Scoprire il mondo VBH

Scoprire il mondo VBH

Interventi di: Cecilia Iommi, Chiara Piperni, Cinzia Leggieri, Diana Izzo, Ewa Banas, Fausta Padula, Francesca Perrotti, Martina Iannessa, Pablo Cermeno, Nicola Bosso, Martina Benincasa, Sara Della Corte, Valentina Montanaro, Veronica Bellucci.

Cecilia Iommi fotoIl lusso eterno di un paradiso terrestre
Testo di Cecilia Iommi

In una delle più importanti vie della città eterna, Roma, tra Piazza di Spagna e Piazza del Popolo, esiste un luogo dove il tempo sembra essersi fermato, dove il rumore dei clacson e l’odore di smog non possono arrivare. Dietro a scure vetrine e inusuali inferriate, si nasconde l’oasi della borsa di lusso, il paradiso terrestre di ogni donna del pianeta, lo showroom VBH.
Vernon Bruce Hoeksema, direttore creativo del marchio, non lascia nulla al caso. Ogni centimetro quadrato dello showroom è curato nei minimi particolari, dal design dell’arredamento alla collocazione delle borse all’interno dello spazio, passando per il prodotto stesso e il suo packaging, ma procediamo con ordine. VBH è un marchio di accessori di lusso, lanciato nel 2000, dal designer statunitense Vernon Bruce Hoeksema. Nel giro di pochissimi anni, le borse create dalla maison sono diventate dei veri e propri oggetti di culto per VIP e celebrities di tutto il mondo. Visitando il loro showroom romano capiamo immediatamente il perché.
Varcata la porta d’ingresso, ci sentiamo subito catapultati in una dimensione diversa dalle solite e sterili boutique alle quali siamo abituati. Qui, il quotidiano lascia spazio all’inconsueto, all’inusuale. La musica di sottofondo unita al design minimalista dell’arredamento, contribuiscono a creare un ambiente particolarmente lussuoso, in cui abita tutto ciò che possiamo definire “esclusivo”.
La sapiente e costante ricerca della perfezione da parte di Hoeksema è presente in tutti gli aspetti estetici e produttivi dell’azienda. Basti pensare alla coerenza stilistica tra lo showroom romano e il ben più grande showroom di New York (circa 10000 mq), che trasmette un’immagine solida e ben definita del marchio. Gli arredi sono personalizzati e riportano in modo ben visibile la V di VBH, segno che tutto è qualcosa di unico e introvabile. Ciò che è VBH può essere solo ed esclusivamente VBH. Persino la confezione del prodotto nel momento dell’acquisto è stata studiata con rigorosa ricercatezza dallo stesso designer . Inutili manie di perfezionismo? No, perché il risultato è a dir poco stupefacente e Hoeksema lo sa bene.
Una volta entrati nella sala principale, ciò che colpisce improvvisamente il nostro sguardo, è l’infinita bellezza delle borse prodotte dalla maison, minuziosamente esposte in modo ordinato e preciso, su lunghi banconi e tavoli ad angolo che circondano l’ambiente.
Siamo difronte ai classici modelli VBH, borse realizzate con una materia prima estremamente pregiata come pitone, coccodrillo, vacchetta naturale e vitello ingrassato a mano. Tutto rigorosamente prodotto da artigiani italiani nel laboratorio VBH di Firenze. Ed è proprio questa la forza della maison: il prodotto e la sua imprescindibile qualità. Ogni borsa, infatti, viene prodotta in un massimo di trecento esemplari ed ha un numero di serie inciso su una targa interna placcata d’oro. Semplici accessori quotidiani trasformati in oggetti di seduzione di cui ogni donna ha paura di essere privata. In altre parole, sogni. Sogni che forse nemmeno il miglior Sigmund Freud saprebbe analizzare.
Classici dunque, che inaspettatamente potrebbero diventare classici d’autore grazie a un piccolo tavolo situato al centro della sala. Un tavolo riservato alle donne più esigenti che vogliono essere artefici del proprio stile e della propria eleganza. Qui, troviamo la cartella dei colori e dei materiali con cui viene data la possibilità alla cliente di personalizzare il proprio acquisto, rendendolo un’opera d’arte unica ed esclusiva.
Passeggiando nella boutique come fossimo in un museo, improvvisamente il sole tramonta e noi siamo letteralmente rapiti da una strana atmosfera, più intima e intrigante. Non siamo più in un negozio di borse ma sul red carpet degli Academy Awards e siamo in compagnia delle più acclamate celebrities dello star system hollywoodiano. Le foto di Sarah Jessica Parker, Gwyneth Paltrow, Jennifer Lopez e persino della first lady statunitense Michelle Obama, ci osservano indossare e provare le elegantissime pochette da sera Manila Clutch. E noi non ci sentiamo spiate e osservate, ma diventiamo anche noi “Very Important People”, se pur per pochi istanti, grazie alle borse VBH.

Chiara PiperniUn’oasi lussuosa al centro di Roma
Testo di Chiara Piperni

In un vicolo vicino a Via del Babuino, si trova lo showroom VBH, che prende il nome dallo stilista e creatore Vernon Bruce Hoeksema. Al civico 21 di Via di San Giacomo, un piccolo campanello permette l’ingresso in questo salotto lussuoso dove sono esposte le splendide borse ideate dal designer.
Una cascata di foto di celebrities ci accoglie all’ingresso dello showroom; queste immagini ritraggono le più famose star di Hollywood sul red carpet, con indosso una borsa VBH. Degli alti muri bianchi e il parquet scuro rendono l’ambiente molto accogliente.
Al centro dello showroom, si trovano dei tavolini e delle poltrone di pelle, dove i clienti si possono accomodare per ammirare le borse di Bruce Hoeksema. In qualsiasi angolo del negozio si possono osservare le creazioni dello stilista, da piccole pochette da sera a grandi borse per il giorno. Ognuna di esse è un piccolo gioiello creato a mano dagli artigiani fiorentini. Realizzate in pelle di coccodrillo o di vitello, ogni borsa ha al suo interno una targhetta d’oro o d’argento con il numero di serie che arriva fino a 300. I colori scelti per queste meravigliose borse sono tra i più svariati; il fucsia per delle pochette in pitone o delle tracolla in pelle, il beige o il blu per delle borse più ampie adatte a qualsiasi ora della giornata e per finire il nero scintillante e il viola, ricoperti da materiali preziosi, per delle clutch perfette da sfoggiare agli eventi serali.
Lo showroom ha anche una piccola zona dedicata interamente alla sera. In questo angolo le sfumature sono più scure, i muri e i tavoli da esposizione diventano neri e le borse sono adagiate su dei cuscinetti, come se fossero dei veri e propri gioielli. Di certo non mancano le foto delle celebrities, che si trovano all’incirca su tutte le pareti del negozio. Nello spazio riservato agli eventi serali, però le foto delle star del cinema sono accompagnate da quelle delle first ladies o delle regine, ritratte sempre con una pochette lussuosa realizzata da Hoeksema.
Per quanto riguarda l’esterno dello showroom non rispecchia adeguatamente l’aria elegante che si può respirare all’interno. Infatti, la vetrina è poco visibile ed è coperta dalle inferriate, e le borse in esposizione non riescono ad attirare l’attenzione dei passanti. Inoltre non è presente alcuna insegna con il logo della maison e l’ingresso è consentito solo dopo aver suonato il campanello. Ciò nonostante, questa piccola oasi lussuosa ha il potere di catapultarci in un mondo raffinato e direi quasi regale. Le borsette preziose che si trovano sulle mensole, sui tavolini e sulle pareti come delle opere d’arte al museo, sono l’oggetto del desiderio che qualsiasi donna abbia mai sognato.
La visita allo showroom VBH è un’esperienza mistica all’interno del Lusso.

