Mario Testino e il suo nuovo Beautiful World 

Mario Testino e il suo nuovo Beautiful World 

Roma è da sempre una città speciale per il grande fotografo. Non sorprende la sua scelta di presentare le mostre più significative  partendo dalla Città Eterna 

1.Di un grande fotografo di moda amato dallo star system 

Il nome non deve trarre in inganno. Mario Testino ha certo origini italiane ma è a tutti gli effetti cittadino peruviano. Dopo l’adolescenza, a Lima studiò economia e legge senza crederci troppo. Trasferitosi in California, tentò di appassionarsi agli studi di politica internazionale ma la sua vocazione la scoprì a Londra nel 1976 frequentando una scuola privata di fotografia. In seguito,  dopo alcuni anni di pratica professionale, venne a contatto con le riviste che possono cambiare la vita di un fotografo. Ma quando pubblicò la sua prima foto su Vogue (ed.inglese) nel 1981, nessuno poteva prevedere che pur dopo un duro lavoro decennale, all’inizio degli anni 90, l’autore di quello scatto sommerso dalla debordante ricchezza di immagini della rivista, pubblicato e impaginato frettolosamente, si sarebbe imposto come uno dei più ricercati e raffinati fotografi di moda del pianeta. Trussardi, Versace, Saint Laurent e soprattutto Gucci diedero al talentuoso fotografo, nei primi anni novanta, la possibilità di esplorare da protagonista l’immaginario della moda, trasformandolo velocemente in un autore corteggiato dalle più importanti riviste al mondo: Vogue, Vanity Fair, W Magazine, The Face, Visionaire, solo per citarne alcune, pubblicarono regolarmente le sue campagne che esaltavano un’idea di bellezza assoluta spesso incline a deviare verso controllate provocazioni. Grazie ai suoi prestigiosi clienti e a budget di spesa che gli permettevano di arruolare le più belle modelle/i in circolazione, Mario Testino affinò il suo modo di creare immagini mitiche, capaci di aggiungere un’energia emozionale importante ai prodotti moda da promuovere. Non è esagerato sostenere che il successo di Mario Testino nella moda debba essere ripartito, in parti di volta in volta diverse, tra la sua sensibilità estetica e la capacità di interpretare la funzione di image maker per i marchi o prodotti coinvolti nel suo lavoro. Insieme a Maisel probabilmente è stato il costruttore di immagini per il sistema moda più efficace, dalla metà degli anni novanta alla prima decade del terzo millennio. Con questa differenza: entrambi i grandi fotografi amavano e capivano le pulsioni profonde della moda; ma mentre Maisel pur con surreali fughe umoristiche indubbiamente alla fine ci credeva senza cedimenti, l’approccio di Mario Testino sembrava più ironico o forse più pensoso, come se il non credere fino in fondo nei valori comunicati dalle immagini magnificative della moda facesse parte di un gioco più grande che potremmo definire “Trovare il proprio stile autoriale e le deviazioni compatibili per non trasformarlo in una prigione”. Tra l’altro nella moda avere troppo stile fashion spesso può essere un problema; piuttosto che una rigida coerenza promette più efficacia una coerente fluidità creativa. È un discorso vecchio ma sempre valido; e a tal riguardo mi piace ricordare una frase che il grande pittore inglese Constable diceva spesso a critici e colleghi: “solo la ricerca sperimentale può farci uscire dalle prigioni dello Stile”. Non mi ha affatto sorpreso dunque, il fatto che i primo libri pubblicati da Mario Testino confermino questa mia lettura. Il primo, Any Objections?, pubblicato da Phaidon nel 1998, propose immagini che trascendevano la teatralizzazione che in un modo o nell’altro caratterizza quasi tutte le foto di moda. In questi scatti tratti dall’esperienza di luoghi diversi sparsi per il mondo il fotografo mostrava un controllo del mezzo fotografico che gli consentiva di cogliere aspetti della realtà non visualizzabili attraverso le tecniche che permettevano la costruzione delle foto/icone fashion. Con leggerezza e una inspiegabile precisione Testino ci metacomunica un messaggio apparentemente paradossale; guardate come sono a mio agio in situazioni caotiche. Nelle immagini del libro citato non percepiamo alcun sforzo ideativo. Sembrano casuali. Eppure appaiono di un giustezza invidiabile. Da qui l’aria di leggerezza che attraversa tutti gli scatti pubblicati. Ebbene, è mia opinione che il fotografo abbia sfruttato questo talento per cogliere l’attimo nel quale la confusione trova un suo ordine, per aggiungere una ineffabile   leggerezza a tante delle sue foto di moda a dominante commerciale dove nulla è casuale. Anche nel suo secondo libro, questa volta dedicato all’esplorazione della moda da un punto di vista personale e innovativo, Front Row/Back Stage (Bulfinh, 1999), il fotografo fa convivere perfettamente il punto di vista dell’image maker e l’irriverente sguardo analitico del reporter che dall’interno dei luoghi privilegiati della moda ci introduce ai piccoli segreti del backstage o semplicemente del mondo fashion dietro le quinte. Di passaggio segnalo che le foto così diverse da quelle che normalmente ci riportano gli esiti delle sfilate, in particolare quelle degli show di McQueen, Yamamoto e Galliano pubblicate nel libro, a mio avviso sono di valore assoluto, e basterebbero da sole a giustificare la presenza di Mario Testino in alcuni dei musei più importanti al mondo (di passaggio segnalo al lettore che molte sue immagini sono oggi conservate al Victoria & Albert Museum di Londra e al Carper Center of Visual Arts di Harvard). Oltre a dedicarsi alla moda intesa come messa in valore di un look, Mario Testino, seguendo un percorso di affinamento stilistico tra l’altro presente fin dalle origini della foto di moda ovvero dagli scatti di Steichen, Hoyningen-Huene, Horst,,, è divenuto uno dei ritrattisti più ricercati dallo star system internazionale. D’altra parte una foto di moda standard non assomiglia forse a un ritratto? Certo! quasi sempre è l’abito del modello/a ad essere focalizzato. Ma nel corso del tempo ha prevalso tra i grandi image maker la sfida per realizzare l’integrazione tra look e carattere, personalità, espressività del soggetto rappresentato. Perché? Io credo che, nei giochi di manipolazione necessari alla moda per espandere il proprio potere, abbia prevalso l’idea che, a livello di fruizione,  l’illusione percettiva che consente l’emersione della perfetta sincronia tra abito e stati dell’essere si sia rivelata più efficace rispetto alle pose formali e all’ostentazione delle apparenze.  L’integrazione di look-corpo-momenti dell’esserci (che alludono a stati interiori) produce empatia tra i fruitori e il soggetto della foto; l’empatia lascia immaginare un coinvolgimento dall’interno di chi si trova ingaggiato dall’immagine. Non a caso oggi si straparla di abito come una seconda pelle che classifica la prima, quella biologica per intenderci, ovvero la sublima attraverso simulacri di identità che i grandi fotografi riescono ad avvicinare all’esperienza visiva di una interiorità strettamente connessa all’idea di uno stile individuale. Per la sensibilità contemporanea, sempre più spesso ci è dato osservare che un ritratto efficace trascende forma e contenuti per planare su una dimensione che sfugge alle chiare classificazioni linguistiche per risolversi in fluttuanti gradation emotive. Ecco perché la lezione della grande arte ritrattistica del passato può essere utile agli immaginari della moda che mirano a catturare lo sguardo. Ovviamente il fotografo è da sempre lo stregone di questo incantesimo ed è per questo motivo che si rivolge ad essa, alla ricerca degli engrammi (così li chiamava Aby Warburg) capaci di creare l’ineffabile percezione di una verità visiva che risolva i dilemmi dell’identità rappresentata portando in superficie personalità, carattere e stati emozionali dell’essere.

