ROMA – Il mio Viaggio in Italia sulle orme di Goethe inizia con un soggiorno nella cornice liberty dell’Hotel Locarno, salotto dell’élite letteraria e del mondo artistico. L’esperienza di un weekend nel palazzo privato, un tempo appartenente alla famiglia Canossa della nobiltà veneziana, rende le vacanze romane ancora più affascinanti. Complice, il Bloody Brunch in giardino scaldati da un bel sole nonostante fosse fine novembre. La proposta gastronomica dell’Hotel Locarno porta la firma dello chef Domenico Smargiassi.
Vivere le vacanze romane nella cornice liberty dell’hotel Locarno, ti proietta nell’atmosfera della nobiltà veneziana. Qui l’arte dell’arredo ti accoglie nel salotto dell’élite letteraria e del mondo artistico. Ci troviamo a pochi passi da Piazza del Popolo e dalla Casa di Goethe, dove si possono ripercorrere, attraverso i suoi appunti ed i suoi disegni, le orme del suo Viaggio in Italia.
L’Hotel Locarno è l’iconica, amatissima destinazione di artisti, cineasti e scrittori sin dal 1925, e si prepara a celebrare il suo centenario nel 2025. Ha ospitato nomi leggendari da Federico Fellini a Wes Anderson, diventando nel tempo un punto di riferimento per creativi e raffinati viaggiatori. Qui infatti sono state girate alcune scene di Budapest Hotel di Wes Anderson.
All’Hotel Locarno si respira storia
Culla di una storia quasi centenaria, l’Hotel Locarno custodisce racconti e segreti secolari. Un raffinato 5 stelle, che nasce nel 1925 da una famiglia svizzera che volle omaggiarlo di questo nome in ricordo della propria città natale. Il famoso poster locandina diventato logo dell’Hotel venne realizzato a cura del famoso illustratore del cinema muto Anselmo Ballester. Tra l’altro quest’anno ricorre il cinquantenario della morte di Anselmo Ballester (1897-1974), pittore, grafico e illustratore, tra i più significativi cartellonisti cinematografici.

L’Hotel è stato recentemente insignito della sua prima Chiave MICHELIN ed è entrato a far parte della prestigiosa selezione dei 50 Best Discovery, confermandosi tra le destinazioni imperdibili per chi cerca un’esperienza autentica e di classe a Roma. L’allure veneziano derivato dal gusto della nobile famiglia Canossa si riflette anche nelle meravigliose stanze, come la Prestige Deluxe «Degli Artisti». Qui ci si sente trasportati in un mondo di nostalgia e raffinatezza.
Dopo un ampio restauro, che ha dato nuova vita agli affreschi e agli stucchi, l’identità visiva di questo spazio straordinario conserva l’aspetto e il fascino originali, trasmettendo inalterato lo spirito eccentrico e la joie de vivre veneziani. Le ampie finestre lasciano ammirare vedute delle cupole delle chiese di Piazza del Popolo.
Questa volta non vi parlerò delle terrazze perché ne avevo scritto questa estate a proposito delle più belle terrazze dove godersi l’estate romana.
Gli interni
Il carattere di intimità e romanticismo di un palazzo privato per le vacanze romane della nobile famiglia veneziana Canossa, è rappresentato perfettamente nella Suite «Serenissima» di un’eleganza senza tempo. Decorazioni, trame e materiali originali evocano l’eredità storica dell’edificio e si fondono per creare uno spazio emozionale inondato della luce delle quattro grandi finestre. Lo spazio separato tra la sensuale camera da letto e il sofisticato boudoir è arricchito da una tavolozza di colori dalle tonalità terra, dal verde bancha al giallo zafferano. Qui ci si può abbandonare nell’intimità avvolti da un senso di seducente isolamento.

Le nobili famiglie veneziane della fine del XIX secolo amavano rinnovare i loro palazzi secondo gli stili più in voga, riarredare gli interni, decorare con affreschi, stucchi, dipinti.
Io ho potuto godere di questa atmosfera nella Suite “Venezia” che rappresenta la quintessenza di questa tendenza storica e rivela un’ispirazione Art Nouveau tipicamente veneziana. Tra la camera da letto e un pétit salon, ogni spazio è dominato da una diversa parure di soffitti a cassettoni, riccamente decorati con modanature intagliate e dorate: una base blu Verditter pastello per il salone; un profondo, evocativo blu Persia per la camera da letto.