foto_cinziaLA SFIDA DI VBH – COMUNICARE IL MADE IN ITALY
Testo di Cinzia Leggieri

Il marchio VBH – e una visita allo showroom romano di via San Giacomo – ci offre l’opportunità di discutere di un tema fondamentale nel mondo dei marchi di alta gamma: la necessità di attuare una strategia di marketing che faccia attenzione a ciò che realmente conta nel campo del lusso, la brand awareness e la brand identity.
Ma partiamo da Vernon Bruce Hoeksema e dalla sua azienda. Le poche – e scarne – pagine online dedicate al marchio VBH, se si supera lo shock della totale assenza di un sito ufficiale (sic!), ci raccontano di un’azienda di borse esclusive, preziose come gioielli, amate da star del calibro di Gwyneth Paltrow, Uma Thurman, Sarah Jessica Parker e persino Michelle Obama. E’ senz’altro l’elemento glamour a prevalere sul prodotto: le raffinate borse, dai pellami pregiati e dal design contemporaneo, soccombono di fronte alle tante – troppe – immagini dedicate ad attrici e celebrities. Attraverso la lettura degli articoli e redazionali presenti sul web, tutti rigorosamente in lingua inglese, scopriamo, però, non solo che la sede di VBH è a Roma, ma che – cosa ben più importante – le borse del marchio sono ideate e prodotte, su disegno di Hoeksema, interamente in Italia. Si tratta, dunque, di un brand che può – e deve – fregiarsi del marchio MADE IN ITALY.
La normativa che regola l’utilizzo del marchio Made in Italy (l’articolo 16 della legge n° 166 del 20 Novembre 2009) recita: «Si intende realizzato interamente in Italia il prodotto o la merce, classificabile come Made in Italy ai sensi della normativa vigente, e per il quale il disegno, la progettazione, la lavorazione ed il confezionamento sono compiuti esclusivamente sul territorio italiano.»
Ciò che stupisce è che VBH, pur rientrando di diritto nella cerchia delle eccellenze del Made in Italy, se a livello internazionale, tra vip e celebrities, gode di una certa notorietà, è quasi del tutto sconosciuto su territorio Italiano. Nonostante la presenza nel centro storico romano, seppure in posizione defilata rispetto agli altri grandi marchi, di un bellissimo showroom, il brand creato da Hoeksema non ha una clientela italiana e, soprattutto, non sembra avere una relazione con il territorio.
Ricerche recenti dimostrano con chiarezza che il Made in Italy, il “fatto in Italia”, continua ad essere il marchio più forte del mondo. Nei prodotti italiani il consumatore cerca un’emozione che gli consente di condividere uno stile di vita, una visione estetica della qualità che è unica al mondo, inimitabile. Se questo è vero, il primo passo per un’azienda di pelletteria di lusso totalmente made in italy – quale è VBH – che voglia migliorare la sua brand awareness, sarebbe progettare e mettere in atto una comunicazione che valorizzi la provenienza dei propri prodotti e faccia leva sul valore dell’eccellenza artigianale, propria del Made in Italy. L’utilizzo di materiali pregiati, il controllo sull’intera catena produttiva, dalla creazione alla distribuzione, l’estrema ricerca del bello unito all’utile, la produzione su piccola scala che avvicina il Made in Italy al “fatto su misura”: sono questi i fattori che decretano il successo della moda italiana nel mondo.
Per promuovere questo tipo di consumo, che valorizzi la qualità prima di ogni altro aspetto, è necessaria, dunque, una comunicazione non solo intesa come pubblicità delle caratteristiche intrinseche del prodotto da vendere, ma anche e soprattutto come veicolazione dell’essenza più profonda di una marca: la sua brand identity.
Il settore del lusso è forse quello in cui maggiormente è avvertito il bisogno di far coincidere l’identità di marca con la sua immagine percepita, perché i luxury goods non sono soltanto oggetti – e quindi borse, calzature, vini pregiati – ma sono soprattutto rappresentanti della filosofia guida dell’impresa produttrice. Il Made in Italy vanta una filosofia di prodotto apprezzata e valorizzata nel mondo, ma spesso non adeguatamente trasmessa alla platea dei consumatori. In una borsa 100% italiana non c’è solo il bello, c’è anche e soprattutto il ben fatto, e i consumatori, siano essi europei, americani, cinesi o giapponesi devono esserne adeguatamente informati. Come giustamente ricordato nel testo ‘La scommessa del Made in Italy’ (Corbellini, Saviolo), «la comunicazione che ha bisogno di fatti concreti non si limita all’advertising ma diffonde l’immagine dell’azienda attraverso mezzi che “lascino un segno”, come le mostre antologiche, la pubblicazione di testi e di libri, le sponsorizzazioni di attività culturali e benefiche, la creazione di scuole di formazione. […] Queste attività non devono, però, essere scelte a caso […] Ogni attività di comunicazione deve passare il vaglio della coerenza con la propria identità della quale è elemento indissolubile l’appartenenza geografica.»
La relazione con il territorio, e con il suo sistema di valori, non dovrebbe, dunque, passare in secondo piano rispetto alla rimarcazione di quell’allure cosmopolita e internazionale che caratterizza fortemente il marchio VBH. In quest’ottica, varcando la soglia dello showroom di via San Giacomo, sarebbe bello – e potrebbe non essere solo una provocazione – che il cliente/visitatore venisse accolto non da un wall of fame (la parete di fronte all’ingresso è interamente rivestita da foto di red carpet), ma da un wall of artisans, una rassegna di foto d’autore che rappresenti l’eccellenza artigianale del marchio VBH attraverso le fasi di lavorazione manuale della pelle. I concetti di esclusività, unicità e lusso, allora, passerebbero attraverso il racconto di quei maestri d’arte che, con passione, competenza e dedizione, continuano a perpetuare la lunga tradizione della manifattura italiana – simbolo di qualità e autenticità -, relegando ad un ruolo secondario le very important persons che già riempiono, fino alla saturazione, il mondo della moda e delle riviste patinate, e che – forse – così autentiche non sono.