Mario Testino – Myanmar, 2018

A tal riguardo, per ritornare a Mario Testino, meritano di essere citati i suoi ritratti della principessa Diana, raccolti in un libro pubblicato nel 1997 e un successivo  testo dedicato alla rassegna degli scatti dedicati ad una delle sue muse preferite: Kate Moss, che per personalità, fotogenia, intelligenza è forse la modella che meglio ha saputo valorizzare le idee creative sulla femminilità del fotografo nei decenni dominati da una moda autoreferenziale, spendacciona e per certi aspetti arrogante. Se confronto gli scatti pubblicati nel libro con le immagini di Testino utilizzate dai brand o dalle riviste che gli commissionavano lavori, a me pare emerga con evidenza una tensione tra lo sguardo del professionista che mira all’efficacia immediata e l’autore animato da una sensibilità più profonda di quella richiesta dagli immaginari della moda di quel tempo. Come se Testino curasse una eccessiva esposizione alle esasperazioni prodotte dall’inflazione di immagini in competizione per l’efficienza/efficacia degli effetti, con una ricerca più personale sul soggetto privilegiato della moda ovvero la Donna, l’essere femminile colto in una delle sue mutazioni culturali. A tal riguardo mi permetto di aggiungere che aldilà delle preferenze di Testino, la scelta di Kate Moss mi è parsa esemplare per narrare con sfrontata finezza l’emersione di un modo di vivere la femminilità al tempo stesso dentro e fuori dalle cornici della moda ordinaria.

