Gioielli Arcani, parola e simbolo diventano materia: intervista agli autori

Gioielli Arcani, parola e simbolo diventano materia: intervista agli autori

ITALIA – Un libro che sfugge alle definizioni e si muove sul confine tra letteratura, design ed esoterismo. “Gioielli Arcani”, pubblicato da Fontana Editore, è un progetto ibrido e visionario in cui il simbolo prende forma e la parola diventa esperienza. Ne parliamo con Elisabetta Rossi e Roberto Zanon, autori di un’opera che invita a essere attraversata più che spiegata.

Prima ancora di essere letto, “Gioielli Arcani” si presenta come un oggetto da esplorare. Un libro che chiede tempo, attenzione e disponibilità all’ascolto. In questa conversazione, i due autori raccontano l’origine del progetto, il dialogo tra scrittura e design e il ruolo del simbolo come strumento di consapevolezza.


L’intervista agli autori di “Gioielli Arcani” (Fontana Editore)

 Il vostro libro, ‘Gioielli Arcani’, sembra sfuggire alle definizioni classiche. Non è una semplice galleria di immagini e nemmeno una raccolta narrativa tradizionale. Come definireste questo punto d’incontro tra parola e materia?

Elisabetta Rossi:È un progetto che nasce proprio sulla soglia sottile in cui letteratura, design ed esoterismo dialogano senza sovrapporsi. Abbiamo voluto creare un’esperienza in cui il simbolo smette di essere un concetto astratto per farsi corpo. Come suggeriva Calvino ne Il castello dei destini incrociati, i Tarocchi sono una lingua figurativa, un sistema di comunicazione che ci permette di dialogare con l’inconscio. Qui, quel dialogo diventa letterale e metaforico al tempo stesso”.

 

Roberto, lei ha tradotto questa “grammatica del simbolo” in una dimensione tridimensionale. In che modo il design ha interpretato gli Arcani Maggiori?

Roberto Zanon:Per me è stato un passaggio naturale. Ho lavorato su una regola geometrica precisa: ogni gioiello nasce da sagome bidimensionali contenute in un quadrato di 10×10 centimetri. Attraverso un processo di assemblaggio, queste forme diventano anelli-scultura tridimensionali, fortemente identitari. Ogni pezzo ha un suo colore distintivo, dando vita a una collezione vibrante che trasforma l’arcano in un oggetto da indossare, un arcobaleno di simboli che diventano materia”.

Elisabetta, nei suoi racconti emerge una geografia dell’anima molto precisa. Genova e Venezia non sono solo ambientazioni, ma veri e propri nodi simbolici. Che ruolo gioca, in particolare, Genova in questa ricerca iniziatica?

Elisabetta Rossi:Genova è il nucleo più segreto dell’opera. Non la descrivo come una città da cartolina, ma come una città iniziatica e inquieta. I caruggi sono vene oscure dove il tempo rallenta; i Palazzi dei Rolli appaiono come templi laici del destino e le antiche fortificazioni non sono difese, ma soglie tra il noto e l’ignoto. Se Venezia accoglie il progetto come scenario visivo, Genova lo attraversa come una presenza viva. Sono città “rivali e simili nel destino”, luoghi reali che si trasformano in paesaggi interiori dove il simbolo rivela la verità invece di decorarla“.

gioielli arcani

 

Riferimenti di cultura ligure

All’interno dei testi si avvertono anche echi di grandi figure della cultura ligure. In che modo artisti come De André o Fossati si inseriscono in questa struttura esoterica?

Elisabetta Rossi:Non si tratta di citazioni, ma di risonanze profonde. Fabrizio De André attraversa il libro come il cantore dell’ombra e degli esclusi, incarnando la pietà e la disobbedienza morale di una città che conosce bene il dolore. Ivano Fossati rappresenta invece una presenza più alchemica e rarefatta, legata al viaggio e alla parola come strumento di trasformazione. Entrambi si innestano perfettamente nella struttura simbolica degli Arcani, aiutandoci a esplorare i grandi temi dell’umano“.

  gioielli arcani

Molte persone associano l’esoterismo a qualcosa di oscuro o puramente divinatorio. Qual è invece il vostro approccio in questo libro?

Elisabetta Rossi:Per noi l’esoterismo non è evasione, ma uno strumento di consapevolezza. I racconti non vogliono “spiegare” i Tarocchi in modo didascalico, ma attraversarli. Affrontiamo temi come l’amore, il tempo, la memoria e perfino la tecnologia con una scrittura colloquiale, mai assertiva. La comprensione non è imposta, ma stimolata: il lettore non viene guidato per mano, ma coinvolto affinché possa trarre la propria visione personale”.

In definitiva, cosa sperate che resti a chi si avvicina a “Gioielli Arcani”?

Roberto Zanon: “L’idea che la forma possa contenere un mistero e che quel mistero sia un’apertura verso chi osserva”.
Elisabetta Rossi:Esatto. Il fascino di un gioiello, come quello di una storia, risiede nel suo segreto. Il libro e l’oggetto, la parola e la forma, concorrono a costruire un’opera che non chiede di essere spiegata, ma abitata. È un invito a fermarsi e a riconoscere, nel simbolo, una possibile verità su se stessi”.

Fabiola Cinque

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