Diana IzzoUN’IMMERSIONE TOTALIZZANTE NEL MONDO VBH
Testo di Diana Izzo

Il marchio di borse VBH, creato dallo stilista Vernon Bruce Hoeksema, è uno dei più amati dalle celebrities e dalle star internazionali, che amano sfoggiare le sue preziosissime borse agli eventi più glamour. Le borse proposte da VBH, infatti, sono esclusive e ricercate: realizzate interamente a mano da artigiani altamente specializzati e con i materiali più pregiati, sono pezzi numerati in serie di trecento. All’interno di ogni borsa è inserita una targhetta numerata, in metalli preziosi come oro e argento, che ne garantisce l’autenticità e l’unicità. Si tratta, dunque, di borse di alta qualità ed eccellenza made in Italy, particolari e uniche quasi fossero opere d’arte. E’ proprio quest’aura di preziosità e unicità a renderle così ricercate, come veri e propri oggetti di desiderio luxury.
Visitare lo store del marchio VBH a Roma è stata sicuramente un’esperienza molto particolare: il negozio, infatti, sembra ben rispecchiare la filosofia e l’identità del marchio. Lo store VBH si trova in una zona esclusiva della città, ma si differenzia nettamente dagli altri negozi di lusso per diverse ragioni. Innanzitutto, non è ubicato sull’affollata e nota via del Babuino ma in una sua traversa (via di San Giacomo, 21) ed è, quindi, un po’ più nascosto e protetto dal caos della zona, ma anche dalla curiosità dei passanti e dei turisti. A mio parere, la scelta di quest’area specifica esprime bene la connotazione elitaria del marchio e dei suoi prodotti.
All’esterno lo store VBH si presenta austero, con vetrine che non espongono gli oggetti ma, al contrario, sono protette da imponenti inferriate nere: altra caratteristica che mi ha colpita, perché evidenzia la volontà di non mostrare a ‘tutti’ le borse VBH, che sono solo per ‘pochi’. Arrivati alla porta d’ingresso si deve bussare per essere ricevuti e per potersi immergere completamente nel mondo VBH. All’interno dello store l’atmosfera è subito coinvolgente, con una musica bassa in sottofondo che accompagna l’esperienza dello shopping. L’arredamento è molto curato e i tanti modelli di borsa tra cui è possibile scegliere sono sistemati ordinatamente su tavoli e mobili, come pezzi da collezione unici esposti al pubblico. Le borse sono lì, a portata di mano, eppure già solo guardandole si avverte la loro preziosità: è lì che ho pensato “Magari potessi averne una!”. Le pareti dello store sono tappezzate d’immagini e foto, che ritraggono celebrities e star internazionali con le loro borse VBH e che suggeriscono il posizionamento luxury del marchio nel mondo della moda.
Lo store VBH ben racchiude e manifesta spazialmente l’essenza del marchio: non è un semplice negozio, ma è più uno show-room che permette di vivere un’esperienza sensoriale totalizzante, che ti catapulta nel mondo VBH, e di percepire quel carattere esclusivo, unico ed elitario che caratterizza il marchio fin dalla sua nascita, il suo prestigio e la sua magia.