Naturalmente, raggiunta la fama internazionale, la qualità delle sue immagini unitamente alla notorietà donategli dalla moda lo resero un fotografo corteggiato dai più importanti curator di grandi eventi espositivi. Le mostre dedicate a presentare le sue opere sono state infatti numerosissime. C’è da aggiungere che, stampate in grande formato e con particolare cura, le foto per la moda, trasfigurate in oggetti artistici di primo livello esibivano una maestria spettacolare che incantava ogni tipo di pubblico. Come esempio, posso citarne una delle più rilevanti mostre organizzata  a Roma nel 2011, intitolata “Todo o Nada”, che, dal punto di vista della significazione olistica,  a mio avviso ha rappresentato il tentativo di Mario Testino di far riflettere il pubblico che ama la moda, sulle conseguenze della strategia dell’abbellimento del corpo ottenuta con abiti magnificanti. Per dirla con le parole del fotografo che mi permetto di parafrasare, la sequenza di grandi e bellissime fotografie scelte dal suo imponente archivio per quella mostra, sarebbero uno studio sulle implicazioni implicite nell’atto di  vestirsi/svestirsi: osservare le stesse modelle immortalate in abiti bellissimi e poi, a seconda dei casi, più o meno déshabillé, modelle magnificamente abbigliate e poi nude, secondo l’autore doveva indurre un insight di pensiero che l’abito di moda nasconde…Non notate, sembrerebbe suggerirci il fotografo, come in realtà il fascino e la femminilità dei soggetti non cambi? Come a dire, ci sono donne per le quali l’essere vestite o svestite non fa differenza dal momento che sembrerebbero possedere una perfezione fisica e una bellezza interiore che sovrasta la costruzione della femminilità ottenuta con il linguaggio degli abiti. Qualcosa del genere lo aveva a suo tempo proposto Helmut Newton in molte sue mostre, nelle quali esponeva  in parallelo grandi immagini di modelle vestite in pose classiche, che di colpo apparivano nude nella foto a fianco, immortalate nella stesso movimento o postura. Per quanto mi riguarda non nutro nessun dubbio sul fatto che le modelle più belle del mondo risulterebbero estremamente femminili anche se fossero immortalate da una lastra ai raggi x. In definitiva i fondamenti della bellezza, per certi aspetti, hanno una relazione con proporzioni matematiche, con fatali simmetrie che ci annebbiano il cervello. Ma c’è una bella differenza tra la perdita progressiva di significazioni rilevabile nelle stasi che seguono le fasi progressive dell’atto di svestirsi e la pienezza di significato (per il desiderio di essere Donna) presupposta dall’ostentazione delle zone erogene di superfice, innaturali ovviamente, che possiamo considerare come una delle pulsioni fondamentali sulle quali si regge un aspetto rilevante del potere della moda; aspetto non rimovibile. Voglio dire che, a parte il preciso momento in cui tolgo un velo, ciò che del corpo dopo l’atto rimane visibile subisce una rapida catastrofe del desiderio. L’abito magnificante invece feticizza il desiderio rendendo costante l’eccitamento (o per chi preferisce il linguaggio della metafisica, l’abito mantiene il soggetto in gioco avvolto da un’aura di sensuale bellezza). Comunque sia il vostro punto di vista su queste questioni, è improbabile che le immagini della stessa modella vestita, prima, e poi priva di ornamenti, esprima le stesse significazioni. Se veramente il tema trasversale della mostra Todo o nada , come sosteneva gran parte della pubblicistica che promosse quella mostra, è la visione unaria di Mario Testino, centrata sulla cattura attraverso il mezzo fotografico della fragile struttura visuale che crea una sostanziale conformità tra corpo vestito e svestito, allora non mi resta che prenderne atto, marcando però il fatto che quelle immagini dicevano ben altro. Io credo piuttosto che quelle foto parlassero della abissale differenza tra corpo vestito e svestito. Mi rendo conto che per la sensibilità attuale l’abito stravagante, la teatralità delle pose, troppo abusate dalla moda, possano risultare scontate; e che, per contro, il déshabillé, ci suggerisca la leggerezza e forse un’umanità che un certo modo di configurare la moda ha perduto. In definitiva da Vivienne Westwood in poi, ciò che era sotto lo si è visto sopra; l’intimo più fetish non scandalizza più nessuno e persino il nudo viene ormai vissuto come fosse un abito fatto con la nostra pelle. Ma tuttavia quelle foto di Testino mi dicevano che la differenza tra la rappresentazione del corpo della moda e lo stesso colto in momenti che lo naturalizzano, rimane intatta. Ed è sul mantenimento di questa dialettica differenza che, a mio avviso, si gioca il futuro della moda. Comunque la pensiate dicevo, la mostra Todo o nada, mostrava con evidenza la propensione di Mario Testino nell’utilizzare l’evento espositivo per dare una certa profondità concettuale agli esiti del suo lavoro, sino a quel momento considerato da molti critici autoriale ma anche sostanzialmente tutto superficie, come la moda in senso lato, del resto.

