Teresa Ciabatti, La più amata

Teresa Ciabatti, La più amata

ITALIA – La più amata, il romanzo di Teresa Ciabatti, edito da Mondadori, arrivato secondo all’ultima edizione del prestigioso Premio Strega, ripercorre la storia di una famiglia svelandone idiosincrasie e conflitti.

La più amata Teresa Ciabatti

Con il suo ultimo romanzo l’autrice si svela, o meglio, dà voce a uno dei suoi alter ego, a uno dei centomila personaggi che abitano il sovraffollato mondo di uno scrittore, mescolando la sua realtà alla finzione. La più amata è il titolo del libro attraverso cui Teresa Ciabatti, scrittrice ma anche personaggio e io narrante, perlustra il passato della sua famiglia, alla riscoperta della controversa e ambigua figura paterna. Idolatrato dalla povera gente e rispettato da quella benestante, Lorenzo Ciabatti, il Professore, illustre primario all’ospedale di Orbetello, è in realtà “un uomo senza scrupoli, ateo, bugiardo, fascista”. Come in un romanzo di formazione, la protagonista, crescendo, entra gradualmente in contatto con una realtà inedita che lentamente, mostrandosi ai suoi occhi fragili, sgretola le infantili certezze. Durante la discesa negli inferi familiari, i riflettori del racconto si accendono ad intermittenza sull’universo inabissato di ogni personaggio (i titoli dei capitoli, che sembrano riprendere l’uso degli epiteti, cari alla mitologia classica, lo dimostrano: “Il prescelto – Lorenzo Ciabatti”, “La più amata – Teresa Ciabatti”, “La reietta – Francesca Fabiani”).

Nonostante l’accurato scandagliare nella propria interiorità e in quella altrui, la presenza quasi nevrotica di flashback e il mutamento continuo dei luoghi dove si annidano le azioni, a materializzarsi nella lettura un gioco di specchi che mescola le verità alle bugie demistificando il confine tra suggestioni e oggettività. Ogni personaggio ha qui una doppia anima, allo stesso tempo algida e brutale; è come se il bene e il male, la giustizia e l’iniquità fossero in fondo soltanto due facce della stessa medaglia, diverse reazioni innescate dalle contingenze. Lorenzo Ciabatti, padre amorevole e corrotto uomo d’affari, Francesca Fabiani, madre premurosa e donna sottomessa, la stessa Teresa Ciabatti, bambina viziata e adulta ostaggio del passato, tutti, come Dottor Jekyll e Mr Hyde, appaiono doppi e mutevoli, onesti e crudeli nella stessa misura (come forse, in fondo, lo è ognuno di noi; il Visconte dimezzato di Calvino ce lo insegna).

Il quadro descritto risulta essere, di conseguenza, sbiadito, mai oggetto di una vera e propria condanna attraverso cui il lettore possa trovare un senso nel vortice straniante delle vicende. Ad orientare, come bussole sparse nell’intreccio spazio-temporale della narrazione, alcuni oggetti, quasi rivelatori, come la piscina, luogo in cui avviene il sequestro del Professore e, così limpida ma allo stesso tempo misteriosa, motivo di ostentazione di Teresa con le sue amichette, e l’anello con lo zaffiro, custodito gelosamente dal dottor Ciabatti dai tempi dell’università americana.

La più amata descrive rigide gerarchie ed esaspera il senso di appartenenza; è un romanzo borghese dove il capitale, gli investimenti, il patrimonio immobiliare e il potere esercitato sul prossimo rivelano l’essenza e il valore di ogni individuo. La stessa Teresa, nell’epilogo, girandosi e rigirandosi nel letto riflette sulla non-eredità lasciatale dai suoi genitori (“Conto quello che ho perso, e  mi prende l’ira: sarei potuta essere miliardaria, super miliardaria”), dimostrandosi anch’essa contagiata dall’insano morbo della materialità. Nomi come Licio Gelli e Giorgio Almirante gettano ombre sulla figura paterna collegandola inoltre al tempo in cui si svolgono le vicende.

Il dolore, i dissidi, le nevrosi, i dubbi e le paure della protagonista sono poco romanzati ed espressi attraverso un linguaggio lineare e un lessico semplice e poco letterario, con uno stile realistico portavoce d’incertezza. Ne La più amata fallisce, volutamente, il tentativo di utilizzare la scrittura come mezzo di catarsi; si ricompongono confusamente i pezzi del puzzle di un inevitabile disastro familiare già velatamente preannunciato dalle parole della Pastorale Americana prese in prestito da Philip Roth: “Rimane il fatto che, in ogni modo, capire bene la gente non è vivere. Vivere è capirla male, capirla male e male e poi male e, dopo un attento riesame, ancora male”.

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Elisabetta Severino

Elisabetta Severino

Instancabile viaggiatrice e inguaribile iperattiva si concede raramente del puro relax e nella frenesia delle sue giornate convulsive da ufficio stampa di due teatri l’otium di cui sente più la mancanza è quello letterario. Rimbaud, Verlaine e Baudelaire sono tre delle tante ragioni che l’hanno spinta diverse volte a trasferirsi oltralpe. È cresciuta in una casa piena di libri e si è convinta che la vita è troppo breve per poterli leggere tutti. Lealtà, giustizia e umiltà sono i valori in cui crede e quando esce di casa la mattina spera di poterci ritornare avendo imparato qualcosa di nuovo. Un’enorme coppa di gelato all’amarena, un bel libro, un concerto di Ludovico Einaudi e un biglietto aereo acquistato la rendono la persona più felice del mondo.
Elisabetta Severino

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