Confini in rosa. Oltre la scrittura al femminile

Confini in rosa. Oltre la scrittura al femminile

ITALIA – Otto autrici e otto madrine vi aspettano al Salone Internazionale del Libro di Torino, domenica 21 maggio alle ore 16.30, presso il Padiglione 3 – Spazio Eventi, per un incontro sulla scrittura al femminile, sulle donne che raccontano le donne, l’esempio di volontà e di ispirazione che esse rappresentano.

In un periodo storico in cui il fenomeno dei flussi migratori è al centro di feroci dibattiti, la XXX edizione del Salone Internazionale del Libro di Torino sceglie un titolo che è un manifesto: oltre il confine. Alludendo al superamento dei confini di natura geografica, che agiscono da spartiacque e fanno pensare al mondo come ad un posto articolato in sezioni, e al superamento dei confini di natura ideologica, culturale, che dividono più delle catene montuose e delle dogane.
Oltre è una parola coraggiosa, un promemoria rivoluzionario: c’è in essa la spinta di chi buca il limite e lo trapassa, creando punti d’ancoraggio, ponti ideali tra questo e quello, tra noi e l’altro, tra ciò che ci è familiare e ciò che, invece, non conosciamo.

Il deserto di Atacama si estende dal Perù meridionale al Cile settentrionale. È tra i luoghi più aridi al mondo. Piante e fiori sopravvivono solo come semi o bulbi. Tuttavia, quando piove, quando il miracolo dell’acqua benedice la terra brulla, i semi sbocciano nel giro di poche ore soltanto e il deserto salato del Cile si trasforma in una distesa di fiori rosa a perdita d’occhio. A causa dell’arsura cocente e delle temperature improbabili, le Rose di Atacama – così vengono chiamate – sopravvivono molto poco, un soffio di tempo appena. Eppure, nell’ostinazione alla vita che le caratterizza, quando la grazia delle piogge si ripete, esse tornano a fiorire, dimentiche dell’ostilità che le circonda e nella quale sono destinate a nascere.
Le Rose del deserto di Atacama, che anche Sepùlveda racconta in un libro di straordinaria bellezza, sono la natura che, facendosi madre e maestra, ci insegna il valore della resilienza, della perseveranza, della non arrendevolezza.
Quei fiori testardi ricordano le donne, l’incredibile capacità di puntare i piedi sul fondo e risalire la china, “partorendosi” infinite volte, nascendo e rinascendo a nuove e più solide consapevolezze, azzerandosi per ripartire, spingendosi oltre i confini che, ancora oggi e a dispetto di certe battaglie, la natura umana continua a costruire loro intorno, come muri, come fossati di indifferenza, come cordoni di filo spinato che dovrebbero arrestarne la corsa, come bavagli intorno alla bocca per tacitarne la voce. E quelle, invece, osano parlare. E scrivere, addirittura. E parlando, e scrivendo, raccontano un altro pezzo di cielo.
A tal proposito, a proposito di Sepùlveda, delle Rose di Atacama e del romanzo che ne porta il titolo, mi piace ricordare le parole a cui, nel racconto La bruna e la bionda, egli ricorre per narrare l’ardimento di chi non si piega, di chi non sta zitto: “Le due piansero, certo, ma poco, perché le donne gloriose della mia generazione non hanno permesso al dolore di imporsi al dovere. Fanciulle in fiore e in minigonna degli anni Settanta, ribelli nelle aule e nei costumi, sovversive dell’amore e delle idee, con quanto orgoglio le contemplo, le mie eterne ragazze”.

La casa editrice Bonfirraro partecipa al Salone del Libro di Torino; per l’occasione, stringe una fruttuosa partnership con MyWhere e vedrà relatori, ad alcune presentazioni di libri, sia l’editore Andrea Rastelli che il direttore responsabile Fabiola Cinque, così come Stefano Maria Pantano e la sottoscritta!

