Robert Mapplethorpe, a perfectionist

Robert Mapplethorpe, a perfectionist

ROTTERDAM – Oggi vi parliamo della figura e dell’avventura artistica di Robert Mapplethorpe, uno di quei personaggi che nascono una volta ogni 100 anni. Grazie al suo estimabile talento, Mapplethorpe non si è solo distinto tra i migliori fotografi del Novecento, ma ha letteralmente riconfigurato l’ordine di bellezza. E se siete a Rotterdam in questo periodo, non potete assolutamente perdervi la mostra a lui dedicata.

Robert Mapplethorpe, dopo una prima fase dominata dagli scandali suscitati dalle sue immagini estreme, è stato glorificato da una critica incline ai parodossi. Dopo la sua morte, le sue foto venivano considerate molto più profonde e pensose di quasi tutti i colleghi contemporanei, però non lo si considerava veramente un ideatore di contenuti bensì un irriducibile esteta. Si riconosceva nei suoi lavori l’impronta di una lunga tradizione culturale ma poi lo si etichettava come un artista del tutto originale e senza precursori. Si osannava la bellezza dark delle sue opere per meglio rimuovervi le tracce dell’unica ossessione alla quale possiamo attribuire una valenza politica: trasformare la pornografia gay in una intenzionale aggressione allo stile di vita erotico dei cosiddetti normal, utilizzando le armi dell’Arte radicale.

Infatti verso la fine degli anni sessanta, il decennio della formazione dell’artista, la comunità gay di New York, malgrado una formale legittimazione, era ancora sottoposta ad umilianti forme di discriminazione. Dichiararsi pubblicamente omosessuali significava perdere il lavoro, essere sfrattati dal padrone di casa, rovinarsi le relazioni con famiglia e amici. Mapplethorpe, a suo modo, partecipò alla guerriglia semiologica contro l’ipocrisia dominante. In quel periodo il mondo gay sentiva come prioritaria la possibilità di poter essere liberi di praticare il sesso omosessuale e vivere senza angoscia un immaginario erotico che sconvolgeva i benpensanti. Il fotografo, rischiando l’ostracismo dei galleristi e dei mercanti d’arte, magnificò la differenza tra il modo di interpretare la pulsione erotica dei normal con quella dei gay. Mentre i primi, spesso con secolare ipocrisia mantenevano su un piedistallo la finalità riproduttiva, la famiglia e l’economia domestica, i secondi predicavano/praticavano l’atto erotico come causa finale del desiderio sessuale, ostentandolo come un marcatore di un concetto di libertà più profondo rispetto a quelli ideologizzati dal discorso politico.

Le foto di atti erotici estremi, gli enormi cazzi di modelli dal corpo scultoreo, ripresi quasi sempre in studio, fotografati con l’aggressiva finezza formale che divenne il marchio di fabbrica di Mapplethorpe, all’inizio stentarono a trovare un pubblico disposto a comprarle. Ma poi, grazie a galleristi che avevano compreso la sublime qualità delle opere dell’artista, le sue immagini cominciarono a circolare sempre di più, accompagnate da violente ondate di indignazione. In poco tempo  divennero vere e proprie icone della battaglia dei gay per il diritto di comportarsi da omosessuali. Alla fine dei settanta la sua notorietà era pari al suo enorme talento, ma il prezzo che l’artista fu costretto a pagare non era certo di poco conto. La sua arte fu sempre più avvicinata alla pornografia e il cambiamento di mentalità tra i gay, ora interessati a battaglie centrate sul problema dell’identità e sulle tappe di avvicinamento verso l’obiettivo di un loro completo riassorbimento in tutti i processi di socializzazione, resero problematici gli approcci critici al suo lavoro persino tra la comunità che il fotografo aveva contribuito a far uscire allo scoperto. L’improvvisa e drammatica apparizione dell’Aids contribuì a polarizzare le perplessità che suscitavano molte delle sue foto,  accentuandone il senso di perversione che, in realtà, con grande tecnica e commovente sensibilità, come per magia, il fotografo riusciva a sublimare in epifanie visive di rara bellezza.

