C’erano una volta i Dormienti: l’esposizione di Mimmo Paladino

C’erano una volta i Dormienti: l’esposizione di Mimmo Paladino

MILANO – I Dormienti di Mimmo Paladino: il respiro fiabesco dell’infinito a Palazzo Citterio

Dal 16 maggio al 26 luglio 2026, la Sala Stirling di Palazzo Citterio accoglie I Dormienti, una delle installazioni più suggestive di Mimmo Paladino. Trentadue sculture in terracotta, realizzate negli anni Novanta, occupano lo spazio in una disposizione essenziale e insieme profondamente evocativa: figure raccolte in posizione fetale, adagiate a terra come corpi sospesi tra sonno e veglia, presenza e assenza.

Entrando nella sala, ciò che colpisce immediatamente non è soltanto la ripetizione delle forme, ma la sensazione di trovarsi in un luogo sottratto al tempo ordinario. La luce scarsa avvolge le figure in una penombra quasi liturgica, mentre la colonna sonora ambient composta appositamente da Brian Eno amplifica il carattere ipnotico dell’installazione. Ne emerge un’atmosfera di sacralità e sospensione, come se ogni cosa fosse ferma nell’istante immediatamente precedente a un evento decisivo o in quello appena successivo, quando il mondo trattiene ancora il respiro.

L’installazione appare allora come qualcosa di straordinariamente umano e, allo stesso tempo, sovrumano. In quello spazio scarsamente illuminato sembra di respirare l’infinito. Le figure dormienti non sono semplicemente corpi addormentati: diventano simboli di una condizione universale, archetipi di fragilità e resistenza, di vulnerabilità e speranza. Il silenzio che le circonda non è assenza, ma presenza assoluta.

L’origine dell’opera

Contrariamente a quanto spesso si pensa, l’origine visiva dell’opera non deriva dai celebri calchi dei morti di Pompei. L’ispirazione nasce invece dai disegni che Henry Moore realizzò durante la Seconda guerra mondiale nei rifugi antiaerei della metropolitana londinese. In quelle immagini, lo scultore britannico ritraeva uomini, donne e bambini rannicchiati sottoterra per sfuggire ai bombardamenti. Paladino rimase profondamente colpito da quell’umanità che, pur immersa nel pericolo e nell’incertezza, riusciva a trovare nel sonno e nel sogno una forma di protezione e una possibilità di pace.

Il sogno diventa così il nucleo simbolico dell’opera. In un’epoca dominata dalla velocità, dal rumore e dall’iperconnessione, il dormiente rappresenta un essere umano che si ritira in una dimensione interiore, protetta e inviolabile. Non una fuga dalla realtà, ma un gesto di resistenza: il recupero di uno spazio intimo in cui immaginare un’altra possibilità di esistenza.

Il processo creativo di Mimmo Paladino

Anche il processo creativo contribuisce a rafforzare questa riflessione. Paladino utilizza un’unica matrice in terracotta per generare tutte le figure, dimostrando come da una forma apparentemente identica possa nascere una moltitudine di individui. Ogni corpo conserva la stessa postura fetale, ma rivela dettagli differenti che lo rendono unico. È una metafora potente della condizione umana: condividiamo la stessa fragilità originaria, eppure ciascuno custodisce una storia irripetibile.

Osservando I Dormienti, si ha la sensazione di trovarsi davanti a una comunità silenziosa che attende qualcosa che non arriverà mai o che forse è già accaduto. L’opera non offre risposte, ma apre uno spazio di meditazione. E proprio in questa sospensione risiede la sua forza: nella capacità di trasformare il sonno in una soglia, il silenzio in un linguaggio e l’attesa in una forma di eternità.

Palazzo Citterio

Via Brera 12

Milano

Alessandra MR D'Agostino

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