Mario Testino
Mario Testino – Children of the Karr, Dum Omo Valley, Etiopia 2019
  1. Di un nuovo tipo di bellezza

Ho divagato nei dintorni di una vecchia mostra di Mario Testino perché il suo ricordo mi ha permesso pochi mesi or sono, di osservare la recente esposizione degli ultimi lavori del fotografo intitolata A Beatiful World, (Roma, Palazzo Bonaparte, 25 maggio- 25 agosto 2024), da una angolazione diversa rispetto ai contenuti che la promuovevano. La mostra presentava una serie di ritratti che raffiguravano personaggi esotici di una trentina di paesi che esibivano identità culturali tradizionali alternative rispetto alle apparenze occidentalizzanti diffuse dalla globalizzazione. Gli abiti che indossavano i soggetti, dal punto di vista percettivo, risultavano dominanti nella specificazione dell’identità e testimoniavano l’interesse e la volontà dell’autore di strappare dal probabile oblio strutture delle apparenze in procinto di dissolversi, sovrastate dalla inarrestabile e veloce contaminazione delle mode occidentali, abilissime nell’appropriarsi dei segni di una tradizione vestimentaria per piegarli alle proprie direttive estetiche e produttive.

I commenti giornalistici sullo stile delle foto della mostra “Beautiful World” hanno ripetutamente sottolineato un allontanamento di Mario Testino dalla fotografia di moda. Per contro, io sostengo invece che  molti  degli stilemi della foto di moda, soprattutto quelli che a me sembrano maggiormente contaminati  dal confronto con la grande tradizione ritrattistica dell’arte pittorica. sono decisivi per l’emersione della convincente e stabile bellezza di quelle opere. La precisione, il controllo dell’ambientazione, della luce, una certa freddezza diffusa nell’espressione dei volti evocatrice di profondità spirituale, che ritrovo nella ritrattistica fiamminga da Van Eyck a Van Dyke ma soprattutto nei quadri di Holbein il giovane, sono stilemi che hanno somiglianza di famiglia con quelli utilizzati da Mario Testino per valorizzare un messaggio che immagino funzionasse da collante cognitivo  delle  70 opere esposte, messaggio che linearizzo  ruvidamente con queste parole: “guarda  l’eleganza, la bellezza del look di questi soggetti esotici…non provi ammirazione e stupore per il loro fascino?”. 

Mario Testino
Mario Testino – Three Women of the Thari, Pakistan 2024

Osservate con attenzione le foto delle donne del Myanmar e quella in intitolata Three Women of the Thari. Anche se in prima battuta il nostro occhio sembra catturato dal volto e dagli occhi, sappiamo benissimo che con rapidi movimenti saccadici lo sguardo esplorerà rapidamente l’intero campo visivo alla ricerca di altri punti di interesse. La severa, fredda, drammatica espressività dei soggetti favorisce il glissement dell’attenzione sulle aree più estese del campo dell’immagine, aree percettivamente pregnanti per via della inusuale ricchezza decorativa. Il risultato di questo processo che ciascuno di noi esperimenta nell’immediatezza è l’emersione di un pattern dominante la visione che corrisponde al costume del soggetto. L’identità che si fa abito, dunque, e l’abito tradizionale che diviene un nuovo tipo di bellezza, sembra suggerire Mario Testino. Possiamo considerare queste immagini come un oltrepassamento dei confini della foto di moda? Mario Testino sta negando lo stile fotografico che lo ha reso famoso? A tal riguardo ho ragionevoli dubbi. In realtà a chi agisce nel campo della modazione oggi, sembrano interessare la costruzione di immaginari fluidi, che implicano stilizzazioni sottoposte a stressanti derive. Come ho già detto, l’efficacia nella foto di moda stride con uno stile troppo rigido (caratterizzato dalla ripetizione degli elementi strutturali dell’immagine rispetto alla deriva di variazioni che si presentano come novità). Ma è pur vero che dalla generazione di Steichen, Hoyningen-Huene, Horst, Blumenfeld, come ho già scritto sopra, tantissimi grandi fotografi hanno cercato ispirazione neil’arte del ritratto della pittura occidentale, per ancorare ciò che chiamiamo stile a valori visivi riconosciuti per la loro profondità storica. Avere stile significa essere degli autori e/o dei creativi di primo livello; per contro, l’abilità nel stilizzare apparenze a seconda delle tendenze estetiche del momento, sembrerebbe presupporre soprattutto solide competenze professionali. La moda, per i suoi scopi, utilizza regolarmente sia la ricerca del grande stile autoriale e sia la fluida contaminazione estetica che io preferisco ancorare alla “stilizzazione”. La scelta dell’una piuttosto che dell’altra dipende dalle tattiche del momento. Ma si può dire che la stilizzazione cioè l’adeguamento ad una sorta di codice, è statisticamente dominante (implica meno rischi).