In linea con l’attenzione e la vicinanza che da sempre dimostra nei confronti delle tematiche femminili, Bonfirraro organizza l’evento Confini in rosa. Oltre la scrittura al femminile.
Con la moderazione dell’editore Salvo Bonfirraro e Annarita Briganti, scrittrice e giornalista culturale, all’incontro – che avrà luogo domenica 21 maggio, alle ore 16.30 – interverranno alcune delle autrici che fanno parte della scuderia Bonfirraro, accompagnate da otto tra blogger e giornalisti autorevoli del panorama editoriale italiano, divisi in coppie: Mariuccia La Manna e Rosa Caruso (La Fenice Book); Cinzia Nazzareno e Maria Anna Patti (Casa Lettori); Ismete Selmanaj e Antonia Storace (MyWhere); Marcella Spinozzi e Debora Lambruschini (Critica Letteraria); Serena Ricciardulli e Giulia Ciarapica (Chez Giulia); Alina Rizzi e Livio Partiti (Il posto delle parole); Samantha Viva e Fabiola Cinque (MyWhere); Simona Zanghì e Viviana Calabria (Emozioni in font).

MyWhere ha più volte raccontato, attraverso le sue pagine, delle donne, dei loro talenti, delle battaglie che le vedono protagoniste, esposte in prima linea. In accordo, dunque, con questo aspetto, si schiera oltre il confine in rosa affiancando due delle autrici Bonfirraro: Fabiola Cinque sarà la madrina d’eccezione di Samantha Viva, ed io avrò l’onore di fare da spalla ad Ismete Selmanaj Leba in questo incontro che si propone di puntare l’attenzione sull’ècriture féminine, la scrittura al femminile, per usare un’espressione cara alla drammaturga e accademica francese Hélène Cixous.
La storia ci insegna come, troppo spesso, il volume della voce delle donne sia stato abbassato di molte tacche, quasi a renderlo un sussurro, un fastidioso rumore di fondo, fino a silenziarlo del tutto in più di un’occasione.
Le sorelle Bronte, per citare un esempio, decisero di firmare le loro opere con pseudonimi maschili nel timore del pregiudizio di genere che le avrebbe altrimenti perseguitate: Charlotte scelse Currer Bell, Emily preferì Ellis Bell, mentre Anne optò per Acton Bell.
Frankenstein, il celebre romanzo dell’autrice britannica Mary Wollstonecraft Shelley, fu pubblicato nel 1818 in forma anonima; la scrittrice statunitense Louisa May Alcott, divenuta famosa per la tetralogia di Piccole Donne, compose sotto la firma di A. M. Barnard.
Anna Andreevna Achmatova è lo pseudonimo di Anna Andreevna Gorenko: il padre le proibì di utilizzare il cognome di famiglia quando seppe che la figlia avrebbe pubblicato dei versi ed ella scelse il nome della bisnonna materna, Achmatova. Scriveva d’amore, di sentimenti e, alla definizione di poetessa, preferì il titolo di poeta, che le sembrava meno restrittivo, meno limitante. Fu perseguitata lungamente dal regime russo: suo marito, il poeta Nikolàj Gumilëv, trovò la morte per fucilazione con l’accusa di attività controrivoluzionaria e la sua poesia venne proibita durante la dittatura sovietica; il figlio di Anna, Lev Nikolaevic Gumilëv, fu arrestato ingiustamente e trascorse quattordici anni nei campi di lavoro, scontando la “colpa”, se così si può dire, di essere stato partorito da una donna ribelle, dissidente; ella stessa fu diffamata dal partito comunista ed espulsa dall’Unione degli Scrittori Sovietici nel 1946 con l’accusa di estetismo e di disimpegno politico, salvo poi essere riabilitata nel 1955.
Altre ancora furono assassinate, messe al rogo, costrette in camicie di forza, ghettizzate, alienate, giudicate pazze, colpevoli, sediziose.

