Il docu-film Canova al Museo Archeologico di Napoli

Il docu-film Canova al Museo Archeologico di Napoli

NAPOLI – Dal 18 al 20 marzo 2019, Canova di Magnitudo Film: l’arte del Maestro, raccontata attraverso una pellicola cinematografica, vi attende al MANN, Museo Archeologico Nazionale di Napoli. Alla vigilia della mostra Canova e l’Antico, promossa dal Mibac-MANN con il Museo Statale Ermitage di San Pietroburgo, che aprirà al pubblico a partire dal 29 marzo, e di cui vi ho parlato in anteprima.

Il film Canova sarà proiettato in oltre 250 sale italiane, il cui elenco è disponibile sul sito Magnitudo Film. Conservando il biglietto del cinema, e mostrandolo alla biglietteria del Museo, sarà possibile ottenere una riduzione del 50% (biglietto intero euro 15, speciale Canova al cinema euro 7.50). L’offerta, valida per l’intero periodo della mostra, non è applicabile agli acquisti on line.

Il 2019 sarà l’anno delle celebrazioni canoviane, con questo progetto cinematografico abbiamo voluto omaggiare il genio assoluto del Neoclassicismo: invitiamo tutti, prima al cinema e poi al MANN in un viaggio alla scoperta di Canova, l’ultimo grande artista italiano di livello mondiale che è riuscito ad imprimere nel marmo l’immagine dei grandi potenti della sua epoca, dai Borghese, a Napoleone agli Zar di Russia” dichiara Francesco Invernizzi, amministratore delegato di Magnitudo Film.

Il docu-film Canova – sesto titolo della stagione L’arte al cinema distribuita in Italia da Magnitudo Film con CHILI – racconta la storia del talento creativo di Canova, da Venezia alla Francia, passando per Inghilterra, Russia e Roma, senza tuttavia abbandonare Possagno, il paese che diede i natali al grande scultore. Le tecniche di ripresa 8K HDR mostrano dettagli inediti, narrati dalla voce di due profondi conoscitori delle opere del Maestro, Vittorio Sgarbi, Presidente dalla Fondazione Canova di Possagno e Mario Guderzo, Direttore Museo e Gipsoteca Antonio Canova di Possagno. 

La mostra Canova e l’antico, esposta al MANN dal 29 marzo al 30 giugno 2019, è curata da Giuseppe Pavanello e organizzata da Villaggio Globale International. La galleria dell’Ermitage di San Pietroburgo costituisce il più importante complesso di marmi canoviani al mondo e, di questi marmi, “presta” un nucleo di sei al MANN: la testa del Genio della morte (1798 – 1805); la Danzatrice con le mani sui fianchi (1811 – 1812); L’Ebe (1800-1805); L’Amorino alato (1797); il gruppo marmoreo di Amore e Psiche Stanti (1800 – 1805); Le Tre Grazie (1812 – 1817), ma anche la statua, alta quasi tre metri, raffigurante La Pace, proveniente da Kiev, e l’Apollo che si incorona del Getty Museum di Los Angeles. Accanto a questi, ricongiunti nel Salone della Meridiana, la Maddalena penitente da Genova, il Paride del Museo Civico di Asolo, la Stele Mellerio, e alcuni raffinati gessi, come il Teseo vincitore del Minotauro e l’Endimione dormiente della Gypsotheca-Museo Antonio Canova di Possagno; o ancora l’Amorino Campbell e il Perseo Trionfante, ambedue da collezioni private, e le 34 tempere su carta a fondo nero, esposte tutte insieme dopo un delicato lavoro di restauro. Il percorso espositivo, che vi avevamo precedentemente raccontato in questo articolo, prevede la presentazione di oltre 110 opere di Antonio Canova12 marmi, grandi modelli e calchi in gesso, bassorilievi, modellini in gesso e terracotta, disegni, dipinti, monocromi e tempere affiancati alle raccolte del MANN.

Con la certezza di due esperienze artistiche meravigliose, MyWhere vi invita a vedere il film dedicato alla storia di Antonio Canova e la mostra che, di lì a pochi giorni, sarà inaugurata presso il Museo Archeologico Nazionale di Napoli.

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Antonia Storace

Antonia Storace

Ho dipinto di bianco una delle pareti di camera mia e, simile ad una giunonica tela, le ho affidato un pezzo della mia storia. Ora, sul suo perlaceo candore, una scritta vestita di nero contrasto danza come fosse sospesa nel vuoto: “La scrittura è stata la mia fonte della giovinezza, la mia puttana, il mio amore, la mia scommessa” (C. Bukowski).
Scrivere è il mio verbo all’infinito. Il mio infinito in un verbo: un destino che ti porti addosso, ti abita la pelle e dal quale non puoi fuggire.
Antonia Storace

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