Fatta questa premessa e tornando a riflettere sul presunto nuovo corso di Mario Testino direi che l’autore, utilizzando come ho già detto, stilemi percettivamente e cognitivamente che mi riconducono alla mia personale esperienza dell’arte ritrattistica fiamminga (soprattutto a Holbein il giovane), avvicina la sensibilità  del fruitore a contenuti visivi alternativi alle nostre tradizioni vestimentarie stimolando un sentimento di stupore reverente per il soggetto esotico rappresentato.  Il flusso emotivo che rapidamente mette in parallelo bellezza-stupore-reverenza produce un bias positivo (in relazione alle nostre assunzioni o aspettative)  che ci sintonizza  con l’immagine  “dell’altro”, nel senso che la diversità dei costumi che identificano un popolo perde i caratteri di negatività radicale per assumere quelli della diversificazione, variazione nella quale troviamo il rumore di fondo di una umanità che ci rende tutti simili

Mario Testino- Myanmar, 2018

Per intercettare le tradizioni vestimentarie e i soggetti necessari per il suo progetto, Mario Testino negli ultimi sette anni ha girato il mondo con un piccolo set facilmente trasportabile da utilizzare al momento come fece Irving Penn dal 1948 fino all’inizio degli anni settanta del secolo scorso, in una delle sue prime estese ricerche culminate nella pubblicazione di scatti esemplari in uno dei suoi libri più famosi, Worlds in a Small Room (1974).

Gli scatti di Penn che ho ricordato sono in b/n, in essi risuona un’aria esistenzialista priva però di note angoscianti. Sono foto che fanno pensare a rivelazioni improvvise come se la luce naturale utilizzata dal fotografo (la chiamava Night Light) e presumo fosse del primo mattino o quella poco prima del tramonto, generasse “presenze” quasi allucinatorie quindi, secondo determinati rispetti, più reali, perturbanti, stranianti. Immagini quindi molto diverse da quelle che Mario Testino ha presentato a Roma. Ma “l’ambulant studio” di Penn che a suo modo Mario Testino ha emulato con la configurazione di un campo dell’immagine priva di ogni elemento estraneo al soggetto fatto emergere da una esposizione alla luce naturale che sembra la stessa in tutte le foto, mi invitano a cogliere non solo le differenze di visione tra i due grandi fotografi ma anche le convergenze. Entrambi vogliono un confronto con “l’altro” o se volete con il di fuori del modo di esserci occidentale. Anche se quello di Penn sembra evocare qualcosa di “perduto”, mentre in Testino tende ad apparire come “ritrovato”.

Ebbene, Mario Testino ha presentato queste fotografie come momentum di una esplorazione della bellezza che lo proietta aldilà degli stilemi della foto di moda, dei quali, per decenni, è stato magistrale interprete. E non ci sono dubbi sul fatto che se intendeva mostrarci culmini di creatività di costumi  che percepiamo come non-brandizzati, le sue foto raggiungono senz’altro l’obiettivo. Quindi, dal punto di vista dei “contenuti”, la narrazione sul significato del suo nuovo personale paradigma estetico ha certamente le sue buone ragioni. Siamo attratti dalla bellezza satura di una creatività fuori dagli schemi commerciali che trasuda dalle sue immagini, e sappiamo bene che il riconoscimento di queste qualità produce sensibili mutamenti interiori che investono la valenza del soggetto delle immagini (il costume, soprattutto e poi la gente che lo anima). Proprio questo sembra l’obiettivo del fotografo: renderci sensibili di quanto possa essere bello, creativo, buono qualcosa/qualcuno che ha una storia, un passato, una tradizione.

Tuttavia, per dirla utilizzando una coppia di concetti classici, se prendiamo in considerazione non solo il contenuto delle sue immagini ma la forma grazie alla quale gli effetti sulla nostra sensibilità diventano percettivamente performanti, allora le sue foto rientrano perfettamente nella dialettica tra stile e stilizzazione che abbiamo visto caratterizzare la foto di moda come “genere aperto” (aperto a contaminazioni con altri generi, ovviamente). Mario Testino con A Beautiful World non nega la sua esperienza come fotografo di moda; piuttosto io direi che ha scelto provvisoriamente di allontanarsi dagli immaginari utilizzati dalla moda di oggi per diffondere il suo potere nel mondo, per dedicarsi all’affinamento  delle pratiche fotografiche che la moda da sempre utilizza per trasformare questo ineffabile potere in conoscenza e bellezza.

Lamberto Cantoni

32 Responses to "Mario Testino e il suo nuovo Beautiful World "

  1. luc97   7 Novembre 2024 at 08:51

    Per me bisogna chiedersi il perché Testino con la mostra sui costumi di tradizioni extra europee ha voluto differenziarsi dalle foto fashion. Non potrebbe essere una specie di rivincita sulla moda? Infatti se ben ricordo fu accusato di gravi molestie sessuali da numerose modelle e le riviste di moda con le quali lavorava lo licenziarono su due piedi. Personalmente non sono sorpreso da questa svolta con la quale dimostra quanto sia bravo a prescindere. Cioè, io Testino non ho bisogno delle riviste e nemmeno dei marchi della moda per essere il migliore.