Ewa BanaśUn libro di VBH
Testo di Ewa Banas

Quando ho visto le foto delle borse su internet mi è venuta in mente la metafora con il quadro. Le borse sono come i pezzi d’arte e il negozio di VBH – la galleria. Oltre a tutte le mostre che si possono vedere a Roma, ce n’è un altra – le borse di VBH. Ma quando ho visitato lo showroom, malgrado tutte ciὸ che mi ricordava delle opere viste durante una visita al museo, ho sentito un’altra sensazione… L’atmosfera di quel negozio mi ha suggerito un’altra metafora che ha spostato la mia immaginazione completamente in un altro posto… Perchè? Perchè quello giorno mi sentivo come Daniel. Mi hanno mostrato un insieme di oggetti assolutamente magnifici. Mi sentivo come nel libro “L’Ombra del Vento” di Carlos Luiz Zafón.
«Questo luogo è un mistero, Daniel, un santuario. Ogni libro, ogni volume che vedi possiede un’anima, l’anima di chi lo ha scritto e di coloro che lo hanno letto, di chi ha vissuto e di chi ha sognato grazie a esso. »
Allora quali erano le mie riflessioni? Voglio portarvi lì.
Il negozio di VBH e i suoi abitanti
«Erano le prime giornate dell’estate del 1945 e noi passeggiavamo per le strade di una Barcellona prigioniera di un ciclo grigiastro e di un sole color rame che inondava di un calore umido la rambla de Santa Monica… »
Siamo nel 2014. Roma. Via San Giacomo 21. Lo showroom di VBH.
Il palazzo di colore écru. Al piano terra due vetrine semicircolari con una griglia scura. La porta è guardata da massicce fioriere. Sulla destra c’ è il citofono con il logo VBH. Suona una volta. Senti la voce gentile che ti permette ad entrare?
«Buongiorno, Isaac. Questo è mio figlio Daniel» disse mio padre. «Presto compirà undici anni, e un giorno manderà avanti il negozio. Ha l’età giusta per conoscere questo posto.»
Fai due passi avanti. Lasci il giorno ed entri nel buio. La scena cambia. Adesso sei nel corridoio davanti ad un alto muro. Ti trovi vis-à-vis con persone famose incorniciate in un passepartout bianco. Le conosci già? Incontra le stelle del cinema e le celebrità! Dalle foto ti sorridono Sarah Jessica Parker, Heidi Klum, Oprah Winfrey. Sono tutte così eleganti, con indosso belle gonne, sembra di essere al gran gala. Le foto come un maggiordomo ti invitano ad andare più avanti. Prendi la curva a sinistra ed entri nel salone.
«Dall’atrio, immerso in una penombra azzurrina, si intravedevano uno scalone di marmo e un corridoio affrescato con figure di angeli e di creature fantastiche. Seguimmo il guardiano fino a un ampio salone circolare sovrastato da una cupola da cui scendevano lame di luce. Era un tempio tenebroso, un labirinto di ballatoi con scaffali altissimi zeppi di libri, un enorme alveare percorso da tunnel, scalinate, piattaforme e impalcature: una gigantesca biblioteca dalle geometrie impossibili.»
Gli altri ospiti sono già lì. Poggiati sui divani, sparsi sui tavoli, disseminati sui muri. Si guardano negli specchi, siedono davanti al tavolo. Le borse. Si presentano in una luce temperata, nel mezzo dei muri grigi. Tutte sono raggruppate in base ai vestiti che indossano. Si presentano quelle vestite di grigio alla sinistra, poi alla destra quelle di blu. Si puὸ parlare con ogni gruppo. Alcune hanno un’etichetta all’esterno, altre la nascondono dentro. Ognuna ha messo dei gioelli in forma di chiusura d’oro, altre sono senza acessori. Si nota che alcune sono più vecchie e che la loro giovinezza è stata un’ altra stagione, ma collaborano tutte insieme. Ognuna seduta sulle grandi poltrone, altre sulle sedie. Si sente un dialogo tra loro. Sono tutte belle e ben educate. Sono nate con una grande precisione, ogni dettaglio è ben lavorato.
« (…) vivono per sempre, in attesa del giorno in cui potranno tornare nelle mani di un nuovo lettore, di un nuovo spirito. Noi li vendiamo e li compriamo, ma in realtà i libri non ci appartengono mai. Ognuno di questi libri è stato il miglior amico di qualcuno. »
Ci sono anche altri ospiti: candelabri, vasi… Ti colpisce la moltitudine della forma. La geometria. I nostri protagonisti sono circondati da mobili scuri di legno, da armadi e tavoli. La geometria della forma e la forma basata sulla geometria. La bellezza della semplicità, la bellezza raffinata. Le massice cornici, i rettangoli, le gambe sottili dei tavoli, i cerchi, i triangoli, le fragili vetrine, i quadrati, i muri pesanti. La scala di accesso al piano. Gli elementi di arredamento e le borse. Quelle vestite in vacchetta naturale, i pitoni, i coccodrilli, i secchielli, le borse a tracolla, le fibbie, a manicotto, con cordoncini, i borselli. Le forme morbide, le forme rigide. Devi conoscere anche le altre.
Entra nella camera con la luce più scura dove si sono riunite le borse da sera: le piccole clutch. Ancora piu elegante. La classicità della forma e la modernità dei colori. E di nuovo ti stanno guardando le attrici, le principesse. Attacate ai muri. Il contrasto tra il legno, il vetro e i tessuti.
«Benvenuto nel Cimitero dei Libri Dimenticati, Daniel.»
Il Cimitero dei Libri Dimenticati di Zafón è un posto assolutamente magico dove sono nascosti i più bei libri che aspettano un proprietario. Mentre leggevo questo libro ho voluto, come il suo protagonista Daniel, trovarmi là. E tutte quelle sensazioni che mi accompagnavano in quel momento, le ho ritrovate nello showroom di VBH. Ma se il marchio vuole aumentare la sua visibilità tra i giovani, la sua storia deve essere presentata come un libro più moderno. Mi manca un collegamento tra ciὸ che rappresenta VBH (il negozio, i testimoni) e il pubblico giovane.
Non si può ottenere quella visibilità senza il mondo online. Come i libri che hanno anche la forma di ebook, se VBH vuole essere più visibile tra i giovani deve esistere online. La tradizione del Made in Italy e la produzione delle borse a Firenze non saranno un argomento che può convincere i ragazzi. Per convincerli i testimonial devono essere delle icone, persone dal loro mondo. E chi può farlo meglio dello star mediatiche, le bloggers?
Stabilire una forma di cooperazione con bloggers intese come leader di opinione puὸ essere, ad esempio, una campagna che racconterà dove la borsa è stata con loro, cosa ha visto, chi ha conosciuto, come si sentiva… Si potrebbero prestare delle borse a delle potenziali clienti e dai loro racconti creare un libro – un forum online, presentando le storie diverse.
Forse si deve creare una seconda linea ? L’ inserimento del prodotto in altri negozi. Una collezione speciale per un negozio a prezzi più convenienti. La creazione dei gadgets di cui i giovani sono circondati, etui per iPad per i cellulari, le cuffie… O una versione mini per Barbie ed in questo modo guadagnare notorietà tra gli adolescenti futuri?
Grazie alle posibilità che ci da oggi il mondo online e usando la creatività, si puὸ rinnovare l’immagine del marchio senza perdere niente di quell’aura di lusso.
Ma se le borse sono un prodotto di lusso che i giovani non possono comprare, perchè vogliamo cosi tanto conquistare questo publico?
Il Cimitero dei Libri Dimenticati è un posto magico, ma i libri sono nascosti perchè non tutte le persone possono esserne proprietari.
E se si utalizzasse la poca conoscenza di questi prodotti come un vantaggio?
Creare la storia intorno ad una campagna del “Secret Sociaty” con i segreti che ne crearanno la leggenda. Il negozio potrebbe non essere accessibile a tutti. Si possono utilizzare i clienti del database del negozio – i contatti che il marchio ha già ben impiantato. I clienti possono essere informati sulle presentazioni di nuovi modelli su invito.
Dopo la prima visita solo per i clienti fedali e le celebrities, gli ospiti possono condividere quelle informazioni con gli amici e consigliare altre due persone che avranno la possibilità di recarsi nello showroom. Ogni volta per entrare nel negozio si dovrà essere in lista e chi compra la borsa diventa una parte di “Secret Sociaty”. Ogni evento puὸ svolgersi in location diverse e con differenti temi, presentando così i fattori che creano l’esclusività del brand…
Credo che si debba creare il futuro dello showroom con uso delle strategie grazie a cui si puὸ proporre ai clienti di lusso qualcosa di nuovo ed originale. La strategia puὸ essere basata sulla trasformazione dei clienti da “lettori passivi” in clienti “creatori dei contenuti” del messagio di VBH. La creazione di una storia puὸ fondare quell’atmosfera che io ci ho trovato – l’atmosfera come quella creata da Zafón – dopo la visita al negozio tu vorrai scegliere la tua borsa e conservarla.
«E sai qual è la cosa più bella?» Scossi la testa in silenzio. «La tradizione vuole che chi viene qui per la prima volta deve scegliere un libro e adottarlo, impegnandosi a conservarlo per sempre, a mantenerlo vivo. È una grande responsabilità, una promessa» spiegò mio padre. «Oggi tocca a te.»

