Olio di palma alimentare: c’è… ma non si vede

Olio di palma alimentare: c’è… ma non si vede

ITALIA – Quante tipologie di questo olio esistono? Quante possibili utilizzazioni? In quali alimenti del quotidiano lo troviamo nel mondo occidentale? Perché non  raffinarlo per tutti  anche in Italia? Cerchiamo di fare chiarezza.

Quanti e quali sono gli oli di palma in commercio? Bella domanda, alla quale cerchiamo di rispondere. Dal frutto della palma si ottengono 3 tipologie di oli. Dalla polpa dei frutti della palma da olio si ottiene olio di palma grezzo, di colore rosso (quello che potremmo indicare anche con “di prima spremitura”). Dai semi dei frutti si ottiene l’olio palmisto e da entrambi si ottengono gli oli di palma raffinati. Per quantificare il numero di oli di palma raffinati ad uso alimentare che sono in commercio, bisognerebbe quantificare il numero di oli   di palma ad uso alimentare che ogni raffineria produce all’estero.

Nel 2020 abbiamo importato in Italia nei primi tre trimestri olio di palma per circa 1,25 milioni di tonnellate, il 6% in più dello stesso periodo del 2019.  Il 70% viene utilizzato per la produzione di biocarburanti.

 

Alcuni anni fa si scatenò una furibonda campagna denigratoria che invitava i consumatori a boicottare i prodotti alimentari contenenti olio di palma, reo di essere la causa del disboscamento incontrollato di  migliaia di ettari di foreste   pluviali in Indonesia. Decine di aziende alimentari,  che includevano questo olio   nei propri prodotti, aderirono a questa sollecitazione ambientalista e a caratteri cubitali riportarono sulle confezioni delle proprie referenze la fatidica frase NON CONTIENE OLIO DI PALMA. Iniziativa nobile, i consumi di olio di palma in Italia subirono una   riduzione rimarchevole.  Purtroppo però l’Indonesia    ancor oggi prosegue imperterrita a disboscare foreste pluviali per lasciare il posto a nuove piantagioni di palme da olio.

A cosa si deve la diffusione , in Italia, dell’olio di palma commestibile?  Non certo ai valori nutritivi, presenti solo nella versione olio di palma grezzo che  per la presenza del betacarotene assume il colore rosso; mentre in quelli rettificati gli elementi nutritivi sono praticamente assenti (vedi etichette valori nutritivi olio di palma bifrazionato).  Il motivo è solamente economico: l’olio di palma ha un costo   di produzione   inferiore rispetto a tutti gli altri oli vegetali in commercio.

Dichiarazione nutrizionale olio di palma

“Ri-nasce” nel 1848 in Malesia e Giamaica, dove venne utilizzato come lubrificante industriale. In seguito in America assume un posto di rilievo   nella composizione del sapone Palmolive.  Viene inserito anche nei prodotti cosmetici.   La Difesa Militare lo utilizza  nella famosa miscela incendiaria Napal.  Un ottimo carburante vegetale oggi si ricava dall’ olio di palma (ed è la vera causa del disboscamento incontrollato).  Nell’industria alimentare di ogni ordine e grado, dai piccoli panettieri e pasticcieri   fino alle grandi industrie del medesimo settore,  si può utilizzare  dell’olio di palma. (se non è zuppa è olio per motori)

DAL FRUTTO ALL’OLIO DI PALMA

Dalla polpa del frutto della palma si ottiene l’olio di palma grezzo (colore rosso per la presenza di betacarotene), contiene oli saturi 50%, si presenta solido a 30 gradi, ha un odore caratteristico e un sapore dolciastro.

Dai processi di rettificazione chimica dell’olio di palma grezzo si ottengono gli oli di palma raffinati.

L’olio di palma bi-frazionato diventa liquido, colore paglierino, ha punto di fusione a 19 gradi, e il punto di fumo a 235°. Viene utilizzato per friggere.

Olio di palma

Dai semi dei frutti della palma si ottiene l’olio palmisto grassi saturi 80/86%, solido, fonde a 26 – 28 gradi. Successivamente sottoposto ad un processo di rettificazione diventa liquido. Viene utilizzato nella industria dolciaria.

Tra tutti gli oli vegetali in commercio quelli di palma sono quelli che contengono più oli saturi.  Sono particolarmente diffusi in Africa, Asia e Brasile.  

Elenco di prodotti che, a insaputa del consumatore, possono contenere olio di palma vegetale: brioche, sandwich, salatini, patate fritte surgelate, krapfen, dadi da brodo, alimenti da fast-food per pesce e carne surgelata ed impanata, al ristorante nei cibi già pronti e margarina.

I GRANDI MARCHI LO UTILIZZANO

In Italia questo ingrediente si può trovare facilmente nei negozi alimentari specializzati in prodotti etnici. I clienti che lo acquistano sono per lo più asiatici, africani e brasiliani.  Viene venduto in confezioni da 0,5 fino a 5 litri, (a Bologna provenienza Gana) sia quello grezzo rosso solido che quello bifrazionato di color giallo paglierino, consigliato per friggere. Anche Amazon ed eBay lo vendono.  Lo si trova anche nei supermercati all’ingrosso (leggi Metro) in confezione da 25 litri.  Sempre a Bologna nei supermercati e commercio al dettaglio di prodotti alimentari non è presente sugli scaffali.