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    • vic   7 Novembre 2024 at 11:11

      Sì mi ricordo delle accuse. Successe poco prima del covid. Sono d’accordo con l’autore. insieme a Maisel Testino è tra i grandi della foto di moda. Ma sono d’accordo anche con Luca che Testino è rimasto disgustato dal fondamentalismo wake delle direttrici dei magazine moda e che abbia voluto dimostrare quanto è bravo anche senza i budget dei brand modaioli.

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      • annamaria   7 Novembre 2024 at 14:58

        Siete sicuri delle accuse di molestie? Io non ricordo nulla. Ma se così fosse perché prendersela con la cultura wake? o sono vere oppure sono false, questo importa anche se si tratta di uno dei fotografi più importanti e aggiungerei, più bravi. Volevo anche aggiungere che Testino ama l’Italia e non solo Roma. Guardatevi uno dei suoi ultimi libri intitolato “Ciao”. Ho visto alcune foto tratte dal libro in una mostra a Milano appena finito il covid ed erano bellissime.

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        • Antonio Bramclet
          antonio   7 Novembre 2024 at 18:26

          Le accuse sono vere. Così come le foto della mostra di Roma sono stupende. Ma proprio perché Testino è un grande artista di successo internazionale ci si aspetta da lui un grande senso di responsabilità sul lavoro. Diciamo le cose come stanno: come fa un brand o una direttrice di testata a far finta che non sia successo niente? Come reagirebbero i loro clienti o lettori?

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          • vic   8 Novembre 2024 at 08:42

            Appunto, le accuse sono vere, ma anche false. Infatti non mi risulta alcuna condanna a carico di Testino. Metoo e i wake hanno creato un clima di caccia alle streghe assurdo con condanne anticipate distruggendo la reputazione di personaggi importanti e seminando odio nei confronti di simboli della nostra cultura occidentale. Non mi sorprende che questo ipocrita moralismo abbia contagiato chi dirige magazine e brand. E non mi sorprende nemmeno osservare che gli americani stiano reagendo a questi eccessi eleggendo Trump. Testino ha fatto la cosa giusta: con nuove opere, nuove mostre e libri ha difeso la sua reputazione.

        • Lamberto Cantoni
          lamberto cantoni   16 Novembre 2024 at 11:31

          Immagino che vi riferiate alla cultura definita Woke e non wake.

          Rispondi
  2. giacomo   8 Novembre 2024 at 11:56

    Come fotografo di moda Testino non lo discuto, ma le foto di costume non mi piacciono, sono troppo pittorialiste.

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    • vincenzo   8 Novembre 2024 at 15:15

      Ne ho viste anche altre in internet. In effetti sono tutte molto scure. A questo punto poteva usare il B/N.

      Rispondi
      • annamaria   9 Novembre 2024 at 08:14

        Non trovo giusto basare il giudizio su foto viste in rete e nemmeno banalizzare lo spirito artistico di Testino.

        Rispondi
        • vic   12 Novembre 2024 at 06:46

          Hai ragione, per un giudizio serio bisognerebbe aver visto l’originale. Ma internet ha cambiato tutto. Quello che ci restituisce il web per molti è più vero del reale. Può non piacere ma le cose stanno così.

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  3. lucio   10 Novembre 2024 at 15:35

    Io non ci trovo nulla di particolarmente speciale nelle foto dell’articolo. Sono un lettore di National Geographic e posso dire di aver visto centinaia di ritratti in reportage da tutto il mondo più belli e fotografici di quelli di Testino.

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  4. luc97   13 Novembre 2024 at 08:20

    Ho controllato. Effettivamente Testino è stato accusato di essere un predatore sessuale da numerosi modelli nel 2018. Vogue lo ha subito licenziato. Ne hanno dato notizia tutti i più importanti media del mondo. Ma dopo nessuno ne ha più parlato. Chiaramente lui ha negato tutto. Mi viene da pensare che i suoi accusatori non avessero accuse solide e che sia tutta una esagerazione causata da gruppi di pressione alla metoo. Testino è uno dei migliori fotografi di moda e per come è stato trattato da riviste e brand che prima pendevano dalle sue labbra, lo capisco che abbia messo le sue competenze al servizio di altri progetti come quello presentato a Roma.

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  5. Lamberto Cantoni
    Lamberto   16 Novembre 2024 at 10:49