immagine mywhereVBH SHOWROOM- RED CARPET VICTIM
Testo di Fausta Padula

Una donna dalla classe innata, non dettata dall’opulenza dei suoi abiti ma dall’incedere regale. Lo showroom VBH non si fa notare, si nasconde alla vista dei passanti dietro una grata di ferro. In linea con il mood di lusso esclusivo ma sobrio, l’edificio si discosta nettamente dai monomarca griffati dell’adiacente via Condotti, tutti maxilogo e vetrine illuminate, preferendogli la riservatezza di un vicolo di via del Babuino.
Ma la poesia e il fascino esterno si annullano al suono del campanello che consente l’accesso. Ad attendermi una carrellata fotografica di clienti-star con indosso le pochette, rigorosamente su tappeto rosso. Dalle first ladies alle prinicipesse, dalle cantanti pop alle attrici hollywodiane, le pareti si trasformano in pagine di album autografati da far invidia alle più grossolane e popolari trattorie romane. Lo pseudo-reportage in stile notte degli Oscar riesce persino ad offuscare i ricercati pezzi d’arte disseminati nel restante spazio. Avanzando, si scopre un open space a metà tra boutique e casa, in cui aleggia il fantasma del designer Bruce Hoeksema su ogni particolare. Sembra essere un tentativo di apertura della personalità e cretività dello stilista, che tenta di regalarci una parte del suo stile, per meglio comprendere l’identità ed il gusto del brand. Intorno al salottino centrale si snoda l’esposizione di quelle che dovrebbero essere le vere dive: le borse di coccodrillo, pitone, le it bags e le sac da giorno. Finalmente le peculiarità del prodotto e l’attenzione al dettaglio! Nell’osannazione generale del jet set, sfugge quella presenza preziosa ed ormai rara che è il Made in Italy. Lo snobismo non lascia il posto agli artigiani fiorentini, veri padri di quei gioielli di pelletteria. La cura maniacale dei particolari, la perfezione dei tagli, la focalizzazione sul prodotto, sull’innovazione e sulla qualità sono oscurati dalle luci abbaglianti di Hollywood.
Dulcis in fundo, la sala delle pochette da sera vanifica l’interessante movimento architettonico delle scale che conducono all’ufficio stile, attirando l’attenzione con il gioco di luci. In totale contrasto con il calore e la naturalezza dei colori della hall, l’area sera si distacca nella sua artificialità del nero e del bianco, con annesso il “mausoleo” di foto dei reali europei targati VBH. In questo mix&match di stili e di concept, però, il prodotto resta immune da qualsiasi critica. I pellami pregiati, la particolarità delle forme ed i peculiari accessori sono di indiscussa bellezza, con al vertice la chiusura del modello Brera. Ciò che più ho apprezzato è stata la discretezza e la classe del logo applicato alle borse, vero simbolo di quella eleganza non appariscente che mi aveva inizialmente affascinato.
Un luogo che ha scatenato in me emozioni contrastanti, alternando ampi respiri di sofisticatezza a rammaricati sospiri di provincialità. VBH è un brand ancora giovane con i suoi circa quindici anni di attività, ma non dovrebbe perdere di vista l’esempio dell’Olimpo delle firme, ed imparare che “non dobbiamo mai confondere l’eleganza con l’essere snob” (Yves Saint Laurent).

FRA PEROTTIVernon Bruce Hoeksema
Testo di Francesca Perrotti

“Ho voluto creare uno spazio che è più come la casa privata di un collezionista di fascia alta”. Sì, è esattamente questa l’idea che si ha quando si entra nello showroom romano di VBH, marchio di lusso lanciato dall’ex modello americano Vernon Bruce Hoeksema: un atmosfera accogliente, un ambiente confortevole, elegante ma opulento in ogni suo centimetro.
Parquet in wengè, pareti chiare, complementi d’arredo etnici sparsi per lo showroom danno vita ad un ambiente caldo e piacevole ma allo stesso tempo elitario e conturbante che accoglie l’eccellenza della borse VBH, capolavori totalmente Made in Italy nati dalle mani dei migliori artigiani fiorentini.
Non lo si nota subito, lo store si affaccia in punta di piedi, senza dare nell’occhio. Ed è così che al civico 21 di via San Giacomo che questo si mostra in tutta la sua bellezza. Non ci sono insegne vistose né uomini in smoking pronti ad accoglierti come spesso accade per le altre griffe di moda. Tutto è lasciato intravedere da delle inferiate, che ben nascondono le sorprendenti creazioni poste all’interno.
L’eclettico imprenditore americano è un uomo di gusto e stile, con una forte dedizione al dettaglio che si ritrova tanto nelle sue preziose creazioni, quanto nell’attento e ricercato arredamento presente all’interno dello showroom. Nulla è lasciato al caso: dai mobili creati su misura, al posizionamento delle borse in esposizione, o alle incisioni sui cassetti che richiamano le iniziali del marchio; niente viene trascurato, tutto testimonia grande maestria.
Una grande attenzione per ogni piccolo particolare, un lavoro attento e meticoloso non sono altro che la chiara manifestazione della precisa e creativa personalità di questo grande personaggio, che ha voluto mettere sé stesso in ogni parte del suo progetto, cosicché quest’ultimo potesse parlare di lui. Sulle pareti ci sono foto delle più note celebrities con indosso questo preziose baguette in pellami esotici e colori glam che danno quel tocco in più necessario quando si sfila su un tappeto rosso. Questo testimonia la voglia di Hoeksema di puntare in alto.
VBH è un luogo che non si dimentica, così elegante e raffinato, bello in ogni dettaglio. Rimane impresso perché tutto esprime lusso ed esclusività. Si ha quasi paura di toccare quelle “opere d’arte” per timore di rovinarle. È un’esperienze che ti vien voglia di ripetere, anche se si ha la piena consapevolezza di essere lì solo per guardare… per comprare aspettiamo di sposare uno sceicco arabo o di diventare affermatissime donne in carriera. Nel frattempo, poter anche solo entrare e guardare tutta quella meraviglia, può bastare.