Ma quello che ti colpisce a primo impatto è l’originale vetrata a piombo che divide la zona notte dal salotto. Inoltre la Suite “Venezia” ha un lungo balcone che si affaccia su un angolo di Piazza del Popolo.

I vari spazi living di questo raffinato 5 stelle riflettono il sapore cinematografico ed evocano conversazioni notturne di indimenticabili viaggiatori.
Così come abbandonarsi nel giardino, che lo si può vivere 365 giorni all’anno data la sua struttura con copertura removibile, è un luogo senza tempo nel cuore della Capitale.
Anche se non si alloggia in questo affascinante hotel, in giardino o nei vari spazi living, si può degustare un favoloso aperitivo in compagnia circondati da così tanta bellezza. La vasta scelta, tra quasi trenta cocktail presentati in tre categorie: “Innocenti Evasioni“, “Rock’n’roll Star” e “Life’s a Beach”, ci invita a tornarci più volte per poterli degustare nella loro specificità. Inoltre, la già cospicua varietà, accompagna uno special menu di 70 grandi classici internazionali.

Ma quello che connota l’Hotel Locarno è Il Bloody Brunch
Il mio consiglio è gustare la proposta gastronomica firmata dallo chef Domenico Smargiassi.
Il suo “Bloody Brunch“, servito nel weekend, è un’esperienza che fonde tradizione e innovazione. Lo fa con piatti capaci di soddisfare sia i gusti più classici sia quelli più internazionali. La prima parte del menu è dedicata alle uova, protagonista di molte preparazioni creative. Le Uova alla Benedettina, con salmone affumicato e muffin salato, sono disponibili anche nella versione “Deluxe” con salsa al parmigiano e tartufo. Un piatto che lo chef Smargiassi associa ai suoi primi passi in cucina è rappresentato dalle Uova poche all’arrabbiata 2.0, arricchite da acciughe e capperi. Sono sorprendenti ed energiche con il loro colore che evidenzia ancor più la creatività del piatto.

Poi ci sono i Maritozzi ripieni di uova strapazzate, pancetta e champignon, che richiamano la tradizione romana.
Ma anche le Uova poche con crudo di filetto extra marezzato e porcini, un omaggio ai piatti che lo chef preparava per i pranzi in famiglia durante le feste.

Ma io, indecisa tra il Bloody Burger con cheddar e il Vegan Burger, ho optato per lo Yakitori di maialino spagnolo, una ricetta che lo chef racconta di aver perfezionato in un viaggio in Giappone, quando rimase affascinato dal bilanciamento tra dolcezza e acidità della salsa teriyaki agli agrumi. Come faccio a descrivervelo a parole? E’ un’esperienza che rimarrà impressa tra le vostre papille gustative.

Il brunch continua con una varietà di piatti come il Biryani in crosta di panko con uovo cotto a bassa temperatura, crocchette, salsa yogurt e accompagnato da riso al ragù. Anche il Fish&Chips alla romana, rivisitato con cacio e pepe, è legato a un ricordo dello chef:
“È il piatto che più mi ricorda il mio primo incarico in una cucina internazionale, dove cercavo sempre di portare un tocco italiano”.
Il menù non finisce qui
La seconda parte del menu è legata alla tradizione italiana, con piatti che riportano alla memoria i sapori di casa. Il Carciofo fritto è un tributo alla sua infanzia, quando lo preparava con la nonna durante le festività. Le Pappardelle al ragù “come una volta” sono cucinate con vino e brodo, come gli insegnava suo padre, e l’Amatriciana è un piatto che non può mancare nella sua cucina, legato alla sua formazione.

Chi vuole finire in dolcezza può scegliere il French toast con frutti di bosco e sciroppo d’acero, una ricetta ispirata alle colazioni che preparava nei primi anni della sua carriera per i brunch della domenica.

Per la proposta gastronomica del Bloody Brunch, l’Head Mixologist Nicholas Pinna presenta il Bloody Mary classico ed il Red Snapper, accanto a due declinazioni originali: El Chapo con tequila e mezcal, ed il Rye Mary a base di bourbon.

Insomma, qualora foste romani, non avete scuse per non andare a degustare il Bloody Brunch. Se invece verrete in vacanza nella Capitale, avrete mille ragioni in più per vivere quest’esperienza.
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