    Scusatemi se intervengo solo ora ma il sito ha avuto problemi ora risolti. Prima di tutto sbarazziamoci del problema giudiziario di Testino: numerosi modelli lo accusarono di molestie e comportamenti inappropriati sul lavoro nel 2018. Il fotografo negò tutto. Senza attendere l’esito di indagini e processi Diane Wintour diede ordine alle testate Condé Nast di non commissionare altri lavori a Testino. Probabilmente anche altri magazine presero questa decisione. Giusto, sbagliato? Di certo un movimento come #Metoo e un femminismo dominato da lesbiche e trans, molto rumoroso e intransigente, ha contribuito ad esagerare nelle reazioni e a trasformare una accusa in una sentenza. Questa vicenda può aver spinto Testino a concentrarsi su un tipo di fotografia lontano dalla moda? Probabilmente sì, come sembra confermato in molte interviste rilasciate dal fotografo. Ma se analizziamo la forma separandola dai contenuti, come ho cercato di dimostrare nel mio script, possiamo immaginare un esito diverso: è come se Testino avesse utilizzato la messa in immagine tipica di uno degli aspetti del ritratto/moda contro il concetto di moda dominante (esaltazione di tendenze novità). Testino ha preso ispirazione dalla grande arte? Io penso di sì. Testino è un pittorialista? Io dico di no, il pittorialismo alterava pesantemente l’immagine fotografica per conferire ad essa un primato dell’autorialità che molti negavano ai fotografi. Poteva avere senso nei primi del novecento. Oggi nessuno mette in dubbio la creatività e l’autorialità del fotografo di rango. Quindi le opere di Testino in oggetto sono arte realizzata con il mezzo fotografico che dialoga con una tradizione di immagini esemplari e con apparenze storiche.

    Rispondi
    • annamaria   18 Novembre 2024 at 08:42

      Trovo inopportuni e ingiusti i rilievi fatti ai movimenti che difendono i diritti delle donne e dei diversi. Aggiungo anche che la distinzione tra Forma-Contenuto è da critica del passato. Forse aveva senso nel novecento. Testino emoziona e ci fa scoprire della bellezza è questo che importa.

      Rispondi
      • james   18 Novembre 2024 at 21:47

        Cara Annamaria le emoziono sono soggettive. Che analisi critica si può fare? Ogni opera d’arte ha una forma. Si comincia da lì!

        Rispondi
        • Antonio Bramclet
          antonio   19 Novembre 2024 at 09:35

          Vorrei sapere come James spiega l’informale! sono d’accordo con Annamaria nel ritenerla un concetto obsoleto. Le foto di Testino sono belle, sono di qualità superiore, mi emozionano e non ho bisogno di spiegazioni per sapere che è così.

          Rispondi
          • james   25 Novembre 2024 at 12:03

            Sono del tuo parere, anch’io sulle cose che mi piacciono non ho bisogno di molto sapere. Però se mi chiedo il perché Testino è un fotografo speciale la mia sensibilità non lo spiega.

  6. giacomo   13 Dicembre 2024 at 09:33

    Se posso permettermi di intervenire di nuovo aggiungerei ai commenti critici due cose. Personalmente non credo che la gente oggi provi tanto il fascino dell’esotismo e quindi definire bellissime le foto di Testino è un trip delle solite élite culturali che non contano più nulla. In secondo luogo la fotografia è un residuo del passato. Oggi sono i video e internet a funzionare a livello di massa.

    Rispondi
    • Antonio Bramclet
      antonio   14 Dicembre 2024 at 08:20

      Come al solito Giacomo tira petardi. Non credo che le élite culturali che lui pensa amino Testino dopo le accuse di molestie. Aggiungo che finché esisterà la luce del sole la fotografia non sparirà.

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      • giacomo   16 Dicembre 2024 at 08:53

        Dire che è bellissima la vegliarda asiatica di una delle foto postate, dalla pelle grinziosa come la superficie di un albero troppo stagionato è da elite culturale che vuole imporre la propria interpretazione moraleggiante e anti occidentale a delle evidenti verità. Se Testino vuole prendere le distanze dalla moda liberissimo di farlo. Per me invece questo genere di foto rafforzano la nostra concezione di cosa è bello e cosa non lo è.

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        • mary   16 Dicembre 2024 at 15:46

          Veramente io trovo la donna del Myanmar una foto bellissima e proprio non ho capito cosa vuole dire il Giacomo. Ammiro la scelta di Testino di fotografare gente umile e di cultura diversa con le stesse attenzioni che riservava alle modelle dei marchi di lusso.

          Rispondi
          • Antonio Bramclet
            antonio   18 Dicembre 2024 at 11:17

            Anch’io la trovo bellissima e apprezzo la scelta di Testino di rivolgere la sua attenzione a persone vere.

        • vic   19 Dicembre 2024 at 16:19

          Testino nel 2001 fu scelto per fare il famoso ed esclusivo calendario Pirelli. Quelle foto le definirei bellissime. Quella della vecchia signora dai tratti asiatici è un’altra cosa. Capisco i dubbi di Giacomo. Diciamo che potrebbe essere interessante per il costume che indossa.

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  7. Anna   20 Dicembre 2024 at 08:06

    Secondo Giacomo una foto sarebbe bella solo se la modella è giovane e graziosa. Assurdo e sessista. Di Testino ricordo le foto ritratto di Diana d’Inghilterra e di Kate Moss, indubbiamente bellissime come lo è la signora del Myanmar.

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    • giacomo   21 Dicembre 2024 at 18:17

      Sì è proprio così, la nostra idea di bellezza è storicamente questa. Quando Testino fotografò la principessa Diana e Kate Moss non erano in pensione. Erano giovani e belle. Perché negarlo?