PicsArt_1402663010445VBH è a Roma?
Testo di Martina Iannessa

Manila, Brera, Milano, Boulevard, Madison… sembra una lista casuale di nomi di luoghi, ma in realtà sono i nomi dei piccoli (si fa per dire) tesori partoriti dalla mente dell’eclettico designer Vernon Bruce Hoeksema, le cui iniziali danno il nome alla sua maison. Ed è proprio in Via San Giacomo 21 a Roma che questi tesori sono a dir poco nascosti. Sì, nascosti, perché questo recondito showroom sfugge agli occhi dei passanti ignari, che sulla via non vedono affacciarsi vetrine appariscenti o insegne ostentatrici. Anzi, bisogna quasi prendere la lente di ingrandimento per leggere la piccola scritta “VBH” sulla placca in ferro battuto all’entrata dello store e capire che è proprio quello il posto che stavamo cercando. Per non parlare poi del fatto che per entrare bisogna suonare il campanello e aspettare che la commessa di turno ci venga ad aprire!
Ma chi dice che queste siano tutte connotazioni negative? La vision di Hoeksema è quella di offrire un qualcosa di nuovo a quei clienti in cerca di una borsa speciale che non sia necessariamente prodotta in serie e posseduta da tutti i loro conoscenti. Il suo quindi, è un prodotto di gran qualità riservato ad un pubblico di nicchia e ricercato, per questo motivo a mio avviso lo store rispecchia a pieno il concept della maison.
Entrando, l’atmosfera, fatta da luci soffuse e musica lounge, trasmette una leggera inquietudine e si ha quasi la paura di sembrare un elefante in una cristalleria! La posizione degli oggetti esibiti infatti, è estremamente studiata e prima di toccarne uno si è alquanto titubanti per non intaccare quell’armonia di perfezione e preziosità. In ogni caso la precisione maniacale della commessa è subito pronta ad intervenire e, come se stesse giocando una partita a Tetris, rimette ogni pezzo precisamente al suo posto. È proprio questa attenzione al dettaglio però, che conferisce allo store quel carattere esclusivo che lo rende all’altezza dei grandi classici del settore, ma con un ricercato tocco di modernità.
Una delle particolarità del punto vendita, che raramente si vede in altri negozi di moda di lusso, è che le pareti sono quasi del tutto tappezzate da riproduzioni di copertine di riviste importanti sulle quali è apparso il brand, o di foto scattate a personaggi famosi, alcune delle quali stampate anche in formato gigante. Da Sarah Jessica Parker a Uma Turman, da Michelle Obama a Rania di Giordania, sono molte le donne influenti del pianeta immortalate con una VBH bag e Bruce ci tiene a mostrarlo. C’è chi la definisce una forma d’arte, o chi semplicemente egocentrismo, ma una cosa è certa: ogni elemento di questo spazio, coesiste perfettamente per creare quell’aura di mistero che ti tiene in tensione, ma che allo stesso tempo ti attrae e non ti lascia andare via…

Foto CarnetVBH
Testo di Pablo Cermeno

Una città come Roma è piena di grandi e piccole strade, di monumenti d’epoca e di nuovi palazzi. Qui, tra Piazza di Spagna e Piazza del Popolo, si trova via del Babuino, che insieme a via del Corso e via di Ripetta, forma il cosiddetto tridente di Piazza del Popolo. Via del Babuino ospita alcune delle aziende più prestigiose del settore moda (Chanel o Valentino sono solo alcuni esempi). Camminando per questa strada incontriamo una chiesa con una statua antica, da cui la via prende il suo famoso nome e, girando l’angolo, si trova via San Giacomo, dove il lusso si trasforma in qualcosa di nuovo.
Questo posto è VBH.
VBH nasce nel 2004 grazie a Bruce Hoeksema che ha sempre avuto un forte legame con la città di Roma. Dopo aver passato tre finestre nere, si entra in una piccola sala piena di fotografie raffiguranti diverse star del mondo di Hollywood che indossano borse di VBH. E come Cristoforo Colombo scoprì l’America, noi scopriamo un nuovo mondo per le borse, tutto incentrato sull’artigianalità del prodotto, sulla qualità delle pelle, sul design delle borse, ma anche del negozio.
L’impressione che ho avuto era quella di trovarmi in un posto troppo ordinato, dove tutto era previsto per il cliente. Rispondeva all’idea di negozio di lusso, soprattutto per la presenza delle fotografie di persone famose che indossavano il prodotto, e per il gioco delle pareti nere con il legno scuro. Tutto era disposto in modo calibrato, dalla posizione delle borse a quella dei libri. Mancava qualcosa però, forse una maggiore illuminazione, o forse un po’ di trasgressione, qualcosa di attraente o di umano: sembrava quasi di entrare in un negozio artificiale, proprio come se fossimo ad una mostra di pittura, o in un museo dove non si può toccare nulla, ma solo guardare.
Forse questo è un problema dell’alta moda, che, a volte, sembra essere di un altro pianeta, senza una relazione vicina con le persone. Spesso capita di entrare in un negozio d’alta moda e di sentirsi quasi a teatro a vedere un’opera o al cinema. Si trasmette un messaggio, un sentimento, ma sono messaggi e sentimenti vuoti.
Per concludere, VBH presenta una collezione di borse e gioielli (ma a Roma questi ultimi non sono esposti) di grande artigianalità, con una particolare cura ai dettagli, ma con una formula che non è valida, perché priva di comunicatività, e con una scarsa visibilità, visto che il negozio è situato in una piccola strada di una grande città, nei pressi di due grandi vie dello shopping romano. Forse bisogna cambiare qualcosa. Come diceva Max Frisch “la vera fine sono gli esseri immobili”.

nicola bossoVBH IL LUSSO DI NESSUNO
Testo di Nicola Bosso

Queste sono le prime parole che verrebbero da dire conoscendo la storia di VBH. Lusso sfrenato, borse mozzafiato solo per pochi, talmente pochi che diventano per nessuno. In Italia la griffe del compagno di Valentino, Vernon Bruce Hoeksema è infatti sconosciuta. Talmente esclusiva e lussuosa che si candida ad essere la griffe meno conosciuta nel territorio italiano pur essendo molto quotata tra le star di Hollywood. La maggior parte dei futuribili compratori si aspetta di trovare lo showroom VBH tra le vie più importanti dello shopping romano, invece tutt’altro che semplice è la ricerca dello showroom di questa griffe internazionale.
Lo showroom si presenta come un luogo di pura classe ed eleganza, si contraddistingue il nero come colore cardine, nero che rappresenta appunto il lusso più inarrivabile, le borse VBH rappresentano l’attrattività principale, esse sono rappresentate in varie forme e colori.
Punto di forza della griffe VBH è chi la sfila, famosa in territorio internazionale, viene utilizzata dalle più grandi star di Hollywood o personaggi molto importante nella politica, tra le quali Gwyneth Paltrow, Sarah Jessica Parker, Uma Thurman, Michelle Obama e altre, le quali portano queste borse per occasioni speciali quali gli Oscar, i Golden Globe, il Festival di Cannes e altri eventi di importante caratura. Essere così al top, essere un prodotto così ricercato rende difficile interagire con le fantasie e i desideri delle ragazzine.
Sembra, infatti, che lo showroom faccia solo da comparsa sul territorio romano come se l’importante sia essere presenti nel paese che ha fatto la storia della moda più che portare risultati all’azienda. Focalizzare la griffe sulle star internazionali e presenziare ai più grandi eventi dell’anno è un segno distintivo sul campo comunicativo, diventa fondamentale per l’azienda strutturare una nuova strategia tale da poter incominciare a far sognare le borse VBH ad una nuova clientela, potenziando l’aspetto estetico dello showroom e possibilmente ingrandirlo date le piccole dimensioni.
Spostarsi in via dei Condotti, zona del lusso romano per eccellenza, sarebbe la scelta più intelligente per iniziare a farsi conoscere oltre le passerelle del Red Carpet.
Punto focale di questa strategia per lo showroom è rappresentato sicuramente dallo stile e dal lusso che deve essere percepito alla visione della vetrina VBH, è necessario dunque lavorare scrupolosamente su di essa che diventa il vero e proprio principale strumento di percezione del lusso targato VBH.