Esiste un momento, nella letteratura, in cui le parole smettono di appartenere a chi le scrive per diventare di chi le legge, di chi ne usufruisce e, grazie ad esse, amplia il perimetro dei propri pensieri, sposta il limite della comprensione, lasciando che avanzi, che si espanda, che accolga, in sé, nuovi guizzi, nuovi spunti di conoscenza. Einstein scriveva: “Una mente che si apre ad una nuova idea non torna mai alla dimensione precedente” e questo può essere molto pericoloso. Una mente libera, una mente che non si lascia influenzare, affrancata dalla logica del gregge, è certamente più difficile da governare.
La scrittura è denuncia e crea empatia, identificazione. Così la pittura, la musica, l’arte in generale. La scrittura al femminile, poi, la scrittura come strumento nelle mani di una donna, sembra colpevole due volte e due volte più potente.
È questa traccia che l’incontro Confini in rosa. Oltre la scrittura al femminile si propone di indagare, analizzando, allo stesso modo, anche la cifra stilistica della penna delle donne, l’impalcatura sintattica e linguistica della loro narrazione.
Un parterre di scrittrici, giornaliste, colleghe e professioniste straordinarie vi aspetta, dunque, domenica 21 maggio alle 16.30, presso il Padiglione 3 – Spazio Eventi, perché, come dice Hélène Cixous: “Bisogna che la donna scriva se stessa: che la donna scriva della donna e che avvicini le donne alla scrittura, da cui sono state allontanate con la stessa violenza con la quale sono state allontanate dal loro corpo; per gli stessi motivi, dalla stessa legge e con lo stesso scopo mortale. La donna deve mettersi nel testo – come nel mondo e nella storia – di sua iniziativa. Non bisogna più che il passato determini l’avvenire. Non dico che gli effetti del passato non siano ancora presenti. Ma mi rifiuto di consolidarli ripetendoli, di prestar loro una inamovibilità che equivale ad un destino, di confondere il biologico con il culturale. È urgente anticipare”. È urgente anticipare e a questa anticipazione diamo il nostro personale contributo.

MyWhere e Bonfirraro editore si incontreranno, poi, in altri due appuntamenti: al Centro culturale Lombroso (via C. Lombroso, 16), giovedì 18 maggio, alle 19, all’interno del Salone OFF, lo scrittore Enzo Orlando, insieme all’editore Salvo Bonfirraro e all’appassionato giallista Andrea Rastelli inizieranno gli astanti al thriller metafisico “Il diario Lombroso e il killer dei musei” in un percorso letterario sviluppato tra un passato recente e la Torino del 2011, anno in cui è ambientata la narrazione, come spiega il comunicato stampa.

Alle ore 12 di domenica 21 maggio, invece, si offrirà un aperitivo filosofico, con la presentazione di “Regressione suicida – Dell’abbandono disperato di Emil Cioran e Manlio Sgalambro” a firma dell’eclettico scrittore Salvatore Massimo Fazio, nella sfiziosa location Si-Vu-Plé (Via Berthollet 11), accompagnato dai suoi relatori Stefano Maria Pantano, tra gli autori di MyWhere, e Federica Campione.

Vi attendiamo numerosi, in questo tris di eventi che la vetrina bibliofila più grande d’Italia – Il Salone del Libro di Torino, appunto – ospita dal 18 al 22 maggio, invitandoci a lanciare il cuore oltre l’ostacolo, oltre il confine. Noi lo facciamo partendo dalla scrittura al femminile. Non mancate!

Antonia Storace

Antonia Storace

Ho dipinto di bianco una delle pareti di camera mia e, simile ad una giunonica tela, le ho affidato un pezzo della mia storia. Ora, sul suo perlaceo candore, una scritta vestita di nero contrasto danza come fosse sospesa nel vuoto: “La scrittura è stata la mia fonte della giovinezza, la mia puttana, il mio amore, la mia scommessa” (C. Bukowski).
Scrivere è il mio verbo all’infinito. Il mio infinito in un verbo: un destino che ti porti addosso, ti abita la pelle e dal quale non puoi fuggire.
Antonia Storace

One Response to "Confini in rosa. Oltre la scrittura al femminile"

  1. Pingback: Esistono i Confini in Rosa? Dialogo oltre la scrittura al femminile - Formiche.net

Leave a Reply

Your email address will not be published.