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      • mary   24 Dicembre 2024 at 01:50

        Sono sbigottita dalla versione ingenua di bellezza di Giacomo. Scommetto che per lui gran parte dell’arte del novecento sarebbe spazzatura.

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        • giacomo   24 Dicembre 2024 at 08:35

          Proprio così e me ne vanto. Ma Testino non c’entra. Le sue foto di moda erano gioiose piene di energia e di bellezza. Quelle riportate dall’articolo non reggono il confronto.

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          • Antonio Bramclet
            antonio   25 Dicembre 2024 at 10:23

            Che svolta sarebbe stata se Testino non avesse tolto i contenuti moda? La bellezza non coincide con la gioia. Suggerisco a Giacomo di studiarsi in romanticismo.

  8. Lamberto Cantoni
    Lamberto Cantoni   6 Gennaio 2025 at 11:35

    Non pensavo che le foto di Testino fossero così polarizzanti. Quando le vidi l’ultima cosa che mi aspettavo era che qualcuno mettesse in dubbio la loro bellezza. Tuttavia comprendo che si tratta di una categoria dalla semantica molto più complicata rispetto l’uso che ne fa il parlante ordinario. Se ho ben capito Giacomo considera il bello solo in relazione a caratteri legati al desiderio. La parola inglese beauty concettualizza in modo encomiabile questa dimensione del concetto di bello. Ma esistono altri termini che fanno emergere significati attivati da qualcosa che ha attirato la nostra attenzione al punto di fissarla in momenti contemplativi. Per esempio l’idea della bellezza che discende dal To Kalon della Grecia classica, più che marcare un eccitamento fa emergere il sentimento di sperimentare stati armoniosi, pacificanti dunque piacevoli e contemplativi. Ancora, nessuno può negare che l’arte e l’estetica del novecento ha sdoganato dimensioni molto lontane dalla bellezza armoniosa. Le definirei addirittura traumatiche. E poi non possiamo dimenticare che i vari minimalismi possono innervarsi nelle stesse aree che poi si riflettono in espressioni quasi sempre ancorate a parole come bello, bellezza… Eppure esiste ben consolidato il gusto di definire bello anche qualcosa di imperfetto. La lingua giapponese con il gioco linguistico wabi sabi contorna perfettamente la bellezza che proprio da una imperfezione trova il suo specifico culmine emotivo. Cosa voglio dire? Se resistiamo alle nostre frettolose abitudini discorsive e riflettiamo sui concetti che ci restituiscono, caso per caso, il senso dell’esperienza di qualcosa che focalizza la nostra attenzione, allora la parola bellezza diviene sorprendentemente sfumata e ci invita a trovare modi di afferrarla con il linguaggio coerenti con la specifica risonanza interiore provocata da un evento, una forma, una immagine…Torno ora su come interpreto le foto di Testino in oggetto. A mio avviso rappresentano una felice intesi del bello amato dallla moda (beauty) con il To Kalon greco/Rinascimentale, con una punta di imperfezione (le rughe nel volto dei ritratti, l’esotismo tribale, l’accentuato folklore).

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    • james   7 Gennaio 2025 at 09:09

      Ripensandoci, dopo aver letto i commenti, mi trovo d’accordo con Antonio sul romanticismo di Testino. Penso al romanticismo storico ovviamente.

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  9. mau   8 Gennaio 2025 at 10:35

    Premessa: confesso che da un pò di tempo mi piacciono di più i commenti che gli articoli del prof forse perché posso dire la mia. Però stavolta state esagerando. Testino merita tutti gli aggettivi che avete profuso? A me sembra che lo sopravalutate. Nella moda probabilmente era un drago ma le foto di costume tradizionale non le trovo così diverse da quelle di un comune reportage per riviste naturalistiche. E poi cosa significa tirare in ballo il “romanticismo storico”? Testino simile a pittori come Frederick? Per piacere non scherziamo!

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    • Lamberto Cantoni
      Lamberto Cantoni   10 Gennaio 2025 at 16:44

      Probabilmente volevi citare il pittore tedesco Caspar Friedrich che normalmente viene considerato uno dei massimi esponenti del Romanticismo. Perché i tuoi colleghi lo hanno evocato? Credo pensassero ai modi del bello espressi dal concetto di “sublime” che con l’intervento di Edmond Burke ebbe un grandei patto in età romantica. Per farla breve esisterebbe una percezione della bellezza per niente armoniosa e piacevole che può arrivare fino al terrore, senza che al soggetto venga impedito di provare un paradossale fascino.
      Ora la questione è: possiamo utilizzare questa categoria in senso romantico per spiegare la svolta di Testino? Io penso di no! Però nell’uso della lingua frequentemente si intende per sublime fare riferimento a qualcosa di nobile, di alto profilo in senso spirituale…Insomma lo si può intendere come il bello nel suo più alto grado. A questo punto allora, il concetto di sublime potrebbe risultare utile per indagare la svolta di Testino.

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