189711_4407291994004_993320773_nVBH: un’anima da Red Carpet
Testo di Piera Benincasa

Vernon Bruce Hoeksema nel 2010 dopo aver maturato un’esperienza nel mondo della moda, prima come modello poi come presidente della Maison Valentino ha deciso di dar vita al brand VBH rappresentandone l’anima stessa.
VBH attraverso le sue borse e i suoi gioielli esprime eleganza, esclusività frutto di un Made in Italy destinato a pochi. Le sue realizzazioni che varcano i Red Carpet di tutto il mondo, sono interamente prodotte nell’Atelier fiorentino VBH, dove la maestranza degli artigiani dà vita a delle vere opere d’arte. Ammirandole e toccandole si può percepire che niente è lasciato al caso, ogni pezzo è distinto da una targhetta in oro zecchino con la relativa matricola di serie.
Il pellame è il risultato di un’accurata ricerca tra le più importanti concerie italiane; coccodrillo, pitone, struzzo, cavallino, razza sono solo alcune delle prestigiose pelli che danno vita a queste borse uniche nel loro genere. Vernon Bruce Hoeksema non si differenzia soltanto per la qualità delle materie prime utilizzate ma soprattutto per il design semplice, sobrio e raffinato, pensato per ogni tipo di donna e per le sue molteplici esigenze. Dalla tracolla da giorno all’irresistibile clutch da sera, dal bauletto all’oversize, fino ad arrivare all’immancabile hand bag, diventate degli assoluti must senza tempo.
Questi preziosi prodotti possono essere acquistati all’interno dei più importanti department store internazionali, ma per chi vuole vivere a pieno il mondo VBH può trovarli negli unici due show-room presenti a New York e a Roma.
Affascinata da questo brand così lontano dalla visione mass market mi sono recata in via di San Giacomo,21 nel centro di Roma, dove sorge il suo unico show-room europeo. L’esclusività e la riservatezza si percepiscono fin dal contesto in cui sorge, in una via centrale ma poco trafficata tanto che per poter accedere alla Maison i clienti sono invitati a suonare all’apposito campanello. Tanto selettivo quanto famigliare queste sono le sensazioni che ti trasferisce VBH una volta varcata la sua porta, ti senti in una vera e propria casa, in particolare in un lussuoso salone. Dai toni scuri dell’arredo al panna dei comodi divani si mescolano le tante nuance delle borse VBH, le trovi dappertutto, divise per tipologie e puoi tastarle assieme alla gentilissima accoglienza del suo team.
L’effetto è quello di stare comoda a casa tua circondata da capolavori che solo pochi possono realizzare. Davanti ad una clutch puoi sognare di essere una delle tante celebrities che ogni anno sfilano i Red Carpet con in mano una di esse. Tutto ciò è enfatizzato dalla presenza di innumerevoli tele che decorano il salone, raffiguranti personaggi dello star system che indossano VBH.
Il marchio VBH mediante le sue politiche di comunicazione e di retail marketing vuole tutelare la propria posizione nella nicchia del lusso più sfrenato ma allo stesso tempo ha l’esigenza di ampliare la sua notorietà attraverso strategie di “idol marketing”.
“I don’t believe in throw-away fashion. I want to make products that are timeless and can be passed down to future generations” , Vernon Bruce Hoeksema.

sara della corteVBH: l’eleganza dell’esclusività!
Testo di Sara Della Corte

Una delle sfide della moda contemporanea è di coniugare innovazione e tradizione, appagando le esigenze della donna in un mercato globalizzato e sempre più competitivo. Obiettivo raggiunto dallo stilista Vernon Bruce Hoeksema che ha scelto come quartier generale una delle location più prestigiose nel cuore del centro capitolino. A differenza degli altri atelier presenti nelle vie della moda romana, VBH non s’impone sulla strada con prepotenza. Si affaccia senza dare nell’occhio con una vetrina per lo più spoglia, una timida insegna e un campanello nascosto. L’apparenza esterna non suggerisce nulla al visitatore sul mondo che lo attende una volta varcata la soglia. Mondo dominato da uno stile ricco e raffinato che si riflette nelle sue creazioni. L’interior design è ipercurato e contemporaneo in linea con la filosofia del brand: caldi pavimenti in legno, bianche pareti e luci soffuse. VBH si configura come un percorso per rappresentare un’azienda che ha portato nel mondo il bello dello stile italiano, fatto di buon gusto, eleganza raffinata, equilibrio compositivo e cromatico, qualità dei materiali. La disposizione, concepita per valorizzare la maestria artigianale delle creazioni, consente di toccare con mano tutte le borse.
L’ecclettico stilista, ex presidente di Valentino, propone modelli che alternano materiali come cuoio, pitone, struzzo, coccodrillo e l’ecopelle in una ricerca continua che ha come obiettivo l’appagamento dei desideri di una donna.
Girovagando nella boutique è possibile notare la straordinaria combinazione tra estetica, funzionalità e atmosfera. Musica di sottofondo e luci soffuse permettono di vivere un’esperienza sensoriale a tutto tondo, focalizzando l’attenzione del visitatore sulle idee figlie dell’estro artistico di Vernon Bruce Hoeksema. Nulla è lasciato al caso, dall’esposizione degli oggetti trapela la cura per il dettaglio e l’organizzazione maniacale dello spazio.
Lo showroom è stato progettato come un percorso che coinvolge tutti i sensi: interessa tutte le parti del corpo lasciando una sensazione di pienezza e soddisfazione. Dalla vista, al tatto, al gusto si è attraversati dalla forza intensa della cultura e del mondo del fashion.
VBH non è noto in Italia soprattutto tra le nuove generazioni, se non siete una fashion addict e non leggete Vogue dove è spesso menzionato, è difficile che il nome possa esservi familiare!
La scelta strategica del marchio consiste dunque nel puntare sulla qualità del prodotto, realizzato rigorosamente a mano nell’atelier di Firenze con nome e numero di serie inciso su una placca interna. Da ciò si evince l’ossessione per il concetto di qualità e di eccellenza artigianale, sempre più graditi ad una clientela cosmopolita e perfezionista. Nato per essere il marchio preferito di star come Sarah Jessika Parker, Gwyneth Paltrow e di first lady come Michelle Obama, i principali clienti sono i facoltosi paperoni della new economy.
In attesa delle it bag della nuova stagione che verranno presentate nella fashion week parigina non ci resta che ammirarle nel show room romano o della main boutique newyorkese.

