del Furioso di Ronconi
La Sala della Fontana allestita con una delle scenografie del Pizzi realizzate per la trasposizione televisiva del Furioso di Ronconi

Questa interessante operazione in cui Pizzi cita se stesso riproponendo, come nel 1975, l’ambientazione del poema in un ipotetico palazzo rinascimentale (i cui interni erano mutuati dal Palazzo Farnese di Caprarola, dal Teatro Farnese di Parma, da Santa Maria in Cosmedin e dalle Terme di Caracalla), ha almeno una duplice funzione: quella di proiettare lo spettatore in uno spazio che si dilata all’infinito e quella di ricollegarlo, attraverso il viatico di un classico dalle infinite capacità versatili, dal presente contemporaneo al passato remoto di cinque secoli fa, sino ad un futuro imprecisato.

La conferenza stampa, presieduta dalla Dott.ssa Edith Gabrielli insieme ai tre curatori della mostra, ha rivelato ulteriori dettagli sulle scelte strategiche a monte dell’iniziativa, che si pone sulla scia di altri importanti eventi intorno al tema rinascimentale.

Momento pre-conferenza stampa: Il Prof. Farinella e la Dott.ssa Edith Gabrielli
Momento pre-conferenza stampa: Il Prof. Farinella e la Dott.ssa Edith Gabrielli (in piedi alla sua destra)

In modo particolare, la Direttrice del Polo Museale del Lazio ha sottolineato il carattere culturalmente “forte” degli eventi come “I voli dell’Ariosto”, costato circa 700.000 € (coperti interamente dal Polo Museale). A giungere alla realizzazione sono infatti soltanto i progetti che superino il vaglio di una scrupolosa verifica atta ad appurarne determinati standard di qualità. Nella mattinata si è appreso anche che la mostra si pone come discrimine, per la struttura di Villa d’Este, tra la gestione di pertinenza del Polo Museale del Lazio e il Polo Tiburtino, di cui entrerà a far parte prossimamente, tenendo fede alla necessità del mantenimento di una efficiente rete di relazioni con gli enti pubblici e privati del territorio.

Il Professor Farinella, dopo aver ricordato il forte legame tra la struttura che fa da cornice all’evento e i contenuti culturali, ha posto attenzione sull’interessante e già accennato legame tra Ariosto e Calvino, che trova il minimo comune multiplo nell’ironico scetticismo e nella leggerezza che si rintracciano, insapettatamente, tanto nel primo quanto nel secondo. La lettura scolastica impedisce spesso, secondo Farinella, di scorgere in Ariosto quei semi di pensiero debole molto postmoderni che animano anche una delle Lezioni Americane di Calvino.

La Dott.ssa Preti si è invece soffermata, oltre che sulla da noi già notata trasversalità di linguaggio presente in Ariosto (da sempre considerato “poeta-pittore”, capace di dipingere “le armi e gli amori” con penna e inchiostro) sulla dimensione europea dell’Orlando Furioso, vista la sua grande fortuna e diffusione anche editoriale e data anche l’esposizione in mostra della prima edizione francese, stampata a Lione nel 1544. Tradotto nelle principali lingue europee, il capolavoro dell’Ariosto offrì il destro a una gran mole di imitazioni e parodie.

Tra gli inizi del 1600 e la fine del 1700 sono circa quaranta le opere, senza contare quelle perdute, che hanno come protagonisti Orlando, Angelica, Medoro, Bradamante, Ruggiero, Alcina, Ginevra, Ariodante, Atlante o Rodomonte.

Il carattere di esperienza complessiva di qualità assunto da I voli dell’Ariosto non trascura naturalmente la musica, avendo le stanze del Furioso fornito, sin dal 1516, i testi per oltre settecento madrigali nonché, più tardi per molti libretti del nascente teatro d’opera.

Villa d’Este ha così deciso di proporre, nell’arco del periodo dell’esposizione, una serie di eventi musicali volti a divulgare il grande impatto del Furioso sulla cultura musicale dal ‘500 ad oggi.

I concerti in programma, organizzati dalla Direzione di Villa d’Este in collaborazione con l’Associazione Schola Palatina, e affidati alla Vertuosa Compagnia de’ Musici di Roma, presentano una scelta di composizioni nate dall’influenza del poema ariostesco nella cultura musicale europea.

La programmazione sarà inaugurata il 2 Luglio alle ore 21.00 con il concerto dal titolo Il Segno di Orlando, il cui programma sarà dedicato al teatro musicale barocco. L’orchestra, diretta da Maurizio Lopa, e i due solisti, Cristiana Arcari e Giorgio Carducci, proporranno l’esecuzione di Ouvertures, Suites ed Arie tra le più preziose ed affascinanti, tratte da opere di Hændel, Lully, Porpora e Steffani: capolavori noti e meno noti, selezionati tra quelli che meglio possono rappresentare i legami artistici e poetici stabiliti nella cultura europea dal capolavoro ariostesco.