Bisogna aggiungere che Mapplethorpe si era sempre considerato anzitutto come un artista innamorato del bello e ossessionato dall’idea di perfezione. I temi delle sue opere emergevano, come per la maggioranza degli artisti radicali impregnati di romanticismo, dalla sua esistenza/esperienza. Era nella logica della situazione che, soprattutto da giovane, la bellezza la ritrovasse soprattutto nell’altro ricoperto dall’involucro prodotto dalla pulsione sessuale. Il suo magistrale sfruttamento della semantica percettiva trasmessa da raffinate regolazioni in bianco/nero, i tagli del volto dei protagonisti di molte sue immagini, il controllo delle luci, gli permettevano di visualizzare un “soggetto” trasfigurato in oggetto di godimento, ovvero in qual-cosa che mi fa pensare all’impronta che l’impasto pulsionale  scopico, aldilà del gioco immaginario, lascia su ciò che cattura lo sguardo. La cattura dell’impronta dello sguardo perverso sull’oggetto/soggetto, nelle fotografie di Mapplethorpe si risolve in una costante tensione tra forze visive dalla significazione ambivalente. Ecco perché le sue immagini non sono mai completamente oscene e nemmeno moralmente indifferenti.  A mio avviso, l’evidente bellezza delle sue immagini spesso risulta perturbante perché introduce nello spettacolo della visione di una perfetta messa in testo, un tratto negativo. Senza la pretesa di intrappolare Mapplethorpe o il suo stile in una interpretazione psicoanalitica, ho sempre pensato che la specificità delle sue opere dipendesse da un originale bilanciamento tra l’amore per forme esemplari e l’ombra dell’aldilà del principio del piacere che Sigmund Freud articolava nei termini di pulsione di morte.

Mi rendo conto che qualche lettore potrebbe pensare che io stia proiettando sull’opera del fotografo significazioni in qualche modo giustificate dal suo destino come uomo (all’inizio degli ottanta si ammalò di AIDS per poi morirne dopo inenarrabili sofferenze). Non è questa la mia intenzione e detesto dare senso all’arte attraverso la biografia dell’artista. Io credo piuttosto che Mapplethorpe abbia trasformato il suo voyeurismo o se volete le sue perversioni in una spietata ricerca dell’ordine di bellezza del suo tempo, senza cedere di un niente di fronte alla verità che pochi hanno saputo simbolizzare con tanta coinvolgente efficacia. Il tempo storico del fotografo, più o meno il nostro, come scrive con traumatica chiarezza lo psicoanalista Massimo Recalcati è il tempo del soggetto perverso ovvero della normalizzazione/mercificazione delle perversioni.

A tal riguardo, l’ordine di bellezza configurato da Mapplethorpe, per noi fruitori delle sue immagini, io lo interpreto piuttosto come una cura per il desiderio smarrito della contemporaneità. Senza negare le ragioni del godimento perverso,il fotografo, innalza o se volete sublima il suo “oggetto” conferendogli l’aura che possiedono le opere d’arte che oltre alla bellezza ci restituiscono i sintomi del nostro tempo, trasfigurati in figurazioni simboliche di straordinario impatto emotivo.

L’avventura artistica di Mapplethorpe, dal 22 aprile al 14 agosto 2017 è fruibile presso la Kunsthal di Rotterdam. Vi si trovano esposte 200 fotografie che narrano tutte le fasi e i temi della tormentata carriera del fotografo. Ho il sospetto che la scelta delle immagini da parte dei curatori, sia stata motivata dall’intenzione di presentare Mapplethorpe essenzialmente come grande artista, limitando il numero delle immagini che in passato suscitavano scandalo, sovrastando con una cascata di chiacchiere la meritata reverenza dovuta ad un personaggio geniale e coraggioso. Non me la sento di criticarli per una decisione piena di buon senso, anche se ho il sospetto che, in qualche modo, sia esattamente il rovescio della visione che Mapplethorpe aveva della vita. Forse oggi, a quasi trent’anni dalla sua scomparsa, per far ri-conoscere il valore del suo lavoro artistico senza le interferenze dei moralisti ad oltranza, può risultare più efficace utilizzare una diversa focalizzazione sulle immagini dell’archivio che ci ha lasciato, producendo provvisorie narrazioni attente ad evitare polarizzazioni passionali tra il pubblico. Se l’obiettivo della mostra è dimostrare che Mapplethorpe era un perfezionista allora qualsiasi foto abbia conservato nel suo archivio non può che funzionare. Il fantasma della perfezione attraversa tutta la produzione dell’artista ( salvo le prime esperienze in cui sperimenta diverse tecniche). Tuttavia non bisogna dimenticare di ricordare che Mapplethorpe era cosciente dell’impossibilità che nascondeva il fantasma della perfezione. Lottare con l’impossibile, creare il momento in cui nasce l’immagine che lascia margini alla possibilità (di essere perfetto), probabilmente è una sintesi accettabile dell’orientamento esistenziale che Mapplethorpe ha poi trasformato nel Grande Stile che oggi, molti come il sottoscritto rispettano aldilà della significazione di superficie o di genere delle sue immagini.

