Libri sotto l’Albero: CIAO CIAO CORTINA di Elisabetta Dotto

Libri sotto l’Albero: CIAO CIAO CORTINA di Elisabetta Dotto

ITALIA – CIAO CIAO CORTINA. Segreti e bugie della Locandiera di Elisabetta Dotto, edito da Pendragon in italiano e in inglese: una spumeggiante antologia di racconti che prendono le mosse dai fatti realmente accaduti tra le mura dell’Ambra Cortina Luxury & Fashion Boutique Hotel – che Elisabetta dirige magistralmente da oltre dieci anni – e dagli eccentrici personaggi che innervano le strade di Cortina D’Ampezzo.

CIAO CIAO CORTINA è stato presentato ufficialmente da Francesco Chiamulera (Una Montagna di Libri) in occasione di Cortina Fashion Weekend, sabato 8 dicembre 2018, presso il Museo d’Arte Moderna Mario Rimoldi – Casa delle Regole. Un evento speciale per il quale il brand Alviero Rodriguez ha realizzato una cult bag in edizione limitata, e a cui hanno preso parte, in veste di luxury partners, Ferrari Trento e Bentley Padova.

Si dice che gli aeroporti e le stazioni siano i posti in cui la gente dà il meglio di sé. L’ho sentito una volta in un film. Ma, dopo aver letto CIAO CIAO CORTINA di Elisabetta Dotto, mi tocca aggiornare la lista e inserire una terza voce: hotel. Gli aeroporti, le stazioni e gli alberghi sono i posti in cui la gente dà il meglio di sé. O il peggio, come Giulia Rossi specifica, saggiamente, nella prefazione. Un coacervo di storie e di fatti, di avvenimenti inattesi ed epiloghi spiazzanti che la Locandiera dell’Hotel Ambra osserva con intelligenza, e con una punta di bellissima ironia, intervenendo quando serve.

In CIAO CIAO CORTINA. Segreti e bugie della Locandiera di Elisabetta Dotto, si incrociano le vicende di personaggi stravaganti, inusitati e capricciosi, che nascondono, dietro la superficie patinata e brillante di certe vite apparentemente perfette, la trama fitta dei dolori taciuti; delle voragini da precipizio che la mancanza d’amore scava ad arte; la ricerca di un approdo di felicità definitivo, o almeno provvisorio, nella quale tutti, presto o tardi, ci siamo cimentati; i compromessi a cui siamo costretti; i sogni a cui non rinunceremo; le piccole bugie quotidiane, che intessiamo a dovere pur di sopravvivere; la speranza.

BENTLEY e ALVIERO RODRIGUEZ

“I miei maestri sono stati nonna Corinna e mio padre Giancarlo, le due figure che reputo il riferimento professionale della mia vita. La nonna, nel dopoguerra, dietro un austero bancone in legno che tuttora troneggia nell’albergo di famiglia al mare, affittava stanze a Treviso, la mia città natale. Aveva lunghe trecce nere che portava arrotolate sulla testa, conferendole autorevolezza come una sorta di corona. Allora l’accoglienza e il lavoro erano ben diversi da oggi, lei si occupava principalmente di amministrazione, badava, come si dice, a far quadrare i conti, ed era sempre china su quel bancone a scrivere, aggiungere, sottrarre. Chi l’ha conosciuta ricorda il suo attaccamento a mattoni e terreni, segno di ricchezza e di sostanza. Amava le sfide e non si faceva intimorire, teneva i soldi arrotolati nella fessura del reggiseno, per quei tempi pura rivoluzione. Fu lei a seguire mio padre nell’ investimento molto dibattuto in famiglia di un pezzo di terra in riva al mare sulla costiera adriatica, allora poco più di una pozza d’acqua, oggi seconda spiaggia d’Italia. Mio padre era un visionario,  pensava in grande ed era sempre positivo, non badava a spese per un gran galà in albergo, ma per se stesso e la famiglia preferiva uno stile rigoroso e attento. I clienti innanzitutto. Ricordo che da piccoli non potevamo sederci sui divani perché occupavamo il posto dei clienti e quando c’erano le feste si cenava alle sei con un brodino stanco e tutti a letto, quando il solleone di agosto splendeva ancora. […] Dalla nonna (ho imparato) la necessità di far quadrare i conti. “I schei xe schei”; tradotto: business is business. Dal babbo il modo di volare sempre alto, il DNA dell’ospitalità, l’importanza dell’accudire il cliente e di portare il massimo rispetto sempre verso tutti. Io sono quel che sono, la Locandiera, anche grazie a loro” scrive Elisabetta, concentrando probabilmente in queste righe il senso più alto dei suo libro – CIAO CIAO CORTINA  –  con il quale ci accompagna dentro le storie delle persone che incontra dirigendo l’Ambra Cortina Luxury & Fashion Boutique Hotel, e così permettendoci di osservarle da vicino, nel discernimento di quella luce, baluginante oppure opaca, che ciascuno di noi porta con sé e che ci rende ciò che siamo: piccoli o giganti, superficiali o profondissimi, ma sempre meravigliosamente umani.

fashion appeal letterario
Qui Francesco Chiamulera, ideatore della manifestazione “Una Montagna di Libri” alla presentazione del libro dove ha ironicamente scherzato sul fashion appeal letterario mostrando la cult bag studiata da Alviero Rodriguez coordinata alla copertina del libro della Dotto.

NOTE SULL’AUTRICE

Elisabetta Dotto – Terza generazione di albergatori, la Locandiera è cresciuta fin da piccola negli albergi della nonna e del padre, che hanno fatto la storia dell’hotellerie negli anni ’60 e ’70. Dopo aver gestito diverse strutture alberghiere sulla costa veneta, tra cui quello di famiglia, e varie esperienze istituzionali nel settore turistico, la Locandiera si è trasferita a Cortina d’Ampezzo per realizzare il suo sogno: trasformare un’antica locanda in un fashion boutique hotel noto e riconosciuto a livello internazionale, meta di artisti, scrittori, poeti e imprenditori che amano qui ritrovarsi e condividere un indirizzo speciale.

Cortina
“CIAO CIAO CORTINA. Segreti e bugie della Locandiera” di Elisabetta Dotto

Antonia Storace

Ho dipinto di bianco una delle pareti di camera mia e, simile ad una giunonica tela, le ho affidato un pezzo della mia storia. Ora, sul suo perlaceo candore, una scritta vestita di nero contrasto danza come fosse sospesa nel vuoto: “La scrittura è stata la mia fonte della giovinezza, la mia puttana, il mio amore, la mia scommessa” (C. Bukowski).
Scrivere è il mio verbo all’infinito. Il mio infinito in un verbo: un destino che ti porti addosso, ti abita la pelle e dal quale non puoi fuggire.
Antonia Storace

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