A seguire si aprirà il Ciclo di tre concerti-evento dal titolo Cantar d’Orlando. Ciascuno dei tre appuntamenti sarà dedicato ad un tema particolare: L’Amore e gli Amanti (15 Luglio), La Guerra e i Paladini (27 Agosto), Il Senno e la Follia (17 Settembre). I brani musicali, scelti tra danze, Cantate e Sonate del primo Barocco saranno eseguiti dell’ensemble in formazione da camera: Valerio Losito e Giorgio Tosi (violino barocco), Luca Marconato (tiorba e chitarra barocca), Maurizio Lopa (viola da gamba), Emanuela Pietrocini (clavicembalo), Andrea Piccioni (percussioni), e Giorgio Carducci, controtenore; alla musica si alterneranno letture di Canti selezionati dall’opera ariostesca in tema con la serata.

Un ulteriore carattere di unicità sarà aggiunta a I voli dell’Ariosto, ancora a partire da Luglio.

Per il periodo rimanente della mostra, i giardini all’italiana di Villa d’Este offriranno ai visitatori una “meraviglia” di ascendenza rinascimentale: le voci di Alberto Lupo, Giorgio Albertazzi e Arnoldo Foà torneranno, in alcune fasce orarie e grazie a speciali audioinstallazioni (realizzate dagli studenti del Biennio Specialistico in Multimedia Design dell’ISIA di Pescara, coadiuvati dai docenti dei corsi di Sound Design ed Acustica, coordinati dal prof. Maurizio Lopa), a raccontare l’Orlando Furioso in un luogo dedicato all’ascolto, alla riflessione, al riposo come al tempo dei fasti estensi: la Fontana della Civetta, già luogo delle meraviglie per la presenza degli automi idraulici.

La Fontana della Civetta
La Fontana della Civetta

Ci pare dunque che grandi eventi come quello ospitato da Villa d’Este sino al prossimo 30 Ottobre procedano a tappe forzate verso il definitivo pensionamento del tradizionale modo di produzione e di fruizione della cultura.

Anche quando non sia un luogo incantevole come quello di Tivoli, il museo tradizionalmente inteso, da polveroso e spesso asettico contenitore di vestigia mute, tende a riconvertirsi in uno spazio che cerchi il coinvolgimento attivo dei “pubblici” mediante esperienze culturali sempre più sinestesiche, senza al contempo depauperarsi nella qualità.

Quando il legame tra un grande classico come contenuto, un edificio rinascimentale pieno di storia come contenitore e l’ausilio delle nuove tecnologie come ponte tra passato e futuro è tanto solido da rendere i voli dell’immaginazione esperienze da vivere, ci si trova di fronte al nuovo prodotto culturale italiano che fonde patrimonio storico-artistico e competenza gestionale di alto livello.

Il nostro consiglio è dunque quello di non perdere questa occasione di full immersion in un tripudio zampillante di Grande Bellezza.

Il Viale delle Cento Fontane
Il viale delle Cento Fontane

Sul sito ufficiale è possibile prenotare ticket, reperire i contenuti multimediali e tutte le informazioni utili sugli orari della mostra e degli eventi speciali.

I VOLI DELL’ARIOSTO
L’Orlando furioso e le arti
Tivoli, Villa d’Este
15 giugno – 30 ottobre 2016
Mostra a cura di Marina Cogotti, Vincenzo Farinella e Monica Preti

Ariosto rivive a Villa d’Este

Il grande classico di Ariosto rivive a Villa d’Este

Stefano Maria Pantano

Et unum facere et aliud non omittere! Ricordo con affetto queste parole, che uno dei miei più cari maestri di prima gioventù amava ripetermi. Non sempre però riesco a mettere in pratica il prezioso precetto dei padri latini, essendo io alla perenne ricerca di un equilibrio e di una pace mai trovata. Mi dibatto tra vari interessi che vanno dallo studio al teatro (visto e recitato), dallo sport alla scrittura cercando la mia stella. Fisicamente a metà fra l’atleta e il topo da biblioteca, ma sempre più tendente verso il secondo, la mia eterna preoccupazione è che quello che faccio sia fatto degnamente, secondo un’espressione orientale che mi sta molto a cuore: kung fu (“lavoro molto duro praticato con abilità e sacrificio”).
Stefano Maria Pantano

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Orari della mostra
Dal martedì alla domenica
dalle ore 8.30 fino ad un’ora prima della chiusura del monumento.
Aperture serali nelle giornate di venerdì e sabato

Biglietto
Biglietto unico € 11,00: mostra + ingresso villa
Ridotto: € 7,00

Catalogo
Officina Libraria

Informazioni
Tel. 0774/312070
www.villadestetivoli.info
www.ariostovilladeste.it
pm-laz.villadeste@beniculturali.it

Stefano Maria Pantano

Et unum facere et aliud non omittere! Ricordo con affetto queste parole, che uno dei miei più cari maestri di prima gioventù amava ripetermi. Non sempre però riesco a mettere in pratica il prezioso precetto dei padri latini, essendo io alla perenne ricerca di un equilibrio e di una pace mai trovata. Mi dibatto tra vari interessi che vanno dallo studio al teatro (visto e recitato), dallo sport alla scrittura cercando la mia stella. Fisicamente a metà fra l’atleta e il topo da biblioteca, ma sempre più tendente verso il secondo, la mia eterna preoccupazione è che quello che faccio sia fatto degnamente, secondo un’espressione orientale che mi sta molto a cuore: kung fu (“lavoro molto duro praticato con abilità e sacrificio”).
Stefano Maria Pantano

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