INFO MOSTRA

Robert Mapplethorpe

A perfectionist

Kunsthal, Rotterdam

22 aprile – 27 agosto 2017

Sito Ufficiale

Robert Mapplethorpe

From “Robert Mapplethorpe: The Perfect Medium” at the Los Angeles County Museum of Art and The Getty Center in Los Angeles.

From “Robert Mapplethorpe: The Perfect Medium” at the Los Angeles County Museum of Art and The Getty Center in Los Angeles.

Lamberto Cantoni

L’amore per la scrittura probabilmente lo devo a mia madre, eroica sartina di provincia. Non avendo superato l’orrore per forbici e aghi, mi sono ritrovato a lavorare il fantasma delle origini con parole e grammatica. Ho avuto maestri eccezionali dei quali, me ne rendo conto, sono stato un pessimo allievo. Ma non ho mai perso la voglia di mettermi in gioco.
Lamberto Cantoni

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10 Responses to "Robert Mapplethorpe, a perfectionist"

  1. luigi   6 Maggio 2017 at 08:15

    grande Mapplethorpe. la sua mostra vale un viaggio a Rotterdam. Ricordo che la sua prima mostra in Italia doveva essere fatta a Venezia nell’89. Quando gli organizzatori videro le foto dei nudi la bloccarono subito e impedirono l’inaugurazione. Fu fatta in un’altra città in una sede meno prestigiosa. Oggi le sue foto non fanno più scandalo. Rimaniamo in un mondo di merda, ma qualche miglioramento c’è stato.

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  2. Frank   6 Maggio 2017 at 14:20

    Secondo me andavano valorizzate le foto artistiche. Concordo con i curatori. Troppo polemiche stupide non servono a niente. È più importante presentare immagini che permettano anche a chi non si intende di foto d’arte, di farsi un’idea della grandezza di Mapplethorpe.

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  3. Ann   6 Maggio 2017 at 14:25

    La mostra arriverà anche il Italia? L’autore dell’articolo ha parlato di romanticismo. Ma io penso che le foto di nudi ci indichino un attento studio della statuaria classica.

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    • Fabiola Cinque
      Fabiola Cinque   6 Maggio 2017 at 16:31

      Non so se prevede una sorta di “tour” la mostra, nè tantomeno se verrà in Italia, ma speriamo! Ad ogni modo io approfitterei per vedere, non solo la splendida esposizione, ma visitare un paese davvero affascinante come l’Olanda. E vedere gli spazi, le gallerie ed i musei dove avvengono le varie esposizioni. Qui in MyWhere facciamo spesso articoli sull’Olanda, non solo perchè c’è una corrispondente estera come le De Groot che ci invia articoli e foto splendide del paese dove vive, ma perchè siamo profondamente affascinati da questa civile monarchia. Grazie Ann per il tuo contributo.

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  4. Nicola   7 Maggio 2017 at 17:33

    Spero anch’io che la mostra arrivi in Italia ma solo se i curatori hanno scelto foto decenti. Non so voi, ma io mio figlio a vedere i maschioni superdotati di Mapplethorpe non ce lo porto.

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    • Fabiola Cinque
      Fabiola Cinque   7 Maggio 2017 at 20:17

      ahahahaha! divertentissima osservazione!
      sì, forse è una decisione saggia…:-)

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    • Antonio Bramclet
      Antonio   9 Maggio 2017 at 09:06

      Hai paura che faccia un confronto con te? A me sembri un po’ razzista, di quel razzismo in punta di piedi che mi fa incazzare ancora di più.

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      • Nicola   9 Maggio 2017 at 14:13

        Ma quale razzismo? Ho soltanto espresso la mia disapprovazione per foto che in passato tutti hanno considerato oscene. Io sono d’accordo che Mapplethorpe è stato un grande artista ma preferisco i suoi ritratti e le meravigliose foto di fiori.

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  5. Loredana   9 Maggio 2017 at 19:18

    Io penso che i curatori sono stati bravi ad individuare il concetto di mostra che permette di fondere le diverse anime di Mapplethorpe. Il perfezionista è una figura che si addice perfettamente al suo stile. I contenuti delle sue opere possono variare. Ma la loro estetica è sempre la stessa.

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  6. Elisabetta   9 Maggio 2017 at 19:22

    Io invece preferisco gli studi sul corpo. Mapplethorpe riesce a darci l’impressione di grazia e insieme di potenza. Le foto della culturista Lisa Lyon fecero epoca.

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