Un nome per tutti: Ferrero (Nutella). Non ha mai aderito alle sollecitazioni ambientaliste che volevano boicottare il consumo di olio di palma alimentare. E come darle torto: la Ferrero è una multinazionale che non utilizza olio di palma raffinato da altri, ma ha la potenzialità economica per raffinarlo a casa sua, in Italia ad Alba, e lo raffina in rapporto alle proprie esigenze produttive. Ogni anno acquista dalla Malesia 180 mila tonnellate di frutti di palme da olio che provengono da 411 piantagioni e 86 mulini. La spremitura avviene nel sud est asiatico, poi l’olio grezzo viene trasportato ad Alba per essere raffinato (fonte Ferrero). La Nutella, ad esempio, ne contiene il 20%.

Una riflessione che mi viene spontaneo fare: la Ferrero, piuttosto che acquistare olio raffinato prodotto all’estero, preferisce raffinarlo direttamente in Italia anche se probabilmente le costa di più. Noi italiani, invece, consumiamo quello prodotto all’ estero di cui non conosciamo l’origine né le caratteristiche merceologiche e produttive.  Nella maggior parte dei casi non veniamo neanche a conoscere in quali cibi pronti viene immesso a nostra insaputa e quindi non possiamo calcolare quando ne ingeriamo troppo in quanto è un olio saturo.

La Ferrero è una azienda multinazionale che vende in tutto il mondo: ritengo che mai metterebbe in commercio un olio che non avesse tutte le garanzie per essere perfettamente edibile e senza controindicazioni.

UNA PROVOCAZIONE

Olio di palma

La Ferrero potrebbe mettere in commercio al dettaglio un olio di palma raffinato in Italia? Per tutti i clienti dei suoi prodotti, ma non solo, sarebbe una garanzia. Gli altri oli di palma commercializzati in Italia sono tutti prodotti all’estero.   Sono dell’opinione che i consumatori italiani  apprezzerebbero una iniziativa del genere.

L’acqua che esce dai nostri rubinetti sappiamo che è potabile (come è “potabile” l’olio di palma rettificato all’estero), ciò nonostante siamo grandi consumatori di acqua minerale che è ugualmente potabile ma offre a noi consumatori ulteriori garanzie di genuinità e qualità. Inoltre, a noi italiani piace consumare i prodotti vegetali provenienti da “Km 0” perché li riteniamo meno trattati di quelli che vengono da lontano e spesso dall’estero. Le stesse considerazioni si possono applicare all’olio di palma: se gli italiani apprendono che viene prodotto in Italia quindi a Km…Italia e non all’estero saranno certamente più propensi ad utilizzarlo.

La Ferrero garantisce la tracciabilità e la sostenibilità di tutte le fasi del ciclo produttivo di questo prodotto: da quando nasce la palma fino alla raffinazione che avviene in Italia ad Alba.

Noi consumatori dobbiamo fare molta attenzione quando consumiamo direttamente o indirettamente oli di palma proveniente dall’estero (vedi Ferrero che ha fatto una scelta ben precisa) in quanto garanzie certe sulla qualità del prodotto non sempre sono reperibili o facilmente controllabili.

Se l’olio di palma venisse prodotto nel nostro Paese (ad esempio  dalla  Ferrero), noi consumatori finalmente avremmo certezze sulla qualità dell’olio, qualità finora “occulta” od   occultata nei dolci e cibi pronti, inoltre potremmo venire a conoscenza    dei dati sulle caratteristiche del prodotto, dati che oggi per il consumatore non sono di facile reperimento.

Fanno anche bene le aziende che perseverano a scrivere sulle confezioni dei loro prodotti la frase “non contiene olio di palma” e purtroppo anche se è una “voce nel deserto” va ascoltata e implementata in quanto vuol essere una denuncia per l’eccessiva e incontrollata produzione mondiale di olio di palma. Anche se, come ho scritto all’inizio,  il 70% di quello che importiamo in Italia è destinato alla produzione di biocarburanti.

 

Lamberto Selleri
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One Response to "Olio di palma alimentare: c’è… ma non si vede"

  1. valeria   21 Gennaio 2021 at 21:52

    L’articolo di Lamberto Selleri mi ha fatto capire che la maggior parte dell’olio di palma non viene utilizzato in Italia per uso alimentare ma per produrre biocarburante. Non mi ricordo che questo fosse emerso nella campagna denigratoria contro l’olio di palma, invece probabilmente è proprio questo utilizzo uno dei principali motivi di deforestazione pluviale. La tutela dell’ambiente unita alla tutela della salute ha provocato il coinvolgimento di tutte le aziende alimentari, Alcune si sono limitate a bandirlo, altre lo usano ancora (sappiamo tutti i pro e i contro dell’olio di palma) altre ancora (tra queste l’azienda Ferrero citata da Selleri) si sono poste costruttivamente il problema di un olio di palma sostenibile. La Ferrero, addirittura lavora il grezzo comperato – sostenibile – e lo raffina ad Alba.
    Certo che un olio di palma raffinato in Italia troverebbe una maggior diffusione negli esercizi commerciali!
    Tuttavia mi piacerebbe che le etichette sui prodotti fossero ancora più chiare riportando esattamente i vari grassi -ovviamente dell’olio di palma – contenuti nei prodotti e non solo, come si legge, i grassi saturi.

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