DNA – Il lungo percorso da Mendel alla pecora Dolly

DNA – Il lungo percorso da Mendel alla pecora Dolly

ROMA – Abbiamo visitato per MyWhere la mostra DNA. Il grande libro della vita da Mendel alla genomica, a cura di Bernardino Fantini, Telmo Pievani, Sergio Pimpinelli e Fabrizio Rufo, che sarà presente a Palazzo delle Esposizioni a Roma fino al 18 giugno.

Rinomato nella capitale per le esposizioni trasversali e spesso interattive, Palazzo delle Esposizioni in via Nazionale offre ogni stagione ai visitatori mostre culturali, che spaziano tra gli ambiti più vari, dalla fotografia all’arte moderna, dalla scienza alla storia.

Nel corso della nostra visita abbiamo riscontrato una forte presenza di giovani visitatori, carenti invece in molti altri musei, sia perché il palazzo fornisce ingressi agevolati a seconda delle fasce d’età sia per le fantastiche installazioni interattive, che accompagnano tutto il percorso.
A fianco dei piselli e moscerini giganti, vediamo infatti macchine simili a videogiochi, che ci permettono di capire come si trasmettono i caratteri ereditari o come diverse composizioni cromosomiche danno origine a caratteristiche fisiche e psicologiche differenti.

La mostra si apre dunque con una prima parte storica, dove si ripercorrono tutte le tappe,
che hanno portato alla nascita della moderna genetica.
Naturalmente si da il via al percorso espositivo con le scoperte di Gregor Mendel, precursore e ideatore delle leggi che regolano la trasmissione dei caratteri ereditari.
Interessanti sono i reperti risalenti proprio all’epoca mendeliana, tra cui alcune pagine dei suoi manoscritti di botanica e alcuni suoi strumenti di lavoro, affiancati a moderne installazioni interattive, le quali permettono ai più giovani ed ai non addetti al settore di avvicinarsi ai concetti teorizzati dal frate originario della Moravia.
C’é anche un divertente ologramma dinamico che ritrae lo scienziato, mentre riflette e prende appunti.

Proseguendo scopriamo di più sugli esperimenti sui moscerini della frutta di Morgan, che sono stati fondamentali per capire cosa fossero i geni ed i cromosomi.
A questi si affiancano esempi dei terribili risvolti razzisti dovuti all’eugenetica nel corso del Novecento, focalizzandosi soprattutto sull’Unione Sovietica del periodo staliniano.
A seguire troviamo i lavori di Watson, Crick e della scienziata ingiustamente trascurata Rosalind Franklin, scopritori della struttura a doppia elica del DNA.

La mostra scorre bene, in quanto le numerose didascalie si leggono facilmente ed il passaggio dallo statico all’interattivo mantiene vigile il livello di attenzione.

Nella seconda parte si affrontano, invece, temi più scottanti ed attuali, quali la clonazione, la medicina personalizzata, l’ingegneria genetica, la biologia sintetica ed uno studio sulla genetica forense e sul recupero del DNA di alcune specie estinte.
Adulti e bambini si appassionano alla scoperta delle particolarità del  DNA di gatti, cavalli, mucche, cani e persino topi.
In questa sezione si trova addirittura l’originale pecora Dolly, primo animale adulto mai clonato, che in passato ha scatenato non poche polemiche etiche e scientifiche.

Infine c’é un settore, in cui i più giovani potranno sbizzarrirsi, poiché vengono spiegate al grande pubblico le tecniche con cui la polizia scientifica analizza le prove e la scena del crimine per risolvere anche i casi più complessi. Si capisce quindi quanto sia stata importante l’analisi del DNA in tali processi di indagine.
Per rendere più partecipi gli spettatori viene anche creato ad hoc un omicidio ipotetico in stile Cluedo.
Oltre a questo, ci si può divertire a scoprire alcune curiosità su animali e vegetali con cui condividiamo parte della nostra struttura genetica, alcune delle quali sono riportate sulle locandine pubblicitarie della mostra.

Questa location d’eccellenza, gestita dall’Azienda Speciale PalaExpo, si conferma quindi un punto cardine per le esposizioni interdisciplinari della Capitale, che mirano a rendere fruibile e comprensibile ad un vasto pubblico il patrimonio culturale, artistico e creativo che la società moderna può offrire.

Mostra DNA

Beatrice Caprarella

Pugliese emigrata nella capitale.
Mia madre, nata a Milano e cresciuta a Roma mi ha trasmesso il concetto di multiculturalità e la capacità di adattarmi ad ogni contesto e situazione senza essere limitata dalle mie radici. Appassionata di storia della moda, fotografia e cinema. Folle d’amore per le grandi dive del passato. Laureata in Fashion Design, ho scoperto ben presto che una buona idea mal comunicata non avrà mai successo. Una importantissima esperienza nell’alta moda ha formato il mio gusto e la mia attenzione ai dettagli e mi ha permesso di partecipare a mostre ed eventi spettacolari in Italia e all’estero.
Beatrice Caprarella

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