Valentina MontanaroVBH: W il MADE IN ITALY
Testo di Valentina Montanaro

Durante una lezione del master tenuta da Roberta Filippi sono venuta a conoscenza di questo marchio, mai sentito e mai visto prima. VBH è un marchio di borse e gioielli di lusso, lanciato nel 2000. È un acronimo che sta per Vernon Bruce Hoeksema, fondatore e proprietario del marchio, nonché ex presidente di Valentino.
Ogni borsa è prodotta artigianalmente, usando materiali di prima scelta e totalmente Made in Italy. Sono inoltre in serie limitate o addirittura uniche. Uniche nel vero senso della parola dato che non vi è nessun segno distintivo a contraddistinguerle, nessun logo. Ogni singolo pezzo è fatto a mano e assemblato da piccoli gruppi di esperti artigiani, nel loro atelier a Firenze, sono borse che coniugano modernità e tradizione. La scelta di non possedere negozi monomarca sparsi per il mondo è emblematica, vi sono solamente due showroom: uno a New York, che a detta loro è il più importante, e uno a Roma.
Mi è venuto spontaneo appena ho scoperto questa nuova griffe di cercare qualcosa su internet: nessun sito, qualche riga sporadica sul loro conto e molte foto di celebrities con le loro creazioni. Non è difficile capire che le loro clienti appartengono proprio a quell’ambiente.
Il loro showroom a Roma è situato in via s. giacomo, una traversa di via del babuino in pieno centro cittadino. Mi sarei aspettata un grande palazzo, con grandi vetrine sfarzose e luminose, invece è stato esattamente il contrario. Vi sono due grandi vetrate di cui una con sbarre di metallo, come per proteggersi e nascondersi, e l’entrata con un semplice portone ed annesso campanello. L’insegna, quasi inesistente, è composto dal “logo” difficile da notare se non sotto un’acuta osservazione. All’entrata alzando gli occhi non passa di certo inosservato il grande quadro composto da una quindicina di foto affiancate, di celebrità con indosso le borse. Non per niente sono state denominate le “borse della star”.
L’ambiente è molto raffinato e minimale, con soffitti ampi e alti, ed uno spazio in cui tutto è studiato fin nei minimi particolari. La prima sala è composta da due grandi salotti, tavolini e grandi tappeti, e qui sono esposte le borse più da “giorno”, mentre la seconda stanza, più piccola rispetto all’altra, è dedicata interamente alle loro pochette e clutch da sera. Tutta questa stanza è caratterizzata da un atmosfera molto intima, con luci soffuse e con una piccola esposizione di ulteriori foto di donne famose con le loro produzioni, a conferma della loro fierezza nell’avere questo tipo di clientela.
Molte le domande che avrei voluto porre al gestore, prima fra tutte il perché non avessero una linea di comunicazione e pubblicità per far arrivare il marchio ad essere più conosciuto, non solo dalle star. La risposta è dettata dalle volontà del proprietario: non vuole spendere soldi in pubblicità, le sue borse bastano a farsi pubblicità da sole. Indubbiamente il prodotto c’è, bello e buono, ma manca tutto il resto. Manca una comunicazione adeguata e, cosa più importante, vi è la mancanza di relazioni. Non vi è la volontà di costruire dei rapporti con il pubblico, che siano solamente di pura conoscenza e stima del marchio, ma pur sempre rapporti. Nonostante ciò, è importante sottolineare il rispetto e la consapevolezza che hanno delle materie prime da loro impiegate, al valore che donano all’ artigianalità e per ultimo, ma non di importanza, al merito di essere interamente MADE IN ITALY.

IMG_106150618569443VBH: il successo di un marchio schiavo dell’ombra di se stesso
Testo di Veronica Bellucci

Pochette che completano il look delle star più famose del cinema americano, borse lussuose protagoniste delle copertine più prestigiose del mondo. E ancora, principesse e First Lady scelgono VBH per sentirsi assolutamente uniche.
VBH nasce da un idea di artigianalità tutta italiana, toscana precisamente, per realizzare un prodotto totalmente fatto a mano. Il fondatore dell’azienda Vernon Bruce Hoeksema investe la sua creatività sulla ricerca di una qualità minuziosa e autentica, cerca di porre l’attenzione sulla manifattura degli oggetti: borse e gioielli come peccato di quel lusso raggiungibile per pochi, autentico, che può fornire soltanto la mano preziosa di un artigiano esperto. Hoeksema inizia producendo pochette da sera e gioielli per poi allargare la produzione anche a borse da giorno. Così operando riesce a posizionarsi in un target elevatissimo che comprende quasi esclusivamente dive del cinema americano, nobildonne di tutto il mondo e First lady. Ora sorge spontaneo un dubbio: perché il marchio è pressoché sconosciuto al largo pubblico? La risposta più immediata è che l’azienda abbia preferito investire quasi la totalità del suo capitale sulla qualità del prodotto, anzichè su azioni di marketing e comunicazione. Paura delle imitazioni? Entra in gioco un paradossale circolo vizioso: è possibile farsi conoscere rimanendo nell’ombra con il timore di essere emulati?
Questa preoccupazione è riscontrabile da due peculiarità che caratterizzano il marchio in questione: il criterio con cui è strutturato lo show room espositivo in Italia e la non presenza di VBH in rete con un esclusivo website dedicato. E’ possibile rintracciarlo soltanto su face book, evidentemente troppo controcorrente rispetto al mood del brand metafora di lusso, prestigio e soprattutto esclusività.
VBH è presente in Italia solo a Roma con uno showroom sito in una zona abbastanza centrale della città, ma allo stesso tempo nascosta rispetto a tanti altri negozi espositivi i quali propongono prodotti altrettanto importanti. Inferiate scure sulle vetrate di tutto il sito espositivo, nessuna indicazione con il nome alla porta d’entrata, inesistente personale d’accoglienza all’ingresso tanto da dover essere costretti a suonare il campanello, posizione non troppo favorevole in fatto di visibilità. Sarebbe lecito pensare che la voglia di essere esclusivi abbia reso il marchio schiavo dell’ombra di se stesso. Oppure si tratta solo di una questione di diffidenza nei confronti degli investimenti sulla comunicazione?

Redazione

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