La tecnologia per estrarre l’oro dai rifiuti elettrici. La svolta decisiva parte dall’Italia

La tecnologia per estrarre l’oro dai rifiuti elettrici. La svolta decisiva parte dall’Italia

ITALIA – Nel mese di luglio omaggiamo l’oro in tutte le sue forme, anche nella tecnologia. Ecco le tecnologie più moderne per l’estrazione dell’oro dai rifiuti elettronici.

Dalla memoria ram fino alle schede di espansione, passando per il processore e la scheda madre, i rifiuti elettrici ed elettronici sono da anni nel mirino dei ricercatori di tutto il mondo. Se si pensa che una tonnellata di minerale contiene circa 5 grammi di oro puro, mentre una tonnellata di telefoni cellulari integri contiene 300 grammi di  metalli preziosi tra cui lo stesso oro, e che le schede dei computer sono solo le prime nell’interminabile lista di rifiuti elettrici ed elettronici che contengono materiali preziosi, sarebbe proprio il caso di dire che chi smonta un processore trova un tesoro.

L’ORO DAI RIFIUTI ELETTRICI: UNA SVOLTA TUTTA ITALIANA

rifiuti elettrici

Da più di cinquant’anni in America – e in particolar modo in Perù – la maggior parte dell’oro viene estratta dalle miniere sotterranee nella misura di circa 2.500 tonnellate all’anno. Negli Stati Uniti la possibilità d’estrazione dei minerali dai rifiuti elettronici non è mai stata attuata concretamente, considerata come troppo evasiva nei confronti dell’ambiente dato l’utilizzo di massicce quantità di cianuro e mercurio. Intanto in Italia sbocciavano i primi progetti per lo sviluppo di tecnologie ecologiche in grado di estrarre l’oro dai rifiuti elettrici ed elettronici. Era il 2007 quando il Parco Scientifico e Tecnologico della Sardegna attuava un piano di innovazione basato sull’Azione Cluster, che mirava a fornire le basi per la messa a punto di una tecnologia su scala preindustriale e seguente sperimentazione sul recupero dell’oro dai rifiuti elettrici ed elettronici.

Poi è arrivato il brevetto di ROMEO, (Recovery Of Metals by hydrOmetallurgy) realizzato nel Centro Ricerche Casaccia, a nord di Roma, dall’unità di Tecnologie ambientali dell’Enea. Con una resa d’estrazione del 95% di metalli preziosi dai rifiuti elettrici, questo impianto tecnologico eviterebbe tutti quei pretrattamenti tanto detestati dai ricercatori americani, attraverso l’utilizzo di dissolutori, pompe, filtri, serbatoi e altri strumenti che vengono opportunamente interconnessi ed assemblati per ottenere piattaforme di sperimentazione specifiche e dedicate.

TANTI PROGETTI IN ATTESA DI RISULTATI CONCRETI

La corsa all’oro nei rifiuti tecnologici è più aperta che mai e anche la regione Lombardia pullula di progetti e ricerche che attendono solo di essere finanziati. Anche Attilio Fontana recentemente ha espresso alcune dichiarazioni su questa tecnologia, eccone una: “Vogliamo stimolare la creazione di una filiera nazionale completa per il recupero di metalli preziosi da Raee (rifiuti di apparecchi elettrici ed elettronici). Purtroppo finora in Italia il settore nazionale del riciclo si ferma al trattamento iniziale, cioè il processo meno remunerativo, lasciando a operatori esteri, in particolare del Nord Europa, il compito di recuperare la parte ‘nobile’ del rifiuto”.

Proprio come affermato dal presidente della Regione Lombardia, per molti anni gli operatori esteri si sono occupati di queste estrazioni, mentre in Italia continuavano ad avanzare iniziative e progetti che però non riuscivano a prendere piede in modo concreto. Ad imporre un cambiamento è arrivata la direttiva 2012/19/ EU, che obbliga il raggiungimento di un target di raccolta di rifiuti elettrici ed elettronici pari al 65%. Lo scorso anno il dato italiano si è fermato ad un misero 43%, ma all’orizzonte sembra profilarsi un futuro roseo per la tecnologia di estrazione italiana.

Infatti, è da citare anche la proposta presentata nel luglio 2019 da Cluster Alisei, che si articola in tre punti fondamentali dando origine a un Piano d’Azione dettagliato:

  1. Sviluppo dell’area di specializzazione delle scienze della vita, basata sull’evidenziazione delle “priorità tecnologiche e dei fabbisogni di innovazione per la definizione delle politiche di ricerca industriale”.
  2. La proposta di un programma di lavoro del cluster, per “creare, coordinare, animare e supportare lo sviluppo di una comunità coesa della ricerca industriale nel settore di afferenza nonché per sviluppare strumenti in grado di generare conoscenza attraverso la realizzazione di progetti”;
  3. La proposta di un piano di lavoro dedicato al Mezzogiorno, al fine di contribuire al recupero di competitività in materia di ricerca e innovazione delle regioni di tale area.

A distanza di un anno non si hanno ancora molte notizie sullo stato di avanzamento del progetto, ma il brevetto di ROMEO consola l’Italia che tiene in pugno una grande occasione per l’economia legata alle materie prime. Tuttavia, il vero punto forza di questo impianto pilota non è la sola capacità di estrarre rame, stagno, piombo, oro e argento, ma di riuscire a farlo producendo un numero limitato di scarti, mentre le emissioni gassose vengono trattate e trasformate in reagenti da impiegare nuovamente nel processo stesso, minimizzando in questo modo l’impatto ambientale.

Testo di Lorenzo Messina

Autore MyWhere

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