Un Film Fatto per Bene: tra Don Chisciotte e Jacques Lacan

ITALIA – Esce nelle sale come anteprima delle varie rassegne sulla 82esima Mostra del Cinema di Venezia l’ultima fatica – in tutti i sensi – di Franco Maresco, mockumentary che cita giocosamente/involontariamente Terry Gilliam e il suo Lost in La Mancha ma che è dedicato a un altro film impossibile da realizzare: un omaggio a Carmelo Bene e al suo immenso genio.

Francesco Calogero e Franco Maresco
Francesco Calogero e Franco Maresco – Andrea Rosasco sotto licenza CC

Il depensamento contro il cattivo gusto

“Dovete depensare” intima minaccioso Maresco ai suoi attori. Attori assorti davanti a delle immagini televisive prese da “Bene! Quattro Modi Diversi di Morire in Versi”. Programma in cui il geniale attore dal Sud del Sud dei santi riprendeva Majakovskij e altri autori della poesia contemporanea. Un invito che, forse, cadrà nel vuoto. Ma chi può dirlo?

“Un plebiscito contro il buon gusto”. Così Bene aveva definito il cinema, a cavallo tra anni Ottanta e anni Novanta del secolo scorso. Con tali premesse, un film su di lui era forse impossibile da realizzare. E questo non ostante Bene avesse frequentato il cinema “da entrambi i lati della MdP” come sostenne. Avvicinandosi al leggendario Buster Keaton.

Eppure tutto pare iniziare sotto i migliori auspici. Andrea Occhipinti produce lasciando al Nostro totale libertà artistica. La sceneggiatura pare di ferro. Maresco può scegliere attori e location a proprio piacere. Eppure, qualcosa non torna. A un certo momento vediamo Maresco diventare un sadico torturatore dei suoi stessi ‘depensanti’ attori.

Sulle tracce di un ossessivo-compulsivo scomparso

Ma andiamo con ordine. Il film inizia con lo sceneggiatore di Maresco, Umberto Cantone, che si mette sulle tracce del suo scomparso amico. Tra incontri improbabili e segni nefasti, ripercorriamo la carriera del regista e di questa sua opera in particolare. Maresco viene dipinto come una persona che soffre di un disturbo ossessivo-compulsivo importante. E si auto-dichiara stanco dello stato del cinema, e di quello italiano in particolare.

Nel mezzo, litigi importanti con la produzione, dichiarazioni a metà tra la megalomania e il pessimismo più nero, alcuni girati che ci riportano ai ‘classici’ del cinema di Maresco per prassi ed estetica – da Cinico TV a Totò che Visse due Volte. E infatti questa pellicola su Maresco – più che di Maresco – come tutto il suo cinema non ci è né piaciuto né dispiaciuto.

Al di là del Bene e del male

Maresco – col primo collaboratore Daniele Ciprì quanto in solitaria – è al di là dell’estetica. I film di Maresco sono bellissimi eppure indigeribili. Non ci si accosta ad essi con la testa. Sono macigni. Quest’ultima opera è giusto un pelo più ironica e divertita del solito, ma l’impossibilità di giudizio, forse, è la stessa di sempre.

Eppure il cinema di Maresco è importante, perché parla a noi di noi. Pur avvicinandosi all’incomprensibilità, che era la cifra del teatro secondo Bene appunto. Il quale aveva espresso, non solo una volta, la sua ammirazione per Maresco stesso. Un cinema che sa di morte – ancora, la nostra – ma che ha una certa disperata vitalità dalla sua.

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